Continuo ad avere qualche perplessità sul referendum. Seguirò la linea del PD uscita dalla direzione nazionale e voterò sì. Sono tra i 169 deputati e senatori del PD che hanno firmato per il ritorno del Mattarellum. Certo è che, parlando con le persone, mi accorgo che sono davvero pochi ad aver capito di cosa si tratti. Vorrei dare un piccolo contributo con una scheda “neutrale” che illustra le ragioni del referendum e di chi sostiene le diverse scelte. Spero che questa scheda possa aiutare a decidere con convinzione.
Il Porcellum
- L’attuale sistema elettorale per Camera e Senato, la legge 21 dicembre 2005 n. 270, fu approvata dalle Camere nella XIV legislatura. Venne definita dal suo stesso primo firmatario, il senatore Calderoli, una “porcata” (marzo 2006). Da allora il nomignolo Porcellum che la accompagna. E’ una ripartizione di voti proporzionale plurinominale, con diverse soglie di sbarramento e una lista bloccata di candidati. I candidati vengono eletti, in proporzione ai voti presi dalla lista, secondo l’ordine numerico, partendo dal capolista e discendendo ai successivi. La legge prevede il formarsi di coalizioni che indicano esplicitamente sulla scheda elettorale il candidato premier (sebbene questa indicazione non sia vincolante per il Presidente della Repubblica che nomina il Presidente del Consiglio e per il Parlamento che gli vota la fiducia). Sugli sbarramenti esistono diverse norme:
- per i “coalizzati” (cioè le liste che formano una coalizione composta da due o più membri) bisogna ottenere, per essere ammessi alla ripartizione dei voti alla Camera, almeno il 10%. Per il Senato, lo sbarramento di coalizione è al 20%. All’interno della coalizione, le singole liste devono ottenere almeno il 2% dei voti con l’aggiunta del miglior perdente coalizzato al di sotto di questa soglia (caso MPA). Per il Senato lo sbarramento interno è al 3%;
- per i “non coalizzati” (cioè le liste che si presentano da sole) lo sbarramento è al 4% per la Camera e all’8% per il Senato;
- in base al dettato costituzionale, l’elezione del Senato avviene su base regionale. Il premio di maggioranza funziona così: alla coalizione più votata vengono attribuiti 340 seggi (pari al 54%), alle coalizioni o alle singole liste ammesse vengono attribuiti i rimanenti 278 seggi (pari al 44%), mentre gli ultimi 12 (pari al 2%) sono quelli per gli italiani all’estero il cui sistema di elezione è completamente diverso.
Il Mattarellum
- Il Mattarellum, la legge sostituita dal Porcellum (della quale 169 tra deputati e senatori PD hanno chiesto il ritorno) esordisce con le elezioni del 27-28 marzo 1994. Esso ha garantito per due volte l’alternanza degli schieramenti di governo. Deriva dal referendum del 18 aprile 1993 che aboliva parte della legge elettorale del Senato. Il Matterellum attribuiva il 75% dei seggi su base maggioritaria uninominale a turno unico in 475 collegi Camera e 232 collegi Senato, mentre il rimanente 25% veniva assegnato proporzionalmente alle liste che superavano il 4% nazionale. Uno dei grandi problemi del Mattarellum era la disomogeneità delle coalizioni, registratasi sia nel 1996-2001 che nel 2001-2006. In tutti e due i casi, la disomogeneità è stata riscontrata nel rapporto dei partiti principali con delle forze intermedie: Rifondazione nel primo caso, Udc nel secondo.
Cosa vogliono i referendum
I referendum intendono abolire (I e II quesito) la parte di legge Porcellum che attribuisce il premio di maggioranza alla coalizione vincente. Di conseguenza, il premio di maggioranza (340 seggi) verrebbe attribuito alla lista vincente, purché essa superi il 4% alla Camera e l’8% al Senato. Queste ultime, cadendo il concetto di coalizione, rimangono come uniche soglie di sbarramento. L’altro quesito, il III, intende abrogare le candidature multiple presenti in diverse circoscrizioni. Ci si potrà candidare soltanto in una circoscrizione. Verrebbe a cessare la pratica delle “opzioni” che è molto comune a leader e dirigenti politici nazionali. La lista bloccata rimarrebbe in vigore.
