Referendum: cosa succede

di Tommaso Caldarelli

ref E alla fine si vota. Il Consiglio dei Ministri proporrà al Presidente della Repubblica il 21 giugno come data per lo svolgimento del referendum parzialmente abrogativo del Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, che disciplina l’elezione delle Camere, per le parti in cui è stato successivamente modificato dalla presente legge elettorale, anche nota come Legge Porcata, Legge Calderoli, Porcellum e variazioni sul tema.
I quesiti che il comitato referendario ha portato all’attenzione dei cittadini sono tre.
Il primo quesito, scheda verde, abroga la possibilità di attribuire il premio di maggioranza alla coalizione di liste alla Camera. Il secondo quesito, scheda bianca, abroga la stessa identica disposizione, ma per il Senato.
Spieghiamo. La legge Calderoli prevede un premio di maggioranza per la lista (o per la coalizione) che ottiene il maggior numero di voti: 340 seggi alla Camera vengono automaticamente garantiti a chi ha più consensi su scala nazionale; per quanto riguarda il Senato, invece, ci sono dei premi di maggioranza diversi da regione a regione: chi ha più voti nelle Marche prende automaticamente il 55% dei seggi che spettano alla Regione Marche (quindi, 5 su 8); chi ha più voti in Piemonte, prende il 55% dei seggi piemontesi (12 su 22), e così via per tutte le regioni italiane.
Se vince il SI il premio di maggioranza verrà attribuito solo e soltanto al partito di maggioranza relativa: viene eliminata del tutto la rilevanza della coalizione fra liste. Perciò il primo partito italiano prenderà 340 seggi alla Camera, il primo partito nella regione prenderà il 55% dei seggi regionali. Niente coalizioni, conterà solo la prima lista per numero di voti.
La legge elettorale poi, come è noto, prevede soglie di sbarramento per l’entrata in Parlamento. Per entrare alla Camera alle coalizioni serve il 10% dei voti, alle liste singole il 4%; al Senato, rispettivamente, 20% e 8%. Come effetto a cascata dell’abolizione della rilevanza della coalizione, decadono anche le rispettive soglie di sbarramento: con il SI ai primi due quesiti per entrare alla Camera serve il 4% dei voti, al Senato serve l’8%, perché nessuna coalizione è più possibile.
Se vince il NO, l’astensione, o nel caso in cui non si dovesse raggiungere il Quorum (50%+1 degli aventi diritto al voto), nulla cambia.
Il terzo quesito, scheda rossa, abroga la possibilità di candidature multiple.
La legge Calderoli prevede le liste bloccate, e non prevede che l’elettore possa esprimere una preferenza. Diciamo che in base al numero di voti una lista ha diritto a cinque seggi: questi saranno occupati dai primi cinque nomi in lista. In questo modo un capolista è sicuramente eletto, il secondo in lista anche, il terzo probabilmente, il quarto già di meno, e così via, a cascata.
Ora, con la normativa attuale, l’ Ing. Super Mario si candida con il partito Forza Nintendo come capolista in 7 circoscrizioni italiane. In tre di esse la sua lista è particolarmente forte e lui risulta dunque eletto in tutte e tre; non potendo fisicamente (e giuridicamente) occupare tre seggi è costretto a scegliere in quale circoscrizione essere eletto. I “suoi” due altri seggi, che comunque spettano alla lista e dunque rimangono liberi, saranno in questo modo fatti scalare al secondo in lista che, così, potrà entrare in Parlamento.
Con la vittoria del SI al terzo quesito questa possibilità viene esclusa. Ci si potrà candidare solo in una circoscrizione, punto e basta. Col NO, astensione o mancato quorum la situazione rimane invariata, e chiunque potrà candidarsi anche in tutte le circoscrizioni nazionali, se ritiene di farlo.
Il dibattito su quale scenario sia migliore è accesissimo. Molti sono convinti che sia giusto andare a votare SI, molti altri ritengono la vittoria di questo referendum uno scenario addirittura pericoloso; sul terzo quesito c’è un’approvazione quasi unanime, la discussione impazza invece sui primi due.
Il problema lamentato da molti (Sciltian Gastaldi su AnellidiFumo e Francesco Cundari su Quadernino, due su tutti) è l’eccessiva portata del premio di maggioranza garantito al partito di maggioranza relativa. In generale, appare troppo ai critici del referendum l’attribuzione ad un singolo partito di una maggioranza sufficiente per governare da solo; soprattutto perché il premio verrebbe attribuito tout court e non calcolandolo sui voti reali (anche se andassero a votare in tre, due votano X e il terzo vota Y, X prenderà il 55% i seggi). Inoltre, il Referendum non reintroduce le preferenze: tuttavia il presidente del comitato Promotore, Giovanni Guzzetta, fa notare che non è possibile abrogare l’intera legge per problemi di ordine costituzionale.
Si battono a favore del Referendum invece coloro i quali ritengono che sia una priorità la creazione di un rafforzato sistema bipartitico nel nostro paese. Certamente abolendo il premio di maggioranza per le coalizioni tutti i soggetti politici saranno invogliati a polarizzarsi,e di più, a fondare organizzazioni politiche ben più stabili di un semplice cartello elettorale, che, essendo formato da liste fra loro collegate, non avrebbe più nessuna rilevanza dal punto di vista del conteggio dei voti: una grossa semplificazione del quadro politico. Di questo parere sono Ivan Scalfarotto e Giuseppe Civati, che risponde nel suo post anche alla seconda delle critiche che vengono rivolte al referendum.
Infatti, con la vittoria del SI, l’attuale Parlamento sarebbe delegittimato, in quanto eletto con una normativa decaduta. Si potrebbe andare verso uno scioglimento anticipato delle Camere e nuove elezioni; in uno scenario del genere, e con i tempi che corrono, l’intero Parlamento sarebbe facile preda del PDL che ne finirebbe per tenere in mano il 55%, da solo. Tanto è vero che il Presidente del Consiglio ha già fatto sapere che voterà SI, mentre la Lega, di cui a quel punto Berlusconi potrebbe fare anche a meno, è in grande allarme e parla di pericolo per la democrazia.
iMille come votano? In verità il dibattito ferve anche da noi, ma di certo iMille andranno a votare.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

