Il patrimonio immobiliare dei DS e il futuro del PD

di Marco Simoni (per l’Unità)

Per quale ragione il patrimonio immobiliare dei DS non è nella disponibilità del Partito Democratico? Chi controlla la proprietà di quei 2.400 immobili, frutto del lavoro politico di milioni di iscritti al partito dal dopoguerra ad oggi? Dario Franceschini ha avuto il merito di riaprire pubblicamente questa vicenda che un carattere ipocrita della nostra cultura tende a derubricare come “delicata”. E’ invece una questione importante, strettamente politica, che dovrebbe godere della massima trasperenza.

Una questione che nessuno dei candidati a segretario dovrebbe eludere, specialmente chi, come Bersani, fa del ritorno ad un partito dove gli iscritti contino più dei semplici elettori la cifra della sua battaglia politica. Perché qui in ballo c’è esattemente il rispetto per gli iscritti, ossia per chi ha contribuito ad accumulare un patrimonio pubblico – dove il pubblico qui è la comunità del partito – a disposizione delle battaglie politiche del futuro, oltre che del presente. Proprio come in una famiglia, dove i risparmi del nonno hanno spesso aiutato i figli ad accendere il primo mutuo, la ricchezza accumulata serve per costruire il futuro, non a cristallizzare il passato. Si sa, da pochi resoconti giornalistici e dalle scarne interviste rilasciate da chi continua a gestire quel patrimonio, che sono nate decine di fondazioni che, in maniera indipendente dal PD, hanno il controllo di questo non irrilevante tesoro. Chi nomina i consiglieri delle fondazioni? Chi esercita il controllo politico sulle loro scelte? La decisione dei DS di fondare il PD è stata una cosa seria, a favore della quale hanno votato centinaia di migliaia di tesserati, compreso il sottoscritto. Nessuno di noi ha votato una clausola secondo la quale il nuovo partito dai DS avrebbe ereditato tutto tranne il patrimonio immobiliare. Si può ragionevolmente capire che fondare un nuovo partito non sia una cosa facile, che sia necessaria una fase di transizione e che esistano complessità tecniche da superare. Quel che non è accetabile, tuttavia, è una situazione nella quale un gruppo ristretto di persone, approfittando delle funzioni svolte durante la transizione verso il PD, continui ad esercitare a lungo un’impropria funzione di controllo su quelle risorse, sottraendole di fatto a tutti gli iscritti che hanno decretato di voler percorrere il cammino politico dentro un nuovo partito. Si tratterebbe della affermazione di una concezione proprietaria della politica, che non ha assolutamente nulla a che vedere con le migliori tradizioni dei partiti popolari del dopoguerra, quelle tradizioni da riscoprire e valorizzare. Tradizioni in cui i funzionari di partito sono amministratori pro-tempore di un apparato utile e prezioso per la politica presente e futura, non certo i padroni o usurpatori dei beni pubblici degli iscritti.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

9 Commenti

  1. Gianni

    L’ unica cosa buona di queto articolo e’ che finalmente ci cade anche Simoni, cosi’ dei Mille possiamo proprio buttare via tutto.
    Simoni e’ (credo) costituente nazionale, e se non lo fosse lui lo sono coloro che lui ha fatto infilare nelle liste delle Melandri (tipo Scalfarottto, il fantasmatico Giancarlo Bruno, eccetera). Il PD esiste da due anni, e i costituenti nazionali sensibili a tale problema avrebbero dovuto affrontarlo casomai due anni fa, non adesso. E se lo si vuole proprio affrontare adesso, anche se strumentalmente (ci roviniamo, vah), si chieda ragione di questo stato di cose a Fassino e Rutelli, ossia gli ultimi segretari dei partiti costituenti, che guarda caso sono neella mozione di Franceschini, il segretario attuale, e non in quella di Bersani. Faccio poi notare che il responsabile per l’ organizazione della segreteria di due anni fa, e’ uno dei fondatori della Mozione Marino. Ficcare dentro Bersani a questa faccenda non e’ nemmeno strumentale: e’ solo cattiva propaganda. Di peggio ci sarebbe solo la pubblicazione di Bersani di tre anni fa in cui afferma che il culatello e’ meglio della mortadella.
    E poi dicono che l’ Unita’ e’ in crisi.

