Come avete letto su internet o sui giornali, ieri a Roma si sono date appuntamento le persone che poche settimane fa si erano incontrate a Piombino. Segue il documento diffuso e presentato ieri, frutto di quella tre giorni di lavoro. E’ un embrione, un punto di partenza.
Nel PD e per il PD: da Piombino per un nuovo racconto dell’Italia
Un ciclo è finito:
- non c’è merito
- non c’è ricambio
- impera la cooptazione
- la rappresentanza è sempre più autoreferenziale
- l’Italia è un paese a marginalità crescente
contro la marginalità si deve aprire un nuovo ciclo:
- favorire la società aperta,
- promuovere il merito
- progettare il futuro del paese
- rafforzare la dimensione europea
- fare della crisi un’opportunità
- dare maggiori tutele e più opportunità
- premiare chi fa bene e chi fa del bene
- ripartire dalla persona e riconoscere il ruolo sociale dell’impresa
- più Europa politica, sociale e ambientale
- rafforzare il mercato unico europeo
- dire no al protezionismo
- partire dalla persona per costruire la cittadinanza
- valorizzare e aiutare le aspirazioni individuali
- favorire la libertà responsabile
- promuovere la concorrenza ordinata
Persone che scelgono di incontrarsi, discutere, individuare punti valoriali comuni e lanciare proposte concrete, condividere l’avvio di un percorso, nel PD e per il PD, di innovazione generazionale, non anagrafica ma culturale, in una visione sana e costruttiva del conflitto, orientata ad un futuro prossimo e lungo. Due momenti di plenaria, una giornata di lavori di gruppo su quattro temi. Niente di straordinario per un partito politico, qualcosa di inusuale per la politica italiana. Clima di dialogo positivo nel quale le idee costruttive hanno pesato più delle critiche agli avversari, con l’obiettivo di contribuire ad un racconto del paese alternativo a quello berlusconiano, ma con Berlusconi che smette di essere faro su cui orientarsi e si profila come protagonista di una politica vecchia, avversario da battere con la forza di idee e proposte ancorate al presente e capaci di guardare avanti. La consapevolezza del limite – tre giorni, persone solo parzialmente rappresentative, temi non esaustivi – ma la convinzione che il PD necessita delle energie e delle idee di tutti coloro che hanno a cuore il suo futuro e quello dell’Italia. Uno sguardo, quindi, non ombelicale, rivolto al paese e non ai circuiti mediatici, ad ampio raggio ma con la volontà di trovare punti di condivisione, di sintesi di rilancio capaci di superare le fratture sociali storiche che ancorano al passato le culture politiche, capaci di stare nella contemporaneità. “Noi partiamo dalle persone” è la frase che meglio descrive l’orientamento di riflessioni e proposte, trovando un punto di osservazione alternativo allo scontro individuale-collettivo che per anni ha occupato identità e differenze politiche. Partire dalle persone: cittadini di una società laica, imprenditori, lavoratori e consumatori di un sistema economico liberale e giusto, elettori che partecipano ad una politica aperta e democratica, cittadini, infine, informati e digitali per un apparato mediatico che superi l’egemonia dell’etere. Laicità, economia, politica e media: le quattro aree tematiche sulle quali si è discusso, quattro spazi dell’abitare intorno ai quali sviluppare analisi e proposte per un racconto dell’Italia che possa portare il PD ad essere competitivo nelle sfide di rappresentanza ed elettorali dei prossimi anni. Tre giorni di lavoro orientati all’Italia e al PD, con la richiesta ferma di tenere il congresso – il primo congresso, con necessità di funzione ancora fondativa – nell’autunno del 2009 e l’obiettivo di rendere effettive e correttamente regolate le innovazioni democratiche previste dallo statuto.
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Risultati: valori e proposte
Orientamenti valoriali e proposte concrete: questi gli obiettivi della discussione, che ha prodotto risultati che vogliono essere l’avvio di un work in progress che continui ad aprirsi ed essere di servizio al PD. Risultati schematizzati in una tag cloud di parole chiave e in alcune proposte esemplari.
Format di discussione ed elaborazione, prospettive
Discussione orizzontale e aperta, facilità di uscire da schemi classici e idee fisse, assenza di personalismi, ad eccezione della sana difesa delle proprie idee, partecipazione larga e democraticità a scelte e decisioni, proposte come sintesi di rilancio, non condizionate da veti ma da una volontà inclusiva e maggioritaria. L’incontro di Piombino si offre come base di costruzione di un work in progress che trova nel format di lavoro una delle novità maggiori, capace di offrire quegli spazi di dialogo che tanti democratici (o potenziali democratici) cercano. Un format che verrà ripreso nei prossimi incontri – il primo tra europee e pausa estiva – per dare continuità, per allargare a persone e territori, per ritornare su valori, parole, idee. Per dare un contributo in vista del congresso dell’autunno 2009, e da lì in avanti. Un format che, anche in vista del percorso congressuale, si propone come esempio di discussione, elaborazione e decisione da modellizzare, riprendere e sperimentare.