Ragioni del sì:
Il sì è sostenuto dal comitato promotore Segni-Guzzetta, dal PD e, almeno sino al 9 giugno, dal PDL. Ci sono tre ordini di motivazioni a sostegno del sì.
· La prima “di sistema” afferma che il referendum, se approvato, darebbe di fatto vita al bipartitismo. Non si avrebbero più veti, ricatti e contrasti interni, cessando la disomogeneità delle coalizioni. Soltanto grandi partiti di respiro nazionale potrebbero competere per la guida del paese. Inoltre il divieto di candidature multiple valorizzerebbe il legame dei candidati col territorio rendendo la vita più difficile a giochi di partito e candidati catapultati.
· La seconda ragione, sostenuta in ambienti PD, è di carattere più contingente. Si esacerberebbero i contrasti tra Lega e PDL; la maggioranza è già in sofferenza per il dualismo Fini-Berlusconi e per i problemi personali del premier. Berlusconi, Bossi e Fini tengono, in pratica, tre posizioni distanti e differenti sul referendum. Bossi lo avversa, Fini lo sostiene, Berlusconi lo sostiene ufficialmente ma non fa campagna. Inoltre si risolverebbe, per il centrosinistra, la questione del “voto utile”. Non si tratterebbe più di scegliere con quale partito piccolo o medio allearsi ma quale programma e quali candidati presentare come PD. Per l’elettorato progressista l’unica scelta per battere la destra rimarrebbe il PD evitando così nuovi fenomeni alla Di Pietro, cioè di una lista eletta all’ombra del PD che poi lo aggredisce e lo cannibalizza.
· La terza motivazione è sia “di sistema” sia politica. Un sì dei cittadini costringerebbe, di fatto, le forze politiche a costruire una maggioranza per la riforma elettorale in Parlamento. Il PD già vuole riformare la legge elettorale, gli altri sarebbero spinti a farlo. La Lega, IDV e UDC si potrebbero alleare col PD per una nuova legge elettorale. Oppure il partito di Bossi romperebbe col PDL portando il paese alle elezioni anticipate e mettendo in difficoltà Berlusconi che sarebbe costretto a presentarsi da solo. In ogni caso, si avrebbe un forte rimescolamento che potrebbe portare a degli scenari interessanti.
In sintesi
Sostengono i promotori che, dal punto di vista del PD, il referendum è strategico. Il ricatto della Lega sull’election day (“Bossi mi faceva cadere il governo” disse Berlusconi), la ritirata del premier dopo le europee, la posizione di Fini (che ha raccolto le firme prima delle elezioni del 2008 e che andrà a votare) dimostrano che il referendum è il principale ostacolo all’armonia del governo. Non sfruttarlo sarebbe un grande errore e un’occasione persa per distruggere il Porcellum.
Ragioni del no
Ragioni dell’astensione
Bonino e Italia dei Valori sono per andare a votare ed esprimere un no. I radicali non vogliono tradire la loro vocazione referendaria con “scorciatoie alla Ruini” (Bonino). L’IDV ha contribuito alla raccolta delle firme ed era per il sì. Ha cambiato idea ma non si astiene. Il no rappresenta una opzione meno forte perché comunque alzerebbe il quorum. Si tratta di un contentino ai promotori. La giustificazione dell’IDV è che sarebbe impossibile ottenere l’abrogazione del Porcellum vista la dichiarazione di importanti esponenti del PDL (Cicchitto) che hanno affermato che in caso di vittoria del referendum la legge elettorale sarebbe esattamente quella uscita dalle urne. L’astensione vede impegnati diversi esponenti del PD (Bassanini, Chiti), la Lega, l’UDC (Tabacci è il presidente del comitato per l’astensione), le sinistre radicali. L’argomentazione principale dell’astensione, rispetto al no, è che non andando a votare non si raggiungerebbe il quorum previsto facendo sicuramente fallire il referendum. E’ già avvenuto nel 2004 per la legge 40 e nel 2003 per l’estensione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori. I principali argomenti di chi si oppone al referendum sono molto simili e sono i seguenti:
- dare il premio di maggioranza è già antidemocratico (Chiti), darlo a una lista sul 35% (il risultato del PDL primo partito alle europee) equivarrebbe ad introdurre una nuova legge Acerbo (la cosiddetta “legge elettorale” del periodo fascista).
