Sindrome West Wing

di Giuseppe Veltri

Mi ero deciso a rilassarmi, dopo una giornata frenetica a lavoro dopo aver visto l’ennesima società di consulting che cercava di vendere alla commissione europea lo strumento analitico “innovativo del secolo”, miseramente crollato dopo qualche domanda metodologica ben assestata. Il dvd di The Wire mi aspettava quando mi sono imbattuto in questo post di Cristian Rocca.
La sua critica alla mancanza di ‘linguaggio innovativo’ o di ‘formule nuove’ è il sempre più frequente esempio ripetitivo e banale (ergo poco innovativo) di questa ‘sindrome West Wing’ che affligge molti would be politicians e opinionisti. Questa idea di avere l’Eureka politico che scardina tutto e rende innovativi.
L’idea che la forza di un linguaggio nuovo possa essere la base di una politica è qualcosa di pericolosamente populista. La dura realtà del fare policy è che tante cose sembreranno anche poco innovative ma se non sono fatte per venti, trenta o quaranta anni, è molto difficile costruire qualcosa di innovativo sull’assenza di fondamenta semplici e solide. E’ demagogia.
Questo predominio della parola è molto pericoloso. Magari una persona seria dice un’espressione poco felice e scatta la bolla dell’opinionista di turno. La storia di una persona, le sue azioni, i suoi voti, le sue proposte legislative non contano. Conta il suo linguaggio.
E’ l’era dei media, si dirà. E infatti, nei media abbondano i tuttologi, come anche in questo caso. Rocca esprime giudizi su tutto dalla politica economica, al mercato del lavoro e i sindacati, dalla ricerca pubblica a quella privata (di cui si parla guarda caso), dall’università all’asilo, d’immigrazione e adozioni. Su tutto egli conosce, evidentemente, quale sia il linguaggio nuovo e quello vecchio. Qual è la situazione invece, è tutto un altro paio di maniche. Le statistiche, gli studi, le proiezioni, quelle che magari noiosamente tracciano un bilancio longitudinale, quelle non contano. E naturalmente non aspettatevi contro proposte, troppa fatica.
A questo, aggiungete che quello che dovrebbe essere nuovo in politica, solitamente è vecchio in accademia. Per esempio, Obama attinge a piene a mani dal filone di pensiero socio-economico del “paternalismo liberale” di cui si discute da almeno venti anni.
Almeno in West Wing, lo staff presidenziale si dotava dei migliori cervelli in circolazione. E Obama, non ha fatto diversamente. Da noi ci dota delle lingue più lunghe.
In Italia, accade qualcosa di diverso. Non conta quello che si dice, conta il suo potenziale di novità. Che sia una stronzata, questo non offende l’intelligenza di nessuno invece.
In questo siamo all’avanguardia, infatti. Stronzate come le nostre, non le dice nessuno in Europa.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Sacrosanto.

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