Sabato al Lingotto di Torino si erano dati appuntamento i “contemporanei”, i “piombini”, iMille, i democratici giovani – non solo i Giovani Democratici, per intendersi. “Siamo, siete, siamo assieme l’alternativa alla spartizione tra vecchie correnti del più ambizioso progetto politico nella storia dell’Italia repubblicana.” – dice il sito. Evidentemente l’incontro deve essere sembrato interessante, perché hanno finito col farsi vedere Bersani e Franceschini, intanto, il primo a dire che lui di quelli che erano lì non ha proprio bisogno, il secondo invece a fare a quel gruppo una corte dissimulata.
Ma quello che più conta è che da quell’incontro sono uscite due cose interessanti: la prima è un insieme di contributi pratici, reali, che parlano di economia, di scuola, di sanità. La seconda, meno appassionante forse, ma sicuramente utile in questa fase, è la serie di appunti sul partito che vorremmo, e sulla segreteria che vorremmo. Insomma, appunti per un partito rinnovato, a tutti i livelli: nazionale, regionale, provinciale, comunale, di circolo.
Allora riparto dalle note che ho condiviso con Twitter durante la giornata e butto giù un po’ di punti. E’ solo una partenza, serve solo per far partire una discussione che mi farebbe piacere voi tutti alimentaste. Soprattutto i pistoiesi, dico, perché vorrei passare dal grande al piccolo. Vorrei capire se il partito che vorrei – il partito che vorremmo – si può realizzare cominciando dalla nostra Provincia. Certe cose le stiamo già facendo. Certe altre invece sono ancora da cominciare.
1. Parlare è un bene, pubblicare dissensi un male.
Avere diverse sensibilità è normale, capita. Una segreteria bene assortita contiene al suo interno un po’ tutti i pareri. Poi però è necessario discutere, approfondire. Quando c’è dissenso potrebbe essere necessario discutere tanto. Porebbe essere necessario convocare una segreteria che duri giorni, serate e serate. Poi si vota. E si decide. A quel punto chi esprime ancora il suo dissenso sui giornali danneggia il proprio Partito. Il Partito deve ascoltare tutti e poi esprimersi con una sola voce. Se il Segretario non ascolta tutti sbaglia, se qualcuno non parla nelle assemblee preposte e lo fa sui giornali, sbaglia.
2. Essere democratici giovani o Giovani Democratici non è di per sé un bene, siamo d’accordo, ma neanche di per sé un male.
Essere giovani vuol dire soprattutto avere tutto il proprio futuro davanti, non dietro. Per un ragazzo, la programmazione delle politiche del lavoro, comporta la programmazione delle politiche del proprio lavoro e di quello dei suoi simili. Per un uomo o una donna in età di pensione, invece no. E’ il caso che qualche ragazzo stia nelle istituzione, che qualche ragazzo stia negli organismi dirigenti del partito. E’ un bene per tutti. E’ un bene che alla presenza di esperienza che oggi è tanto forte nel partito e nelle istituzioni si affianchi un po’ di freschezza e un po’ di futuro.
3. Essere presenti sul territorio vuol dire andarci, di persona, spesso.
Il prossimo segretario del partito dovrà girare per i circoli. Dovrà incontrare tutti i membri, dovrà parlare con loro, cenare con loro, convocare i coordinatori una volta al mese, essere sempre disponibile alle loro necessità. Dovrà essere il primo responsabile della sua struttura.
4. Per dare incarichi sulla base delle competenze, bisogna sapere quali sono queste competenze.
Creaiamo un archivio delle competenze. Chiediamo ai nostri iscritti di dirci che cosa sanno fare. Chiediamo i loro curricula. Inseriamoli in un computer, in un database. Creiamo dei gruppi in base alle competenze di volontari che parlino del nostro territorio. Aiutiamo gli amministratori che abbiamo eletto con il materiale che da questi gruppi di lavoro emerge. Usiamo le competenze dei nostri iscritti quando si tratta di formare le istituzioni. Mettiamo nelle istituzioni persone che abbiano le conoscenze e le capacità politiche ma anche persone che a queste conoscenze affianchino almeno un po’ di professionalità.
5. Sveglia, le elezioni le abbiamo perse.
Non dimentichiamoci che prima a Pistoia erava molti di più. In Italia eravamo molti di più. Abbiamo perso centinaia, forse migliaia di elettori. Fare finta che non sia successo non renderà meno dura la sconfitta. Le soddisfazioni derivanti dai successi devono essere uno sprone a fare meglio, non una scusa per stare comodi sugli allori. Andiamo la fuori e riprendiamoci i nostri voti, tutti, uno per uno, con l’unica arma possibile: la buona politica.