Economia e società
“Usciamo dalla crisi e cambiamo il nostro futuro”
La crisi che stiamo vivendo non è solo il segnale che un ciclo si è concluso, ma indica che è arrivato il momento della responsabilità e del cambiamento. Dobbiamo avere la capacità e il coraggio di immaginare in modo diverso il nostro paese in Europa e nel mondo. In questi ultimi anni l’Italia è cresciuta meno degli altri paesi e in numerosi settori è diventata meno attrattiva, ha perso il suo tradizionale appeal in molti settori strategici come il turismo, l’industria, la piccola media impresa. I nostri porti, aeroporti, le nostre università sono diventate più marginali nel mercato globale degli scambi delle merci, delle persone, della cultura e dell’informazione. Secondo i dati Eurostat, In soli dieci anni l’Italia è passata dal quinto al penultimo posto nell’Unione a 15, in termini di reddito, superata da paesi come la Grecia che dodici anni fa aveva solo la metà del potere di acquisto dell’Italia. Se guardiamo poi alle previsioni sul livello PPP (Purchasing power parity) tra dieci anni, l’Italia sarà superata dalla maggior parte degli ex paesi comunisti e nel 2020 potremmo vedere persino la Romania superare il nostro paese. Il “cuore” del problema del nostro paese sta nella scarsa crescita (o addirittura de-crescita) della produttività, le cui determinanti sono nel nostro Paese da tempo in sofferenza ed è su quelle che occorre agire per evitare la crescente marginalità del sistema-Paese. I mali dell’economia italiana negli ultimi anni hanno sono stati certamente congiunturali, dovuti al debito pubblico e alla debolezza della domanda interna ma, anche e forse soprattutto, strutturali. Ciò che determina in ultima analisi la crescita di un Paese è la produttività totale dei fattori. La produttività – intesa come la intendiamo qui – è definibile come tutto quanto permette ai fattori produttivi (capitale e lavoro) di produrre al meglio delle loro possibilità. Concorrenzialità dei mercati, distribuzione efficiente delle risorse, efficienza della pubblica amministrazione, livello del capitale umano, capitale sociale, infrastrutture, beni pubblici, tecnologia e ricerca&sviluppo, stabilità macroeconomica e politica, tutela dei diritti di proprietà, legislazione efficiente e regole chiare e snelle. Tutto questo è la produttività. Tutte queste sono le determinanti del tasso di crescita potenziale di un paese. “Quando c’è una crisi, è terribile sprecarla”: uscire dalla crisi, quindi, ma uscirne diversi, facendo diventare questo anno orribile l’occasione per rimettere l’Italia al passo con la crescita e l’aumento delle opportunità dei paesi con cui ci confrontiamo. Parliamo spesso di “economia sociale di mercato”: il nostro paese, però, ha bisogno di più sociale e di più mercato, di una trasformazione dell’intero sistema di intervento sul mercato del lavoro e della previdenza. Dobbiamo evitare che la politica dell’emergenza porti unicamente alla crescita della spesa pubblica corrente e ad un maggiore controllo statale sulle imprese a discapito della libera iniziativa. Vogliamo che la risposta ai tentativi neo-protezionistici sia una valorizzazione seria del made in Italy (anche, ad esempio, attraverso investimenti che mirino ad una maggiore integrazione tra Istituti Tecnico industriali e distretti). E vogliamo rilanciare la capacità del nostro paese di attirare imprese, capitali, risorse qualificate dai paesi stranieri, così come studenti. Ragionare su come uscire dalla crisi dovrà diventare l’occasione per voltare veramente pagina, nella consapevolezza che per rimettere in moto l’Italia dovremo agire in modo anche diversamente articolato nelle varie aree del paese a partire da quelle zone dove qualsiasi tipo di strategia deve fare i conti innanzi tutto con la necessità di ristabilire la legalità e il controllo dello Stato sul territorio. Altre aree del paese risentono in modo più acuto della crisi perché sono maggiormente esposte al mercato. Per queste, dobbiamo elaborare strategie alternative al mero protezionismo propagandato dalla Lega e garantire quell’autonomia ai territori indispensabile per competere quotidianamente con le regioni e macro-regioni europee confinanti. Dobbiamo affrontare i problemi della scuola, della formazione, dell’occupazione femminile con politiche capaci di aiutare quelle aree del paese che sono più lontane dalle medie europee e soffrono di più dei bassi livelli di rendimento scolastico e dei bassi livelli di occupazione femminile. Secondo dati OCSE in Italia le donne occupate sono la metà contro una media dei paesi OCSE di due su tre. Se guardiamo invece ai giovani, nella media OCSE il 44% è disoccupato mentre solo il 25% di giovani italiani ha un lavoro. Se guardiamo alla scuola poi, il ragazzi di 15 anni del nostro paese sono quartultimi per conoscenza di materie scientifiche e livelli di lettura. In questo quadro di “federalismo democratico” dobbiamo avere il coraggio di affermarci come forza capace di congiungere le azioni dei diversi sistemi locali, riconoscendone si una spiccata autonomia ma senza cedere alla logica del campanilismo e dell’ordinanza per sopperire alle carenze di politica nazionale. Il PD deve candidarsi ad essere la forza politica in grado di favorire la società aperta, la società che sceglie la strada più innovativa che è quella dell’allargamento delle tutele a nuovi soggetti. Una strada da percorrere anche a costo di mettere in discussione riferimenti tradizionali, forse non più del tutto rappresentativi delle complessità che siamo chiamati ad affrontare. Per realizzare tutto questo occorre affermare con forza e convinzione una nuova autonomia della politica dalle forze sociali, economiche e sindacali e ripartire da una nuova centralità della persona.
Il PD che vogliamo deve partire dalla persona: dalla persona che lavora, che studia, che ha figli. Deve partire da chi è in pensione e dai nuovi deboli e esclusi. Deve essere capace di vedere in modo autonomo dove sono le persone che faticano a realizzare le proprie aspirazioni individuali. Deve mettersi dalla parte di coloro che vivono la vita precaria del precario, la vita sradicata di chi è costretto ad abbandonare la propria terra per mettere a frutto i propri studi, la vita delle tante donne che per mancanza di servizi e di una cultura del lavoro femminile dopo aver studiato per tanti anni restano ai margini del mercato del lavoro.
Un primo passo per uscire dalla marginalità l’Italia deve compierlo rafforzando la propria dimensione europea. L’Italia ha bisogno di più presenza in Europa, di più competenze, di più energie, di un’Europa politica dove le forze riformiste possano combattere la sostanziale indifferenza dei governi delle destre rispetto alle moderne politiche ambientali, energetiche e dell’immigrazione. L’Italia deve essere in prima linea a chiedere che l’Europa diventi la nostra guida nella globalizzazione. Senza Europa, l’Italia, come gli altri Stati europei, sparirà dalla carta politica mondiale del XXI secolo.
Accanto a questo è necessario che il nostro welfare venga ripensato per i lavoratori e non per i posti di lavoro; e per valorizzare capacità di innovazione e di auto organizzazione della parte più sana e attiva della nostra società. La buona politica deve saper comprendere chi sono i deboli di oggi ed orientare verso di loro le risorse, creare basi di partenza più eque, dare la possibilità ad ognuno di giocare veramente la propria partita. Per questo noi vogliamo proporre politiche capaci di ridurre la precarietà, sostenere con servizi efficaci chi lavora in modo flessibile, unificare i sistemi pensionistici pubblici e privati, accompagnare e rendere flessibile l’uscita dal lavoro.