9 Commenti

  1. Aldo de Rossi

    io ho votato si a tutti e tre i referendum, spero di aver fatto la cosa giusta.

  2. Faccio solo notare che D’Alema e Franceschini e diversi altri esponenti del PD sostengono che, se passa il referendum, il Parlamento avrebbe poi 4 anni di tempo per approvare una nuova legge elettorale, e parlano esplicitamente di una proporzionale alla tedesca, in modo da coinvolgere il sì di Lega, IDV e Udc.

    Ve lo immaginate lo scenario? Il referendum è passato. Berlusconi e il PDL urlano ai 4 venti che il Parlamento è delegittimato e si deve andare a nuove elezioni con la legge elettorale votata dal popolo. Napolitano potrebbe davvero opporsi, dicendo che esiste una maggioranza alternativa di governo, fatta da PD, Lega, IDV, UDC, con il solo scopo di riformare la legge elettorale? Tecnicamente, Napolitano potrebbe fare questo “ribaltone” (che Berlusconi e i suoi media chiamerebbero così oppure anche “rubaltone”, preparatevi) perché noi siamo una repubblica parlamentare, e se c’è una maggioranza parlamentare alternativa a quella quasi-presidenziale eletta dai simboli con su il nome di Berlusconi, in teoria il PdR può e deve dare l’incarico di governo a chi sostiene di avere quella maggioranza.

    Ma in pratica, succederebbe che Berlusconi, metà del Parlamento in mano al PDL e i suoi media urlerebbero al colpo di Stato. Oltretutto avendo anche un argomento forte: ossia che il referendum popolare ha sancito la vittoria di un sistema bipartitico con premio di maggioranza, mentre il progetto D’Alema-Franceschini ed eventualmente Bossi-Casini, andrebbe verso il suo esatto opposto: un sistema proporzionale.

    Napolitano, che è uomo di attento giurismo, saprebbe poi che da noi esiste una consuetudine (e forse non è solo consuetudine, ma dovrei verificare): nei 5 anni successivi all’approvazione di un referendum popolare quel verdetto lì non è cambiabile dal Parlamento se non andando ancor di più nel verso stabilito dal popolo.

