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Il Lingotto2

01.07.09 | 3 Comments

di Francesco Cerisoli

Ho seguito il Lingotto 2 sul web, dal laboratorio della Vrije Universiteit di Amsterdam dove lavoro, in una grigia giornata olandese di fine Giugno. Non scrivo per dare pagelle ma per tirare somme, e credo che alla fine chi si aspettava solo un nome sarà rimasto deluso, chi si aspettava proposte sarà uscito con la pancia piena. Le idee che mi aspettavo erano soprattutto quelle su “che partito costruire insieme”, riassunte perfettamente da Oleg Curci, da Riccardo Spezia, da Pippo Civati e da Ignazio Marino.

Anche se sono lontano, non voglio un’Italia governata da un Partito della Liberta’ dove non c’e’ libertà, ma nemmeno da un Partito Democratico dove non c’e’ democrazia. La ragione sociale del nostro partito non va tradita e il primo luogo dove la democrazia va esercitata è proprio il partito, stabilendo fin da subito che la democrazia si basa sull’uguaglianza, sul rispetto delle opinioni di tutti e sulla compattezza in merito alle decisioni prese consultando tutti.

Il PD ha bisogno di usare tutti gli strumenti della vecchia e della nuova politica, in primis i circoli e il web, coniugandoli in modo tale da trovare quel capitale di competenze, idee, impegno cui tutti i suoi aderenti possano contribuire in condizione di parità. Questo è il punto di partenza irrinunciabile per la creazione di quella nuova politica che sia finalmente in grado di spazzare via i relitti ideologici e materiali del Novecento e guidare il popolo italiano finalmente dentro il nuovo millennio senza la paura del domani, che i vecchi hanno saputo istillare nelle nuove generazioni.

Alla classe dirigente di ieri e di oggi noi dobbiamo riconoscenza per aver creato, anche se con ritardo, l’entità politica nella quale adesso ci muoviamo. E chiediamo ora di aprire il partito non ai “giovani” o ai “diversamente giovani”, ma a sé stesso, a tutti gli iscritti, in modo che sepolte le ideologie si comincino a estrarre le idee dalla società di cui noi, gli iscritti, siamo parte attiva.

Come ha detto Oleg Curci, creiamo un coordinamento informatizzando i circoli, il database degli iscritti, degli eletti, delle competenze, delle iniziative: portiamo in rete i gruppi di lavoro tematici, facciamo che i circoli territoriali siano la porta di ingresso per gli iscritti a tutte le attività del partito, con circoli “verticali” (reali ma anche virtuali) in cui chi vuole discutere di ambiente discute di ambiente, chi ha interesse nella bioetica discute di bioetica, e così via.

Teniamo il polso alla società, che è spesso, per dirla con Ignazio Marino, molto più a sinistra di quanto le elezioni non dicano. E soprattutto condividiamo le idee, condividiamo le competenze, scegliamo democraticamente i coordinatori dei circoli tematici nazionali e facciamo di loro i genuini portatori delle idee della base. E poi eleggiamo in democratica competizione le cariche di partito, facciamo primarie vere per i sindaci, i presidenti di regione, il candidato premier.

Tanto di questo lavoro può essere fatto subito, con chi ci sta, col grande patrimonio di esperienze che i nostri iscritti costituiscono. E se nessun esponente della vecchia guardia avrà il coraggio di iniziare il processo di democratizzazione del PD, allora forse avremo veramente bisogno di un nome nuovo.

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