Me ne frego

di Gianluca Briguglia

Quando ascolto o leggo Beppe Grillo applico un mio particolare “principio di carità”. Se un argomento è troppo semplicistico ai limiti dello scorretto, se un’affermazione è approssimativa tanto da essere ambigua, se un ragionamento manca dei passaggi essenziali per essere compreso pienamente, allora riempio io mentalmente quello che manca, correggo automaticamente la scorrettezza, ricostruisco i passaggi che non ci sono e attribuisco a Grillo quello che ne risulta. In questo modo salvo il salvabile e spesso sono d’accordo con lui. In fondo lui è su un palco, fa uno spettacolo di argomento “civile” e il contesto consente a lui di essere semplicistico e a chi lo ascolta di riempire i suoi argomenti a piacere. Però l’altra sera alla trasmissinone di Ilaria d’Amico il principio di carità non era applicabile.

Finchè Grillo ha parlato indisturbato è stato il solito Grillo, ma alla prima domanda che gli è stata rivolta ha deciso di abbandonare lo studio, dopo aver pronunciato dichiarazioni come “Io parlo di open source e voi non sapete neanche che cos’è” o usato l’espressione “social networking” come una formula indiscutibile da assumere come soluzione automatica di problemi vari. Certo farebbe piacere ascoltare argomentazioni e toni più “inclusivi”. D’altra parte è evidente che Grillo non si sente a proprio agio con la critica a lui rivolta, ma questo in fondo non è molto importante, perchè nel suo lavoro di resistenza civile la sua funzione (utile) è proprio quella di criticare i poteri economici e politici. Tuttavia nel momento in cui Grillo si propone come soggetto politico, il suo linguaggio appare a prima vista estremamente povero e incredibilmente esposto alla critica altrui. In questo nuovo ruolo Grillo si fa portatore di un linguaggio che non si distingue molto da quello di altri politici di destra e di sinistra. La differenza è che quello di Grillo, così com’è, sembra al momento essere meno coerente perchè non poggia su un’identificabile linea politica e quindi oscilla tra tecnicismi legati all’ambientalismo, spezzoni di argomentazioni economiche e poi tutto l’armamentario della richiesta di legalità. Se questo è sufficiente per un’azione di critica, risulta invece inadeguato in questa nuova fase dell’azione politica di Grillo. A meno che non abbia deciso (ma questo secondo me spunterebbe molto il suo progetto politico) di rimanere ancorato ad un livello linguistico “movimentista” che gli consentirebbe di cavalcare ancora per un po’ l’onda della protesta. Si tratta di un livello del linguaggio e della comunicazione politica che peraltro in Italia ha una lunga storia ed è stato spesso portatore di istanze solo in modo apparentemente paradossale lontane da quelle di Grillo, è il livello del “Ce l’ho duro” e del “Me ne frego”.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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