- Si farebbe un regalo a Berlusconi che scaricherebbe gli alleati scomodi, andrebbe alle elezioni e governerebbe da solo.
- Nulla impedisce, inoltre, ai partiti più piccoli di formare liste comuni con quelli più grandi salvo poi dividersi il giorno dopo le elezioni. Una pratica molto più facile per il centrodestra di quanto non sia per il centrosinistra, che ha una maggiore litigiosità.
Le liste bloccate non sono toccate. La più grande vergogna della legge elettorale rimarrebbe tale e quale e avrebbe anzi una nuova legittimità.
Dare il 54% dei seggi a un solo partito con il 35% favorirebbe la possibilità di cambiare la Costituzione che richiede un quorum dei 2/3 dei membri del Parlamento. Trovare questi 2/3 sarebbe più semplice di quanto non sia adesso. La lista più votata, alleandosi con due forze minori ad esempio, li avrebbe e non ci potrebbe essere un referendum costituzionale di conferma, come accaduto nel 2006 con il progetto di devolution.
In sintesi
Sostengono i detrattori del referendum che la legge che ne uscirebbe fuori è peggiore di quella attuale. Essa aiuterebbe Berlusconi che gode attualmente di una maggioranza relativa dei consensi. Il bipartitismo in Italia non esiste e introdurlo per legge può portare a soluzioni drammatiche. Il PD in questo scenario ridurrebbe la sua rappresentanza parlamentare e si indebolirebbe. Non comprenderlo sarebbe un errore fatale.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Personalmente trovo sbagliato liquidare la scelta del voto No come “contentino ai promotori”. Un partito politico “a vocazione maggioritaria” non può dimenticare in così poco tempo che diceva a Ruini e soci che astenersi per votare no era quanto meno scorretto (io ricordo termini molto più pesanti). Coerenza vorrebbe ricordarsene: lasciamo le incoerenze a Di Pietro… Nel merito la lettura del pezzo non fa che rafforzare in me la convinzione che sia giusto votare due no e un si. In particolare, sottolineo come il risultato del referendum sarebbe vanificare la già piccola soglia di sbarramento (2%), visto che tutta la coalizione si presenterebbe con una lista unica… Altro che bipartitismo: sarebbe la fiera dei partitini nati in parlamento. Un ragionamento più approfondito è sul mio blog http://marcocampione.wordpress.com/2009/06/18/referendum-due-no-e-un-si/
Ho scritto sul mio blog le ragioni per cui penso di andare a votare per difendere l’istituzione del referendum. e penso di votare NO ai quesiti relativi al premio di maggioranza, SI al quesito sulle candidature multiple, un’aspetto che odio con tutto il cuore.
La semplificazione che si è ottenuta alle ultime politiche, grazie alla mossa del Pd di andare da solo, migliora di parecchio il panorama politico, fa comodo a chi è in Parlamento e in una eventuale nuova legge lettorale verrà mantenuta: non esisterebbero più i veti dei piccoli partiti che hanno paura di avere una legge che li faccia scomparire, sono già scomparsi.
A dimostrazione di questa mia tesi c’è stata l’introduzione della soglia di sbarramento alle ultime europee, introdotta da i partiti i Parlamento e che ha lasciato fuori da Strasburgo tutti i partiti che non sono presenti nel Parlamento italiano. Delle buone soglie di sbarramento (non quelle ridicole del porcellum) semplificano notevolmente la scena politica mantenendo una pluralità non eccessiva.
SEMIALTERNO a New real systematic deal!
Come pretendere di risultare competitivi a livello internazione con mezzi strutturalmente squilibrati ed incompleti: legge elettorale e referendum!