  2. Oscar

    mbé chi è responsabile non lo so, ma il problema esiste ed è grave, l’autore è stato anche buono perché non ha raccontato che in queste fondazione i vecchi quadri di partito vengono nominati a vita e quando muoiono per cooptazione i sopravissuti scelgono chi sostituirà il defunto!!!!!

  3. Gianni

    L’ autore non ha neanche raccontato che le proprieta’ immobiliari sono a garanzia del pagamento dei debiti dei DS. Chi si becca gli immobili, paghi i debiti, come si fa in tutte le fusioni aziendali. E comunque ci pensi Franceschini, e’ lui il segretario in carica.
    Veramente, e’ una penosa polemichetta, strumentale e irrilevante. Dispiace davvero che tra i sostenitori di Marino ci sia una tale penuria di agomenti.

  4. Il problema delle proprieta’ e’ un fatto sostanziale. Chi possiede gli immobili del partito, cosi’ come ne e’ dipendente, non e’ soggetto come gli altri iscritti alle regole democratiche del partito stesso. Se gli immobili sono a garanzia del debito si trasferiscano anche i debiti al PD oppure si faccia un piano di dismissione degli immobili sacrificabili e si definisca un piano di rientro in x anni. Al contrario i DS e i DL conservano (fino al 2011) i propri rimborsi elettorali (e i propri dipendenti oltre che debiti e immobili). Questa e’ una spada di Damocle sul futuro del PD. Al piu’ presto vanno unificati i rimborsi elettorali, trasferiti i debiti dai partiti originari al PD e cosi’ anche gli immobili. DS e DL poi devono essere sciolti del tutto e simboli, siti internet etc trasferiti al PD. Rendiamoci conto che se andate a leggere L’Unita’ prende ancora soldi pubblici in quanto organo politico dei DS!

    Di che e’ la colpa di questa situazione? Obiettivamente di tutti coloro che sono stati nel partito finora (e mi ci metto anche io). Indubbiamente qualche responsabilita’ in piu’ ce l’hanno Fassino e Rutelli in qualita’ di ex-segretari e Sposetti e Lusi in qualita’ di ex-tesorieri. Cosa c’entri l’ex responsabile organizzazione del PD con questa vicenda non lo so proprio: leggetevi le dichiarazioni del tesoriere del PD, Agostini, in proposito.

    La cosa decisiva e’ come si intende risolvere il problema e su questo campo le mozioni dovranno distinguersi ed essere credibili. Le chiacchiere stanno a zero.

  5. Gianni

    Strano. Francesco Costa mette mano alla pistola quando sente parlare di tradizione dei partiti fondatori, invece Marco Simoni reclama con struggenti toni aulici quella stessa tradizione (“frutto del lavoro politico di milioni di iscritti dal dopoguerra ad oggi”: commovente) o perlomeno la sua parte finanziaria, a patto che sia debt-free.
    Davvero, e’ la fiera dell’ ipocrisia.

  6. Fossi un po’ meno in malafede, avresti letto che non “metto meno alla pistola” quando sento parlare di tradizione, bensì quando un sedicente leader di sinistra porta “la tradizione” come motivazione per fare o non fare qualcosa. C’è una bella differenza e lo sai bene, ma da quando sei entrato in congresso-mode sei diventato noioso come manco il peggior troll. Contento tu.

  7. Gianni

    Francesco, la tua precisazione e’ irrilevante nel contesto del discorso. Mi ricorda quella tra “programma” o “newsletter” da ricevere in cambio del proprio e-mail sul sito di Bersani. Non sono io che sono in malafede, sei tu che hai incredibilmente pochi argomenti. E quindi insulti, davvero come il peggiore dei troll, spalleggiato dai soliti quattro scagnozzi. Lo troverei triste, se mi interessasse.

  8. Antonio

    Posso far notare che sembrate due bambini intenti a darvi del “peggiore dei troll” reciprocamente?

  9. Gianni

    Si, ma ha cominciato lui.

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