di Michele Savino
La politica del governo in tema di sicurezza non tiene conto dello stato in cui si trovano le carceri italiane. Aspetto troppe volte sottovalutato da tutta la politica italiana, dovrebbe essere uno dei problemi prioritari da affrontare. Non basta costruire nuove strutture entro il 2012 (cosa abbastanza difficile, in quanto un carcere per essere operativo ha bisogno di almeno una decina di anni) per avere 12.000 posti in più. Le “galere” nostrane attualmente hanno una capienza di 43.117 posti, a fronte di una popolazione carceraria di 63.217 detenuti, con una media di circa 1000 nuove “entrate” al mese. Di questo passo nel 2012 servirebbero circa 100.000 posti, di conseguenza le nuove strutture dovrebbero assicurare una capienza totale per 50.000 persone.
Oltretutto, già adesso, gli istituti di pena italiani mostrano gravi carenze nell’organico. Mancano all’appello un quinto dei membri della polizia penitenziaria previsto, mentre gli psicologi e gli educatori sono oramai diventati delle vere e proprie rarità disponibili solo per alcune strutture. Ciliegina sulla torta, i soldi per costruire nuove carceri sono in parte (la cifra supera i cento milioni di euro) presi dalla Cassa delle Ammende, un fondo istituto per programmi di reinserimento dei detenuti.
Il risultato è che la pena detentiva non diventa uno strumento in cui la persona paga il suo errore attraverso la privazione delle sue libertà fondamentali (come attestato da tutte le Convenzioni internazionali ed europee sulle carceri), ma un vero e proprio “inferno”, dove, tra sovraffollamento e mancanza di strumenti, l’obiettivo è quello di non impazzire. A tal proposito, un dato su cui riflettere è l’ aumento di suicidi in questi ultimi mesi. Secondo il dossier “Morire di Carcere” realizzato dal Centro Studi di Ristretti Orizzonti, i suicidi avvenuti nei primi cinque mesi del 2009 sono stai 29, il dato più alto dal 2002.
È ovvio che la costruzione di nuove strutture carcerarie non è la soluzione, ma solo l’ennesima falsa illusione di risolvere un problema. Con l’introduzione del reato di clandestinità, queste cifre sicuramente aumenteranno. Per arginare questa vera e propria “falla” della società, bisogna studiare nuovi metodi. Iniziando dall’abrogare quel comma della legge Giovanardi riguardante l’uso di sostanze stupefacenti che equipara consumatore e spacciatore, dal pensare a nuovi metodi di detenzione per le persone in attesa di giudizio (il cui numero si attesta su circa 31.000 detenuti, quasi la metà) fino al riattivare programmi di reinserimento, sia durante che dopo il carcere, per i detenuti, allo scopo di diminuire la percentuale di recidività.
Michele Savino ha 21 anni e vive a Novara. È membro della direzione regionale dei Giovani Democratici lombardi e tesoriere della cellula studenti dell’associazione Luca Coscioni.



















Tutto qui? Perche’ non, ad esempio, riaprire carceri chiuse come quelle di Pianosa e Asinara, dove rispedire i 41bis et al? Perche’ non legalizzare le droghe leggere, invece di cambiare le virgole alla insulsa Legge Giovanardi, per fregare alla mafia in primis una succulenta fonte di introiti? Perche’ non legalizzare la prostituzione? Perche’ non proporre una legge sull’immigrazione radicalmente nuova che renda piu’ semplice entrare in Italia e cercarsi un lavoro non al nero?
E poi, i posti-carcerato servono eccome, infatti quando mai arriveremo al Governo, sara’ il caso di ricominciare a mettere in carcere chi falsifica bilanci, chi pratica la concussione e la corruzione, chi froda lo Stato, sara’ il caso di eliminare la prescrizione dei reati, introdurre pene piu’ severe per i reati contro la persona, per le morti bianche… o no? Sara’ il caso di aprire tutti gli Armadi della Vergogna ancora chiusi, e anche tipo giudicare finalmente anche gli anni dal 1994 ad oggi. E non veniamo fuori col giustizialismo e Di Pietro e Grillo: la Sicurezza non sara’ un valore di Sinistra, ma la Giustizia porco cane si!
mi pare poi che in italia un problema cruciale sia tutti quanti sono in carcere “in attesa di giudizio”. Se i processi durassero dei tempi umani e non fossero delle foraggerie per avvocati (in italia sono il doppio che in francia, mi pare) sarebbe equivalente a costruirne di nuove …