    Morale della favola: ammesso e non concesso che Napolitano abbia voglia di dare un incarico a Bossi o Casini per fare un governo elettorale, e passare nella propaganda berlusconiana a essere “un lurido comunista, peggio di Scalfaro”, poi la legge elettorale dovrebbe essere maggioritaria e non proporzionale. Quindi, non se ne farebbe nulla.

    Si tornerebbe alla fine al voto con la legge uscita dal referendum. E Berlusconi vincerebbe con il suo 40-45% dei voti, che secondo me otterrebbe perfino nel caso di fantapolitica in cui PD, Lega, Udc, IDV e la SInistra si presentassero in un listone modello CLN. In tal caso, ci sarebbe sempre una scissione a sinistra che prenderebbe il suo 5%, mentre l’udc e la Lega perderebbero almeno metà dei loro voti in favore del PDL. Insomma, Berlusconi vincerebbe di nuovo, solo che col 40-45% avrebbe, da solo, il 55-60% dei seggi. Ricordo a tutti che per eleggere il PdR basta il 51% in quarta elezione e solo il 66% nelle prime tre. Se il PDL partisse dal 60%, volete che Berlusconi non riesca a comprare i voti di un pugno di parlamentari della Lega o dell’Udc per raggiungere il 66% e farsi eleggere PdR? Ricordo anche che una riforma costituzionale votata dal 66% dei parlamentari NON è soggetta a referendum popolare confermativo. Dunque, la Costituzione potrebbe essere cambiata proprio nel modo in cui Berlusconi meglio crede.

    Il PD vota sì perché pensa che con una legge bipartitica, che costringe tutti a unirsi sotto un solo simbolo, prima o poi (fra 10 o 20 anni) riuscirebbe a essere il partito di maggioranza relativo e a godere del premio di maggioranza a sua volta. Ammesso che nel frattempo Repubblica sia rimasta un foglio legale e che Rai3 e il Tg3 non siano stati dati a Emilio Fede e a Giordano o Belpietro, naturalmente.

  3. sam

    Ragionamento semplice:
    - molti ritengono che berlusconi sia un cretino, tutto ciò che fa è opera di un cretino. Non dite di no perchè la campagna del pd si basa su questo. Il cretino dice di votare sì, quindi votare sì è da cretini…
    - la storia ci ha insegnato che il pd è composto da gente che non capisce nulla… gli incompetenti dicono di votare sì….
    Le persone che non sono incompetenti nè cretine… secondo voi cosa votano?

  4. Ruiti

    Dobbiamo votare per SI

  5. Ruiti, grazie del tuo contributo. Forse un pelo troppo articolato, come pensiero, ma ognuno fa quel che può.

  6. AdF, i comunisti, che sono lo zoccolo duro del PD (gli unici che ancora lo votano, e lo voterebbero anche se proponesse nel suo programma la dittatura del proletariato e/o un olocausto nucleare), sono fatti così. Come Ruiti, loro non discutono né ragionano, semplicemente ubbidiscono.
    Lo scenario di AdF è l’unico plausibile, ed è perfettamente in linea con il programma della P2 dei due partiti-fotocopia che fingessero di alternarsi, in realtà intenzionati solo a mantenere lo status quo e a reprimere il dissenso. A differenza di AdF, io non credo che Berlusconi proibirebbe il PD e le sue strutture, bensì che PDL e PD andrebbero d’amore e d’accordo per distruggere definitivamente il paese e ancorarlo saldamente al ruolo che gli spetta nel terzo mondo.

  7. Jan

    Ho recentemente ascoltato il discorso di un politologo francese ( di cui ignoro il nome e me ne scuso) che sosteneva la tesi di uno stato di impasse della democrazia francese. Lo studioso nota l’affievolimento di dibattito democratico, inteso come contrapposizione dialogica di punti di vista e argomentazioni, sostituito da una tendenza al “consensus” di buon senso ma fondamentalmente superficiale e con tendenze populiste/opportuniste, da parte di tutte le parti politiche.
    ciò affievolisce le differenze tra schieramenti politici e quindi tra visioni alternative della società.
    Benché non sia propenso agli estremismi, trovo la discussione fondamentale per il mantenimento di una società democratica sana, mentre trovo estremamente pericoloso un approccio mass-marketing.
    In una società politica dove un dialogo aperto è assai difficile ed il coraggio di prendere una posizione coerente langue, sono intimorito dalla possibilità di restringere ulteriormente le possibilità delle voci indipendenti.

