di Filippo Zuliani
Un anno fa il ministro Tremonti lanciava in pompa magna la sua Robin Hood Tax. L’obbiettivo era di quelli nobili: colpire gli extra-utili delle compagnie petroliere con una tassa redistributiva, come Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri. Si parlava di due miliardi di entrate, parte di un piano triennale per il rilancio dell’economia. Sul rischio che la tassa potesse essere scaricata sui consumi finali, con un aumento dei prezzi al dettaglio, Tremonti avvertiva sicuro le compagnie petrolifere: “Ditegli che ci provino”.
Un anno dopo pare proprio che le compagnie petrolifere ci abbiano provato, in barba al ministro. Il barile di petrolio è infatti sceso da 144 a 66 dollari in un anno, ma al distributore gli italiani risparmiano solo 25 centesimi. Dopo i robanti proclami di Tremonti, ora tuonare tocca al ministro dello sviluppo economico Scajola, che dichiara chiaro e tondo la sua intenzione di «chiedere conto all’industria petrolifera dell’andamento dei prezzi della benzina alla pompa».
Gli italiani attendono risposta. E, visto che siamo in argomento, confidiamo che il ministro Scajola spiegherà anche perchè i prezzi sono aumentati nonostante il ministro Tremonti abbia rifiutato l’aumento dell’addizionale Ires (nome tecnico della Robin Hood Tax) proprio alle compagnie petrolifere, incassandone l’approvazione e mandando in cantina probabilmente in via definitiva la sua Robin Hood Tax.iMille.org – Direttore Raoul Minetti




