Che nel PD, come nell’intera società italiana, delle professioni, delle amministrazioni pubbliche, dei privati, ci sia un problema di “moralità” è un dato di fatto cui nessuno può (o dovrebbe) prescindere, se non per capziosità o connivenza. In Italia una mancanza di “moralità”, di “rigore” si incontra tutti i giorni, dalle amicizie necessarie per arrivare a questo o quell’altro professionista sia pubblico sia privato, all’accettazione passiva dei gruppi di potere che, mascherati sotto tante insegne, controllano tante attività, fino ai gruppi di vera e propria criminalità organizzata.
In questo il PD rappresenta alla perfezione la società italiana, nel bene e nel male. Questo non vuol dire che le “lobbies” siano necessariamente “il male”, ma certamente la loro chiusura e la loro ingerenza che è spesso occupazione di attività pubbliche (pensiamo alla rete degli ospedali lombardi che sono di fatto controllati da CL) sono un vulnus alla democrazia come partecipazione e condivisione e soprattutto all’accesso di tutti i cittadini alle stesse opportunità, siano queste lavorative o di accesso ai servizi essenziali. Questa dipendenza dalle amicizie (lecite o illecite) che è abitudine cui nessuno non solo non si ribella ma neanche oramai più nota, forma quel terreno fertile per la degenerazione, ovvero per la decadenza di una società dove il clienteralismo non è eccezione ma sistema.
I dirigenti dei partiti, come quelli di ogni “associazione” di cittadini, usa ed è usata da questi metodi, che possono o non possono degenerare nella criminalità. Consorziare amicizie non è un reato penale – e in ogni modo tra “moralità” e “penalità” c’è una distinzione fondamentale – lo diventa solo quando queste consorterie agiscono contro la legge. Ma è molto più facile superare il confine della “moralità”, o meglio, poiché non può non risultare difficile distinguere il limite della moralità mentre per la penalità il confine è stabilito dalla Legge, quel confine che separa una gestione aperta di tutto ciò che è comune da una gestione chiusa e legata unicamente a scambi di favori personali. Poiché ciò che rientra nella sfera pubblica deve poter essere accessibile, sia nei servizi sia nella sua gestione, a tutti quanti ne abbiano bisogno o ne abbiano le capacità.
E tra questo chiaramente rientrano le cariche in un partito, dalle principali e più visibili fino a quella dei tanti segretari o coordinatori di circolo. Così la rete di amicizie, tra il “morale” e il “non-morale”, indipendentemente dall’esistenza di rilevanze penali, pervade il PD e tante, forse troppe cariche, derivano dall’appartenenza ad una o ad un’altra cordata. Questo non è di per sé immorale (o a-morale) quando l’appartenenza ad un sotto-gruppo identifica un progetto sociale ed economico di riferimento, una priorità di azioni da compiere nelle amministrazioni, una serie di scelte per far progredire o emergere al meglio la propria proposta di cambiamento e di miglioramento della società italiana. Quando però questi gruppi sono tali solo per la conservazione del potere, quando vi si entra per accrescere il potere di quel gruppo e per sfruttarne anche i vantaggi di piccoli o grandi spazi di potere, allora si è superata la soglia. Così un partito per restare sano, per poter proporre una società democratica mostrandosi esso stesso realmente democratico, deve depurarsi da questo modo di gestirsi e di vivere, deve combattere la ramificazione di gruppi di potere che, di fatto, ne utilizzano le proprie idealità per un proprio vantaggio privandolo poi della propria linfa vitale. Questa ramificazione può arrivare fino all’ultima ruota della catena di gestione, ovvero i segretari di circolo che possono cercare le “reti giuste” per avere un maggiore peso e possono a loro volta essere cercati dai diversi gruppi per aumentare la rete.