Crediamo che la cifra che deve caratterizzare le nostre proposte per uscire dalla crisi e per la crescita futura del paese si debba basare su un’idea di libertà responsabile e di concorrenza ordinata basate sul merito, la responsabilità e il rispetto delle regole. E per uscire dalla crisi con lo sguardo già volto al futuro crediamo che si debba puntare su investimenti orientati all’integrazione territoriale e sociale e all’economia dei beni pubblici. Puntare quindi allo sviluppo delle infrastrutture, al rafforzamento delle reti e all’integrazione delle public utilities, a tutte quelle azioni che rafforzano la dimensione metropolitana come luogo in cui si sviluppano economie di scala, relazioni sociali e opportunità di sviluppo. Investire in politiche che favoriscono l’integrazione sociale nei centri abitati, nella scuola, ripensando al piano casa e all’edilizia sociale non solo come un modo per rimettere al lavoro le imprese, ma come occasione per ripensare alla città di oggi e ai luoghi della convivenza e dell’integrazione tra le persone di un paese che negli ultimi anni si è profondamente trasformato. Ripensare quelli dei beni pubblici – sanità, ambiente, cultura e turismo – come settori ad alto contenuto di innovazione, ricerca e tecnologia. Tutto questo è possibile nella misura in cui sapremo prendere sul serio la società imprenditoriale, cioè la capacità della società di autorganizzarsi nell’impresa, nel sociale e nei servizi, garantendo e richiedendo ad essa legalità, rispetto delle regole e una radicale semplificazione burocratica e fiscale. Il rispetto delle regole che per le imprese non può essere un costo alternativo agli investimenti in innovazione, così come la sicurezza sul lavoro non può essere alternativa alla competitività negli appalti. Il rispetto delle regole deve essere riconosciuto come un importante fattore di competitività. In questo modo la lotta all’evasione, la lotta al caporalato e al lavoro nero diventano parte integrante del ruolo della politica nella promozione del ruolo sociale dell’impresa.
Alcune aree di intervento e proposte per uscire dalla crisi e guardare al futuro. Favorire le economie dell’integrazione territoriale, sociale e dei servizi:
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investire in infrastrutture e nelle reti,
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investire nel piano casa, nel social housing e in progetti di integrazione rivolti al sociale,
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investire nell’integrazione delle public utilities,
Per un’Italia più attrattiva:
- favorire l’economia dei beni pubblici come sanità, ambiente, energia, turismo
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valorizzare il made in Italy,
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rafforzare la dimensione europea,
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rimuovere le cause che rendono l’Italia un paese di difficile accesso per le imprese,
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incentivare studenti e ricercatori italiani e stranieri a scegliere di operare in Italia,
Per un paese più accessibile:
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incentivare l’occupazione femminile soprattutto al sud,
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allargare le tutele a tutti i lavoratori
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garantire il salario minimo di ingresso e di disoccupazione,
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introdurre un reddito attivo di solidarietà
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puntare sulla flessibilità in uscita dal mondo del lavoro,
Laicità
“E’ democratico un processo continuo di promozione dei diritti”
Che cos’è dunque la laicità, cosa vuol dire costruire, vivere e lavorare in uno Stato laico? Essere costretti a chiederselo è in qualche modo già il segno di una sconfitta: se la laicità delle nostre istituzioni è sancita solennemente nella Carta Costituzionale ed è parte del patrimonio culturale degli italiani, il solo fatto di avere oggi dei dubbi sulla portata e la natura di questo principio rappresenta un vulnus alla nostra vocazione democratica. Il fatto è che la politica, specie negli ultimi due decenni, ha fatto grande fatica a legiferare leggendo la società ed il suo evolversi, il suo modificarsi: gli strumenti legislativi su grandi temi della vita sociale e dei singoli cittadini messi a disposizione della nostra comunità nazionale sono stati largamente inadeguati rispetto ai bisogni del Paese e anche rispetto agli standard della comunità degli altri Stati Europei. L’Italia ricopre stabilmente un ruolo di retroguardia nella regolamentazione e nella promozione dei fenomeni che maggiormente caratterizzano questo nostro tempo: nuove famiglie, coppie di fatto, fecondazione assistita, multiculturalità, ruolo delle donne nella società, nella politica e nelle imprese.
Eppure la società ha già metabolizzato molti di questi fenomeni. Ognuno di noi “contemporanei” ha amici e conoscenti che convivono, conosce persone che hanno attraversato il doloroso e difficile processo della procreazione medicalmente assistita. Nessuno di noi, laici o cattolici non importa, considera l’omosessualità un problema o una diminuzione (figurarsi una malattia!) né ritiene che la religione maggioritaria nel Paese debba essere quella sotto le insegne della quale debba essere amministrata la giustizia o impartita l’istruzione pubblica. La politica che fa fatica a decidere, il nostro partito che addirittura si blocca e si paralizza ogni qual volta si debba prendere una decisione sui temi che erroneamente vengono definiti “eticamente sensibili”, sono cose che ci lasciano perplessi e stupiti. La percezione e il sentire dei cittadini ci paiono essere molto più avanzati – più sereni, equilibrati e consapevoli – dei meccanismi arrugginiti e delle tattiche elettoralistiche della politica.
E se anche sbagliassimo, anche se per ipotesi il Paese non fosse ancora pronto per una legislazione sui temi della persona che sia aperta, moderna e innovativa, quale sarebbe comunque il ruolo della politica e del Partito Democratico? Quello di limitarsi a seguire il sentimento della “pancia” del paese o quello invece di promuovere una discussione che educhi a valori e posizioni più aperte, inclusive, rispettose del singolo? Sono moltissimi gli esempi in cui una politica virtuosa si è fatta carico di trainare il paese verso posizioni di maggior progresso e libertà rispetto a quelle esistenti: molte grandi riforme in tutto il mondo sono state realizzate da leader coraggiosi e dotati di visione anche quando erano minoritarie. Il suffragio femminile, l’abolizione della schiavitù, l’abolizione della pena di morte, l’affermazione solenne della parità tra i cittadini (sancita in Italia dall’articolo 3 della Carta Costituzionale) sono state assunte anche a costo di far fronte all’impopolarità e, in alcuni luoghi e periodi storici, di scatenare addirittura guerre civili.
