La strage

di Davide Profumo

La strage non è esattamente una strage; e forse nemmeno un boom, a essere precisi; è una progressione, una tendenza, un mutamento di clima, ma non una strage. Guardo i dati sull’aumento delle bocciature agli esami di Stato di quest’anno (dal 2,5% dei candidati al 3%; cioè da 12.000 studenti a circa 15.000, su un totale di mezzo milione) e non mi pare che lo sia, insomma; e tra l’altro non riesco a stupirmi più di tanto, per le molte ragioni di cui ho già scritto e su cui quindi non mi dilungo più.
Ma altri si dilugano parecchio, invece. Non cito nemmeno i telegiornali, che nello spazio di pochi minuti devono comunicare i numeri, inquadrare il sorriso soddisfatto della Gelmini, intervistare studenti e mamme ponendo domande prive di significato alcuno e magari anche provare a commentare e motivare i cambiamenti. Mi rendo conto che sia quasi impossibile.
Parlo invece dei giornali, dai quali ci si aspetterebbe, onestamente, quealche analisi più lucida. Poco o niente, invece, nonostante ieri ogni quotidiano riportasse il commento di qualche “esperto”. Si va dalla poco credibile teoria di Paola Mastrocola sulla Stampa, secondo cui l’ignoranza degli studenti sarebbe aumentata proprio quest’anno, non si sa bene perché; si arriva al commento pressoché privo di senso di Stefano Zecchi sul Giornale, che mescola dati ininfluenti a considerazioni errate, sul funzionamento della scuola e dell’università che prepara gli insegnanti; c’è poi, su Repubblica, un generico monito di Giovanni Valentini, che fornisce dati interessanti e veritieri ma paventa un eccesso di «repressione»; e non poteva mancare, naturalmente, l’intervista a Valentina Aprea, che esalta, sulla Discussione, i nuovi criteri «meritocratici» del governo che stanno cambiando la scuola; senza dire che, comunque, stanno aumentando parecchio anche i ricorsi delle famiglie.
Io ho già detto come la penso, più volte. Qui mi limito a considerare che, in grandissima parte (quasi esclusivamente), sono stati i nuovi punteggi a disposizione delle commissioni d’esame a determinare questo risultato: da quest’anno conta molto di meno il colloquio orale, che è anche la parte dell’esame in cui da sempre si attribuiscono i voti più alti. Da un massimo di 35 punti si è passati a una massimo di 30 punti; spostando i 5 punti che avanzavano all’interno della valutazione del curriculum degli ultimi tre anni. Quasi nessun ragazzo si era reso conto che avrebbe pagata cara la sua superficialità in terza o in quarta; alcuni se ne sono accorti quando era troppo tardi. Ed era, anche questa, una misura decisa dal ministro Fioroni.
Poi c’è stato il voto di condotta; e non si può negarlo. Alcuni studenti sono stati ammessi solo grazie al voto in condotta, senza il quale non avrebbero raggiunto la media del 6. Non influendo poi la condotta sull’esito delle prove d’esame, era abbastanza prevedibile che alcuni di questi ragazzi avrebbero rischiato molto durante l’esame stesso; e così è accaduto. È l’unico provvedimento targato Gelmini, questo, ma ovviamente è un provvedimento che incide sul “merito” solo in negativo; aumentano le bocciature all’esame perché non sono aumentati abbastanza i non ammessi all’esame. È vero che anche quelli sono un po’ aumentati, in realtà: ma era il primo anno in cui entrava in vigore questa regola della “media del 6” (voluta da Fioroni, sempre lui) e non sapremo mai come sarebbe andata senza il benedetto voto in condotta. Per contrario, conosco io studenti ammessi soltanto grazie a un alto voto in condotta, e poi anche promossi all’esame.
Infine, ultima ragione importante, c’è stata l’entrata a pieno regime (la scuola ha tempi lunghi, si sa) delle commissioni miste, quelle in cui tre commissari sono interni, ma altri tre, più il presidente, sono esterni. Anche questo ha molto influito: lentamente si sta ritornando a una pratica che per quasi dieci anni era stata abbandonata in favore di commissioni formate soltanto da interni; e lentamente (ci vogliono anni) questa pratica comincia a produrre dei risultati.
Pertanto, l’unico vero contributo dato dal ministero Gelmini a questo aumento delle bocciature è stato il cambiamento del clima mediatico; l’ho già detto e ne resto convinto. E non so come valutarlo, onestamente. Perché, anche questo va riconosciuto, una scuola rigorosa non è solo una scuola in cui aumentano i bocciati, bisognerebbe saperlo. Anche se indubbiamente una scuola in cui aumentano le bocciature induce a un maggior rigore nel futuro, quasi inevitabilmente, perché è spesso la paura che fa studiare di più i ragazzi. E lo studiare di più, poi, determina maggiori interessi e maggiore maturazione.
Ma facciamo attenzione, però. Questi dati così ampiamente sbandierati non migliorano, per adesso, in nulla la situazione che si vive dentro le scuole. Sono dati di cui ci si stupisce, più che altro. E che per esempio variano da tipo di istituto a tipo di istituto e da regione a regione: nessun aumento delle bocciature nei licei, per esempio; nessuna variazione di rilievo in tutte le scuola di ogni ordine della Lombardia, per esempio.
Come mai? I dati dicono che la Lombardia è sempre stata una delle regioni con i risultati migliori, in ambito scolastico, italiano ed europeo; e dicono anche che è negli istututi tecnici che l’Italia è molto più debole che in altri paesi. Quindi sembra che le cose stiano cominciando a migliorare solo dove andavano molto male. Dove andavano semplicemente male, come qui da me, in Lombardia e in un liceo, continuano ad andare semplicemente male. Ci consoliamo, insomma.
PS: ultima precisazione. Gira su tutti i quotidiani, in questi giorni, il dato secondo cui circa 9.500 studenti in Italia sarebbero stati bocciati a causa dell’insufficienza in condotta. Non è vero. Quello è il numero degli studenti bocciati che hanno avuto anche l’insufficienza in condotta, insieme a quella delle altre discipline. Non esiste, non viene fornito dal ministero, il numero di quelli bocciati con soltanto l’insuffcienza in condotta. Quelli, se esistono, sono i «bocciati» della Gelmini, quella è la meritocrazia della Gelmini; solo quelli. E mi dispiace per loro, sinceramente. Perché trovo che non ci sia nulla di più stupido del voto in condotta, davvero.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Francesco Cerisoli

    Bella analisi, complimenti. E, visto che ci sei, che ne pensi dei dati sull’esame di terza media?

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