di Marco Simoni
I dati mi sembrano questi. Un PD al 26,2 è un vero tracollo politico per la sua classe dirigente, compresi i giovani come Martina, il segretario regionale della Lombardia, luogo in cui i PD ha preso meno voti che in Sicilia. Martina non si dimetterà perché si comporta esattamente come i suoi predecessori: le sconfitte non sono una determinante delle carriere politiche in Italia. Non si dimetterà Martina, ma più in generale il PD e i suoi dirigenti si arroccheranno sulle loro posizioni e postazioni perché, dato il risultato di Berlusconi in leggera flessione, si faranno persuasi che basta aspettare il cadavere del nemico in riva al fiume e raffazzonare una alleanza con dipietroecomunisti per vincere le elezioni, dunque prioritario è restare abbarbicati sulla riva del fiume, a qualsiasi costo, anche se il fiume esonda. Il voto a Berlusconi ci ricorda alcune cose che sapevamo: che è battibile, che, in maniera speculare al blocco di centrosinistra tradizionale, ha uno zoccolone duro molto grande oltre il quale non andrà mai: basterebbe dunque eroderne un’otto per cento per vincere le elezioni. Il problema è che, al di là di questa considerazione, il blocco sociale di destra è compatto e coeso, quello di centrosinistra è confuso e diviso.
Circa il per cento tra partiti minori significa non solo l’insipienza della classe politica, a cui è infantile attribuire ogni male, ma anche l’oggettiva difficoltà di costruire un blocco sociale coerente nel fronte progressista, per fare la qual cosa in America ci è voluto uno come Obama, di cui in Europa non si vede nemmeno l’ombra. E non parlo della potenza dell’immagine e della capacità comunicativa, ma della capacità di sintesi politica e traduzione di mille rivoli, spesso in competizione tra loro, in un messaggio coerente e unificante. Il forte sospetto, tuttavia, è che il PD ignorerà largamente questo problema strutturale, serio e politico, e da domani tornerà a lambiccarsi con astruse questioni di alleanze tattiche, nuovo conio vecchio conio, così appassionanti che già sono addormentato. Al contrario, pur se naturalmente limitato nei suoi confini, il centrodestra, se una storia minore non dovesse fargli saltare i nervi, può serenamente lavorare al dopo Berlusconi perché ha anche il personale politico di prima fila ormai quasi pronto: Meloni, Alfano, Gelmini su tutti, con leghisti di rincalzo: destra e leghismo militante, Sicilia, Lombardia/CL e Veneto. Per quanto riguarda le preferenze, al momento l’unica notizia certa è la vittoria netta di Debora Serracchiani, sulle ali della suo discorso che chiedeva il cambiamento del PD e della sua partecipazione a Ballarò. Si capirà nelle prossime settimane quale di questi due aspetti prevarrà sulle sue decisioni politiche.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Democratico è un termine relativo per personaggi come Martina.
Pur avendo perso voti su voti. I rappresentanti vecchi o giovani del Pd non vogliono una cosa il rinnovamento. Hanno un concetto della democrazia relativo.
Per quello potevano rimanere ds e margherita al meno non avrebbero bruciato almeno il potenziale di un partito dal nome partito democratico.
Ps oggi Penati cantava vittoria. Fai te….
Se anche Marco Simoni si attacca alla analisi marxista, allora mi sa che siamo proprio allo sbando. Non c’e’ niente che sia meno definibile come “blocco sociale” dell’ insieme di culture ed esperienze aggregato da Obama. Gli ultimi relitti di una politica che si basa su “blocchi sociali” sono quelli naufragati assieme a tutta la socialdemocrazia europea molti anni fa, e di cui queste elezioni rappresentan soltanto un indicatore statistico.