Negli ultimi due decenni la politica non ha certamente adempiuto al suo dovere di guida e di leadership, ma ha al contrario mandato messaggi al paese che hanno incoraggiato pigrizia, egoismo e la protezione dei propri piccoli privilegi corporativi. La laicità è il contrario di tutto questo. La laicità è il luogo del rispetto della diversità, il luogo dell’incontro per il perseguimento del bene comune, il luogo della possibilità di scelta, il luogo del coraggio della responsabilità.
Eppure negli ultimi tempi abbiamo assistito, in particolare nella vicenda Englaro, al corto circuito più eclatante dove la politica ha complessivamente mancato al proprio dovere di rispettare le scelte individuali, facendolo in modo completamente strumentale. Abbiamo assistito a una vergognosa mistificazione e confusione tra una sedicente “cultura della vita” e una cosiddetta “cultura della morte”. Il Partito Democratico, dal suo canto, non è stato in grado di tenere dritta la barra sul rispetto della legge, sulla responsabilità e sulla dignità dell’individuo, sul peso intollerabile dei mass-media in quella triste vicenda. A questi fallimenti si sono contrapposte invece virtù che abbiamo visto in azione e sulle quali dovremmo far leva per costruire una società solida e nuova: la tenacia di un padre, l’attaccamento e la coerenza dei valori, la presenza di persone forti e capaci di condurre una battaglia di civiltà anche avendo contro poteri e meccanismi che sembrano invincibili.
Una società solida e nuova, però, non può essere costruita ignorando il valore, il ruolo sociale e il peso delle donne nel nostro Paese. Il ruolo ancora così sostanzialmente e scandalosamente limitato delle italiane nella nostra società è una pura questione, ormai irrinunciabile, di Democrazia. Bisogna intervenire con strumenti forti, anche utilizzando strumenti estremi, che ci auguriamo transitori, come le quote e le norme antidiscriminatorie, per garantire la piena parità tra i generi, in funzione di un arricchimento del Paese che non può più permettersi di rinunciare alla presenza delle donne nella vita pubblica.
L’organizzazione della nostra società non racconta e non registra la vita delle donne.
La modifica della distribuzione dei pesi familiari dovrà essere guidata per fare in modo che le donne non siano più le principali fornitrici di servizi di assistenza a scapito della realizzazione personale e professionale. Più asili nido, più strutture di assistenza, il coinvolgimento dei padri lavoratori nella cura dei figli dovranno essere incoraggiati in ogni modo, anche attraverso strumenti legislativi di ispirazione nord-europea, così da evitare la discriminazione che le donne devono affrontare, in quanto madri o potenziali madri, sui luoghi di lavoro. Altre leggi come divorzio breve, contrasto alla violenza domestica e l’approvazione di una legge sulla riproduzione medicalmente assistita dovranno riequilibrare i diritti delle donne anche in tema di diritto di famiglia.
Va recuperato il senso del linguaggio, che dev’essere rispettoso e inclusivo e capace di comunicare in modo “economico”, nella consapevolezza che le parole possono essere pesanti come pietre. La politica deve imparare ad utilizzare senza paura e senza esitazioni un linguaggio che sia sempre non sessista. Il lavoro culturale che deve essere compiuto deve portare la società a stigmatizzare socialmente chi usa la lingua in modo da sopraffare gli altri.
Anche in questo senso il ruolo e la dignità dei cittadini Gay, Lesbiche Bisessuali, Transessuali deve essere immediatamente ricomposto e reintegrato. Non è ammissibile nessuna forma di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Nessun cittadino deve o può essere su questa base aprioristicamente escluso da alcun istituto giuridico. Se un cittadino non è idoneo a stipulare un negozio giuridico, questo può essere stabilito solo a valle, dopo un esame individuale, e mai sulla base di una caratteristica innata o sull’appartenenza a un gruppo (l’orientamento sessuale e l’identità di genere come l’etnia, le abilità o disabilità, l’età, il genere, le convinzioni filosofiche o religiose). Il PD nel suo statuto ha solennemente riaffermato questo principio e noi riteniamo debba fare ogni sforzo nella sua azione politica per tradurre in leggi questi principi base di civiltà, a partire dall’estensione del diritto di sposarsi per le coppie dello stesso sesso come già accade nei più grandi Paesi dell’Unione Europea. Una legge severa e rigorosa sull’odio a sfondo omofobico e transfobico dovrà essere immediatamente approvata come elemento di civiltà e di rispetto reciproco.
Ultimo tema, quello dei simboli religiosi.
A fronte di flussi migratori sempre più forti e ad una crescente multiculturalità della società bisogna lavorare ad un modello di inclusione dei migranti che prenda il meglio del modello assimilativo francese e di quello integrativo britannico per giungere ad una “terza via” italiana che coniughi integrazione e rispetto delle istituzioni comuni. A questo proposito sarà per esempio importante non evadere il tema dell’ostensione e della possibile coesistenza dei simboli religiosi, siano essi il velo sul capo delle donne musulmane o il crocefisso nei tribunali e nelle scuole. Quale deve essere l’atteggiamento della Repubblica Italiana a questo proposito? E’ un tema difficilissimo da risolvere ma che va affrontato senza paura o falsi pudori in forza di una discussione aperta e laica.
In conclusione, riteniamo che l’obiettivo debba essere la piena e rapida integrazione dell’Italia nel novero delle più avanzate democrazie europee, e che la linea politica del PD debba essere ispirata all’immediata elevazione dei diritti di cittadinanza in Italia ad una media UE che si può calcolare sia sulla base delle pratiche interne medie degli Stati dell’Unione, abbandonando dunque la nostra classica posizione di “fanalino di coda”, sia facendo in modo che l’Italia si adegui nel più breve tempo possibile e nel modo più completo possibile a tutta la normativa comunitaria (risoluzioni del Parlamento Europeo incluse) in tema di diritti civili.
