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	<title>Comments on: Parabola sul ddl Calabrò</title>
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	<description>Le cose cambiano - Rivista per il rinnovamento dell&#039;Italia.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 11:53:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: Luca Gambetti</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/03/parabola-sul-ddl-calabro/comment-page-1/#comment-8437</link>
		<dc:creator>Luca Gambetti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 17:00:16 +0000</pubDate>
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		<description>Provate a fare una ricerca su Google di &quot;exit bag&quot;.
Troverete una serie di metodi semplici e (dicono) efficaci per il suicidio fai-da-te o con poco aiuto da parte di terzi, senza spendere e senza lasciare traccia. Se il legislatore non prenderà atto della situazione ispirandosi al legislatore buono della parabola di Elena continueranno &quot;exit bag&quot; e &quot;viaggi del suicidio&quot;, come quello recentissimo dell&#039;anziana coppia inglese.
Sono d&#039;accordo con Elena.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Provate a fare una ricerca su Google di &#8220;exit bag&#8221;.<br />
Troverete una serie di metodi semplici e (dicono) efficaci per il suicidio fai-da-te o con poco aiuto da parte di terzi, senza spendere e senza lasciare traccia. Se il legislatore non prenderà atto della situazione ispirandosi al legislatore buono della parabola di Elena continueranno &#8220;exit bag&#8221; e &#8220;viaggi del suicidio&#8221;, come quello recentissimo dell&#8217;anziana coppia inglese.<br />
Sono d&#8217;accordo con Elena.</p>
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		<title>By: Luca Gras</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/03/parabola-sul-ddl-calabro/comment-page-1/#comment-8432</link>
		<dc:creator>Luca Gras</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 11:04:18 +0000</pubDate>
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		<description>Elena, la parabola è intelligente e interessante. Ma il tuo commento qui sopra non mi trova d&#039;accordo. Non esiste nessun diritto al suicidio, e non va promosso. Anzi, noi tutti abbiamo il dovere di impedire i suicidi, e di salvare le persone. Sostenere la possibilità di sospendere le cure, o anche l&#039;alimentazione/idratazione artificale, argomentando sulla base del diritto al suicidio mi sembra un modo sbagliato e pericolosissimo di farlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Elena, la parabola è intelligente e interessante. Ma il tuo commento qui sopra non mi trova d&#8217;accordo. Non esiste nessun diritto al suicidio, e non va promosso. Anzi, noi tutti abbiamo il dovere di impedire i suicidi, e di salvare le persone. Sostenere la possibilità di sospendere le cure, o anche l&#8217;alimentazione/idratazione artificale, argomentando sulla base del diritto al suicidio mi sembra un modo sbagliato e pericolosissimo di farlo.</p>
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		<title>By: Elena Pasquinelli</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/03/parabola-sul-ddl-calabro/comment-page-1/#comment-8431</link>
		<dc:creator>Elena Pasquinelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 07:12:18 +0000</pubDate>
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		<description>Una parabola è una parabola, non un trattato di medicina legale. Con modestia, non voleva servire a discutere i criteri in base ai quali si stabilisce una diagnosi di morte (criteri che esistono e sono applicati nelle diverse legislazioni nazionali: la morte viene dichiarata in seguito al verificarsi di 3 criteri che consistono nell&#039;irreversibile cessazione di tre funzioni biologiche, quella cardiaca, quella respiratoria e quella cerebrale). La diagnosi di morte permette l&#039;espianto degli organi, oltre che l&#039;invio dell&#039;ex-paziente dall&#039;ospedale all&#039;obitorio, per essere chiari. Non si tratta quindi mai di tenere morti attaccati ad una spina fino alla fine dei tempi. Quindi, non esiste il rischio che qualcuno clinicamente morto continui a mangiare soldi allo stato, diciamo. I criteri del comitato di Harvard valgono anche per casi come quelli di Eluana Englaro. La signora Englaro è stata dichiarata clinicamente morta quando, in seguito a interruzione dell&#039;alimentazione e idratazione artificiali, si sono verificate le condizioni di morte cerebrale. Fin qui le competenze dei medici nello stabilire dove finisce la vita. 
