La strage del fumo e l’esempio dei parlamentari

di Andrea Ballabeni

In Italia muoiono ogni giorno circa 250 persone per il fumo di sigaretta, quasi quanti tutti i morti del terremoto del 6 Aprile 2009 in Abruzzo. Negli ultimi anni lo Stato è riuscito a sensibilizzare e a passare una importante legge sul divieto di fumo nei locali pubblici. I risultati sono stati buoni per la difesa dal fumo passivo ma parziali per la lotta al fumo attivo: il numero di fumatori e morti è sceso solo di poco. Bisogna quindi subito aumentare gli sforzi e combattere la battaglia su diversi fronti. Diverse proposte sono ora sotto esame. Aggiungo un paio di proposte meno importanti ma che avrebbero un bel valore simbolico.

Vediamo alcuni numeri. Nel mondo muoiono ogni anno oltre 5 milioni di persone per malattie legate al fumo. In Italia sono oltre 80 mila all’anno, circa 250 al giorno. Circa un terzo delle morti legate al fumo sono dovute a tumori a polmoni, laringe e faringe. Su 100 ammalati di tumore al polmone quasi 90 sono fumatori. Nel fumo di sigaretta sono contenuti oltre 50 composti chimici riconosciuti come cancerogeni. Circa un altro terzo delle morti sono dovute a malattie cardiovascolari. Fuma all’incirca un italiano su quattro. Non si ammalano solo i fumatori. Anche chi è esposto al fumo di sigaretta di altri (il cosiddetto fumo passivo) aumenta il proprio rischio di ammalarsi e muorire. L’American Lung Association fornisce da tempo agli americani le stime degli studi scientifici sul fumo passivo: negli Stati Uniti ogni anno muoiono oltre 40 mila persone per second hand smoke, oltre 3 mila delle quali per tumore al polmone. In Italia le cifre sembrano essere simili se rapportate alla popolazione.

Lo Stato protegge da sempre la salute dei cittadini con obblighi o divieti (si pensi ad esempio all’obbligo di indossare il casco per i motociclisti). Quali misure adottare quindi per contrastare la strage del fumo e diminuire anche i relativi enormi costi sanitari, costi che pesano sull’intera comunità? Come detto, una misura importantissima è già stata messa in atto dallo Stato grazie alla legge passata nel 2003 ed entrata in vigore nel gennaio 2005. La maggioranza era di centrodestra, al governo c’era Silvio Berlusconi e ministro della Salute era Girolamo Sirchia. Quella legge vieta il fumo in tutti i locali pubblici fatta eccezione per apposite salette isolate e fornite di appropriati dispositivi di aspirazione. Ci aveva già provato nel 2000-2001 il ministro della Salute del governo Amato, Umberto Veronesi, il quale si era però dovuto fermare davanti ai pavidi e poco lungimiranti colleghi del centrosinistra. La legge approvata nel 2003 è stata una delle più innovative al mondo, funziona complessivamente abbastanza bene ma qualche furbetto prova ancora ad eludere i divieti; mi sono ad esempio recentemente imbattuto in due gestori di bar che fumavano, uno dei quali nel pieno centro di Lecce (in un caso ho chiesto al gestore di spegnere la sigaretta e nell’altro caso ho preferito fare la cosa più giusta e cioè segnalare ad un vigile la violazione). Quella legge dovrebbe quindi essere perfezionata nella sua applicazione. E poi dovrebbe essere modificata in modo da proteggere ulteriormente la salute dei non fumatori; dovrebbe essere introdotto il divieto di fumo anche nelle zone pubbliche outdoor ad alta densità, ad esempio nei ristoranti all’aperto, come recentemente proposto dal senatore del PD Daniele Bosone.
Altra misura utile potrebbe essere quella proposta nel ddl a firma Ignazio Marino (PD) e Antonio Tommasini (PdL) con il divieto di vendere le sigarette ai minori di 18 anni e l’obbligo di inserire nei pacchetti di sigarette un foglietto illustrativo con la lunga lista delle sostanze cancerogene.
Altra misura idonea sarebbe un aumento del prezzo delle sigarette. Ne ha recentemente parlato anche Mario Pirani su La Repubblica. L’Istituto Superiore di Sanità stima che alzando il costo del pacchetto a 5 euro il 32 per cento dei fumatori diminuirebbe il consumo e il 9 per cento smetterebbe. Già ora la grande parte del costo di un pacchetto finisce allo Stato ma quei soldi non sono comunque sufficienti a coprire gli enormi costi sanitari per la cura delle malattie legate al fumo.
Tutte queste misure sarebbero di utilità. In aggiunta andrebbero rinforzate le campagne di prevenzione e di sensibilizzazione nelle scuole e sulle televisioni.