Aree di intervento, declinate in più proposte concrete:
- Società di uomini e di donne
- Norma antidiscriminatoria: un genere non può essere rappresentato meno del 40%
- Legge sulla violenza domestica
- Equal pay
- Numero minimo di donne nei CdA
2. Bioetica
- Testamento Biologico
- Fecondazione assistita
- Pillola del giorno dopo
- Elenco medici obiettori
3. Diritti GLBT
- Matrimonio gay
- Legge contro l’omofobia
4. Stato e fedi
- Legge sulla religione nelle scuole
- Legge sull’ostensione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici
- Garanzia per i luoghi di culto
5. Nuove famiglie
- Asili nido e strutture per persone non autosufficienti
- Legge sulla maternità e paternità sul lavoro
- Legge sulle coppie di fatto
- Divorzio breve
- Adozioni ai single
Cambiare la vita
«A questo Paese serve un partito democratico»
La riforma della politica parte da chi la fa
Antidoti contro l’antipolitica (e contro la cattiva politica, prima di tutto)
Riproposizione a livello nazionale della mozione Cappato al Parlamento europeo, per la trasparenza delle spese parlamentari e dei costi della politica (rendicontazione degli eletti ogni anno, nel momento in cui i cittadini pagano le tasse).
Anagrafe degli eletti e pubblicazione dei dati riguardanti il reddito e altri dati ‘sensibili’ dal punto di vista politico (codice etico e elementi di “morale provvisoria”).
Criteri di valutazione per la promozione del merito in occasione delle candidature e per la verifica dell’operato degli eletti a metà e a fine mandato.
Una politica che risponda: il ruolo del Pd
Provare a richiamare più tardi o rovesciare la piramide?
Un partito “intelligente” (né necessariamente liquido, né solido) al servizio degli iscritti, dei circoli e degli elettori, ripensato per essere a disposizione dei cittadini e del partito diffuso, per accorciare la «distanza siderale» che li separa dai vertici del partito.
Put i circoli first (per una quadratura dei circoli): intervenire sullo Statuto, a livello nazionale e regionale, per rafforzare la sovranità dei circoli: loro autonomia a livello decisionale per quanto riguarda il dato territoriale e loro partecipazione alle decisioni nazionali.
Progetto complessivo di comunicazione attraverso la creazione di un ufficio comunicazione, di cui il Pd è attualmente privo, per cambiare la politica a partire dalle sue parole e per governare i processi di comunicazione.
Ripartiamo dai fondamentali (e dai fondatori)
Per una politica orizzontale e diagonale
Regolamento di attuazione dell’art. 28 dello Statuto del Pd per la consultazione di militanti e elettori e sua possibile adozione anche negli enti locali per la discussioni di questioni di particolare rilevanza (vedi alla voce doparie, sondaggi deliberativi, referendum consultivi).
Indagine sui fondatori (2008) che poi non si sono tesserati, per capire le motivazioni della disaffezione e per recuperare la base elettorale e politica del Pd.
Condivisione delle buone pratiche dei circoli del Pd, attraverso un database che raccolga le migliori esperienze dei circoli a livello nazionale.
Profondo ripensamento dei luoghi della politica, perché siano sedi di dibattito e luoghi di incontro aperto ai cittadini (appello contro i neonconservatori).
Cittadini, finalmente
Taxation and representation
Ripensare la cittadinanza, dagli stranieri agli italiani. Un partito del dialogo.
Diritto di cittadinanza europea per i residenti da più di cinque anni, con la possibilità di accesso al voto per le elezioni amministrative e europee.
Rovesciamento del tema dell’immigrazione, da problema a opportunità, attraverso la promozione di progetti pilota a livello locale, a partire dalle esperienze di Mestre, Milano e Piacenza: per provare l’integrazione e fare i conti con essa.
Rilancio del progetto Uguaglianze e del coinvolgimento dei cittadini stranieri nella politica del Pd, per la creazione di una cultura condivisa, più documentata e precisa, sul tema dell’immigrazione, della sicurezza e della integrazione. Diritti, doveri e sanzioni: informazioni puntuali contro i luoghi comuni.
Democrazia e Mass Media
L’Italia: un paese a libertà d’informazione limitata
La fine dei modelli di business tradizionali e le novità della rete stanno mettendo al tappeto l’industria tradizionale dei contenuti e l’industria culturale in generale ed i in particolare TV ed Editoria, strette tra oligopoli e crisi strutturale
La TV cade in picchiata , grazie al declino del mezzo e alla ulteriore povertà di contenuti. Dopo lo slancio che l’avvio delle tv commerciali avevano dato anche alla tv pubblica, i due mondi rischiano di assomigliarsi ed impoverirsi a vicenda. Si riduce la libertà di scelta per omogeneità al ribasso di format, di idee e di talenti.
Proprio per questo c’è bisogno di uno scatto innovativo . Non a caso il sistema televisivo resta ancorato paleo sistema dei partiti e non viene rinnovato mai. E’ importante ma non baste parlare delle frequenze.
L’Italia meriterebbe una grande BBC nel servizio pubblico , con risorse selezionate , rinnovate e ringiovanite. Una piattaforma pubblica più snella, riorganizzata e senza pubblicità aperta ad una integrazione crescente ai nuovi media. E’ necessaria una responsabilizzazione delle risorse locali nel sistema. Una svolta e non la preistorica immobilità cui l’hanno condannata tutti i governi.
A questo sforzo dovrebbero contribuire anche le piattaforme private : a certe condizioni si libererebbero risorse per la concorrenza , ma anche per la crescita dei media on line non gravati da questo canone sulle frequenze dei privati. Anche l‘editoria ha bisogno di uscire dal cono d’ombra dell’abbandono o della assistenza attraverso uno sforzo di sistema e nuovi modelli che si servano della rete per far conoscere i libri e farli poi comprare. Debbono cambiare i giornali come sistema e come prodotto e perciò la stessa professione del giornalismo deve rompere con il conservatorismo di casta o appartenenza politica, che a volte ne limita, libertà, performances e ruolo.
Ma non dobbiamo commettere l’errore di guardare solo al passato dei media per emendarlo
Cresce presso la popolazione l’influenza e la forza dei new media e dei social media e con essi si diffondono la cultura della condivisione della collaborazione, prendono forza i network sociali e le tecnologie che abilitano la partecipazione
I contenuti dunque aumentano e i consumatori diventano anche produttori, il sapere e la capacità critica circolano in forme nuove e inedite. La crisi degli investimenti pubblicitari sui media tradizionali, le difficoltà dell’editoria tradizionale sono anche i segni di un grande cambiamento negli orientamenti di chi consuma e utilizza questi contenuti e prodotti. I consumatori diventano attivi, critici, produttori essi stessi.
