di Chiara Lalli
Tornano i DiDoRe, ovvero Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi, dopo un lungo e inutile percorso che dall’ipotesi dei Pacs – o di un istituto analogo – ha condotto fino a una vera e propria caricatura di una normativa a tutela di chi non può sposarsi.
Il progetto di legge 1756 ha un unico pregio: è breve. Fallisce miseramente nell’intento prefissato e annunciato nella prima riga, “portare chiarezza in zone giuridicamente grigie”, anche perché muove da un principio discutibile: che la Famiglia sia quella costituita da un uomo e una donna uniti in matrimonio. Magari religioso, visto che alla undicesima riga si citano “fonti autorevoli della Chiesa cattolica” per giustificare la discriminazione di chi non corrisponde ai dettami clericali.
Citare il cardinale Carlo Martini e la sua autorità sarebbe un difetto marginale se i diritti di tutte le famiglie fossero davvero garantiti – tramite una legge che si chiami “matrimonio” o DiDore poco importa.
Vengono affermati alcuni diritti “leggeri”: quello di visitare il convivente ricoverato; di essere designato come rappresentante in materia di salute in caso di incapacità di intendere e di volere; oppure nel caso di morte rispetto alla donazione degli organi. Si dimentica però che con l’avvento della legge sulle direttive anticipate ci sarà ben poco margine decisionale. Ma soprattutto manca completamente la parte “dura” di una legislazione matrimoniale, quella tutela che oggi solo il matrimonio offre ai coniugi. In altre parole chi non può sposarsi si ritroverà ben poche briciole. Ma chi è che non può sposarsi? I gay. Delineare un istituto giuridico equivalente al matrimonio omosessuale è impensabile in un Paese ipocrita, più preoccupato di non dispiacere qualche cardinale che di calpestare i diritti di molti cittadini. E poi l’istituzione del matrimonio omosessuale aprirebbe la strada alla peggiore delle piaghe secondo questi paladini della giustizia: l’omogenitorialità!
Meglio niente di una presa in giro. Meglio niente di una legge che sancirebbe ancora una volta, e come se ce ne fosse bisogno, l’ingiustizia e la discriminazione.
(foto di Chiara Lalli)iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Cosa possiamo aspettarci da un paese in cui regnano i sepolcri imbiancati? Per autorevoli (si fa per dire) esponenti della maggioranza predicare bene e razzolare male è la norma. Si negano ai sudditti diritti che i sovrani e il loro codazzo esercitano senza alcun ritegno. Sembra di essere tornati ai tempi del re sole quando l’omossessualità dei poveri era punita con la morte e quella dei ricchi premiata con cariche prestigiose. SOlo che mi pare nel frattempo c’è stata la rivoluzione francese (e non solo). Forse però non in Italia.
Questi discorsi sono identici a chi, dentro il movimento, vi faceva notare già dal 2007 che i DiCo erano largamente insufficienti qualora non offensivi. Dalle fila della maggioranza, dominata da quello che sarebbe stato il futuro pd, si diceva: sempre meglio di niente.
Vorrei farvi notare, inoltre, che i DiCo non erano migliori dei DiDoRe e che non prevedevano diritti concreti basati sul concetto di equiparazione, ma pseudodiritti che discriminavano le coppie gay.
Mi fa piacere che anche dentro il partito democratico si stia comprendendo che i diritti sono tali o non sono. Ma mi chiedo se questa indignazione che adesso fa dire “meglio il niente dell’ipocrisia” poi non diventi benaltrismo o un “meglio poco che niente” in caso di ritorno al governo.
Ricordo infine che fino a quando il pd avrà la Binetti e Rutelli – per non parlare di Fassino, Veltroni e D’Alema, su cui si potrebbe chiudere un occhio se solo si scusassero pubblicamente per la loro omofobia – le aperture del vostro partito verso i diritti civili per le coppie di fatto sono pressoche prive di alcuna credibilità.
Se passa questa legge, finalmente l’Italia avrà una legge che discrimina in modo aperto e franco le coppie dello stesso sesso. Le coppie di sesso diverso si possono sposare, se vogliono, e possono adottare figli. Le coppie dello stesso sesso possono giocare coi Didore e fermarsi lì. Il governo vuole approvare questa legge perché hanno cominciato a capire che se una coppia dello stesso sesso, sposata in Spanga o in Svezia o in altro paese della UE, chiede di trascrivere il matrimonio in Italia, la Corte Costituzionale non potrebbe opporsi, in mancanza di una legge che dica alcunché. Con questa legge qui, l’atto sarebbe trascritto come una “didoreata”.
Elfo,
io l’ho sempre pensata in questo modo – non sono quindi io il referente della tua puntualizzazione. Io sono per il matrimonio gay, nessuna altra soluzione mi sembra giusta.
Quanto al PD dubito che “si stia comprendendo che i diritti sono tali o non sono”. Quanto a me non c’entro nulla con il PD.
Condivido ogni tua parola (e quelle di Anellidifumo), forse sarei addirittura più dura.
L’elenco delle discriminazioni e delle carenze sul piano dei diritti civili è molto lungo, e le responsabilità del PD sono enormi: un altro schifo sarà la imminente legge sulle direttive anticipate.
Chiara, solo quando il cancro del PD sarà sciolto si potrà ricominciare a sperare in qualcosa. Fino ad allora, è giusto che governi la Destra. Fino a che gli ex comunisti non abbiano perso la sbornia per l’Opus Dei.
Anelli, temo che il cancro sia molto più esteso e, per continuare la metafora, siamo al capezzale di un malato terminale…