Quando un segretario di circolo è un criminale e il suo valicare la soglia della penalità non avviene in conseguenza di quella gestione insana del partito, anche quando faccia poi effettivamente parte di un gruppo che travalichi quella soglia di moralità, ciò ovviamente non ha nulla a che vedere con la questione morale, presente, nel suo proprio partito. Il criminale rimane tale, e la mancanza di moralità e di trasparenza in tante zone del partito resta ugualmente tale. Utilizzarlo come pretesto per parlare di una questione fondamentale è sicuramente un errore, “una cosa detta senza pensare“, ma guardare dentro il PD e denunciare pubblicamente tutte le pratiche poco limpide e rigorose – quelle che realmente hanno a che vedere con la mancanza di moralità nel partito come nella società, e quindi migliorare il partito come esempio di come vorremmo migliorare la società – è altrettanto fondamentale.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Senti, e’ inutile che la infarini con banalita’. Marino ha detto qualcosa di cui e’ profondamente convinto, tanto che la ha ribadita piu’ tardi, altro che “una cosa detta senza pensare” come recita il patetico mantra giustificativo dei suoi fans della settimana.
Ha detto una cosa che pensa e che e’ profondamente sbagliata. Se c’e’ qualcosa di cui dolersi, casomai, sarebbe il fatto che il nostro partito, proprio le persone che ne fanno parte, non abbiano saputo offrire a questo Bianchini e forse a tanti altri come lui abbastanza vicinanza per farlo sentire parte della nostra societa’, e dargli abbastanza coraggio perche’ si facesse curare prima di commettere quei crimini.
Non c’e’ niente di meno laico di inchiodare una persona all’ atto peggiore della sua vita, niente di piu’ integralista dello stigma morale al posto o al seguito della pena giudiziaria. Come dice Rosi Bindi, nel caso di Marino non c’e’ ne’ il cuore ne’ la testa per fare il segretario del PD. Nemmeno il coordinatore di circolo, aggiungo io.
Ah da gianni il “partito psicologo” non me l’aspettavo …
Si chiama “solidarieta’”, e lo so che non te l’aspettavi.
Gianni però c’è una falla nel tuo discorso, quando dici “dargli abbastanza coraggio perche’ si facesse curare prima di commettere quei crimini”, presuppone che i suoi
compagni di partito lo sapessero prima. Ora io questo lo dubito fortemente (e se fosse vero il contrario allora forse fargli fare il coordinatore non è stata la cosa più intelligente, o no? potevano esprimere solidarietà come tu dici “ma anche” dirgli pacatamente e serenamente che come coordinatore di circolo mille motivi non era la cosa più opportuna). Resto quindi dell’idea che i suoi compagni di circolo non sapessero nulla.
Mi sembra ovvio che i suoi compagni di circolo non sapessero nulla. E’ un fatto pero’ che in ogni devianza sociale esiste sempre anche un fallimento della societa’, e un bel pezzo della societa’ di questo Bianchini eravamo noi. Anche se secondo Marino non avremmo dovuto esserlo.
Gianni, resta il fatto che con o senza bianchini, il PD ha un problema di
trasparenza e correttezza interno di cui non si dovrebbe avere paura parlare, anche pubblicamente.
Bene, vedo allora che innazitutto siamo d’accordo sul fatto che quella di Marino su Bianchini fosse una strumentalizzazione. Fortunatamente non e’ stata fatta dal mio candidato alla segreteria, e mi dispiace per chi ne sostiene un altro.
Sul fatto che riporti dopo, io non sono d’accordo. Io credo che non esista proprio nessuna questione morale all’ interno del PD. Esistono sicuramente comportamenti individuali censurabili, criticabili o rilevanti legalmente, come in tutte le organizzazioni. Ma una “questione morale”, ossia un sistema di potere che sovverta le regole (democratiche o meno) che la organizzazione si e’ data o che abbia affinita’ e collusione con sistemi illegali, non esiste. E’ una invenzione di chi si e’ avvicinato al PD dopo avere succhiato grillismo, panellismo o altri gusti di demagogia spicciola nella sua infanzia politica. E’ la analisi politica di chi non e’ in grado di produrne altre, come la “questione generazionale”. Ma una evidenza anche solo deduttiva (non dico fattuale, non esageriamo) di una delle due questioni non si e’ mai palesata, se non dopo la quarta birra.