Muore il marketing tradizionale e la stessa pubblicità smette di essere unidirezionale e si piega a conversare. Il dominio e il controllo degli attori dei media tradizionali e i modelli imposti dal duopolio televisivo sono ancora fortissimi , ma vengono costantemente erosi e messi in discussione Questa ondata di partecipazione e creatività , con tutti i suoi limiti e difetti coinvolge ogni angolo della terra e si serve di tecnologie ormai alla portata di tutti (4 miliardi di cellulari e 1 miliardo di computer) .
Le statistiche dicono che l’Italia oltre ad una buona partecipazione ad internet, gode di un tasso di pro attività e creatività elevato nonostante numeri di alfabetizzazione soprattutto d’impresa, insoddisfacenti.. Un’ottima premessa per un paese che deve valorizzare per ovvie ragioni un patrimonio culturale sconfinato.
Perché ciò avvenga occorre però colmare il digital divide, diffondere la cultura della rete e della responsabilità ma anche garantire una rete a banda larga vasta , accessibile e onnipresente , wire and wireless (fissa e mobile) . Soprattutto occorre assicurare parità nell’ accesso a tutte le piattaforme che erogano contenuti (Digitale terrestre, satellite e IPTV) .
Resta fondamentale per tutti questi motivi una battaglia europea per garantire la libertà di espressione sulla rete e la possibilità di garantire la condivisione massima dei contenuti. Ogni intervento di limitazione e repressione preventiva e non ricondotto a responsabilità individuali è un gesto liberticida , inutile e dannoso per la crescita. Un danno al futuro di una industria, quella culturale che dalla crisi dovrà uscire rafforzata per rilanciare l’Italia La esigenza di regolamentare questo nuovo media così vasto e pervasivo deve essere basata su decisioni e regole condivise universalmente e sulla possibilità di remunerare l’opera dell’ingegno senza alimentare riserve corporative, posizioni di privilegio o monopoli; senza chiudersi a nuove forme di business basate anche sulla parziale o totale gratuità, su base volontaria, dei contenuti.
Proposte:
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L’Italia meriterebbe una grande BBC nel servizio pubblico, con risorse selezionate, rinnovate e ringiovanite. Una piattaforma pubblica più snella, riorganizzata e senza pubblicità aperta a una integrazione crescente ai nuovi media. A questo sforzo dovrebbero contribuire anche le piattaforme private: a certe condizioni si libererebbero risorse per la concorrenza, ma anche per la crescita dei media online non gravati da questo canone sulle frequenze dei privati.
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Devono cambiare i giornali come sistema e come prodotto e perciò la stessa professione del giornalismo deve rompere con il conservatorismo di casta o appartenenza politica, che a volte ne limita, libertà, performance e ruolo.
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Colmare il digital divide, diffondere la cultura della rete e della responsabilità ma anche garantire una rete a banda larga vasta , accessibile e onnipresente , wire and wireless (fissa e mobile) . Soprattutto occorre assicurare parità nell’accesso a tutte le piattaforme che erogano contenuti (Digitale terrestre, satellite e IPTV) .
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Ma un bel Pdf da scaricare no?
mi associo a francesco
ragazzi mettelo in pdf per leggerlo in tranquillità.
Da dei professionisti del mezzo mi aspetto più professionalità.
Forza confido fiducioso che ci riusciate.
Prima di tutto, COMPLIMENTI VERI per il contenuto del documento politico.
RICERCA
Ci sono delle energie vitali del paese che sono vincolate al potente di turno, e pertanto non è sufficiente essere un bravo scienziato o un bravo primario o un bravo docente universitario, ma devi essere soprattutto all’interno di una logica di potere che ti sostiene, per poter esprimere la propria professionalità. Esiste un ESILIO o un OSCURAMENTO di quelle persone capaci che non potranno mai emergere in Italia, ma che appena varcano i confini nazionali, a prescindere del loro orientamento religioso, o politico, o sessuale sono giudicati solo, e soltanto, per le loro capacità professionali. Questo è il motivo, o uno dei motivi, delle tante fughe di cervelli dall’Italia.
CONCORRENZA INDUSTRIALE IN ITALIA
Mi permetto di dire inoltre che l’economia italiana è in mano a pochi gruppi di potere, o a poche famiglie industriali, chiuse al loro interno, che non consentono a nessuno di poter entrare nel mercato. Faccio questa affermazione dopo aver tentato invano di portare in Italia una tecnologia innovativa da Israele, che non è stata MAI accettata, solo perchè era di ostacolo ai monopoli italiani che dominano il mercato.
ANOMALIA DELLA LEGA E DI BERLUSCONI IN ITALIA
La presenza di queste due correnti politiche in Italia, non provenienti dalla cultura politica italiana del socialismo, o dei movimenti liberali, o dei movimenti sindacali, o dei movimenti progressisti cattolici, ha creato una ANOMALIA PARLAMENTARE i cui effetti si cominciano a sentire in termini di:
- conflitto di interessi tra politica – mass media – potere economico;
- strisciante razzismo ed emarginazione dell’extra – comunitario e del diverso;
- maggiore area di evasione fiscale;
- maggiore impunità della malavita organizzata che in Sicilia, Campania, Calabria condiziona il tessuto economico e sociale;
- maggiore diseguglianze tra il Nord e Sud dell’Italia;
- imposibilità per i giovani talenti di avere uno sbocco professionale.
Purtroppo il PARLAMENTO non si occupa più dei problemi reali della mazione, ma solo di perpetuare il potere dei potenti di turno che dal 1994 ad oggi non sono mai cambiati, vedasi BOSSI e BERLUSCONI. Sono loro che decidono in base alla cieca ed assoluta obbedienza dei loro sottoposti, chi potrà essere un ministro o un potente politico.
Il DECLINO DELL’ITALIA è oramai sotto gli occhi di tutti, e solo questa televisione orientata politicamente ci fa credere il contrario.
capisco che sia importante, ma “promuovere il merito” è scritto 2 volte nell’elenco iniziale…
Corretto! Il pdf arriva, pazientate.
Carissime e carissimi piombini, nella mia vita oltre ad interessarmi di editoria (in Mondadori dal 1960 al 1980 a Milano, poi nelle Marche fino al 2000), sono sempre stato impegnato socialmente e politicamente: Movimenti, presidente comitato di quartiere, diritti del cittadino. Non ho mai occupato cariche remunerate di nessun tipo. Ho contribuito a far nascere il Movimento per il Partito Democratico nella città di San Benedetto del Tronto e nella provincia di Ascoli Piceno. Sono stato attivo per la elezione del sindaco della mia città, anche se egli ha contribuito a sabotare le primarie per la scelta del candidato sindaco. Ebbene se alzo gli occhi dal mio “giardino” oggi vedo le crepe della crisi mondiale che fa sentire anche nella nostra città, nella nostra provincia e nella nostra regione i suoi morsi.
