di Emidio Picariello
Io trovo che la fondazione Daje sia molto divertente, e quindi sarei tentato di non risponderle e di farmi la solita risata che il loro adorabile cinismo mi strappa, per questo articolo che in qualche misura, da componente del comitato elettorale della Fratoni, mi riguarda.
Sennò, che diamine, è divertente se sparano a zero sugli altri e non è divertente se sparano a zero su me?
Comunque, combatto l’indecisione, butto il cuore oltre l’ostacolo e rispondo.
La Segreteria regionale toscana del PD decide che a Pistoia il candidato del partito dev’essere di provenienza Margherita.
Non è esatto. La segreteria regionale indica Federica Fratoni come candidata. Trentasei anni, nessun incarico istituzionale – fatto salvo un mandato in Circoscrizione di tanti anni fa. Segretaria Comunale, è vero, ma comunque un profilo riformista. Mai nessuno si è sognato di negare le primarie, la Fratoni in primis. Mi pare normale che un partito scelga i suoi candidati. Sarebbe grave se si fossero negate le primarie.
La segretaria provinciale di Pistoia, Daniela Belliti, presenta una candidatura alternativa. E fin qui tutto bene: normale conflittualità tra centro e periferie.
La candidatura alternativa è quella di Cecilia Turco, avvocato pistoiese, già assessore comunale con il PCI, figlia di un assessore Democristiano. Una delle persone più potenti di Pistoia, che aveva portato il candidato dei Verdi – schierato contro il sindaco dell’Ulivo alle precendeti elezioni – al 15% mandando al ballottaggio con la destra il candidato dell’Ulivo, due anni fa.
Passa qualche giorno e la vicesegretaria regionale Caterina Bini, in una riunione dell’Assemblea provinciale pistoiese, attacca duramente la Belliti
Quel che dice la Bini lo pensavano in molti. Davanti all’ufficio della Belliti si era accesa, ai tempi delle primarie per Veltroni, la luce rossa. Sul serio, non metaforicamente. Roba che non si vedeva dai tempi del PCI. Ma al di là della forma la Belliti parla molto di rinnovamento, ma non aggiunge nulla dalla società al partito. Guarda solo a sinistra, sempre a sinistra. D’altronde non aveva mai fatto un mistero del fatto di considerare il PD un errore, prima che il PD si facesse.
Tuttavia è un po’ straniante la strategia della Fratoni, la quale è molto critica con i partiti che fanno parte della coalizione (adeguatamente ricambiata, per altro) – nonostante abbia accettato di essere anche la loro candidata.
Sì, Federica Fratoni è stata dura con i Verdi, soprattutto dopo aver ricevuto questa lettera, via quotidiani. L’attacco al Sindaco era evidentemente ancora in corso. Che fare? Non difenderlo?
Pochi giorni dopo Daniela Belliti, segretario provinciale eletto dalla maggioranza del partito solo pochi mesi prima, si dimette “in modo irrevocabile”; si dimette non perché la sua candidata ha perso ma perché il clima dello scontro interno ha prodotto attacchi personali durissimi, nei quali la segretaria è stata accusata di non essere più legittimata a rappresentare tutto il partito. “Mi sarei dimessa chiunque avesse vinto le primarie”, dice la Belliti davanti all’Assemblea provinciale del partito.
In realtà la Belliti era la segretaria provinciale eletta con la maggioranza più risicata che si potesse immaginare fin dall’inizio. Qualcosa come il 50%. Poco aperta alle novità, dava la sensazione di essere manovrata da persone che avevano rancori con il Sindaco di Pistoia. Rancori legati a poltrone, probabilmente.Dava la sensazione, ho detto.
Ma questa corrente non ha la maggioranza negli organismi del partito (neanche nell’elettorato, se pure si volesse considerare il voto delle primarie in tal senso).
Questo è ridicolo: il 47% con tre candidati è la maggioranza.
perciò alla fine si arriva a scegliere tre nomi in rappresentanza delle “correnti” che hanno sostenuto le tre candidature delle primarie.