Da tempo tutta la classe politica si professa disponibile solo a parole a dimezzare i Parlamentari quando praticamente questa riduzione per coerenza si doveva applicare ancora al tempo dell’elezione del Primo Parlamento Europee dovendo prossimamente ed imprescindibilmente da quest’ultimo sempre più dipendere nel recepire normative e/o adeguamenti legislativi! Pertanto, sempre più anacronistico risulta ritrovarsi in casa, in Italia, con un ulteriore doppione giacché palesemente ancora più ridondante ed anacronistico risulta il nostro bicameralismo perfetto. Un doppione che non ha eguali a livello mondiale. “Dispositivo” con il quale autoreferenzialmente ulteriormente si rafforza e perpetua la casta: autonominandosi, auto assolvendosi, ecc. Quindi al 2° quesito sarebbe opportuno rispondere con un “Sì” per così accelerare il processo per definire al Senato la sua specifica funzione iniziata con l’approvato “federalismo fiscale!”. Invece, più opportuno risulta esprimersi con il “NO” al 1° quesito (oppure astenersi) per così ingenerare quella contraddizione necessaria a spezzare alla casta quel suo solito comodo perverso gioco del volersi mantenere intransitiva! Solo così, esasperando le contraddizione si potrà obbligare la classe politica a ritornarci effettive strutturali soluzioni innovative più pertinenti alla realtà dei nostri tempi per snellirne sin dagli ingressi “alle elezioni” i processi per la designazione delle rappresentanze cambiando in senso migliorativo l’attuale “porcata” ed incarreggiarci verso sistemi più completi quanto col SEMIALTERNO si propone per inoltrarci verso una vera democrazia deliberativa dell’”adhocrazia” senza ritrovarci al solito palo di quel solito totem dell’obsolescenza dei modelli elettorale! Pertanto, al 3° quesito il “Sì” lo diamo per scontato per mettere fine alla vocazione maggioritaria cesarista dell’ubiquità alla casta, quella delle candidature multiple, anche se questa non sarà la soluzione per permetterci minimamente di poter cambiare le cose e che faranno sparire il vizio di propinarci liste blindate precludendoci ogni possibilità di scelta!
Questo modo “opposto” strategico di votare ai referendum a mio avviso, meglio obbligherebbe la classe politica a comunque dover cambiare la legge elettorale!… Anche se tutto questo potrà risultare abbastanza illusorio giacché difficile risulta poter supporre di rendere matura la nostra democrazia ponendo dei semplici “sì o no” a 3 quesiti referendari oltretutto, abrogando un residuo di una precedente legge elettorale senza un minimo processo di riflessione ben maggiore di tre soli semplici croci o più comode astensioni occorrerebbe un dibattito ed esteso confronto sulle necessità di un radicale rinnovamento attraverso un vero culturale percorso di rinascimento!
In quanto tutto il contesto risulta strutturalmente sconnesso e molto equilibrato fuori da ogni “check & balance criterio” iniziando dallo stesso istituto referendario che volutamente viene mantenuto in un siffatto squilibrato speculativo modo e, per il solo verso “abrogativo” quando, per un minimo d’equilibrio, dovrebbe contemplare il suo complementare “referendum propositivo!” quanto una vera democrazia deliberativa, come la Svizzera attesta ed insegna, per un fisiologico procedere alcun equilibrio potrà mai reggersi basandosi sull’azione “abrogativa” del solo sempre togliere senza mai prevedere ad aggiungere con un “referendum propositivo”! Così come anacronistico risulta il criterio della necessità del quorum al “50% più uno” quando basterebbe semplicemente toglierlo! Diversamente se non si vorrà togliere il quorum al referendum perché non pretenderlo ed applicarlo anche per l’elezione dei Parlamentari. Ovvero, riconoscere la legittimazione parlamentare solo a coloro che hanno raggiunto il quorum (proporzionale ai quorum pieni di ogni partito). Ciò significherebbe disconoscere rappresentatività all’astensione al voto bianco ed al nullo e, questo giocherebbe come antidoto all’astensionismo e rendere il sistema più elastico flessibile per ricreare quell’indispensabile virtuoso concorrenziale dinamismo partecipativo necessario a mantenere viva la nostra democrazia senza rischiare di ulteriormente rinsecchirla aumentando il trend d’astensionismo! Questo criterio creerebbe ben più virtuose concorrenziali dinamiche anche su questo fronte permettendoci di meglio sintonizzarci ed allinearci a quanto impone l’era degli accessi, della connettività, che grazie alle nuove tecnologie ed internet, permette di ridurre in modo pervasivo tutte le filiere eludendo le distanze spazio-temporali e così poter velocizzare e massimizzare l’efficienza risolutiva dei problemi e delle istanze quindi anche l’ambito elettoral-istituzionale non potrà esimersi ed adeguarsi assorbendo strutturali più equilibrati meccanismi “a check & balance criterio” quanto il SEMIALTERNO enuclea quale sistema più completo per snellire sistematicamente i processi in una costante virtuosa ricorsiva funzionalità tesa ad implementare efficienza ed a riverberarla in tutta la galassia nel suo complesso di cui la stessa società si compone: politics, policy and polity! Il SEMIALTERNO si esprime attraverso un sistema a meccanismi completi per snellire sin dagli ingressi ed accelerare i processi per la designazione elle rappresentanze e nel contempo massimizzare governabilità-decisionalità, rappresentatività, economicità gestionale implementando sussidiarietà!
