di Andrea Ballabeni
Da tanti anni in Italia accadono cose che sarebbero impensabili altrove. Etica pubblica e legalità sono nel nostro paese concetti blandi e ambigui. La parola d’ordine per media e casta politica è non toccare certi argomenti in modo che i cittadini non sappiano. Ci sono però italiani consapevoli della grande anomalia e che da anni si battono senza l’aiuto delle principali forze politiche.
Il problema è terribilmente serio. In Italia si accettano cose letteralmente impensabili in altre democrazie occidentali. Prendiamo, a titolo di esempio, il caso dell’attuale presidente del Consiglio. Egli controlla (direttamente o indirettamente) la quasi interezza del sistema televisivo nazionale. Ha evitato processi o condanne tramite prescrizioni, depenalizzazioni, amnistie o “lodi”. Ha prodotto leggi ad personam per favorire le proprie aziende. Ha fatto parte della loggia massonica P2. Ha avuto come braccio destro un signore che è stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa. Si è tenuto in casa per oltre un anno un boss mafioso (poi condannato all’ergastolo). Ha definito un eroe quello stesso boss mafioso. E la lista di indecenze potrebbe continuare a lungo. L’ultima è che secondo i giudici di Milano avrebbe corrotto l’avvocato inglese David Mills con oltre 600 mila dollari per rendere falsa testimonianza (David Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado) ma eviterà il processo grazie al “lodo Alfano”. Negli Stati Uniti e nel resto d’ Europa una quasiasi delle tante indecenze avrebbe provocato autentici terremoti politici, la mobilitazione dei media e dell’opinione pubblica e, ovviamente, le dimissioni del soggetto coinvolto. Come ben sappiamo le anomalie non si limitano al primo ministro. La lista di parlamentari condannati in via definitiva fa arrossire e anche nella politica locale, e nella società avvengono cose che non avvengono altrove. Viviamo in un paese profondamente malato.
Per le principali forze politiche è come se fosse tutto normale. Le forze di governo, per ovvie ragioni, non sono particolarmente attente a questo problema (molto tempo fa Msi e Lega, quando erano fuori da alleanze, avevano fatto la loro piccola parte ma ora non possono). Tra le forze non governative il Partito Democratico, la più grande forza di opposizione, è stato fin dalla nascita disinteressato al problema (come disinteressati lo erano DS e Margherita). Questa fondamentale battaglia di civiltà è stata quindi lasciata da anni all’ Italia dei Valori e ad alcuni piccoli gruppi extra-parlamentari e apartitici (Micromega, girotondi e altri). Quali le ragioni del disinteresse del PD? Molti nel partito sostengono che queste siano tematiche che non interessano gli italiani. Questo in parte è vero perchè è vero che molti italiani non si informano e non vengono informati dalle televisioni controllate dalla casta politica. In parte è anche vero perchè è lo stesso PD che non informa come dovrebbe. Bisogna poi aggiungere che molti italiani si sono lasciati influenzare da un certo tipo di propaganda. Anni e anni di martellamento mediatico hanno indotto tanti a credere che alcune vicende siano teoremi architettati da una “magistratura politicizzata e giacobina” o che chi condanna certe vicende sia un giustizialista o un estremista del pensiero. Un continuo processo di mistificazione ha progressivamente spostato il confine della decenza. DS e Margherita prima e PD ora sono stati a guardare, facendo finta di niente o contribuendo a mistificare la realtà. La paura, si sa, è da sempre stata quella di apparire come un gruppo tenuto assieme solo dall’anti-berlusconismo. In effetti, lo sappiamo, spesso c’è stata carenza di idee e programmi chiari e quindi si è preferito non combattere certe battaglie per non lasciar pensare che l’unica ragion d’essere fosse l’antiberlusconismo. Il luogo comune dice che bisogna votare “per” qualcosa e non “contro” qualcosa. Va però detto che combattere certe immoralità non significa essere contro qualcuno ma solo contro quelle immoralità. E poi va detto che combattere certe immoralità è del tutto compatibile con la proposizione di nuove idee. Battersi per la difesa di certi principi vale tanto quanto battersi per nuove idee. In altre parole, impegnarsi per la difesa di certi principi significa impegnarsi “per” qualcosa e non “contro” qualcosa.
Alcuni nel PD pensano che questa strategia paghi a livello di risultati elettorali. Ci sono però tanti cittadini che comprendono appieno le conseguenze di avere un sistema così malato. È plausibile che i risultati elettorali non rispecchino il vero numero di questi italiani perché al momento del voto entrano in gioco vari fattori (ad esempio il desiderio di dare un voto utile alla forza più numerosa). È comunque molto indicativo che gli indici di fiducia per l’Italia dei Valori siano da mesi molto più alti rispetto a quelli del PD (40 per cento contro 25 per cento) e che gli ultimi sondaggi di IPR Marketing (26-27 Febbraio 2009) diano le intenzioni di voto per l’Italia dei Valori all’8 per cento (quasi il doppio dei voti ottenuti alle politiche) e quelle per il PD al 22 per cento (oltre un terzo in meno rispetto ai voti ottenuti alle politiche). Vogliono dire qualcosa questi numeri? Io penso di sì e penso che molto sia dovuto a come i due partiti hanno affrontato certe vicende.
