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Questioni morali

11.07.09 | 20 Comments

di Riccardo Spezia

Che nel PD, come nell’intera società italiana, delle professioni, delle amministrazioni pubbliche, dei privati, ci sia un problema di “moralità” è un dato di fatto cui nessuno può (o dovrebbe) prescindere, se non per capziosità o connivenza. In Italia una mancanza di “moralità”, di “rigore” si incontra tutti i giorni, dalle amicizie necessarie per arrivare a questo o quell’altro professionista sia pubblico sia privato, all’accettazione passiva dei gruppi di potere che, mascherati sotto tante insegne, controllano tante attività, fino ai gruppi di vera e propria criminalità organizzata.

In questo il PD rappresenta alla perfezione la società italiana, nel bene e nel male. Questo non vuol dire che le “lobbies” siano necessariamente “il male”, ma certamente la loro chiusura e la loro ingerenza che è spesso occupazione di attività pubbliche (pensiamo alla rete degli ospedali lombardi che sono di fatto controllati da CL) sono un vulnus alla democrazia come partecipazione e condivisione e soprattutto all’accesso di tutti i cittadini alle stesse opportunità, siano queste lavorative o di accesso ai servizi essenziali. Questa dipendenza dalle amicizie (lecite o illecite) che è abitudine cui nessuno non solo non si ribella ma neanche oramai più nota, forma quel terreno fertile per la degenerazione, ovvero per la decadenza di una società dove il clienteralismo non è eccezione ma sistema.

I dirigenti dei partiti, come quelli di ogni “associazione” di cittadini, usa ed è usata da questi metodi, che possono o non possono degenerare nella criminalità. Consorziare amicizie non è un reato penale – e in ogni modo tra “moralità” e “penalità” c’è una distinzione fondamentale – lo diventa solo quando queste consorterie agiscono contro la legge. Ma è molto più facile superare il confine della “moralità”, o meglio, poiché non può non risultare difficile distinguere il limite della moralità mentre per la penalità il confine è stabilito dalla Legge, quel confine che separa una gestione aperta di tutto ciò che è comune da una gestione chiusa e legata unicamente a scambi di favori personali. Poiché ciò che rientra nella sfera pubblica deve poter essere accessibile, sia nei servizi sia nella sua gestione, a tutti quanti ne abbiano bisogno o ne abbiano le capacità.

E tra questo chiaramente rientrano le cariche in un partito, dalle principali e più visibili fino a quella dei tanti segretari o coordinatori di circolo. Così la rete di amicizie, tra il “morale” e il “non-morale”, indipendentemente dall’esistenza di rilevanze penali, pervade il PD e tante, forse troppe cariche, derivano dall’appartenenza ad una o ad un’altra cordata. Questo non è di per sé immorale (o a-morale) quando l’appartenenza ad un sotto-gruppo identifica un progetto sociale ed economico di riferimento, una priorità di azioni da compiere nelle amministrazioni, una serie di scelte per far progredire o emergere al meglio la propria proposta di cambiamento e di miglioramento della società italiana. Quando però questi gruppi sono tali solo per la conservazione del potere, quando vi si entra per accrescere il potere di quel gruppo e per sfruttarne anche i vantaggi di piccoli o grandi spazi di potere, allora si è superata la soglia. Così un partito per restare sano, per poter proporre una società democratica mostrandosi esso stesso realmente democratico, deve depurarsi da questo modo di gestirsi e di vivere, deve combattere la ramificazione di gruppi di potere che, di fatto, ne utilizzano le proprie idealità per un proprio vantaggio privandolo poi della propria linfa vitale. Questa ramificazione può arrivare fino all’ultima ruota della catena di gestione, ovvero i segretari di circolo che possono cercare le “reti giuste” per avere un maggiore peso e possono a loro volta essere cercati dai diversi gruppi per aumentare la rete.

Quando un segretario di circolo è un criminale e il suo valicare la soglia della penalità non avviene in conseguenza di quella gestione insana del partito, anche quando faccia poi effettivamente parte di un gruppo che travalichi quella soglia di moralità, ciò ovviamente non ha nulla a che vedere con la questione morale, presente, nel suo proprio partito. Il criminale rimane tale, e la mancanza di moralità e di trasparenza in tante zone del partito resta ugualmente tale. Utilizzarlo come pretesto per parlare di una questione fondamentale è sicuramente un errore, “una cosa detta senza pensare“, ma guardare dentro il PD e denunciare pubblicamente tutte le pratiche poco limpide e rigorose – quelle che realmente hanno a che vedere con la mancanza di moralità nel partito come nella società, e quindi migliorare il partito come esempio di come vorremmo migliorare la società – è altrettanto fondamentale.

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