1) Il SEMIALTERNO è un “idealtipo” sistema a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto e,
2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale”(consultazione a turno unico) PROPORZIONALE PURA, (la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi, ovviamente, più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia)
3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo (ovvero la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni “art. 60”) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico MAGGIORITARIA (es. in collegi plurinominali) od a PREMIO di MAGGIORANZA (anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio nazionale – idealmente non a base “regionalista”).
4) Dopo, tale mandata con Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), comunque, si ritorna alla mandata a “base PROPORZIONALE”- il termine SEMIALTERNO deriva dal fatto che diventa automatico il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale ma, non per inverso, in quanto la modalità proporzionale può ininterrottamente continuare a ripetersi quando la legislatura si concluderà nei suoi fisiologici tempi ovvero dopo 5 anni come attualmente accade!
5) Il SEMIALTERNO comunque aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” si manterrà distinta rispetto a quella sua complementare rappresentata dal “maggioritario” per così far dinamicamente meglio interagire condivisione e competizione e così ingenerare quell’effetto concorrenziale indispensabile ad agevolare la suddetta governabilità – decisionalità…
6) Un’ulteriore prerogativa potrebbe essere rappresentata come suddetto dal disconoscere rappresentatività all’astensione al voto bianco e nullo!
Giacché democrazia e libero mercato incontrovertibilmente sono facce della medesima medaglia che si presidiano quando vigono regole “a check & balance criterio” semplici, complete e cristalline e non parziali bensì chiare e trasparanti che effettivamente tutelino la concorrenza ed implementino la qualità… questo per non ritrovarci schiacciati dentro un blindato bipartitismo a soli due partiti (american’s way type a soli barriti o ragli!) che ha prodotto l’attuale crisi globale recessiva: avendo causato per palese “bipartisan collusivo inciuccio” l’attuale indefinito tsumani finanziario che tuttora ci sommerge nell’attuale recessione. Che taluno “come modello a bipartitismo coatto” vorrebbe emulare quando alcun mercato per rendersi efficiente potrà reggersi e mantenersi efficiente con soli due monopolisti utenti ma solo quando rimarrà aperto quanto con il SEMIALTERNO si propugna. Pertanto, per presidiarsi ad entrambe servono regole chiare e trasparenti affinché se ne possano per “feed back” effettuare incisivamente i fisiologici necessari controlli, giocando d’anticipo semmai procedendo nell’allargare il mercato, prima d’arrivare alla frittata e/o quando siano già scappati i buoi… nei paradisi fiscali!
Quindi, non possiamo permetterci per assopimento o per mancanza di memoria storica, permettere che la casta ci propini in continuazione sempre più blindate modalità (liste) elevando soglie per innalzarsi la posta in gioco per drenare sempre più il mercato opzionale ed ingenerare astensionismo per ulteriormente mantenersi intransitiva e per rinchiudersi sempre più a riccio nella sua comoda speculativa autoreferenzialità. Quando all’incontrario si richiedono aperture per meglio sintonizzarsi all’iperbolica accelerazione con la quale la realtà evolve ed incede (Moore) necessaria a facilitare concorrenza quale vero presidio e tutela quanto di controllo agli stessi processi senza rischiare di incorrere nei soliti precedenti sbagli ed abbagli! Quelli stessi errori che ci mantengono tuttora in mezzo al guado perché appesi a rigidi modelli “zattera” del compassato frutto di statuizioni formalmente corrette che ci mantengono in una peritura Odissea fatta di quelli ciclici sconnessi, inefficaci, ricorsivi ed referendum ed intermittenti inefficaci bicamerali gestite dai soliti “Penelopi croupier di casta” intenti a ripristinare il solito famigerato gioco dell’oca dove solo continuare a sguazzarvici ma, sempre senza mai volare!
