In occasione della giornata mondiale contro l’omofobia il quotidiano le Monde ha lanciato un incisivo appello, firmato da numerosi politici e intellettuali. Di seguito ne riportiamo la traduzione.
Rifiutiamo la transfobia, rispettiamo l’identità di genere!
Ovunque nel mondo le persone che vivono la loro identità di genere al di fuori delle norme in vigore si devono confrontare con violenze, abusi, stupri, torture e crimini di odio, sia nella loro vita privata che in pubblico. Quest’anno è stato già segnato da molti omicidi di donne transessuali, assassinate in Honduras, in Serbia e negli Stati Uniti. Anche gli uomini di origine transessuale sono vittima di crimini di odio, di pregiudizi e di discriminazioni, anche se sono “invisibili” agli occhi della società.
Nel mondo i diritti umani fondamentali delle persone “trans” sono ignorati o sbeffeggiati, a causa dei pregiudizi, dell’ignoranza, della paura o dell’odio; esclusione sociale, povertà, salute precaria, assenza di prospettive professionali, queste sono le conseguenze che devono subire le persone trans.
Lontani dal proteggere i cittadini e le cittadine trans, gli Stati e le istituzioni rafforzano la transfobia sociale attraverso le politiche reazionarie che conducono: troppo spesso le leggi e le pratiche sociali obbligano queste persone a vivere con una identità di genere che sentono come falsa. Nella maggior parte dei paesi, ogni atto volto a cambiare il genere può provocare delle sanzioni legali, esporre a maltrattamenti e condurre all’esclusione sociale.
In altri paesi, il riconoscimento legale del cambiamento di genere è condizionato alla sterilizzazione o ad altri interventi chirurgici importanti. Le persone che non possono o non vogliono sottomettersi a questi trattamenti non possono ottenere il riconoscimento della loro identità di genere desiderata e sono “smascherati” quando attraversano una frontiera, si sottopongono ad un controllo di identità, richiedono un lavoro o acquistano un telefono portatile. Inoltre, la classificazione medica internazionale in vigore li considera ancora come mentalmente “disturbati”. Questa visione arcaica non solo è falsa e insultante, ma anche giustifica, e addirittura rafforza, le discriminazioni e le stigmatizzazioni.
Mai più dei “malati”
Eppure, alcuni progressi legislativi importanti sono stati realizzati recentemente in paesi di differenti culture (…) grazie a politiche coraggiose. Dei progressi sono quindi possibili. Ovunque nel mondo, le persone trans si mobilitano per reclamare i propri diritti umani e le proprie libertà. Dichiarano di non accettare più di essere stigmatizzati come “malati” o sbeffeggiati nella loro umanità in base alla loro identità di genere: transessuali, transgender, travestiti, e altre espressioni culturali che esplorano le frontiere di genere. E’ per questo che noi domandiamo:
All’Organizzazione Mondiale della Sanità di non considerare più i transessuali come sottoposti a turbe mentali e di promuovere l’accesso alle cure adatte quando le persone interessate lo domandino;
Agli organismi delle Nazioni unite per i diritti dell’uomo di indagare sugli abusi di cui sono vittima le persone trans e di prendere le misure necessarie per combatterli;
Agli Stati del mondo di prendere tutte le misure necessarie, nel rispetto dei principi di Yogyakarta, perché le persone transessuali possano beneficiare degli aiuti sanitari pubblici, qualora lo desiderino, compreso per la riassegnazione sessuale, perché possano adeguare il loro stato civile al genere che rivendicano, perché possano vivere la loro vita sociale, familiare e professionale senza essere esposti alle discriminazioni, pregiudizi o violenze transfobe, perchÈ siano protetti dalla polizia e dalla giustizia dalle aggressioni fisiche di cui sono vittime.
Noi ci appelliamo all’ONU, all’OMS e agli Stati del mondo perché adottino queste misure, rifiutino la transfobia e facciano rispettare il diritto dei cittadini che intendano vivere tranquillamente e in piena liberté, come espressione della loro libertà culturale, l’identità di genre che rivendicano.
Martine Aubry, prima segretaria del PS ; Elisabeth Badinter, filosofa; Bambi, artista; Françoise Barré-Sinoussi, premio Nobel per la medicina; Pierre Bergé, uomo d’affari; Marie-George Buffet, segretaria nazionale del PCF; Daniel Cohn-Bendit, presidente del gruppo Verdi al Parlamento europeo; Michael Cashman, presidente dell’intergruppo gay e lesbiche del Parlamento europeo; Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi; Jacques Delors, ex-presidente della Commissione Europea; Judith Butler, filosofo (Berkeley); Jean-Pierre Dubois, presidente della Lega dei diritti dell’uomo; Cécile Duflot, segretaria nazionale dei Verdi; Eric Fassin, sociologo, ENS; Geneviève Fraisse, filosofa, CNRS; Maurice Godeler, antropologo, EHESS; Serge Hefez, psichiatra e psicoanalista; Jean-Paul Huchon, presidente del consiglio regionale dell’Ile-de-France; Jacques Gaillot, vescovo di Partenia; Elfriede Jelinek, premio Nobel per la letteratura; Jack Lang, ex-ministro della cultura; Noel Mamere, deputato; Luc Montaignier, premio Nobel per la medicina; Michelle Perrot, storica; Elisabeth Roudinesco, psicanalista; Yvette Roudy, ex-ministro per i diritti della donna.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







e da quando in poi leggi Le Monde al posto de L’Humanité?