Ma non è solo questione di voti. Anzi, è soprattutto una questione di cosa è giusto e doveroso fare in questo momento storico per il futuro del paese. Bisogna saper volgere lo sguardo in avanti. Non ci potrà mai essere un’altra Italia se non si risolverà il problema del deterioramento morale e civile. Molti elettori sono stanchi che la classe dirigente del partito continui a dire che quello della questione morale, delle leggi ad personam e del conflitto di interessi non sono temi che interessano l’elettorato. Questo è’ populismo e non quello di chi dice che c’è un gravissimo problema di moralità e illegalità. Non si confonda mai il termine popolare con il termine populista. Se in una manifestazione un oratore urla che il lodo Alfano è una schifezza morale e politica e la platea approva non significa che chi parla sia un populista, e che la moltitudine approvante sia fatta di gente impulsiva e giustizialista. Questo è quello che vuol far credere un certo tipo di disinformazione e purtroppo molti sono caduti in questa trappola. L’elettorato, è bene ricordarlo a certi dirigenti del PD, si interessa anche di temi che non siano il contratto di lavoro e le tasse da pagare. Che partito è quello che tratta i propri elettori come incapaci di avere altre idee oltre al posto di lavoro e le tasse? Io ad esempio sono elettore del Partito Democratico e, come milioni di altri elettori, faccio sempre più fatica a sopportare la derubricazione della questione morale. Si è creato un circolo vizioso, per cui altre persone, non vedendo le classi dirigenti combattere certe battaglie, hanno pensato che il problema della moralità e della legalità non fosse un problema di primaria importanza. E le classi dirigenti, incapaci di assumersi responsabilità e di essere classe dirigente, hanno a loro volta assecondato il nuovo disinteresse da parte di alcuni, temendo come sempre di passare per quelli senza idee e tenuti assieme solo dall’essere contro qualcuno. Non capendo di dare segnali di debolezza anziché di forza.
Il Partito Democratico deve al più presto ricominciare a fare quello che farebbe qualsiasi forza politica responsabile in un qualsiasi paese civile. L’impegno deve venire sia dall’alto che dal basso. Le classi dirigenti devono da subito riprendere a parlare senza tregua di certi argomenti e ad essere intransigenti su certi principi. La base, ogni elettore, deve cercare di informarsi ed informare i cittadini on informati. In Italia c’è un gigantesco problema di mala-informazione. Lo sappiamo ma spesso ce ne dimentichiamo. Ho personalmente conosciuto tante persone che non sono rimaste indifferenti una volta approfondite certe vicende. Bisogna avere il coraggio di una rivoluzione culturale che faccia risorgere il senso civico e morale. Ad inizio anni novanta con “mani pulite” stava cominciando una fase di rivisitazione pubblica dei parametri dell’etica e della legalità. Poi il colpo di coda del vecchio establishment è riuscito a convincere molti che quella fosse stata un’ epoca di giustizialismo, quando in verità gli errori giudiziari erano stati pochi e rimasti nell’ambito fisiologico della percentuale di errori degli altri sistemi giudiziari esteri.
Non ci potrà essere alcun riformismo se la battaglia dell’etica e della legalità non verrà combattuta. Pensiamo forse che fra cinquant’anni la storia non racconterà chi ha combattuto per adeguare il paese ai migliori standard etici internazionali? Pensiamo veramente che un partito possa ambire ad avere un grande ruolo storico se questa battaglia, in questo momento, non viene combattuta? Non si tratta solo di principi astratti. Vivere in un paese corrotto ed illegale ha ed avrà conseguenze pesanti nella vita di tutti giorni, anche nelle piccole cose pratiche. Il PD non puo continuare a delegare questa fondamentale battaglia a gruppi di cittadini. Deve fare la sua parte ed essere adulto. Occorrono responsabilità e lungimiranza.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Come non essere d’accordo? Ma rilanciamo, se vogliamo davvero pensare di essere diversi. Cosa ci fanno ancora la Iervolino e Bassolino al loro posto? La situazione di Napoli è la conseguenza dello sfacelo morale della classe politica partenopea. Il partito ne deve prendere atto e agire di conseguenza.
Andrea, siamo d’accordo, occorrono regole ferree per regolare l’accesso al parlamento e al potere. Purtroppo anche qui c’è un circolo vizioso. Come si fa ad approvare le leggi ani-mafiosi, pregiudicati, immorali, quando chi le deve promulgare ricade nella categoria?
Se non lo fa la cosidetta dirigenza attuale del PD allora che iMille prendano in mano questo vessillo fondamentale per una repubblica democratica sana.
Andrea, piena convergenza con i tuoi punti. Abbiamo un problema di regole che sottende la “questione morale” (che stanchezza…). Nel XXI secolo siamo qui a combattere contro un soggetto dalla pessima reputazione che si è accaparrato il controllo sostanziale della comunicazione di massa. Molta della devastazione che questo paese sta subendo parte da lì. E’ un preciso disegno politco, lo sappiamo. In questa battaglia bisogna saper trovare le parole per parlare con gli italiani, gente che ha evidentemente perso molta della propria capacità critica, accecata da un’immagine scintillante fatta apposta per coprire il marciume. Bisogna spiegare efficacemente cosa è il potere mediatico, perché una persona sola non può detenere questo potere, quali sono i requisiti minimi di una democrazia degna di questo nome. Questo processo deve essere condiviso con i cittadini perché è dalla gente che deve partire. Come fare?