Ma il caso della signora Englaro ci ha mostrato (ennesimo caso in realtà) che il problema non è strettamente medico, e non puo&#039; essere risolto con approfondimenti di tipo scientifico. Certo, i medici avevano certificato che la signora Englaro non si sarebbe mai pù svegliata.
Ma poniamo che io, cittadino, ritenga, in piena coscienza, che noon voglio stare 17 anni in una situazione come quella della signora Englaro, dovessi pure, alla fine, poter essere riportato in condizioni di vita normali. Il caso si puo&#039; dare, no? Ebbene, queso caso mostra i limiti di tutti gli approcci basati  sulla volontà di Dio, su riflessioni di tipo morale-esistenziale, che di tutti gli approcci &quot;ipermedicalizzanti&quot; (un problema di quella che secondo me viene erroneamente chiamata &quot;bioetica&quot;): il medico non ha nulla da dire in questi casi. Non c&#039;è nulla da approfondire, nessuna conoscienza scientifica sul funzionamento del cervello che tenga. Ogni cittadino ha il diritto di scegliere le proprie condizioni di &quot;vivibilità&quot;, di far cessare la propria vita quando lo ritenga giusto. Questo significa che nessuna discriminazione deve essere fatta tra un cittadino in grado fisicamente di suicidarsi, e ce ne sono tanti. E un citttadino colpito da SLA che non puo&#039; fisicamente, materialmente suicidarsi, ma lo desidera. O un cittadino caduto in uuna situazione di sofferenza che ha dichiarato ufficialmente non voler subire e infliggere ai familiari. Punto. La decisione riviene al cittadino, non al legislatore, non al medico. Al cittadino che solo è giudice delle proprie credenze, volontà, limiti di tolleranza. Al legislatore il compito di permettere al cittadino di decidere, in modo informato, nei limiti delle conoscenze a disposizione, e di mettere i medici in condizione di eseguire le volontà del cittadino-paziente, nei limiti delle conoscenze a disposizione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una parabola è una parabola, non un trattato di medicina legale. Con modestia, non voleva servire a discutere i criteri in base ai quali si stabilisce una diagnosi di morte (criteri che esistono e sono applicati nelle diverse legislazioni nazionali: la morte viene dichiarata in seguito al verificarsi di 3 criteri che consistono nell&#8217;irreversibile cessazione di tre funzioni biologiche, quella cardiaca, quella respiratoria e quella cerebrale). La diagnosi di morte permette l&#8217;espianto degli organi, oltre che l&#8217;invio dell&#8217;ex-paziente dall&#8217;ospedale all&#8217;obitorio, per essere chiari. Non si tratta quindi mai di tenere morti attaccati ad una spina fino alla fine dei tempi. Quindi, non esiste il rischio che qualcuno clinicamente morto continui a mangiare soldi allo stato, diciamo. I criteri del comitato di Harvard valgono anche per casi come quelli di Eluana Englaro. La signora Englaro è stata dichiarata clinicamente morta quando, in seguito a interruzione dell&#8217;alimentazione e idratazione artificiali, si sono verificate le condizioni di morte cerebrale. Fin qui le competenze dei medici nello stabilire dove finisce la vita.<br />
Ma il caso della signora Englaro ci ha mostrato (ennesimo caso in realtà) che il problema non è strettamente medico, e non puo&#8217; essere risolto con approfondimenti di tipo scientifico. Certo, i medici avevano certificato che la signora Englaro non si sarebbe mai pù svegliata.<br />
Ma poniamo che io, cittadino, ritenga, in piena coscienza, che noon voglio stare 17 anni in una situazione come quella della signora Englaro, dovessi pure, alla fine, poter essere riportato in condizioni di vita normali. Il caso si puo&#8217; dare, no? Ebbene, queso caso mostra i limiti di tutti gli approcci basati  sulla volontà di Dio, su riflessioni di tipo morale-esistenziale, che di tutti gli approcci &#8220;ipermedicalizzanti&#8221; (un problema di quella che secondo me viene erroneamente chiamata &#8220;bioetica&#8221;): il medico non ha nulla da dire in questi casi. Non c&#8217;è nulla da approfondire, nessuna conoscienza scientifica sul