ragazzi, neppure la fidanzata sospettava nulla. è evidente che si tratta du una persona che conduceva una doppia vita. se si scoprisse che un dipendente delle poste è un serial killer ce la prenderemmo con le poste che l’hanno assunto? su per favore… cerchiamo di essere seri.
la “questione morale nel pd” (che è un tema molto importante) con questo specifico fatto di cronaca nera non c’entra nulla, ed è evidente che l’uscita di marino è stata strumentale, nonché di bassissimo livello.
reputo marino una persona seria, ma stavolta in preda all’ansia di mostrarsi migliore degli altri ha sparato la cazzata. farebbe meglio lui stesso ad ammetterlo, senza tanti giri di parole.
Gianni, bene siamo d’accordo sulla prima parte. E sono d’accordo con Carlo che quando si spara una fregnaccia è bene ammetterlo. Come abbiamo fatto qui e in altri blog.
Per la seconda parte, ovvero sulla non esistenza di un problema di moralità e trasparenza nel PD … bhe evidentemente da Berna è difficile rendersene conto. Senti i compagni campani, calabresi … ma anche romani
Da Berna non e’ piu’ difficile valutare la moralita’ del PD che da Parigi. Quando faccio questa domanda, poi, tutti mi dicono di parlare con qualcun altro: i campani, i calabresi, gli emiliani ricattati dalle coop, i lombardi conniventi con CL…
Finora non ho ancora trovato nessuno che me ne parlasse direttamente, ma se tu lo conosci dagli pure il mio e-mail.
A no certo, io però i partiti in calabria li ho visti con i miei occhi. All’epoca si chiamavano ancora DS, ma cambia poco …
Per quanto riguarda la campania basta leggere i giornali, o sentire quanti sono impegnati in campania (guarda su http://www.agoravox.it per esempio), per l’abruzzo le cronache giudiziarie parlano da sole …
Senti pure Giuseppe A. Veltri o Giuseppe Provenzano … (dovrebbero stare negli archivi dell’assemblea de iMille dell’anno scorso).
Per i lombardi non mi riferisco al PD, ma alla sanità lombarda in generale. Il problema delle “connivenze” e di un sistema di rapporti “opachi” utilizzata e necessaria in ogni attività è proprio dell’italia in toto. Hai mai provato a farti ricoverare non d’urgenza in Italia senza conoscere un medico interno in un ospedale?
e se avesse ragione berlusca che “pronosticò” la scissione (in tre parti, disse)del partito?
avete sentito rutelli a radioradicale?
io si.
parliamo ragazzi, senza paura.
Mi ha stupito la quantità di critiche che si è abbattuta su Marino dopo il suo intervento in favore di una maggiore attenzione sulla scelta dei coordinatori dei circoli PD.
In effetti una critica spropositata su una affermazione di indubbio buon senso.
Tutti, prorio tutti i maggiorenti del PD che sparano ad alzo zero? Mi par strano.
Ho paura che dietro ci sia ben altro.
Vi ricordate non più di na settimana fa l’intervista a Repubblica dell’unica vincitrice del PD alle ultime europee, la Serracchiani?
Ad un certo punto la Serracchiani definì “simpatico” Franceschini. Apriti cielo. Tutto il big del PD a sparare a zero contro la povera Debora, l’unica winner del partito. Dava fastidio, è chiaro.
La Serracchiani ha capito e subito è rientrata nei ranghi, conformandosi al partito e sostenendo uno dei candidati da questo scelto.
Ho paura, ripeto, che questo spiegar di forze contro una dichiarazione di Marino abbia lo stesso scopo. “Attenzione, hai varcato i limiti dell’ortodossia. Stai attento che possiamo distruggerti quando vogliamo”.
Ripeto:
1. L’affermazione di Marino su una maggior attenzione alla scelta di chi deve guidare altre persone nei corcoli mi trova pienamente d’accordo.
