Riciclare non scavare

di Filippo Zuliani e Corrado Truffi

origamiKrugman, premio nobel per l’economia 2008, ha recentemente dichiarato che la recessione è imputabile ad anni di iperproduzione mondiale. Un premio nobel che conferma le nostre tesi vuol dire una cosa sola, e cioè che stiamo andando nella direzione giusta. Tuttavia, l’entusiasmo non deve far perdere di vista il problema: la necessità di tornare a crescere, facendo ripartire i consumi prima possibile, evitando di incorrere nuovamente negli errori del passato recente.

La proposta della destra e dal governo Berlusconi per uscire dalla più grande crisi economica del dopoguerra è far ripartire i consumi, il business as usual insomma. A iperproduzione deve seguire iperconsumo. La crisi è finita, abbiamo scherzato. Tuttavia la soluzione di Berlusconi e Tremonti manca di far notare un particolare: le materie prime si stanno esaurendo.

Il platino, ad esempio, è un componente vitale delle marmitte catalitiche e delle celle a combustibile di recente invenzione. Le scorte di platino però si stanno esaurendo. Se tutti i 500 milioni di veicoli attualmente in circolazione fossero riequipaggiati con celle a combustibile, le scorte mondiali di platino andrebbero esaurite in 15 anni. E non c’è alcuna alternativa sintetica disponibile. Il platino è un elemento chimico, una volta esaurito non v’è modo di ottenerne dell’altro. E lo stesso accade anche per altri elementi. Ingenti quantità di indio vengono impiegate da anni per fabbricare TV a schermo piatto e il prezzo di mercato dell’indio rispecchia la crescente scarsità di materiale. Nel gennaio 2003 l’indio veniva venduto a 60$ per chilogrammo, nell’agosto 2006 il prezzo aveva già superato i 1000$. Al ritmo attuale, saranno sufficienti 10 anni per esaurire le scorte mondiali di indio. Il tantalio viene impiegato in modo crescente e massiccio per fabbricare dispositivi elettronici compatti come telefonini o palmari, e le scorte non godono di salute migliore. Anche le riserve di elementi comuni ma indispensabili quali zinco, rame, nichel e fosforo si esauriranno in un futuro non molto distante. Quanto durerebbero, infine, le scorte mondiali di uranio, qualora venisse realizzato quel nuovo programma nucleare caro al governo Berlusconi? E’ sufficiente un’ulteriore domanda per evidenziare la portata del problema e l’inefficienza delle soluzioni proposte finora: quanto durerebbero le scorte di materie prime se tutti i paesi del mondo consumassero anche solo la metà di quanto consumano gli Stati Uniti, pur nell’era di Obama? Pochi calcoli bastano per stimare che l’antimonio, usato per i materiali ignifughi, andrebbe esaurito in poco più di 15 anni, l’argento in 10, l’indio in meno di 5. Prendendo in considerazione altri e più complicati parametri di consumo – incremento nella domanda, nuove tecnologie sul mercato, consumi asimmetrici – poco cambia. Lo zinco, usato nei rivestimenti antiruggine, potrebbe esaurirsi entro il 2037 (una generazione), l’afnio – impiegato in modo sempre maggiore nei chip dei computer – entro il 2017, il terbio – usato per i fosfori verdi delle lampadine a fluorescenza – si esaurirebbe prima del 2012.

Stime come queste pongono seri dubbi sulla sostenibilità del modello di consumo propagandato dalla destra. L’incremento del tenore di vita mondiale, in special modo nei paesi emergenti, agganciato all’abituale modello di consumo per il consumo, sta pesando eccessivamente sul pianeta. Il pianeta non può sostenere fisicamente una produzione industriale mondiale selvaggia. Stringi stringi, è una questione di costi. Potremmo andare sulla luna per scavare materiali rari o preziosi. La domanda però è: ce lo possiamo permettere? Ce lo possiamo permettere quando il costo del petrolio è già vicino agli 80$ e in costante crescita? Il modello del business as usual della destra porterà alla rapida distruzione delle riserve di molte materie prime. E quando le risorse scarseggiano, il conflitto è dietro l’angolo. Vale la pena ricordare la guerra civile in Congo tra il 1998 e il 2002. Oramai gli osservatori internazionali concordano che tra le motivazioni vi fu la sempre maggiore richiesta di materie prime, tra cui il tantalio, di cui il Congo possiede le più grandi miniere dell’Africa. La guerra coincise infatti con l’impennata dei prezzi del metallo, la cui domanda esplose per la crescente popolarità dei telefonini.

Cosa possiamo fare, allora? Possiamo dar retta alla destra – la stessa parte politica che continua a sostenere lo sviluppo industriale selvaggio all’origine della crisi e della perdita di tanti posti di lavoro – e mangiarci definitivamente il pianeta, scavando materie prime e consumando energia a più non posso per (iper)produrre nuove TV e nuovi telefonini per chi ne ha già tre. Potremmo invece aderire alle idee degli ambientalisti del no. No questo, no a quello, no a tutto, via libera alle carrozze coi cavalli, a letto con le galline e nel cassetto crescita e sviluppo. Oppure possiamo abbracciare la terza via, essere noi stessi una sinistra ambientale moderna, che guarda il problema negli occhi e lo risolve con soluzioni credibili, per il bene di molti. Una sinistra ambientalista che guarda avanti senza timore. Per usare le parole di Ivan Scalfarotto:

Il punto nodale dunque è non tanto l’opportunità o no di crescere, bensì come stimolare la crescita. Senza dimenticarsi mai di un dato fondamentale: proprio la ricerca affannosa della crescita a tutti i costi fa sì che questa sia tutto meno che perenne. La sinistra è mancata qui, in Italia come altrove: nel sostenere con determinazione e concretezza, prima della crisi, la necessità di un modello di crescita sostenibile.

Gli elementi di un nuovo ambientalismo dello sviluppo sostenibile per una sinistra moderna (moderna) e credibile (credibile) originano da una riflessione risalente al famoso rapporto al club di Roma, sui limiti della crescita industriale sregolata. Assumendola come propria, fino in fondo, essa traduce in pratica legislativa ed in proposte di governo questi principi:

1. riutilizzare – ricordate la vecchia sana abitudine della restituzione delle bottiglie vuote?
2. riciclare anziché distruggere.
3. minimizzare la produzione di rifiuti alla fonte.
4. incentivare la ricerca, per sostituire elementi rari o troppo sfruttati con altri più abbondanti, tanto per le materie prime quanto per le energie rinnovabili.
5. incentivare fiscalmente i processi produttivi meno costosi, dal punto di vista energetico e delle materie prime.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Francesco C

    Giustissimo. Occhio ad alcune proposte pseudo-ambientaliste che i nostri cari monopolisti di Stato hanno in tasca, quale, ad esmpio, il dump mining. Ci sono migliaia di discariche dove tra gli anni 70 e il 2000 sono stati conferiti rifiuti non differenziati che contengono ingenti quantita’ di tutta quella materia prima che va ad esaurirsi. Al di la dell’opportunita’ o meno di riaprire le discariche “troppo presto”, c’e’ da aspettarsi un bel CIP6 per chi “ricicla” in questo modo cosi’ particolare…..

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