Non è solo l’unica candidata del Pd in regione, ma, fortunatamente, all’inizio della lista a Nordest: il terzo posto di Debora Serracchiani è stato ufficializzato ieri. Davanti solo l’ex ministro Luigi Berlinguer e il segretario regionale del partito in Emilia Romagna, e Walter Veltroni, giunto a Udine, commenta: «E’ una scelta importante per il Pd, ma anche per il Paese che ha un grande bisogno di forze nuove e fresche. E Debora ha le caratteristiche di apertura, rigore, intelligenza politica e freschezza intellettuale delle quali la politica ha bisogno».
Sala Paolino d’Aquileia occupata, in tutti i suoi posti, da gente comune, tra cui si sono confusi la presidente del Pd udinese Letizia Burtulo, diversi assessori e consiglieri comunali con qualche collega dell’opposizione provinciale, l’ex presidente della Regione Renzo Travanut.
Veltroni inizia il suo discorso parlando dell’amata Africa e della fame nel mondo, passando poi dal razzismo che sembra non essere più il tabù lasciatoci in eredità dalla guerra e si domanda incredulo come sia possibile. Ci sono i regimi, certo: «E i regimi sono orrendi sempre, qualunque colore abbiano: dalla Germania di Hitler alla Cina di Mao, si trovano pagine terribili. Ovunque si diffonda l’idea di trasformare un uomo in un dio pagano, si prepara l’autunno della civiltà. È accaduto anche in Italia, con le piazze piene e osannanti durante il fascismo, o nella grande civiltà germanica che dopo Goethe ha prodotto Mengele, e, se è accaduto l’impossibile, l’inimmaginabile, vuol dire che può ancora accadere. Magari nei confronti di chi fugge dalla fame: se da una parte del mare si muore a 38 anni e dall’altra si vive fino a 80, niente e nessuno potrà convincere quella gente a non attraversare quel mare. L’unica soluzione è assicurare a quei Paesi la possibilità di farcela da soli». Insomma, sfamarli laggiù per non metterli nelle condizioni di venire qua, aiutandoli nel loro paese, con la possibilità di stare assieme alla propria famiglia e agli amici e non costringendoli a venire qui, dove sono a fatica tollerati, parola che Veltroni odia: «Ritengo che il termine Tolleranza sia orribile se riferito a degli esseri umani: le persone non si tollerano, si rispettano! ».
*L’attualità innerva il discorso di Veltroni laddove gli consente di tracciare la sua linea ideale, quella di un Pd che deve poggiare la sua azione su **quattro pilastri*:* politica d’integrazione, lotta alla povertà, tutela dell’ambiente e cultura della solidarietà, perché «se non si costruisce nulla di collettivo per la società, prevale la cultura del branco e la noia».*
Alla larga dalla politica, dunque, con poche eccezioni come quella fatta per appoggiare la Serracchiani: «*Abbiamo bisogno che cresca una nuova generazione di dirigenti politici. Serve una generazione che non sia “ex” di niente, e che abbia dentro di sé solo l’identità riformista e democratica*». Debora, sul palco con il segretario provinciale Cristiano Shaurli, è parsa emozionata perché «il terzo posto non me l’aspettavo, significa che il partito ha colto il segnale che c’è voglia di rinnovamento». Quel rinnovamento su cui Veltroni ha continuato ad insistere perché «se ci sarà un europarlamentare come Debora sarà importante non solo per Udine e il Friuli, ma anche per l’Italia e il Pd». Si archivia così quella che poteva essere la seconda candidatura, quella dell’ ex assessore regionale Lodovico Sonego. Veltroni non lo conosce neppure, tanto che al politico subentra il cinefilo perché «per me Sonego è Rodolfo, lo sceneggiatore». E l’ex segretario insiste: «Non è giusto correre dietro al consenso minuto per minuto, dobbiamo essere capaci di resistere alle lusinghe del tempo*. La bellezza della politica è di dire cose scomode e difficili quando il vento dell’opinione pubblica soffia altrove*».
Alla fine, Debora Serracchiani, entusiasta, ha trovato Veltroni «in gran forma» e ha ricordato che «il 21 aprile del ’96 in Italia vinceva l’Ulivo».iMille.org – Direttore Raoul Minetti




