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Idee, Ricerca

Le proposte di legge sul rientro dei cervelli

03.07.09 | 2 Comments

di Francesco Cerisoli

L’esperienza pregressa ci dice che a fronte di alcune migliaia di ricercatori italiani espatriati, con i programmi di rientro dal 2000 mal 2009 ne sono rientrati piu’ o meno 500, di cui solo 50 assunti stabilmente dalle università italiane, al costo di circa 150 milioni di euro. Le leggi sul rientro dei cervelli variamente riproposte negli ultimi 10 anni finanziavano sostanzailmente contratti di ricerca da 6 mesi a 3 anni cofinanziati dal Ministero fino al 90 per cento  per ricercatori che fossero all’estero da almeno 3 anni. La valutazione dei progetti proposti era nei rpimi anni affidata al Ministero, poi è stato il CUN a deliberare quali andassero finanziati. Sempre il CUN è stato chiamato a “convalidare” l’assunzione dei chiamati presso le università chiamanti.

Il Ministro Gelmini, lo scorso 22 aprile per il centesimo compleanno di Rita Levi Montalcini ha annunciato in gran pompa un nuovo programma di rientro dei cervelli, intitolato alla senatrice e premio Nobel. Ovviamente resta traccia solo dell’annuncio nelle cronache della giornata, ma poi il testo ha visto la luce solo recentemente, ed altro non è che un paragrafetto nel decreto di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università, emanato di recente dal MIUR

All’art. 6 si legge:
“Sei milioni di euro vengono destinati per l’avvio di un programma denominato “Programma per giovani ricercatori” a  favore di giovani studiosi ed esperti italiani e stranieri, in possesso di titolo di dottore di ricerca o equivalente da non più di 6 anni e impegnati stabilmente all’estero in attività di ricerca o didattica da almeno un triennio, finalizzato alla realizzazione di programmi di ricerca autonomamente proposti presso università italiane, attraverso la stipula di contratti ai sensi dell’art. 1, comma 14, della legge n.230/05, sulla base di criteri e modalità stabiliti con decreto del Ministro”.
In pratica una ventina di progetti, distribuiti fra le 80 università italiane, per i quali non esiste ancora il decreto ministeriale sulle regole (chi decide quali finanziare, quali gli importi e la durata…). Si fa presto quindi a commentare: la solita politica degli annunci alla quale fa seguito l’inerzia di un Ministero incapace di realizzare alcun provvedimento che non siano i tagli imposti da Tremonti.
La proposta del PD è invece un vero e proprio ddl che prevede l’istituzione di una Fondazione (detta PRIME) che raccolga fondi, ministeriali e non, e finanzi, col metodo del peer review affidato ad esperti nazionali ed esteri, progetti di ricerca junior (fino a 250000 euro) e senior (fino a 400000 euro) per la durata massima di 5 anni, da svolgersi presso università  italiane. Oltre al nuovo sistema di assegnazione, sicuramente più aperto e meritocratico dei precedenti, si prevede che i titolari dei progetti avranno una maggiore autonomia decisionale, al punto che se l’università ospitante non ottempera agli impegni presi col ricercatore richiamato, questi può trasferire il progetto presso un’altra università italiana. Inoltre e’ prevista una precisa procedura di conferma per il ricercatore richiamato che alla fine dal progetto, in base ai risultati ed ai meriti acquisiti, potra’ essere assunto in pianta stabile nell’ università italiana. I punti piu’ controversi di questo provvedimento rimangono la disponibilità finanziaria che sarà affidata alla Fondazione (non c’è un vincolo preciso), e l’assenza di un importo minimo per i progetti di ricerca.

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