L’unica cosa che fa ridere di questo articolo è l’immagine.
Non fa ridere non poter offrire un gelato ai propri figli mentre si passeggia lungo Strada Nuova.
Non fa ridere non poterli più portare a pattinare sul Lungoticino.
E’ triste sapere che gli studenti non potranno più studiare spaparanzati al sole e a torso nudo (beati loro!) nell’area verde del Vul e non sapranno più dove legare le bici scassate con cui girano e animano la città, visto che è vietato legarle ai pali delle indicazioni stradali.
Ti fa sentire una massaia pezzente, e pure un po’ disperata, non poter più stendere il bucato sul balcone, se è visibile dalla pubblica via o dover prendere mezza giornata di ferie per sbattere i tappeti, visto che la finestra temporale è dalle 9 alle 11, se la tua abitazione si affaccia solo sulla pubblica via.
Mi lascia allibita sapere che è vietato chiedere l’elemosina, sempre e comunque, su tutto il territorio della mia città e mai potrò divertirmi a farmi leggere le carte ad uno di quei minuscoli banchetti che ho trovato in tante città, Milano inclusa.
Svanisce il sogno di camminare a piedi nudi nel parco della Vernavola (ma anche in piazza Minerva, per chi proprio ci tenesse).
Se fossi ricca (di euri, perché per tante altre cose sono milionaria
mi comprerei un palazzo in centro storico, acquisterei una scultura di Maurizio Cattelan e la piazzerei proprio all’ingresso.
Ma rischierei grosso, perché potrebbero vietarmi nelle “aree private visibili dallo spazio pubblico il collocamento o il deposito di qualsiasi cosa che a giudizio insindacabile dell’Autorità comunale, possa nuocere al decoro della città…” (art.20).
Invece ho una casa tanto carina, in affitto dove, già da ora, non sono più libera di ospitare chi voglio o per meglio dire i cittadini extracomunitari, “a qualsiasi titolo” lo faccia: sono obbligata a darne comunicazione alla Polizia locale entro 48 ore, mediante apposito modulo, fosse pure lo zio canadese o l’amica senegalese conosciuta in facebook.
Benvenuti nel nuovo Regolamento di Polizia Urbana di Pavia, reso esecutivo dal Commissario Straordinario del Comune.
In Lombardia è scoppiato il caso della norma regionale che vieta il consumo di cibi e bevande per strada, qui a Pavia il quadro è già stato completato.
Queste non sono norme per tutelare il bene comune o il decoro.
Queste sono norme per limitare la libertà di noi cittadini pavesi.
E non venitemi a dire che “tanto, non riusciranno mai a farle rispettare, non hanno uomini a sufficienza per sanzionare le violazioni”.
Vero, ma non è questo il punto del contendere.
Questo è arbitrio e non fa ridere.
Innocenti e sacrosante diritti di vivere gli spazi pubblici vengono posti fuori legge, sono ormai al di là del consentito.
Solerti funzionari staccheranno un po’ di contravvenzioni adesso, subito all’inizio, che è sempre un buon metodo per pubblicizzare norme e regolamenti nuovi; passaparola tra i pavesi farà il resto.
Poi, io so già che potrò continuare a mangiarmi il kebab dove mi pare, ma probabilmente non sarà affatto la stessa cosa per Mustafa e il suo trancio di pizza.
La prossima volta che passate da Pavia vi offro una pizza, un kebab e un gelato: la pizza la mangiamo seduti sotto i portici di Piazza della Vittoria, il kebab sul sagrato di Piazza Duomo e il gelato a fianco del Ponte Coperto, con pennichella finale su di una panchina.
Venite anche se siete in tanti, ho una casa grande io, si chiama Pavia.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





…sono allucinato….quando organizziamo una bella mangiata in piazza da 200/300 persone?
Ieri sera, a Torino, ho incontrato parecchie persone, armate di gelato, kebab e programma della Biennale della Democrazia. Erano (siamo) di tutte le età, di provenienze diverse ed avevano (abbiamo) un’espressione di discreta felicità