2. l’attacco a Marino mi sembra pretestuoso e volto solo ad intimidirlo
3. per me è l’ultima chance. Se vince il partito apparato non vado più a votare. Appena posso emigro.
Saverio Fulci
No, Marino ha torto sopratutto nel merito. Un cittadino che ha scontato una pena per qualsiasi ragione e’ un cittadino come tutti gli altri, e non ha e non deve avere nessuno stigma morale o sociale, punto. Questo e’ un caposaldo della civilta’ democratica, non un dettaglio da polemichetta domenicale. E’, tra l’ altro, un fondamento dello stato laico, del quale bisognerebbe parlare con piu’ cognizione di causa di quanto faccia evidentemente lo stesso Marino.
Se esiste un dovere, un valore di sinistra e’ proprio questo: quello di garantire che anche gli ultimi, anche chi ha sbagliato possa reinserirsi e ritentare.
Sorprendente come questa ansia di scomunica integralista venga proprio dall’ area che si autodefinisce “libertaria”. Si vede che le parole non hanno proprio piu’ alcun senso.
@gianni
condivido che marino abbia torto nel merito ma io ti interpreto in un altro senso. Un conto è un comportamento penalmente o civilmente perseguibile, ma la questione morale dovrebbe estendersi, anzi, principalmente riguardare l’onestà politica e intellettuale dei membri di un partito.
E allora il problema sussiste eccome, nel PD perchè sussiste nella società italiana. Con alcuni iscritti veneziani lamentavo proprio la questione della formazione dei circoli e della dubbia selezione dei coordinatori. La risposta che ne ho avuto è stata: si, la società e la politica italiane sono organizzate per tribù e famiglie. L’unica soluzione è moltiplicare le tribù e in questo modo allargare la base e sperare nell’alternanza e nella competizione tra idee.
Il problema a cui faccio riferimento è quello della (s)elezione dei candidati a coordinatori dei circoli (o alle dirigenze) che sono, a volte, non sempre, predeterminate dall’appartenenza a circoli tribali e famigliari (prima ancora che di partito) e non basate sulle idee del candidato. Sottolineo il non sempre ma a volte. Ma quelle volte bisognerebbe evitare di fare finta di niente.
Con questo non voglio dire che sostengo l’esternazione di Marino. Però la questione morale non è “un sistema di potere che sovverta le regole (democratiche o meno) che la organizzazione si e’ data” ma a mio parere il lento scivolamento verso la tolleranza bonaria e paternalista di atteggiamenti politcamente e intellettualmente disonesti. Come appunto chiudere un occhio se certi coordinatori sono li per motivi misteriosi. Mi preoccupa di più leggere che era stato il padre di Bianchini a chiedere il suo inserimento nel circolo ex-margherita e oggi PD. Io ritengo proprio questa pratica un po’ dubbia e da estirpare.
Anche io sono d’accordo con Gianni. l’esternazione di Marino è stata sbagliata nel merito e nella forma (quantomeno non sufficientemente argomentata). Riconosco per primo che il tipo di crimine di cui si parla (a parte la presunzione di innocenza che pare essere scomparsa) è una forma di devianza sociale, che andrebbe combattuta con l’inclusione. Ma se anzichè parlare di violenza sessuale (e doppia vita) stessimo parlando di corruzione o associazione alla criminalità organizzata, non sarebbe gravissimo? Anche se il reato fosse stato commesso dieci anni fa, gli iscritti al circolo non dovrebbero almeno essere informati e poter chiedere spiegazioni. L’idea di dover presentare la cedola giudiziaria per poter essere eletti coordinatori mi fa impressione, però riconosco che la linea di demarcazione tra rispetto dell’individuo e necessità di trasparenza è molto sottile.
