di Emanuela Marchiafava
Dalle vostre parti si svolgono le elezioni amministrative a giugno e vi piacerebbe scegliere il candidato a sindaco con le primarie? Bene, allora cominciate a studiare le scatole cinesi; in un partito federale come il PD, infatti, per ottenere un regolamento per le primarie, ce ne vogliono fino a quattro: si parte dal regolamento quadro nazionale, si passa da quello regionale, che rinvia a quello provinciale per arrivare, infine, a quello cittadino.
La solita solfa dei regolamenti e delle procedure, penserete. Non è per nulla semplice, invece, proporre primarie vere che non siano incoronazione del prescelto di turno. Compito della dirigenza del partito dovrebbe essere la selezione dei migliori candidati da sottoporre a primarie vere che affidassero la scelta definitiva agli elettori, coinvolgendoli in un processo realmente partecipativo.
Prevalgono spesso antiche logiche e opportunità contingenti, che premono per l’individuazione di un unico candidato, scelta che spesso è il risultato di soluzioni condivise solo superficialmente dalle diverse componenti della classe dirigente locale. Insomma, per evitare le primarie che rimetterebbero la scelta agli elettori, si tagliano fuori questi ultimi, perdendo consensi, e si mette in tensione il partito, imponendo un unico candidato.
Persistono sacche di diffidenza interne, timori che le “primarie spacchino il partito”. Non sono le primarie a spaccare il partito, è il partito che molto spesso non è coeso. Lo dice anche Mercedes Bresso, Governatore del Piemonte, nell’ultima intervista «Guardi, il Pd dovrebbe essere un frullato. Sono stati messi i pezzi nel bicchierone, ma nessuno ha mai attivato le pale per frullare».
Una sana competizione interna non è certo favorita laddove non sono attuati i criteri sia della meritocrazia per selezionare la classe dirigente, sia dell’accountability verso quella cui sono stati affidati compiti istituzionali o amministrativi, quel “dover render conto” delle proprie scelte ed azioni tuttora inapplicato.
A Pavia, la caduta anticipata della giunta Capitelli (di centro sinistra, alla fine quasi un monocolore PD) porterà la città a scegliere il nuovo sindaco il 6 giugno, in concomitanza con il voto europeo. In un clima di sfiducia verso il PD, la Segreteria e l’esecutivo cittadino (di cui faccio parte) ha subito valutato l’opportunità di ricorrere alle primarie, ma non è stato semplicissimo ottenerle. C’erano il regolamento nazionale e quello regionale ma ne mancavano gli ultimi due, il provinciale e il cittadino. Quello provinciale non è stato a suo tempo approvato di proposito, ci ha spiegato la segreteria provinciale, per lasciare libertà decisionale ai Circoli PD dei singoli comuni, ben 142, in cui si andrà al voto in provincia.
Quello cittadino, invece, è stato approvato lunedì 2 marzo dall’assemblea cittadina del PD: le primarie per la scelta del candidato sindaco del PD si svolgeranno il prossimo 29 marzo, mentre è fissato a lunedì 9 il termine ultimo per la presentazione delle candidature. Sono tre i candidati probabili per primarie che si preannunciano vere, e io appoggerò uno di questi.
Dopo le primarie, per la composizione della lista alle elezioni comunali, proporremo di applicare l’alternanza di genere nella composizione delle liste (criterio di cui nessuno parla per le elezioni amministrative), l’ineleggibilità di chi ha già ricoperto due mandati (previsto dallo Statuto), il divieto di cumulo di cariche e chiederemo anche l’impegno a chi dovesse essere eletto consigliere comunale di non accettare nomine negli enti partecipati di secondo grado.
Saranno anche “solo” strumenti, ma fanno l’identità del PD.
Accendiamo il frullatore.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Brava Emanuela, condivido profondamente lo spirito.
D’accordo. Ci sono ancora troppe logiche del vecchio sistema da cui non ci si riesce proprio a slegare. Accanto a quella secondo cui la dirigenza è costituita dai Migliori e dunque le decisioni prese sono insindacabili; fino a questa, che altro non è che la continuazione del principio della struttura dei Soviet ai tempi del Unione Sovietica.
Ci vorrebbe un post intero sul cambiamento del modo di fare politica, ma sono troppo pieno di lavoro per scriverlo adesso. Sono sicuro che presto o tardi qualcuno lo scriverà meglio di me.