di Raoul Minetti
Quando arrivarono al potere negli anni ’90 Tony Blair e Bill Clinton, come tutti i politici che ambiscono a divenire statisti, cercarono di associare la loro azione politica ad una congerie di concetti economici, politici, sociologici, a tratti persino filosofici, a cui venne dato il nome di “Terza Via”. Nomi illustri vennero chiamati a fare da guru-pensatori della Terza Via e a dare plasticità a questa congerie di concetti, quali quello del brillante sociologo britannico Anthony Giddens, allora direttore della London School of Economics.
L’obiettivo era ambiziosissimo e affasciscante , creare un pensiero che potesse collocarsi tra il liberismo nudo e puro del thatcherismo-reaganismo dei ruggenti anni ’80 e il declinante pensiero socialdemocratico. Un pensiero che, a differenza della socialdemocrazia, amasse genuinamente il mercato, l’iniziativa individuale e la meritocrazia ma al contempo non dimenticasse i loro eccessi, i “fallimenti” del mercato. La Terza Via divenne rapidamente una moda della seconda metà degli anni ‘90, i nostri politici, inclusi Veltroni e D’Alema, non mancarono di farsi ritrarre alle tavole rotonde con Clinton e Blair dedicate alla Terza Via, decine di libri e articoli vennero scritti sul “nuovo pensiero”. Poi, come tutte le mode, la Terza Via si spense rapidamente come era nata. Giddens lasciò il suo ruolo di direttore della London School, Clinton e Blair persero parte del loro appeal e poi lasciarono il loro posto. La “fine” della Terza Via fu salutata da numerosi editorialisti con articoli intitolati sarcasticamente “Che fine ha fatto la Terza Via?”.
Perché la Terza Via non superò il test delle mode e non divenne un “pensiero permanente” alternativo alla socialdemocrazia e al liberismo nudo e puro? Blair, Clinton e i loro pensatori come Giddens proposero un pensiero nuovo durante la più lunga era di prosperità dell’Occidente dal secondo dopoguerra. Vent’anni di ininterrotta crescita dell’economia americana e britannica a tassi di sviluppo da paesi emergenti, boom delle piccole “tigri” europee (Irlanda, Islanda, Portogallo, etc.), un’era di prosperità che fece (incautamente) suggerire ad alcuni economisti che per i paesi occidentali i cicli economici erano finiti e le recessioni erano un ricordo del passato (l’era della “Grande Moderazione” in gergo economico). Perché mai il “pensiero” avrebbe dovuto abbandonare il paradigma del liberismo nudo e puro proprio quando questi decenni di prosperità ne celebravano il successo? Che bisogno c’era di un “nuovo pensiero”?
Alla Terza Via mancò insomma il battesimo del fuoco, un grande evento storico che calasse i suoi astratti concetti in un paradigma concreto di azione, nel policy-making economico e sociale quotidiano. Il battesimo del fuoco è arrivato, con vari anni di ritardo, ma è arrivato. La grande crisi economica sta facendo ripensare ai policy-makers delle democrazie occidentali il loro approccio verso il mercato. Nel segno non di un’esaltazione del ruolo dello stato come artefice diretto e invasivo, ma del ruolo di “vigilante” indispensabile contro gli eccessi del mercato e della finanza. E, cosa più importante, la Terza Via sta prendendo forma nelle scelte quotidiane di politica economica e sociale della patria stessa del liberismo, gli Stati Uniti. Questo è cruciale perché gli Stati Uniti hanno nel sangue dei loro cittadini e delle loro istituzioni concetti come la libertà e l’iniziativa individuale, la meritocrazia, il mercato, non saranno mai un paese socialdemocratico o statalista. Per non correre il rischio di essere confusa con la socialdemocrazia, la Terza Via doveva cioè avere il suo battesimo nella vita quotidiana degli Stati Uniti, non, ad esempio, in Germania o in Italia. Ed è proprio quello che sta avvenendo oggi, nel dibattito, anche critico, sui media americani, e nelle scelte della amministrazione Obama.
E noi come ci collochiamo di fronte a questa occasione storica, ora che il riformismo non è più orfano di un “pensiero permanente” suggellato dal policy-making? Beh, il PD, dopo il tentativo abortito di Veltroni, rischia di scivolare di nuovo verso la sinistra radicale, riabbracciare posizioni che pensavamo abbandonate definitivamente, operare scelte politiche e di persone che significherebbero rinnegare il progetto di costruire un centro-sinistra moderno e occidentale. Come dire, la vera alba della Terza Via è arrivata e, incredibile ma vero, il PD rischia di voltare le spalle all’orizzonte.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Veramente. Non sono i partiti ma le persone che fanno la Terza Via.
Raoul, sinceramente non ho capito quali sono le differenze tra la socialdemocrazia e la terza via. Dal tuo articolo non lo capisco. Me le sapresti spiegare?
Non capisco bene. Dici: i massimi interpreti della terza via sono stati Clinton e Blair, che hanno governato USA e UK rispettivamente per 8 e 10 anni. A questo punto ci sono solo due possibilita’: o sono stati due buoni a nulla, incapaci di tradurre il loro pensiero in scelte politiche nonstante abbiano governato per un periodo cosi’ lungo, oppure i risultati della terza via li abbiamo sotto gli occhi, in UK piu’ che negli USA, dove a Clinton e’ subentrato un certo Bush…
Caro Enrico, la crisi non e’ certo il prodotto della terza via. In effetti, le intuizioni della terza via sono rimaste nell’astratto e molto fumose anche se con un obiettivo di fondo chiaro. La mia impressione e’ che questa e’ per l’appunto un’occasione per renderle piu’ concrete e superare il continuo dilemma del centro-sinistra che non sa a che impostazione di fondo rifarsi.
Non credo che la terza via sia completamente morta, anzi, pur non accorgendoci ci sono molti punti della terza via già applicati. Prendiamo la crisi attuale, negli USA era impossibile pensare (fino a due anni fa) ad un aiuto statale che non fosse interpretato come socialismo. Oggi invece gli americani che hanno perso lavoro, denaro e la loro grande speranza, si sono resi conto che il liberismo reaganiano porta in sè i cd “fallimenti di mercato” che necessitano di un controllo pubblico, che l’assenza di regole sia nei mercati finanziari che produttivi non hanno portato all’ottimizzazione delle risorse impiegate ma alla speculazione pura e semplice. La terza via (in uno studio che feci per la tesi di dottorato) nacque in realtà a fine ottocento come pensiero puro di J.S.Mill (considerato, invece, artefice, del pensiero socialdemocratico). Per cui ha una certa longevità nonostante non disponga attualmente di studiosi di alto rango (tipo Giddens) e premier di alto livello che abbiano le idee chiare.