Crisi finanziaria, corruzione e caso italiano

di Marco Simoni (da l’Unità)

Letta dalla prospettiva italiana, la retorica popolare diffusa negli Stati Uniti sulla crisi economica è preoccupante. Che si parli con Joe the plummer, il nuovo “uomo qualunque,” o con i professionisti della middle class, le responsabilità delle crisi vengono attribuite alla avidità e all’ingordigia dei finanzieri di Wall Street.

E’ una retorica che assomiglia molto a quella di tante pseudo-analisi della crisi italiana: è colpa della corruzione, è colpa della mancanza di senso civico, è colpa dell’egoismo dei potenti. Messa in questi termini, sarebbe più diretto e anche chiaro affermare che è colpa del Male, affermazione difficile da contestare. Il problema è che il Male non si può affrontare con strumenti politici. Quelli che ci hanno provato hanno finito per instaurare regimi totalitari, i cui esempi più recenti si trovano oggi negli stati islamici come l’Iran. In realtà, in America come in Italia, si scambia l’effetto con la causa.

Basti pensare a Mani Pulite. Si diffuse la convinzione che la causa del pessimo governo dell’economia degli anni 80 fosse da individuarsi nella corruzione. Non era vero, la corruzione era una conseguenza, grave, di altre cause, tra tutte: un sistema politico bloccato, un sistema economico organizzato in corporazioni. Il reddito irragionevole del banchiere di Wall Street era il frutto di un sistema che offriva a tutti la possibilità di aumentare il proprio benessere in maniera legale e senza apparenti controindicazioni, anche comprando la casa con un mutuo irragionevolmente economico. Un sistema che agiva come se il rischio non esistesse, dato che importanti norme prudenziali erano state abolite. La retorica che scarica la responsabilità sull’avidità scambia l’effetto con la causa e finisce per far perdere di vista, appunto, la causa. Il risultato è di non intaccare le scelte e le posizioni di coloro hanno provocato la crisi, e il dominio di interessi particolari. Molti dubbi continuano a circolare attorno ai vertici economici della amministrazione Obama. I suoi consiglieri e il ministro del tesoro hanno legami stretti col mondo della finanza. Gli stessi, pochi, economisti che avevano previsto la crisi, Nouriel Roubini, Paul Krugman, sono oggi molto critici sulle misure prese dal governo: troppo costose per i contribuenti, non abbastanza punitive per chi ha le responsabilità dei fallimenti. Si badi, non si tratta di desiderio di vendetta, ma di sani incentivi negativi. Invece, il timore è che possa accadere quanto visto qui da noi: una volta attribuita la responsabilità delle cose alla corruzione e alla disonestà, il risultato dieci anni dopo è il dominio dei maggiori beneficiari di quella stagione da cui si era provato ad uscire.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. antonio g.

    Per cortesia potresti completare la tua anlisi dandoci la tua idea sulle cause prime,quelle vere,sia dei nostri problemi negli anni ottanta che della recente crisi finanziaria/economica di origine statunitense?

    Grazie.

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