di Marco Simoni (da l’Unità)
Queste elezioni europee potrebbero essere importanti per il Pd soprattutto come occasione per inaugurare un nuovo europeismo. Quello che ha dominato il centrosinistra negli ultimi vent’anni ha infatti esaurito, e non da oggi, ogni fecondità, ed è ormai diventato una pratica manieristica politicamente sterile, da cui è imperativo uscire con nuovi contenuti.
L’europeismo del centrosinistra si è basato storicamente su un complesso d’inferiorità di fondo, in parte giustificato: l’Italia è il più arretrato tra i grandi paesi europei, è necessario dunque essere “europeizzati” per poter progredire. Questo approccio venne sublimate nell’ipocrisa del “vincolo esterno”, fortunata espressione di Francesco Giavazzi, che disconosce la responsabilità degli attori nazionali nello stabilire le rigide regole europee.
Pur utile all’analisi, questa impostazione è politicamente sterile per il centrosinistra. Innanzitutto, è foriera di una esterofilia acritica, che fa diventare modello ogni leader europeo che mostri qualità di leadership. A turno, Zapatero o Aznar, Blair o Sarkozy sono stati tutti modelli da imitare. Adottare modelli senza discuterne le politiche che li hanno caratterizzati è non solo sterile ma disastroso, quando sarebbe invece necessario – come è da tempo per il centrosinistra – costruire una identità politica basasta su contenuti forti. È l’europeismo acritico che rende impossibile per il centrosinistra dire quale tipo di Europa vuole costruire: infatti, se si ritiene prioritario essere europeizzati, non si può allo stesso tempo spiegare quale Europa si desideri. Seguendo questa logica fino in fondo, essere europeisti coincide con l’essere “per il bene comune”, la più incolore delle posizioni. Questa linea ha lasciato praterie al becerume leghista, alla retorica delle piccole patrie, e alla ideologia iperliberista. Sia chiaro, non è stato solo un problema italiano. La politica europea è stata il vero anello debole di una intera generazione di leader che oggi davanti alla crisi si trovano infatti con istituzioni largamente inadeguate. Tuttavia la campagna elettorale può essere una occasione per invertire la rotta. L’Unione Europea nei prossimi mesi si presta a rivedere il suo bilancio: che Europa immagina il PD? Quante risorse destinate a progammi comuni? Quali capitoli di spesa vanno modificati, e in che direzione? Quali priorità è necessario porre per rinnovare e rafforzare il modello sociale europeo che storicamente ha coniugato economia di mercato con una forte protezione sociale e con la tutela e promozione degli ultimi? Che basi per il nostro futuro è necessario gettare mentre si contrasta la crisi? Un nuovo europeismo passa anche per una risposta sostanziale, non propagandistica, a queste domande.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Interessante la sollecitazione di Marco Simoni, ora però servono delle risposte di Ivan Scalfarotto.
Possibilmente tempestive e sintetiche.
Becerume leghista?? Se non era per Borghezio in Patria ci capitavano vagonate di cibi avariati, grazie alla brillante idea di aprire le frontiere alimentari.
Non permetteremo mai a quelli come voi di creare una unica grande nazione proletaria, mettetevelo in testa