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PD, sfida a mezzogiorno

15.07.09 | 1 Comment

di Giuseppe Veltri (per l’Unità)

Uno dei temi su cui i candidati alla segreteria del partito democratico dovranno sfidarsi è il Mezzogiorno. Non si tratterà soltanto di una confronto sulle politiche di sviluppo e lotta alla criminalità per il Sud d’Italia ma anche sul ruolo che il Partito Democratico dovrà svolgere nel tessuto sociale meridionale. Si tratterà di scegliere tra chi deciderà di essere pragmatico adattandosi alle cattive pratiche della politica meridionale con l’obiettivo di vincere le elezioni e chi vorrà dare al PD una funzione di esempio etico per trasformare la società meridionale. Spero che tutti i candidati vorranno spogliarsi da ambiguità e ipocrisie locali, magari perdendo qualche voto opportunista, per rivestirsi di un’identità più chiara da poter usare come forza di persuasione e influenza sociale. Il PD deve ambire a vincere le elezioni, nessun dubbio al riguardo, ma non può rinunciare nel farsi simbolo di una società meridionale più aperta, meritocratica, civile e autocritica.
Il nome del pragmatismo non si possono accettare persone o pratiche politiche che dimostrano un profondo disprezzo per i valori etici basilari che dovrebbero costituire l’identità base del PD. Il risultato è stato quello di versioni meridionali del PD quasi indistinguibili, nella loro fallimentare ed eticamente discutibile governance, dal centro-destra.
Allo stesso tempo il PD deve aiutare il mezzogiorno a fare autocritica sul suo malgoverno locale, sulle mancate occasioni dei fondi strutturali europei, sugli sprechi, sulla corruzione, sull’emigrazione in grande ripresa.
E’ urgente proporre la questione meridionale con rinnovato vigore, con nuove idee o almeno iniziando a porsi domande che non siano la ripetizione di quanto visto sinora.
Il PD sarà un partito vero quando l’etica e i valori dei suoi dirigenti e la loro azione politica saranno riconoscibili in tutta Italia come espressione di quel partito.
Il rischio di un “federalismo dei valori” rappresenta un pericolo mortale per l’identità’ del PD, una moltiplicazione d’ibridi regionali che in comune hanno soltanto il nome di partito.
Tutti e tre i candidati alla segreteria sono uomini del Nord d’Italia, un particolare che non dovrebbe avere alcun peso nei dibattiti che precederanno il congresso del PD se non come segno di un vuoto nel PD meridionale. L’assenza di un’elaborazione comune sul meridione e di persone in grado di rappresentare questo pensiero mi auguro rappresenti una priorità per i candidati. Sarà interessante vedere cosa presenteranno.

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