    Per chi sostiene che il referendum aumenti la governabilità del paese, vorrei far presente che questa difficoltà ha attanagliato solo uno dei due schieramenti politici, non entrambi. E questo è sintomatico.

  8. giulio mancabelli

    Proprio perché la legge andrebbe tutta rifatta per agevolare il processo innovatore ed accelerare le prassi istituzionali serve un salto di qualità. Quindi, per spezzare questo perversa impostazione ed agire al prossimo referendum del 21 c.m. occorre semplicemente fuoriuscire da ogni indicazione e schema di casta e scegliere un secco “NO” al primo quesito elettorale (oppure astenendosi) ed invece abrogare con un “Sì” il 2° ed il 3° quesito. In questo modo si creerebbero quelle dissonanze necessarie ad obbligare la classe politica ad uscire allo scoperto ed aprire il confronto per mettere meglio a punto il sistema elettorale completandolo giacché un sistema di qualsivoglia genere e tipo… per reputarsi tale deve imprescindibilmente enucleare la ricorsività del ciclo e “per check and balance criterio” poter incrementare qualità e massimizzare governabilità-decisionalità, rappresentatività, economicità gestionale implementando sussidiarietà! Diversamente, mai si potrà qualificare per sistema il ritrovarci di tanto in tanto obbligati a speculativi “pitstops” costituiti da inutili referendum ed infruttuose bicamerali per ulteriormente mantenere parziale e transitivo il meccanismo elettorale per rendere intransitiva ed autoreferenziale la sola casta! Quindi, servono inderogabili innovazioni ed adeguamenti su molti fronti e livelli perché pur essendo giunti nel terzo millennio, ci ritroviamo anacronisticamente tuttora ancorati ad un bicameralismo “ridondante” perfetto che non ha eguale al mondo! Allora, sarebbe opportuno muoversi per non rischiare di ritrovarci rinchiusi in un modello a bipartitismo forzoso e blindato a soli “barriti e ragli” simile a quello che ci sta da tempo sempre più trascinando nell’attuale recessione quello che fino a l’altro ieri era stato tanto acclamato e decantato dell’“american way of live” ha fatto flop!
    Modelli che si volevano imitare quanto quello maggioritario ma, che l’elettorato alle ultime elezioni ha sancito di voler respingere dimostrando di preferire ad un bipartitismo forzoso e blindato un bipolarismo aperto. Bipolarismo che solo se ben articolato attraverso un sistema più completo e meglio articolato quanto con il sistema semialterno propone potrebbe un modo virtuoso massimizzare governabilità-decisionalità, rappresentatività, economicità gestionale implementando sussidiarietà! Giacché un sistema per reputarsi tale dovrebbe imprescindibilmente enucleare la ricorsività del ciclo e “per check and balance criterio” poter incrementare qualità e non doversi ogniqualvolta rimettersi ai suddetti impropri viziosi pit-stops!
    Appunto, se si volesse effettivamente rendere il sistema istituzionale più veloce accelerandone i processi, oltre a procedere a quanto hanno già intenzionalmente espressero ancor prima delle elezioni Europee, sia il Pres. del Consiglio Berlusconi quanto l’On. Franceschini che si erano nel merito spesi, dichiarandosi disposti a dimezzare anche i Parlamentari contestualmente a questo “ammodernamento” per poter effettivamente rendere virtuoso il sistema nel suo complesso, servirebbe innanzitutto mettere a punto e completare il meccanismo delle leggi elettorali facendo si che la semplificazione del quadro politico venga rimessa automaticamente all’insita dinamica articolazione dello stesso meccanismo quanto il semialterno enuclea, senza la necessità d’introdurre alcuna soglia e/o doversi rimettere a continuativi speculativi pit-stops costituiti da inutili referendum ed infruttuose bicamerali per ulteriormente rendere parziale e transitivo il meccanismo elettorale per invece mantenere perpetua e sempre più intransitiva ed autoreferenziale la sola casta!

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