Si parla molto in questi giorni di posti nella lista del PD per le prossime elezioni europee del 7 giugno: appelli per aprire alle novità e appelli per valorizzare le risorse del partito, che tradotto vuol dire poi dare spazio a giovani leve – tra cui la star del momento Debora Serracchiani pare sia candidata nel Nord-Est – che riescano a rilanciare il PD e rimotivare sia gli elettori sia soprattutto i militanti – e troppo poco si parla di quanto sia importante motivare i militanti, sono questi infatti che da volontari portano i voti, diffondono le idee e convincono a votare per il proprio partito, sono loro la benzina, gratis, necessaria per buoni risultati elettorali – o candidare figure storiche del centro-sinistra, con tutte le luci e le ombre che questo comporta. Se, infatti, per certi aspetti simbolici ed elettorali una candidatura come Cofferati può essere buona – la rete della CGIL gli darebbe, e darebbe quindi a tutto il partito, un grande aiuto in termini di voti ed energie – dal punto di vista della serietà politica sarebbe un passo indietro – o meglio una conferma della visione del Parlamento Europeo come un pensionato, di lusso, di politici oramai a fine carriera.
Ma tutti questi discorsi restano pure lotte di potere, inutili e dannose, perché nessuno ancora ha mai parlato di perché dal punto di vista progettuale si dovrebbe votare per il PD. Al di là di un “sondaggione” della politica italiana.
Bisognerebbe ricordare, innanzi tutto, che si vota per il Parlamento Europeo, non per il Parlamento Italiano, e quindi sarebbe auspicabile che per prima cosa il PD elaborasse una visione dell’Europa. Franceschini ha detto che il PD farà squadra con i socialisti e i democratici europei, con i progressisti. E giustamente. Franceschini sa bene che il Partito Socialista Europeo (PSE) ha già da tempo elaborato un manifesto per le elezioni europee, manifesto usato dai vari partiti nazionali come punto di partenza per poi rielaborare, secondo i sentimenti locali, un progetto di Europa da sottoporre agli elettori, che poi confluirà nell’azione politica da portare nel parlamento europeo.
Nel PD come sempre si parla sempre di nomi ma mai di una visione della società, del mondo o dell’Europa.
Come democratici in Europa, sembrerebbe anche naturale proporre quattro questioni su cui il PD in Europa dovrebbe proporre con coraggio una propria visione politica.
Proviamo ad elencare quattro temi, non esaustivi:
- Economia. Esiste una visione economica al livello europeo, necessaria tanto più in questo momento di crisi? Qual è il progetto sul ruolo della banca centrale e su come i cittadini europei, come un unico corpo, debbano influire nella definizione della politica economica europea? Alcuni propongono che una parte delle tassazioni nazionali sia trasferita al livello europeo, altri propongono un ruolo più attivo della banca centrale. Quali sono, se ci sono, le idee che mette in campo il PD in economia al livello comunitario?
- Diritti. Questi, nell’ottica europea, sono legati alla mobilità, e si possono riassumere in una mancanza, o quanto meno in una dispersione normativa, di diritti (i) sociali, penso alla difficile compatibilità quando ci si sposta da uno stato all’altro dei contributi pensionistici e dei sussidi di disoccupazione; (ii) politici, credo sia durante questa campagna elettorale che bisogna avere il coraggio di proporre che i cittadini europei debbano poter votare, a tutti i livelli, secondo la residenza e non secondo la nazionalità; (iii) civili, perché, per esempio, le unioni diverse dal matrimonio e tra cittadini dello stesso sesso contratti in uno stato siano poi valide in tutti gli stati. E cosa si risponde a chi fa il proprio testamento biologico in Francia e poi, venendo in Italia si ritrovasse in condizioni sanitarie come quelle di Eluana Englaro? Deve ritornare in Francia per vedere esaudite le proprie volontà? (iv) all’istruzione, qual è il percorso scolastico europeo dei bambini al seguito dei sempre più numerosi cittadini che, nel proprio percorso professionale, si spostano da uno stato all’altro? Scuole nazionali ? ma di quale nazione? Vogliamo individuare un minimo comune denominatore di istruzione di base? (v) fiscali, possiamo pensare ad un coordinamento tra i vari sistemi e uffici fiscali così che chi lavora in più stati dell’unione possa avere una normativa unica di riferimento e non sempre diversa da stato a stato?
- Università e Ricerca. Il progetto Erasmus è stato sicuramente uno dei motori principali per l’integrazione europea, però oramai necessita di un rilancio, legato a fattori sia economici, sia organizzativi dei corsi universitari. Il sistema del 3+2 è andato nella direzione giusta, anche se spesso viene interpretato in modo molto diverso nei singoli stati. Possiamo pensare a incentivi economici per rilanciare lo scambio degli studenti europei? Un altro freno agli scambi è spesso la lingua. Chi può andare a seguire corsi in polacco, svedese o anche tedesco? E viceversa, quale tedesco può seguire corsi in italiano o portoghese? Possiamo proporre, partendo magari dalle facoltà tecniche e scientifiche dove esiste una lingua comune, di incentivare i corsi in lingua inglese per tutti gli studenti, il che sarebbe un grande vantaggio sia per gli studenti internazionali sia per gli studenti nazionali? Per la ricerca, l’Europa fa già molto, ma se vogliamo andare oltre i finanziamenti specifici e i contratti di dottorato e post-dottorato, possiamo iniziare a pensare a delle “cattedre europee” ?
- Europa politica. Non se ne parla più dalla bocciatura della Costituzione Europea da parte di Francia e Olanda, ma qual è l’idea del PD? Ci dichiariamo europeisti, ma come pensiamo di costruire un’unità politica? A partire dai governi o a partire dagli europei, dai cittadini? Possiamo osare proporre che il Parlamento Europeo sia un giorno eletto con un sistema proporzionale basato su un unico collegio, dove cioè si costituiscano già al momento delle elezioni le famiglie politiche europee intorno ad un progetto di Europa comune da sottoporre al giudizio dei cittadini? Si può pensare alla possibilità, cambiando anche le regole dei singolo stati, di istituire dei Referendum Europei, dove cioè conti la maggioranza dei cittadini e non degli stati? Possiamo immaginare un’assemblea costituente eletta su base proporzionale al livello europeo per la definizione democratica dell’Europa politica?
Non voglio qui definire un progetto o tanto meno un programma, ma porre delle domande al partito che siano uno stimolo affinché definisca un proprio progetto politico al livello europeo.
Logica vorrebbe che per prima cosa un partito organizzato e serio delineasse il proprio progetto di Europa democratica e moderna e poi individuasse i migliori candidati che non solo, e non tanto, siano competenti nei vari campi ma che sappiano comunicare in modo efficace e convincente il proprio progetto politico. Il tempo è poco, ma speriamo che tra una riunione di, sacrosanta, protesta contro la candidatura di Bettini e la definizione di regolamenti per evitare candidature allucinanti come quella di Bassolino, qualcuno inizi a pensare ad un progetto di Europa da dare ai candidati e ai militanti per convincere l’elettorato a votare PD il 7 giugno.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





vabbé, adesso uno vuole i nomi nuovi, l’altro vuole il programma politico, quell’altro vuole nomi nuovi E programma. Incontentabili, ecco.