Per le elezioni europee desidero lanciare un appello agli elettori del PD: la battaglia per cambiare la classe dirigente del partito dobbiamo farla usando il grande strumento democratico delle preferenze. Per questa ragione invito tutti gli elettori del PD a dare il voto sia alle europee che alle amministrative alla candidata/o o alle candidate/i (visto che alle europee le preferenze che si possono esprimere sono 3) più giovane/i della lista del PD, a patto che abbiano fatto al massimo un solo mandato nella carica per cui si candidano. Per una volta vi chiedo di votare solo secondo l’anno di nascita. Vediamo se in questo modo qualcuno finalmente sarà mandato democraticamente in pensione.
Grazie di aver prodotto questo documento. Cordialità, Tonino Armata
Concordo al 90% anche se è vero che alcuni concetti vanno piu’ studiati e “fissati”. Cmq, è chiaro che è un ottimo work in progress.
Un solo “question mark”: mi sembra che manchi il tipo di Democrazia avete in mente ( è vero si sente nello sfondo ma non è precisato), a che tipo di struttura istituzionale tendete, etc,etc. Magari è il caso di rifletterci.
Buon lavoro
Prima di tutto i miei complimenti sia per l’intenzione, sia per il merito delle proposte specifiche in tema di diritti, laicità, mass media. Qui si prosegue in qualche modo idealmente sulla linea del vecchio wikiprogramma de iMille, e – credo anche grazie alla compagine più allargata dei piombini – si fanno significativi passi avanti.
Poi, le critiche, insomma dove mi sembra che si debba lavorare ancora molto: la parte economia e società è al tempo stesso troppo generica e troppo limitata. Troppo generica perché manca di proposte operative, troppo limitata perché non coglie l’essenza della crisi. Non la faccio lunga perché ne ho scritto spesso proprio qui sul blog, da solo o assieme a Filippo. Però continuo a pensare che l’impostazione POLITICA di una risposta riformista alla crisi, e quindi di una politica economica e sociale riformista, passi necessariamente per l’integrazione della questione energetica e ambientale all’interno della “normale” politica economica. Altrimenti, si resta inevitabilmente nel solito bla bla BAU, pur pieno di buone intenzioni.
Ciò detto, avanti così e che il 27 giugno a Torino sia propizio ai piombini e al PD!
Concordo con Corrado sulle critiche alle parte economica. Mi pare generica e riesce o vuole uscire dal paradigma della crescita infinita che la comunita’ economica continua a proporre. Modello che, ahime’, non integra il concetto di risorse finite e in cui si continua a postporre sempre un po’ piu’ in la’ la fantomatica ripresa.
Anyway, si e’ comunque fatto un passo avanti degno di nota. Continuate cosi’.
1. Evitate espressioni in inglese per darvi un contegno come una volta politici e giornalisti facevano col latino: è semplicemente ridicolo (work in progress, format, Taxation and Representation ecc.) nel caso esista un corrispettivo italiano di uso comune. In questo contesto ricorda molto Alberto Sordi in un americano a Roma (Uacciu Uari, what’s american boy?).
2. Per una politica orizzontale e diagonale: siamo alle convergenze parallele? Possibile che la geometria della politica finisca sempre con delle rette evanescenti che tendono all’infinito, incomprensibile ai più?
3. E’ un elenco di buone intenzioni, delle quali notoriamente è lastricato l’inferno. Il PD all’inferno ce l’ha mandato esattamente questo: presentarsi con ottime intenzioni (addirittura un programma dettagliato con centinaia di pagine), e poi fregare la gente con un bell’indulto che non stava scritto da nessuna parte. Nessuno lo dimenticherà, come nessuno dimenticherà le parole sulla pace della sinistra e i bombardamenti di Belgrado. Queste sono le cose che la gente si aspetterebbe da un pedonano qualsiasi, che essendo l’incarnazione fatta ominide del perfetto figlio di puttana, queste cose le ha nel DNA. Peccato che B. è più onesto: ha un programma per radere al suolo l’italia e lo stà attuando con coerenza.
4. Coerenza: ormai è tardi per cercare ricette che salveranno l’Italia, l’umanità e la galassia. Basterebbe un po’ di coerenza, gente con una storia di onestà, persone con un CV dove c’è scritto si è laureato, ha lavorato, ecc. che si mettono al servizio della comunità. Ma perché Pertini era un grande politico, un grande uomo? Perché aveva una storia da Partigiano, da campione della libertà. Invece il PD ci presenta Cofferati, che la coerenza l’ha persa per strada tra la via Emilia, West Liguria, Strasburgo e Bruxelles.
5. Il tempo è scaduto. Da un pezzo. Molti – come me – hanno rinunciato e sono emigrati. Vedono l’Italia come un luogo decadente abitato da dei selvaggi. Vorrei tanto mi possiate dimostrare che chi se n’è andato, i fisici, gli informatici, e tutti gli altri che erano il meglio dell’Italia, abbiano torto marcio. Per una volta.
sono rimasto molto deluso del documento qui sopra. tutte idee buone e di buon senso, non lo metto in dubbio, ma si ha limpressione che la vita per voi si risolva nella capacità di fare impresa di produrre.
in ogni caso mi sarei aspettato qualche parola in più su ambiente e territorio (magari proprio in relazione ai sistemi produttivi) ed invece non ne parlate mai…
Ottimo! Concordo pienamente!
Ma secondo é anche fondamentale trovare una figura nuova, che preferibilmente abbia una esperienza amministrativa alle spalle e che creda profondamente in questo spunto programmatico, da candidare al congresso per la posizione di segretario. Io penso che abbiamo bisogno di un leader giovane, carismatico, che raccolga consensi trasversali, che sia pronto a mettersi in gioco e che dia nuova fiducia al nostro elettorato. Abbiamo bisogno di un salto in avanti. E credo anche che subito dopo le elezioni europee bisognerá iniziare a fare campagna nel paese e nei media per questo programma e per il suo rappresentante per arrivare preparati al congresso. Infatti non bisogna scordare che i due candidati in pectore avranno sicuramente un maggiore supporto dentro il partito.
