Si potrebbe semplicemente copiare e incollare. Questa volta non servono particolari spiegazioni e delucidazioni su quello che è già così ben chiaramente scritto. Il primo Luglio 2008 (sedicesima legislatura, la corrente) viene depositata presso la Presidenza della Camera dei Deputati una proposta di modifica dei Regolamenti Parlamentari, a firma Cicchitto-Bocchino, capo e vice-capogruppo del PDL, in materia di gruppi parlamentari, organizzazione dei lavori e statuto dell’opposizione. Nel testo c’è nero su bianco, in un documento ufficiale, in una proposta di legge, la concezione che ha l’esecutivo attuale del Parlamento e della Repubblica che su esso si basa; con la possibilità concreta, inoltre, che tutto questo diventi realtà che governa le nostre vite, ovvero una legge, anzi, una “quasi-legge sulle leggi”, quali sono i regolamenti parlamentari – essi rivestono un’importanza fondamentale, senza di quelli non si approvano le leggi e non si crea diritto. In breve, la proposta mette in pratica i vari “il capo del governo in Italia non ha nessun potere”, “i parlamentari sono li per fare numero”, “governare per decreto” di cui siamo ormai tristemente testimoni quotidiani.
Per garantire all’esecutivo i poteri di cui ha bisogno, scrivono i proponenti, si schiavizza il parlamento: attraverso una ridefinizione “dei lavori delle Assemblee, i quali devono riconoscere formalmente che la quota prevalente del tempo di lavoro venga riservata ai disegni di legge segnalati dal Governo, mantenendo una quota residuale a disposizione dell’opposizione e degli altri Gruppi di minoranza o alle iniziative legislative di singoli deputati” (Preambolo, punto a). Già le parole sono abbastanza chiare, ma vale la pena leggersi anche i numeri. “Il Presidente riserva un terzo degli argomenti compresi nel programma a quelli indicati dai Gruppi parlamentari, destinandone metà agli argomenti indicati dal Capo dell’Opposizione e la restante parte a quelli indicati dagli altri Gruppi.”(Art 23, comma 6). Dunque, calcoli banali: su cento argomenti in discussione un terzo spetta ai gruppi parlamentari, di questo terzo metà spetta al Capo dell’Opposizione (il decreto parla anche dello statuto formale dell’opposizione maggiormente rappresentativa, che arriverebbe ad avere un “Capo”; modello inglese, sul quale non mi soffermo ora, ma neanche questa proposta, per come è formulata, convince). Quindi i gruppi parlamentari hanno parola per l’altra metà del terzo, ovvero, per tutti i gruppi parlamentari, sedici proposte su cento, peraltro relegate alla discussione in due sedute al mese appositamente previste. E i restanti due terzi? Al governo. Non alla maggioranza che lo sostiene, quella rientra nel sesto a disposizione dei gruppi parlamentari. E’ proprio il governo che interviene con un suo rappresentante alla conferenza dei capigruppo che fissa l’ordine del giorno, ed ha il potere di fare il bello e il cattivo tempo. (Art 23, commi 3 e 4; Art 24 comma 2).
Non è finita. “Il Presidente del Consiglio dei ministri, al momento della presentazione alla Camera di un disegno di legge, può comunicare al Presidente della Camera che il disegno di legge riveste carattere prioritario. […]L’Assemblea conclude l’esame del disegno di legge entro trenta giorni dalla sua assegnazione” (Art 25bis, commi 1 e 3).Abbiamo inventato la legge prioritaria, abbiamo reso legale il governo per decreti. Il Governo arriva, dichiara che una legge è urgente e che va approvata entro trenta giorni, stravolgendo il calendario delle discussioni (o quello che ne rimane, viste le modifiche), e si va al voto senza emendamenti. Infatti: la legge può essere assegnata ad una commissione, ma essa se impiega troppo tempo il testo torna in Aula come il Governo l’ha presentato, senza cambiamenti (Art 25bis, comma5); inoltre: “nel corso dell’esame di un disegno di legge prioritario, dei disegni di legge di conversione dei decreti legge e dei disegni di legge di bilancio, finanziaria e collegati alla manovra di finanza pubblica, il rappresentante del Governo può chiedere, prima che l’Assemblea inizi l’esame degli emendamenti riferiti ad un articolo, che sia posto per primo in votazione un articolo, un articolo aggiuntivo o un emendamento sul quale abbia espresso parere favorevole. In caso di approvazione da parte dell’Assemblea, i relativi emendamenti si intendono decaduti.” (Art 85, comma 9). Che è come dire, se il testo è stato per qualche modo cambiato, il Governo ha facoltà di far decadere qualsiasi emendamento e di cancellare qualsiasi modifica.
Tutto questo, non c’è bisogno di spiegarlo, rappresenta un grande cambiamento istituzionale, modifica le prospettive dei lavori parlamentari e delle leggi che influenzeranno la nostra vita e demolisce l’architettura dello Stato per come la conosciamo. Berlusconi è stato sincero: il singolo parlamentare, che, come afferma la Costituzione, rappresenta l’intera Nazione, potrà rimanere comodo a casa, tanto non servirà piu a nulla: cosa pretende di fare, di presentare un disegno di legge? La stessa maggioranza parlamentare, che concede la fiducia al Governo, scompare in diritto e in fatto, diventa una barzelletta vivente che approva per alzata di mano ogni pezzo di carta che l’esecutivo arriva e propone.
Incostituzionale? Occhio. Questa volta non possiamo contare sulla Corte Costituzionale. Il Regolamento Parlamentare è esclusiva prerogativa delle Camere, che lo approvano per loro e fra di loro, senza che nessuno ci possa metter bocca: la Corte lo ha più volte chiarito. Questa è una modifica strisciante della Costituzione materiale, ovvero del concreto funzionamento del sistema, senza dibattito pubblico, senza confronto né ragionamento, e senza possibilità di correzione e di eventuale rimedio.
Berlusconi chiede al PD collaborazione su questo tema, il PD temporeggia e sostanzialmente non nega. Su un testo del genere, scelta proprio inopportuna.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Molto interessante e da diffondere, grazie!