Sì, ok, questa storia dei triunviri è una sciocchezza, una sciocchezza votata da più del 90% dell’assemblea, purtroppo però. E soprattutto è una sciocchezza provvisoria. Si è provato a cercare un nome un po’ nuovo che facesse da collante, ma semplicemente non si è trovato. L’intenzione è quella di rinnovare la dirigenza una volta passate le elezioni. Opinabile attendere, decisamente opinabile. Intanto il comitato elettorale della Fratoni include tutti quelli che hanno voglia di partecipare, preferibilmente persone sotto i 35 anni. Insomma, non è un po’ presto per giudicare se la Fratoni porterà rinnovamento o meno? E poi: perché non tirarla per la giacchetta per farle portare rinnovamento, invece che sparare a zero?
Questi chiedono garanzie; la candidata si mostra – pare – “vaga”. Risultato (siamo al 12 marzo): Verdi e Associazione per la Sinistra escono dalla coalizione.
I Verdi e l’Associazione per la Sinistra sarebbero rimasti in coalizione solo se il candidato eletto dalle primarie non fosse stata la Fratoni. Se avessero potuto, insomma, dimostrare di aver avuto ragione a fare opposizione all’attuale Sindaco del Comune Capoluogo. Non c’era modo, ve lo assicuro, per la Fratoni di farli rimanere in coalizione, tranne uno: perdere le primarie.
Insomma, la situazione è meno semplice di come sembra. Gestita perfettamente? Non direi. La Fratoni è un candidato vecchio e di apparato? Non direi nemmeno e poi ha vinto delle primarie vere e combattute. Lasciamo che ci dimostri chi ha ragione, prima di attaccarla così duramente. Se poi si fa per ridere, beh, allora mi taccio.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Quindi anche a Pistoia, oltre Firenze, Prato, Bologna e Forlì
un candidato non di sinistra…ma questo appunto è un problema
di preferenze soggettive. Il punto è un altro…
Mi pare evidente che chiamare le primarie di partito,
primarie di coalizione, non le rende una cosa diversa.
Le primarie sono uno strumento per la selezione dei candidati
in sistemi bipartitici, ma la legge elettorale comunale a due
turni, presuppone al contrario un sistema pluripartitico, c’è
il voto disgiunto e il ballottaggio. Credo sia abbastanza chiaro
che le due cose sono fra di loro incoerenti…
C’è poi il problema del rapporto fra il candidato eletto direttamente
e la segreteria locale del partito. Chi è il titolare dell’indirizzo
politico? Le primarie presuppongono che il partito sia quasi un comitato
elettorale che si scioglie dopo la scelta dei candidati, ma qui in Italia
siamo abituati al fatto che sono le segreterie provinciali a detenere
l’indirizzo politico. Da qui l’annosa questione del partito liquido o del
partito territoriale…questione, mi pare, tendenzialmente risolta a favore
del partito territoriale e quindi in senso contrario e tendenzialmente
confliggente con le primarie.
sono d’accordissimo con quanto scritto da leo, con un solo neo …
dire “non di sinistra” e’ un po’ un modo garbato per continuare a distinguere gli ex pci-pds-ds da gli ex dc-ppi-dl e finche’ si resta in quest’ottica saremo destinati a perire.
Era forse di sinistra d’alema quando faceva la guerra? tanto per dirne una …
Si e’ tutti nello stesso partito, e ci si confronta con la realta’, e si sceglie in base a questo. Il fatto che gli elettori abbiano scelto apparentemente al di la’ delle ex appartenenze denota come (per fortuna) una larga parte ha gia’ superato queste distinzioni …
A mio avviso denota più che altro la crisi profonda
della sinistra,non fosse altro che per la constatazione
che non riesce ad esprimere candidature convincenti neanche
nei propri territori e neanche fra i suoi elettori.
E’ vero che la scelta, nell’ottica del partito unico deve
essere una scelta non per provenienza, ma sulla base del
confronto con la realtà, ma il fatto che l’esito sia sempre
lo stesso, mi pare in ogni caso significativo.
Quindi sì, il mio è un modo garbato di segnalare l’assenza
di una proposta politica capace di distinguersi, quanto a
contenuti e connotarsi come di sinistra, nel partito.
Sia essa di un ex dalemiano, di un ex fassiniano, di un ex
veltroniano, o in linea puramente teorica di un teodem, beninteso…