@ Elena, il tuo e’ un ragionamento serio, ma allora cominciamo a chiamare le cose con il loro nome. La “questione morale” e’ quella che ho detto io: quella del sistematico sovvertimento o aggiramento delle regole di una organizzazione ai fini del proprio interesse personale o di gruppo. Sistematico, ossia “questione”, nel senso che e’ quello che avviene per norma non scritta, come per gli appalti pubblici negli anni ’90. Se non c’e’ questa “sistmaticita’” non c’e’ alcuna “questione”, e c’e’ invece il comportamento censurabile di individui, che vengono appunto censurati ed espulsi da istituzioni sane e affidabili. Mi sembra che la situazione del partito sia questa ultima, e che quindi non ci sia alcuna “questione morale” nel senso detto.
Una cosa diversa e’ il tema della selezione della classe dirigente, della sua qualita’ e della sua contentibilita’. Questo non ha nulla a che vedere con la “questione morale”, altrimenti il partito con la questione morale piu’ grossa sarebbe quello di Di Pietro, che e’ comandato autocraticamente da un capo non eletto, dai suoi famigliari e dalla sua cricca-tribu’, e non sono certo di aver scritto un paradosso.
Su questo aspetto, io devo dire che non conosco nessun partito, in Italia o all’ estero, che sia oggi piu’ contendibile del PD. Quelle che tu chiami tribu’ o famiglie sono forme di aggregazione naturali, e non corpi estranei alla politica. Ne sono anzi una espressione quasi perfetta, nel senso che rappresentano gruppi di interesse comune, che e’ proprio quello di cui la politica si occupa istituzionalmente. Non dico che siano necessariamente buone: dico pero’ che quando non lo sono vanno contrastate sul piano politico, del consenso e della “forza di gravita’” che sono in grado di esercitare, e non su quello normativo. Attribuirne l’ esistenza e il successo di tali aggregazioni a regole imperfette (come sono, per definizione, quelle democratiche) e’ un alibi molto comodo.
Il PD ha lo stesso problema di Bianchini: come questo non riesce a riconoscersi colpevole, il PD non riesce a riconoscere di avere un serio problema di individuazione delle classi dirigenti, e che il meccanismo del familismo e della cooptazione può portare a degenerazioni impreviste.
Se posso credere che gli iscritti, per lo meno non tutti, non sapessero dei precedenti, dubito che non li conoscessero ad altri livelli: come si evince dalla cronaca su Repubblica di ieri, pare che Bianchini fosse cooptato per meriti familiari, dato che il padre era già ben noto negli ambienti.
Ma naturalmente, si dice, tutti devono avere un’altra occasione: tutti, tranne le donne stuprate, delle quali ci si è già dimenticati, nella foga di difendere l’onore del proprio ombelico, molto più importante delle vittime. Si dimentica che lo stupro è un reato particolarmente odioso, un reato di genere. E se tutti devono avere un altra occasione, non è proprio necessario che ce l’abbiano esponendosi in cariche pubbliche, sia pure di poco peso.
Mi sembra che ancora una volta si dimentichi che chi ricopre cariche pubbliche (ripeto, sia pure minimali), non è più un privato qualsiasi, ma ha un ruolo di rappresentanza. Discuteremmo di Bianchini, se non fosse il coordinatore di un circolo? E i meccanismi di individuazione di questa rappresentanza sono, in generale, inceppati, così che, nel particolare, hanno potuto produrre questo imbarazzantissimo episodio.
Bianchini è un povero malato, e Berlusconi paga prostitute: se non ricoprissero cariche pubbliche sarebbero davvero problemi loro, Ma così, sono problemi nostri.
Sono perfettamente d’accordo con manuela, che ringrazio di aver – finalmente – menzionato le vittime.
per intenderci sulla questione morale: che un presidente di regione si faccia ristrutturare casa – a gratis – dall’imprenditore che ha vinto una gara per alvori pubblici è morale? pur ammettendo che l’ignaro presidente di regione non conoscesse la qualità criminale dell’imprenditore, vi sembra tutto normale?
che a napoli le tessere siano 180 mila contro le 8mila di milano vi sembra normale?
continuo?
scusate, ma al netto della vicenda bianchini credo che di sostanza si debba parlare.