Modalità da cui discende tutto il contenzioso tuttora inevaso senza far sì che ciò avvenga nel modo più fisiologico ed appropriato che un completo equilibrato sistema elettorale permetterebbe e poi conservarlo nel tempo inserendolo direttamente nella nostra Costituzione -“embeddandolo”- affinché ogniqualvolta non ne debba subire inopportune manipolazioni e ritrovarsi con i suoi assetti rimaneggiati, cambiati e depotenziati o tal’atra volta venga come sistema reso inefficace ad assolvere ai compiti, cui dovrebbe essere preposto! E, ci si debba rimettere a quegli abusati speculativi “pitstops” per ibridare sempre lo stesso modello elettorale; applicando o togliendo correttivi a dinamiche proporzionali rispetto a quelle maggioritarie e viceversa e/o talvolta variandone in percentuale le quote sul quanto di proporzionale rispetto al “suo complementare” maggioritario in un “eterno continuum a mo’ dell’iper abusato gioco dell’oca” i cui manifesti “negativi” esiti purtroppo sono sempre più palesemente evidenti!
Giacché, anacronistico risulta continuare mollare la transitoria zattera di galleggiamento del Porcellum essendo di per sé, un residuo di una precedente legge elettorale, alla quale restiamo aggrappati per poi magari attaccarsi a quella più stretta del Guzzettum per successivamente, come ha già qualcuno accennato di volersi riattaccare a quella precedente zattera del Mattarellum per così ripristinare o mantenerci prigionieri di quel solito famigerato gioco dell’oca. Quando una diversa realtà reclama radicali sistemiche strutturali innovazioni per svezzarsi dalla precedente “fase di democrazia discente!” Urgono adeguamenti per portare a compiutezza i meccanismi del sistema elettorale e risultare strutturalmente verso l’interno quanto nella compagine mondiale, competitivi!
Pertanto, al referendum ad ognuno dei tre voti sarebbe dargli la più opportuna possibile valenza per ottenere il più proficuo tornaconto a favore del cittadino utente, consumatore, ecc. quanto per migliorare la nostra democrazia nel suo insieme Quindi, nel contingente per strategicamente promuovere soluzioni d’avvicinamento per far sì che i processi politici avvengano nel modo più celere ed efficiente possibile come si propone nel SEMIALTERNO … al 21-22 nella consapevolezza del fatto che si “voterà” su un residuo di una legge elettorale dichiarata esplicitamente “porcata” sii selettivo scegliendo magari quanto si propone:“NO” al 1° quesito (od astensione) e Sì al 2° ed al 3°!
Aggiungerei a questo quadro del post che, purtroppo, tra il popolo si sono sempre più palesemente infiltrati e diffusi i servi del capitale, i picciotti dei partiti e gli zerbini delle istituzioni, tanto che se si guardano anche le ultime elezioni, queste “milizie” hanno acquisito un notevole peso nello spostamento delle preferenze.
E quando, ingenuamente ed in modo autolesionista, il popolo, quello sano, si astiene dal votare in quanto, premeditatamente, gli hanno fatto pure credere (mediaticamente inoculato) che l’astensione è una protesta che richiama l’attenzione dei nostri “padroni”, conseguentemente accade che questi “eserciti” di cui dispone il “sistema Stato-mafioso”, appunto, servi, picciotti e zerbini, fa più facilmente salire chi deve essere preordinatamente eletto e quindi vengono favorite quelle “formazioni” che dispongono di tali singole o raggruppate “truppe”, e pertanto il popolo (sano ma anche visibilmente tonto) rimane non solo sempre più sottomesso ma pure altrettanto più impotente, frustrato e depresso.
E non è, anzi non sarà semplice uscire da questo “meccanismo”.