El Presidente

di Tommaso Caldarelli.

Adesso facciamo un processo alle intenzioni, e ci improvvisiamo veggenti. La parola d’ordine è : Presidenzialismo. Che cosa vorrà mai fare il nostro Premier con la Costituzione? Analizziamo le ipotesi possibili.

Primo. Ricordate il caso Eluana? In quell’occasione Berlusconi affermò che per lui la decretazione d’urgenza è un elemento indispensabile, tanto che se gliene fosse precluso l’uso, sarebbe costretto a consultare il Popolo per farselo restituire, magari potenziato.
La decretazione d’urgenza è indispensabile, e questo è vero. Ma è in ogni caso, sempre, un atto “eversivo”.
Spieghiamo sia il “sempre” che le virgolette attraverso la Costituzione. Articolo 77 : Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli alle Camere eccetera. Spiegazione : il decreto legge non è una fonte del diritto nel nostro ordinamento. Il governo non può mai emanare decreti senza le Camere; nel caso sia costretto per qualche motivo strano e imprevedibile ad agire senza le Camere, non emana il decreto ma lo adotta e risponde immediatamente ad esse, che provvedono a sollevare il Governo dalle sue responsabilità (cd. Indemnity Bill). La teoria definisce il decreto legge come “un’eventualità disciplinata dal diritto”, il che ci fa capire come, in sintesi, esso si può usare ma non si dovrebbe farlo. Il decreto legge è indispensabile solo quando le circostanze lo richiedono, e sebbene sia il Governo a decidere quando ci siano queste circostanze, in generale è meglio andarci piano (altro che “governare per decreto”).

Secondo. Ma non sarà che forse, quando dice “Presidenzialismo”, intende rafforzare i poteri del Capo del Governo? Qui si spaziamo dall’elezione diretta del Premier – che, di fatto, esiste già, visto che anche prima della legge-porcata-Calderoli (e dopo di essa in modo definitivo), è acquisito che si vota il “capo della coalizione” che, se vince, non può non diventare Premier – fino all’ipotesi di assegnare al Premier la facoltà di proporre lo scioglimento delle Camere, o il potere di nomina e revoca dei Ministri, andando quindi a modificare la struttura tripartita dell’Esecutivo (Ministro – Presidente – Consiglio dei Ministri, posti su un piano virtualmente orizzontale). Riforma, quest’ultima, che non mi troverebbe contrario. Alla Tedesca, diciamo.

Terzo. Eccoci all’elezione del Capo dello Stato. Pare proprio che il sogno segreto notturno (e diurno) di Berlusconi sia il Quirinale. Ma vorrà salire al Colle da solo, o accompagnato dal plebiscito popolare?
Nel primo caso, quindi supponendo che non voglia o che non riesca a cambiare la Costituzione, la parola spetta al Parlamento. E dopo il picconatore al Colle, penso che in questo caso potremmo sopravvivere anche con Berlusconi (e con noi il Paese). Come si è visto con la vicenda Englaro, il Capo dello Stato attualmente dispone di poteri di garanzia e controllo, di veto perlopiù. Ma non ha un ruolo dirigente della politica nazionale, al massimo ne è un promotore, e certamente importante. Berlusconi desidera invece la grande elezione che lo porterà alla Presidenza? A poteri inalterati, sarebbe solo una gran fanfara mediatica (“Popolo, chi tu vuoi che il Capo sia?”), ma povera di reale cambiamento. Anche ad immaginarsi una personalità di grande seguito che venisse eletta Presidente della Repubblica, le sue funzioni e il suo ruolo resterebbero quelle di controllo e freno che tutti conosciamo. Sarebbe un cambiamento di non eccessivo spessore.

Quarto. L’idea è dare anche più poteri al Capo dello Stato? Dobbiamo quindi copiare o dai Francesi o dagli Americani. Nel primo caso fondiamo, come è noto, un Semi-Presidenzialismo. La ricetta si compone di: elezione diretta del Capo dello Stato, elezione distinta e autonoma del Parlamento, Governo nominato dal Presidente e supportato dalla fiducia del Parlamento . Questo può creare, e ha creato però, le cosiddette “coabitazioni”, in cui i francesi consegnavano l’Eliseo ad un Presidente, e l’Assemblea ad una maggioranza politicamente opposta – e poi, se la vedesse lui a mediare ogni volta con l’opposizione-maggioranza parlamentare ogni singolo provvedimento. Mica tanto facile governare “alla svelta” in questi casi. Il Presidente è costretto a minacciare di continuo lo scioglimento del Parlamento se non approva le leggi che lui propone, fino a che non si va davvero ad elezioni. Scenario che si può ripetere virtualmente all’infinito.

Oppure stravolgiamo la Costituzione e facciamo il Presidente – Commander in Chief all’Americana. E qui arriva il bello. Il Presidente Americano non può emanare decreti legge (non esistono). Non può sciogliere le Camere. Non può nominare Ministri e funzionari senza l’assenso del Congresso. Non può mettere la fiducia sulle Leggi!
Il Congresso è rinnovato continuamente, a spezzoni, in modo da aggiornare le forze parlamentari all’azione del Presidente – se le cose che sta facendo il Capo non vanno bene, in breve tempo potrebbe perdere la maggioranza parlamentare e rimanere impantanato.
Tutto vero: alcuni Costituzionalisti Americani hanno fatto notare che il Presidente Americano alla fine ha molto meno potere dei suoi omologhi europei.

Il punto è che qualsiasi potenziamento del potere Esecutivo – che è per sua natura svelto, veloce e per questo pericoloso – deve essere accompagnato da un parallelo potenziamento degli altri due poteri. Per sicurezza e controllo. Lo scenario prospettato da Berlusconi, “il Presidenzialismo” punto e basta semplicemente non esiste. Se vogliamo il Presidenzialismo ci dobbiamo prendere pure gli aspetti che ne fanno qualcosa di controllabile, i cosiddetti “check and balances”, pesi e contrappesi. E se è vero che l’ossessione di Berlusconi è quella di non essere controllato da nessuno, beh, ‘sta cosa non esiste in nessun sistema ipotizzabile. Cioè, tra quelli civili.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Appunto. Il passo successivo consiste nel presidenzialismo alla B., che più o meno sarebbe la posizione di potere di un qualunque generale golpista sudamericano anni ’70, con la differenza che lui pretende di averla tramite plebiscito popolare.

  2. La base di tutto questo incubo risiede soprattutto nel passaggio del SI al referendum elettorale. Quando Berlusconi avrà vinto quel referendum, grazie anche a voi de iMille e al PD, avrà nominato il 60% dei parlamentari e potrà scegliere quello che vorrà: cambiare la Costituzione magari in senso presidenzialista e – chissà – unire le due cariche di presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica. A quel punto lo potremo chiamare imperatore, o come lui vorrà.

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