Veniamo ai nostri parlamentari. Abbiamo recentemente letto che molti senatori senza rispetto e senza vergogna fumano nelle stanze del Senato della Repubblica. Analagomente, fonti molto ben informate mi dicono che anche alla Camera dei Deputati il divieto di fumo non viene rispettato nel corridoio dietro l’aula. I parlamentari rispettosi della legge devono quindi come prima cosa esigere dai loro colleghi il rispetto della legge e i giornalisti devono fare il loro mestiere, scovare i nomi e pubblicare l’elenco dei parlamentari che non rispettano la regole (negli Stati Uniti verrebbero fatti nomi e cognomi e probabilmente sbattuti in qualche prima pagina).

E veniamo alle due piccole proposte: due misure che sarebbero semplici e veloci da attuare e con un bel valore simbolico. La prima proposta è che i parlamentari rinuncino a fumare in pubblico. Non occorrerebbe alcuna legge, solo un impegno etico e civile. Questo impegno darebbe un bellissimo esempio all’intera comunità e non toglierebbe ai parlamentari fumatori la possibilità di fumare nel privato delle proprie abitazioni. Uno dei motivi per cui Barack Obama fuma ora solo in privato è proprio questo. Ricordiamoci sempre che i parlamentari dovrebbero rappresentare il meglio del popolo italiano, gli eletti. Nessuno più di loro dovrebbe dare il buon esempio. Hanno un dovere morale difronte alla comunità che gli ha dato fiducia e ricevono stipendi che esigono grande impegno e responsabilità. Una tale presa di posizione da parte dei parlamentari avrebbe anche un grande valore simbolico indiretto. Verrebbe infatti percepito come un reale sacrificio e tutti sappiamo quanto la classe politica ha bisogno di recuperare stima e reputazione difronte al popolo italiano (purtroppo molti italiani fanno di ogni erba un fascio e mettono assieme i parlamentari seri ed onesti con quelli irresponsabili o disonesti). La seconda proposta è che si faccia in modo di vietare il fumo nella piazza antistante la Camera dei Deputati (Piazza di Montecitorio). Nulla vieterebbe di farlo anche difronte a Palazzo Chigi, in Piazza Colonna. Se anche queste misure spettassero totalmente al comune di Roma sappiamo bene tutti che quando c’è una volontà politica molte cose si possono muovere. La Harvard Medical School di Boston ha appena vietato il fumo di sigaretta in tutti le zone outdoor (strade e prati) del campus con il preciso scopo di dare l’esempio alla comunità. Allo stesso modo i parlamentari italiani (e quelli del resto del mondo) e tutte le persone con ruoli educativi dovrebbero sentire la stessa responsabilità.

In fondo non ci vorrebbe molto ad attuare misure simboliche come queste. Occorrerebbero solo un po di coraggio, innovazione e lungimiranza. Lo si potrebbe fare senza come sempre aspettare di inseguire i trend culturali e i simboli imposti da paesi più intraprendenti. Queste misure sarebbero apprezzatissime venissero promosse da qualsiasi parlamentare. Venissero promosse dai parlamentari del PD darebbero anche qualche segno in più di vitalità e personalità ad un partito ancora troppo rivolto al passato e senza una definita identità. Misure come queste sono proprio quello di cui avrebbe bisogno la politica italiana e ancor di più il riformismo italiano. Il punto è sempre il solito: con le titubanze e con il vecchio modo di pensare il Paese non potrà mai cambiare.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. negri alessandro

    pazzesco, governo fai qualcosa non si possono perdere circa 80.000 persone all’anno. ti rendi conto che sei complice commerciale di questi morti?

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