Alcune cose non cambiano. Come ogni anno, i Mille hanno il piacere di invitarvi alla loro consueta assemblea. Si discuterà del presente e del futuro del nostro gruppo, si parlerà delle cose fatte e di quelle da fare, si eleggerà il portavoce per il prossimo anno. Non mancheranno poi i confronti intorno al prossimo congresso del Pd – interverranno Ignazio Marino e Giuseppe Civati ma parteciperanno anche esponenti e amici delle altre due mozioni – e le solite chiacchiere a cena. L’assemblea si terrà a Roma nella sede nazionale del Pd (via S. Andrea delle Fratte 16), dalla mattina di sabato 5 settembre fino alle 13 di domenica 6: i lavori sono aperti a tutti, amici e conoscenti, simpatizzanti e curiosi. Non abbiamo iscrizioni o tesseramenti, non servono inviti, non servono accrediti, non servono raccomandazioni, nessun requisito richiesto. Chi vuole viene, chi è più bravo fa venire anche gli amici. Chi viene può parlare e chi vuole può votare, e decidere con tutti.
Se sai già di venire, magari mandaci un’email a join@imille.org con oggetto “assemblea”, così da sapere orientativamente quanti saremo. Ciao, a presto!iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Il repubblicanesimo civile nella costituzione materiale del Pd
Sono molte le cose che condivido nello scritto di Riccardo Spezia. Aggiungerei che è il moderno repubblicanesimo civile la forma più adatta allo sviluppo della democrazia. Una democrazia che abbia anche l’ambizione di essere europea e planetaria. L’insistere, all’interno del Pd, nei due anni di vita di questo nuovo partito esclusivamente in termini nazionali, o quasi, ne fa perdere d’interesse a tutte quelle minoranze e quelle persone che percepiscono la necessità di unificare i progressisti su scala europea e mondiale.
Nella contrapposizione fra aristocratici e repubblicani io preciserei meglio la distinzione fra elitisti e popolari, senza per questo criminalizzare subito le due categorie contrapposte, anche perché in un sistema di democrazia rappresentativa i due modelli sociali e politici coesistono.
Una cosa, però, è certa: l’Italia ha bisogno di superare la forma della “democrazia consociativa”. Attenzione: può anche essere un rischio, perchè non abbiamo leader, imprenditori, sindacalisti educati ad una “democrazia conflittuale” autentica, ma dentro un patto condiviso di fede nella Repubblica. Sulla carta tutti rispettano il dettato costituzionale, ma poi le cose per paura che si frantumano tornano ad essere nei canoni della “democrazia consociativa”. Il potere della Dc, nel secondo dopoguerra, è stato anche quello derivato dalla realizzazione di questo modello di accordi, che avevano una certa continuità nelle “camere dei fasci e delle corporazioni” e sono in effetti state formidabili istituzioni per il consenso al fascismo e addirittura alla teoria del partito unico dominante. La variante post-resistenziale, prevalentemente democristiana, è stata quella di consacrarla con la democrazia consociativa. La sinistra comunista e socialista (ma solo fino al 1956), ha di fatto accettato questa modalità di relazioni e di potere, anche perché ha vissuto con ambiguità il rapporto fra riforme e rivoluzioni, agitanto l’ora “x” come possibile sbocco politico. Il Pci di Togliatti, però, era tuttaltro che un partito rivoluzionario di tipo bolscevico, tanto è vero che accettò la monarchia come alleato e la chiesa come interlocutore dando un forte impulso all’articolo 7 nella Costituzione. Fino alla caduta del Muro di Berlino, forse, la “democrazia consociativa” aveva un senso. Oggi, nel ventunesimo secolo, non lo ha più. Solo che le oligarchie al potere negli Usa, nella Russia, in Italia (dove tra l’altro si sono ormai trasformate in cricche e consorterie di dubbia legalità) la democrazia “orizzontale” di tipo conflittuale non la vogliono. Le stesse difficoltà di questo tipo esistono ora negli Usa contro Obama, mentre nel Regno Unito, nonostante il mito della monarchia moderata e tollerante, la democrazia è in mano alle elites finanziarie ed economiche e proprio il Regno Unito farà resistenza all’abolizione delle isole “off shore” e dei privilegi di corona che accompagnano i Balivi su questi pezzi di sconosciuti e poco trasparenti territori disseminati nel mondo. Insomma, concludendo, il Pd deve immergersi nella cultura civile del repubblicanesimo: dalle antiche repubbliche comunali al patto sancito con la costituzione delle Repubblica Romana e della Repubblica Italiana. Non dobbiamo avere paura delle parole. O la democrazia è repubblicana o è una democrazia incompiuta.
Pietro Caruso – Direttore del “Pensiero Mazziniano”