di Giacomo Cariello
Al call-center del 113 sono spazientiti ed è facile intuire il motivo: «Ha chiamato 4 volte in 10 minuti! Ma lo capisce o no che non abbiamo i superpoteri?». Ormai le cosiddette “ronde”, stanno diventando un’arma di ricatto nei confronti della Polizia. Attraverso la minaccia psicologica del risvolto mediatico (non è raro che partecipino esponenti della Lega e telecamere accese, di questi tempi) e il rischio concreto che la situazione degeneri (a Padova si fronteggiano la ronda e la controronda), ridefiniscono arbitrariamente le priorità della forza pubblica. «Ci stavano questi poveri disgraziati coi ladri in casa, e a due chilometri quelli della ronda che sfondavano il centralino a furia di chiamare per i clienti delle prostitute, ditemelo voi, che dovevamo fare?». Quando è arrivata la polizia, 40 minuti dopo, ormai i ladri se n’erano già andati da un pezzo.
Nella nostra società, il crimine esiste solo quando è definito come tale attraverso una procedura che oggi ha al centro le forze dell’ordine, una serie di organi strutturati gerarchicamente per raccogliere informazioni significative sui trend dei fenomeni criminali. La promessa della Lega è di combattere il crimine attraverso una maggior partecipazione dei cittadini a questo iter, ma è una promessa illusoria: a farsi carico di gestire le segnalazioni delle ronde non sono forze dedicate, ma gli stessi che normalmente svolgono attività di prevenzione e di contrasto in materie ben più delicate del semplice degrado urbano.
In altre parole, gli ordini di scuderia sono di distogliere parte delle risorse diurne impegnate nelle indagini sulla criminalità organizzata, nei controlli per la sicurezza stradale, nelle ricerche di persone scomparse, nelle chiamate per violenze domestiche e via dicendo, per fare da badanti alle ronde che vagano nella notte alla ricerca di lucciole e graffittari. Neanche Bob Kane avrebbe immaginato che a Gotham City i cittadini si sarebbero involontariamente alleati col Joker. La gente comune, specialmente nelle periferie del nord, accoglie con favore le ronde semplicemente perchè di fronte ad un fenomeno che non è in grado di metabolizzare, risponde con gli strumenti che conosce, perchè fanno parte del DNA popolare da generazioni: la torcia e il forcone.
C’è di peggio. La questione delle ronde padane è in effetti solo una carnevalata, se confrontata con gli altri provvedimenti del Governo in materia di sicurezza. L’onnipotente Tremonti ha dispensato tagli alle forze dell’ordine per un totale di 3 miliardi di Euro in 3 anni e attraverso il blocco delle assunzioni ha determinato una riduzione dell’organico di 40 mila addetti in 3 anni, alla faccia del programma elettorale del PDL, dove non si parla di ronde ma si dice, cito testualmente, “Aumento progressivo delle risorse per la sicurezza”. In pratica i nostri eroi saranno pochi, malpagati (un commissario della Polizia Italiana guadagna in media circa la metà del suo omologo statunitense), e senza risorse (che vuol dire niente automezzi, computers, uniformi, munizioni, analisi di laboratorio, turni straordinari etc). In tutto questo tirare la cinghia, dal Ministero dell’Interno non c’è una sola indicazione su come riorganizzare le forze per supplire a questa improvvisa emorragia: arrangiarsi è la parola d’ordine. In ordine sparso, avanti marsh.
Rifugiarsi nelle ronde è una cura palliativa: evidentemente il ministro Maroni è convinto che la giustizia italiana sia un malato terminale. A mio avviso una speranza c’è, ma è necessario invertire subito la rotta ed avere un piano:
C’è bisogno di rinnovare gli strumenti informatici, in modo da ridurre le risorse dedicate al lavoro prettamente burocratico e in modo da raccogliere ed incrociare tempestivamente i dati che servono ad analizzare i fenomeni criminali.
C’è bisogno di una riforma del codice di procedura penale, che riduca i tempi dei processi (ormai non si contano più i richiami dell’UE sui processi-lumaca) e garantisca la certezza della pena.
C’è bisogno di una riforma degli istituti penitenziari, che pur con tutta la buona volontà degli operatori, risultano spesso insufficienti a garantire un percorso di rieducazione e reinserimento dei detenuti.
C’è bisogno di formazione, perchè sono in aumento vertiginoso reati come le truffe e gli illeciti in ambiti che richiedono detective specializzati (reati ambientali, truffe telematiche, reati finanziari, etc).
C’è bisogno di ricostruire l’alleanza e la comunicazione tra cittadini e forze dell’ordine, che dati alla mano, sono strumenti molto più efficaci della ronda fine a se stessa.
C’è bisogno anche delle ronde, ma quelle vere, organizzate della Polizia con un congruo numero di veicoli e personale adeguato, che pattugliano le zone più a rischio ad intervalli regolari e gestiscono in modo ottimizzato le richieste di intervento.
Vedremo se in futuro il Governo rispetterà le promesse elettorali di “più sicurezza” o se continuerà ad essere solo chiacchiere e distintivo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







A me pare che basterebbe riformare l’incasinatissima organizzazione delle forze dell’ordine nostrane. Siamo, se non erro, la nazione in UE con il piu’ alto rapporto poliziotti/cittadini. Siamo anche la nazione in UE che ha il piu’ alto numero di organizzazioni di polizia (sette, se non erro), con il risultato di avere indagini duplicate, risorse divise e inefficienza diffusa.