6. Siamo laici. Siamo LAICI.
I diritti sono per tutti, tutti devono avere gli stessi diritti. Non ce lo dimentichiamo. Gli omosessuali devono essere rappresentati da questo Partito. Devono sentirsi a casa nel PD. Devono sapere che non permetteremo a nessuno di discriminarli. Così tutte le altre minoranze.
7. Ricominciamo a sognare.
Io sogno solo di andare a votare PD alle prossime elezioni, a tutte le prossime elezioni, senza un dubbio, senza una perplessità, convinto non solo che sia la migliore soluzione fra quelle in campo, ma che sia la migliore soluzione possibile, in assoluto. Questo significherebbe un mare di persone che votano un partito così. Significherebbe tornare a convincere.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





C’ero anche io ero al Lingotto. Anche io come tutti alla ricerca del PD che vorrei. Io sono di Pescia e sai cosa è successo nel nostro comune proprio perchè abbiamo cercato di scardinare, purtroppo senza successo, un “sistema” politico che non credo sia una esagerazione definire “mafioso”, che come una metastasi stà distruggendo la sinistra.
Il Pd come partito più grande ha la grande responsabilità di dare la linea e la linea non può essere che l’elaborazione di un coraggioso prograsmma di governo del paese che non si faccia frenare dai vincoli delle ideologie passate ma guardi alle necessitàò delle giovani generazioni.
Quando la Corte dei Conti dice che ongi anno ci sono 240 miliardfi di Euro che vengono sottrratti allo Stato per effetto della corruzione, dell’evasione e degli sprechi e se si pensa che la sinistrra è stata ripetutamente al Governo ed è stata ed è tutt’ora al governo di numerose amministrazioni locali, occorre ammettere che anche la sinistra è pesantemente della partita.
Occorre dare segnali precisi che la sinistra quando governa è guidata solo dalla salvaguardia dell’interesse pubblico ed il PD si deve fare carico di fare pulizia interna di coloro che perseguono altri interessi.
Il problema è che negli anni si è talmente radicata l’abitudine di salvauardare gli interessi degli amici degli amici che ogni intento di ravvedimento viene accolto con scetticismno.
Il PD dovrebbe riconquistare la fiducia dell’elettorato. Impresa difficilissima.
La mia impressione sul Lingotto è che nè Franceschini nè Bersani possano ridare fiducia all’elettorato della sinistra, a meno che dai programmi non emergano elementi di novità eclatanti, ma mi sembra difficile e comunque ci sarebbne nei loro confronti una diffidenza latente che non smuoverebbe gli astenuti ed i delusi o come li chama Diamanti gli esuli in patria.
Una terza candidatura invece potrebbe forse rompere gli schemi con effetti imprevedibili sia da parte dell’elettorato ma più che altro in riferimento alle reazioni dell’oligarchia partitica.
Per una iniziativa del genere sarebbe comunque necessario un grande coraggio che al Lingotto non è emerso nemmeno a livello larvale.
Ua linea politica chiara, precisa, univoca, che non ammetta compromessi di basso profilo, contribuirebbe a mio avviso a riallineare i tanti partiti e movimenti della sinistra ed offrirebbe un quadro di riferimento preciso per future alleanze.
L’inerzia ci condnnerà a rincorreree le iniziative programmatiche del centro destra da un lato e dall’altro dell’IDV.
Ed a Pistoia come sta andando, tutti allineati e coperti. Fammi sapere.
Ciao Paolo
Ed a Pistoia come va la situazione
Caro Paolo, a Pistoia deve ancora andare. Molte cose sono successe durante queste elezioni. Tu sai che c’è un segretario provinciale e uno comunale che dovrebbero essere provvisori. Sono persone di grande esperienza, che hanno fatto un buon lavoro durante queste elezioni. Ma solo d’esperienza. Non hanno la carica innovativa di cui Pistoia ha bisogno e hanno accettato questo incarico come provvisorio. Vogliono fare come Franceschini? Vogliono almeno circondarsi, in questo caso, di competenze fresche? Non lo so, io sono lontano dai posti in cui si decide.
Ho solo descritto quello che vorrei. A Pescia abbiamo perso perché ci siamo lasciati trascinare nelle divisioni e perché non abbiamo avuto coraggio. Marco Niccolai ha preso diverse centinaia di preferenze. Ha meno di trenta anni. Io non penso che Marco sia la soluzione dei problemi di Pescia. Ma chiedo: se invece di Abenante ci fosse stato lui? Se avessimo avuto un po’ di coraggio in più? A Montecatini il coraggio s’è avuto e Bellandi adesso è Sindaco. E fra gli assessori mi aspetto piacevoli sorprese.