di Gabriele Boccaccini, professore ordinario di storia delle religioni, università del Michigan
Le dichiarazioni del Presidente della Camera, on. Giancarlo Fini sono estremamente importanti e del tutto condivisibili. Dirò anche di più: spero che questa divenga la posizione ufficiale del Partito Democratico (fermo restando il diritto al dissenso individuale), il che non significa assolutamente pensare di dover epurare i cattolici o i valori cattolici dal partito. Il problema è sempre il rapporto tra volere della maggioranza e diritti delle minoranze. Il senso delle dichiarazioni dell’on. Fini è che in uno stato laico una maggioranza etica non possa e non debba trasformarsi automaticamente in legge dello stato, altrimenti una democrazia si trasforma nella dittatura etica di una maggioranza. In presenza di posizioni etiche irriconciliabili, lo stato laico non deve scegliere tra la tesi del 51 per cento e quella del 49 per cento, ma saper offrire un compromesso alto, che accolga quanto da (quasi) tutti condiviso (per esempio il rifiuto dell’eutanasia attiva da parte del medico e di chiunque altro, senza espressione di un consenso dell’interessato), salvaguardi il diritto di tutti a vivere secondo le proprie idealità e al tempo stesso conceda a ciascuna rilevante componente il diritto a risolvere il problema dell’accanimento teraupetico secondo il proprio quadro di riferimento morale (la soluzione del testamento biologico).
In sostanza, a chi accetti certi trattamenti (perché il loro rifiuto sarebbe moralmente inaccettabile) si deve offrire la possibilità e i mezzi per farlo, e a chi li rifiuti (perché la loro accettazione sarebbe moralmente altrettanto inaccettabile) si deve offrire laicamente la possibilità di seguire la propria coscienza. La Chiesa cattolica in Italia ha un ruolo maggioritario, ma non ha l’esclusiva della morale in presenza di minoranze significative di altre denominazioni cristiane o religiose o secolari. Il voto in Parlamento non è un referendum tra chi è cattolico e chi non lo è, tra chi è con questo Papa e chi non lo è, ma tra chi crede nello stato laico e chi non ci crede (e ci sono cattolici e non cattolici in entrambi gli schieramenti). Il PD (e spero un giorno anche un PdL che ritrovi la sua originaria ispirazione liberale, come i grandi partiti della destra europea) non può che essere schierato a favore della costruzione di uno Stato autenticamente laico e pluralista, che sia veramente la casa di tutti e la proprietà di nessuno.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Tutto molto giusto.
Solo una domanda.A quando risale e dove trovo evidenze della “originaria ispirazione liberale” del PDL?
Fino ad ora ho sempre pensato che fosse un gruppo di opportunisti guidato da un corruttore senza scrupoli e senza ispirazioni che non fossero i suoi interessi personali.
Evidentemente sbagliavo.
Un saluto a Detroit,
ciao
Parole e fatti.
Belle le parole di fini laicità dello stato, voto agli immigrati, diritti dei gay.
Cose che nemmeno il Pd ha il coraggio di dire. (vero Binetti e Rutelli?)
Una cosa però Fini dice cose che non applica, anche perchè appoggiato da un maggioranza xenofoba e grezza.
Tra i fatti ricordo la legge Fini-Giovanardi sulle droghe (equiparazione sostanze leggere e pesanti, e abolizione delle dose media giornaliera), la legge Bossi-Fini (quella che permette i respingimenti anche dei rifugistipolitici).
Inoltro Fini non ha mai spiegato che ci faceva nella caserma dei cc San Giuliano, durante le drammatiche giornate della mattanza a Genova.
Quindi belle le parole, ma quando i fatti?