funzionamento del cervello che tenga. Ogni cittadino ha il diritto di scegliere le proprie condizioni di &#8220;vivibilità&#8221;, di far cessare la propria vita quando lo ritenga giusto. Questo significa che nessuna discriminazione deve essere fatta tra un cittadino in grado fisicamente di suicidarsi, e ce ne sono tanti. E un citttadino colpito da SLA che non puo&#8217; fisicamente, materialmente suicidarsi, ma lo desidera. O un cittadino caduto in uuna situazione di sofferenza che ha dichiarato ufficialmente non voler subire e infliggere ai familiari. Punto. La decisione riviene al cittadino, non al legislatore, non al medico. Al cittadino che solo è giudice delle proprie credenze, volontà, limiti di tolleranza. Al legislatore il compito di permettere al cittadino di decidere, in modo informato, nei limiti delle conoscenze a disposizione, e di mettere i medici in condizione di eseguire le volontà del cittadino-paziente, nei limiti delle conoscenze a disposizione.</p>
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		<title>By: andros</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/03/parabola-sul-ddl-calabro/comment-page-1/#comment-8428</link>
		<dc:creator>andros</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 23:20:32 +0000</pubDate>
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		<description>Lettura UN PO&#039; semplicistica.

&quot;Se uno vuol essere tenuto attaccato alle macchine, io pago. E che, i cittadini prima di tutto.&quot;
E la spesa sanitaria schizza alle stelle. Macchinari, spazio, personale medico e infermieristico dedicati a cosa??? 
Se io cittadino con un parente che avrebbe veramente bisogno di quelle cure non gliele vedo dare perché ciò che serve è già usato per qualcuno clinicamente morto, può essere pure che vada a cercare il &quot;buon&quot; legislatore con intenti poco pacifici.
Se io cittadino sono un tipo &quot;particolare&quot; e ritengo che se sono in stato di morte cerebrale oltre ai macchinari devo avere le mani placcate di platino perché &quot;mica deve decidere il legislatore!&quot;, come fa il bravo legislatore a negarglielo? Su quali basi?
Ovviamente anche le risposte alle domande del secondo cittadino meritano approfondimenti. Vogliamo parlare delle scene di panico una volta che si scoprirà che è morto qualcuno che non era così ansioso di essere &quot;suicidato&quot; da un&#039;altra persona. Oppure del fatto che così non si garantisce chi vuole qualcosa di chiaro e relativamente semplice, ma che dovrebbe fare un approfondito studio di problemi medici e legali prima di sentirsi tranquillo a sufficienza da fare testamento...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lettura UN PO&#8217; semplicistica.</p>
<p>&#8220;Se uno vuol essere tenuto attaccato alle macchine, io pago. E che, i cittadini prima di tutto.&#8221;<br />
E la spesa sanitaria schizza alle stelle. Macchinari, spazio, personale medico e infermieristico dedicati a cosa???<br />
Se io cittadino con un parente che avrebbe veramente bisogno di quelle cure non gliele vedo dare perché ciò che serve è già usato per qualcuno clinicamente morto, può essere pure che vada a cercare il &#8220;buon&#8221; legislatore con intenti poco pacifici.<br />
Se io cittadino sono un tipo &#8220;particolare&#8221; e ritengo che se sono in stato di morte cerebrale oltre ai macchinari devo avere le mani placcate di platino perché &#8220;mica deve decidere il legislatore!&#8221;, come fa il bravo legislatore a negarglielo? Su quali basi?<br />
Ovviamente anche le risposte alle domande del secondo cittadino meritano approfondimenti. Vogliamo parlare delle scene di panico una volta che si scoprirà che è morto qualcuno che non era così ansioso di essere &#8220;suicidato&#8221; da un&#8217;altra persona. Oppure del fatto che così non si garantisce chi vuole qualcosa di chiaro e relativamente semplice, ma che dovrebbe fare un approfondito studio di problemi medici e legali prima di sentirsi tranquillo a sufficienza da fare testamento&#8230;</p>
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