Il documento è un ottimo inizio. Almeno, io l’ho interpretato così, un inizio, visto anche il format dell’incontro del 27 giugno (aperto a tutto e a tutti, se non ho capito male). Ed è ottimo perchè delinea alcuni argomenti in maniera diversa, cercando di aprire direzioni nuove. Anche a me, mentre leggevo, è salta agli occhi la mancanza di alcuni temi (es. quella battaglia iniziata da Bersani sulle corporazioni che fine ha fatto, non è proprio lì che si gioca una fondamentale partita per liberare le energie del paese?), ma è proprio dal fatto di trovare buchi che nasce la partecipazione. Se era tutto scritto, noi che stiamo da questa parte del blog che facevamo?
Vento in poppa!
La parte che contiene proposte concrete e ben definite negli obiettivi è quella intitolata alla Laicità e alle libertà e diritti individuali.
Dà l’idea che siano frutto di approfondimento e di esperienze personali,si sente che ne parlate sapendo di cosa parlate e cosa pensate di offrire al Paese.
In economia come nella parte dedicata ai media il documento sembra piuttosto generico.C’è tutto(o quasi) ma non si riesce a trovare il focus.
A proposito di questo documento parlate di un avvio di elaborazione del pensiero e degli obiettivi.Bene, potrebbe essere utile nelle future elaborazioni dare delle precise priorità di azione.
E facendo questo definire anche il carattere,l’identità di questo vostro gruppo che vuole animare (rianimare)la politica nell’area di un progressismo moderno ed europeo.
Direi che pensando a iMille sarebbe necessario che chiunque,dentro e fuori del PD,riconoscesse immediatamente per cosa vi battete e perchè.Un principio alto e di grande forza che si sviluppa attraverso due,tre iniziative nette e capaci di raccogliere simpatia e consenso, il più ampio possibile.
Se il tema forte,contrastato ma vivo nella nostra società civile,delle libertà individuali può essere il vostro,allora quello potrebbe essere il vostro elemento distintivo e assolutamente riconoscibile.
A mio giudizio ,in questo modo potrete crescere nell’attenzione dei cittadini,dare un contributo ed evitare il rischio di poca rilevanza e commenti indifferenti tipo,vabbè un’altro PD….che c’è di nuovo..tante parole e poi.. velleitari …
Scusate l’intromissione,
auguri,lode alla voglia di produrre cambiamento.
per chi chiedeva il pdf segnalo che si trovano online anche le slide:
http://pdobama.wordpress.com/2009/05/20/cha-cosa-vogliono-i-piombini/
Beh, il programma ce l’ avete. Adesso occorre un nome su cui far convergere l’ attenzione e che si proponga come candidato alla segreteria del PD.
E’ interessante l’ articolo sull’ Iran e internet sul Corriere di oggi. Perchè non lo possiamo fare anche nel nostro paese? cosa ci impedisce di far circolare le idee e scegliere il nostro rappresentante scardinando le logiche di cooptazione dei vertici del PD. E’ quello che succede col movimento di Grillo, quello che è accaduto con Serracchiani e Renzi e soprattutto con Obama. Basta avere una piattaforma programmatica condivisa ed un leader credibile che faccia da catalizzatore dell’ intero movimento: saranno poi i media tradizionali, costretti, a dare visibilità. Ci vuole coraggio e determinazione. http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_16/una_rivoluzione_la_guidano_donne_e_blogger_alessandra_farkas_e830c394-5a3b-11de-8451-00144f02aabc.shtml.
Ho letto con attenzione il vostro programma. Molti punti sono interesanti, ma altri ne richiedono un approfondimento con piani o proposte concrete, in particolar modo l’economia e società. Io sono stato precario e disoccupato per anni e sono finalmente arrivato con un sogno di gestire uno studio. Certo è che con queste crisi che vanno e vengono non avrò molte possibilità di assumere il personale e di accrescere le competenze nella mia azienda. Sono soltanto un piccolo imprenditore e siamo in 3. Prendo meno di un impiegato, anche se il capitale che ho immesso per lo studio è destinato per svolgere il nostro lavoro. Purtroppo a molte aziende del mio livello non godono di un sostegno autorevole che ci permettesse di sviluppare affrontando le difficoltà di qualsiasi tipo a scapito delle multinazionali. Nulla in assenza di questo punto mi ricorre in mente allo sviluppo, alla ricerca e all’innovazione del Paese. Per cui certi documenti, sebbene interessanti, come FlexSecurity e il punto che riguarda economia nel programma presentata dai piombini non ci illustra chiaramente quali sono i vantaggi che comporterebbero alle imprese PMI e i suoi dipendenti.
Per cui tale fatto non coincide con le belle parole o rassicuranti contenuti per un cambiamento in economia e società. Ci servono dati certi e proposte concrete per realizzare a raggiungere l’obbiettivo posto.
Mi sembra che abbiate dato più spazio ad altre cose e forse per vostra indubbia comepetenza, tipo matrimoni gay, laicità, e altri argomenti di natura spirituale.
La fonte di tutti i problemi nel Paese e delle ragioni di voto diverso dal PD nasce dall’esigenza di sopravalutare il concetto di “Dignità nel Lavoro”, più volte dimenticato dai vertici sia del centrodestra che del centrosinistra. Non vi chiedo il “posto di lavoro”, ma la sua dignità in termini di sicurezza del posto, garanzie per gli imprenditori PMI di fronte a certe pesanti ricadute economiche, di cui non sono colpevoli di dolo, di prestigio professionale, di serenità da trasmettere alle famiglie. Troppo spesso si pensa di salvare le anime dalla morte per ridare la vita, ma nessuno si è occupato di dare dignità alla vita di un precario, di un disoccupato, di un cassaintegrato, di un infortunato di lavoro senza possibilità di reintegrare al lavoro, di uno stagista senza futuro, di un lavoratore frustrato per non saper amministrare lo stipendio a fine mese, di un imprenditore in conflitto per evitare di licenziare il personale o di fallire l’azienda senza nessuna sua colpa. Insmoma varie realtà che varrà la pena di documentarsi a fondo e di riflettere sull’ascolto della gente comune e soprattutto “lavoratrice”.
A voi il commento costruttivo