Un partito nuovo, un nome nuovo.

di Ivan Scalfarotto.

Marco Simoni ha descritto con estrema chiarezza ciò che pensiamo sull’attuale situazione del PD e sulle dimissioni di Walter Veltroni.

Quello che voglio aggiungere è che l’unica cosa che mi pare sia doveroso fare a questo punto è evitare di sostituire Veltroni con un altro esponente di quel gruppo dirigente che ha senza dubbio il merito di aver creato il PD ma che ha dimostrato nella sua interezza di non essere stato in grado di gestire e far volare un’idea pur così valida sulla carta.

C’è bisogno adesso di fare spazio ad una nuova generazione, di fare una specie di Midas del PD, di lasciare che una linea di dirigenti che ha già ricoperto incarichi di significativa importanza nel partito e nella società (penso a Francesco Boccia, a Gianni Cuperlo, a Federica Mogherini, a Pippo Civati, ad Alessia Mosca, a Paola Concia, a Marta Meo, a Marco Simoni) possa prendere il testimone e provare a proporre soluzioni nuove per questi tempi nuovi e a leggere quelle complessità della società italiana che certamente nessun coevo di Veltroni potrebbe leggere meglio di quanto avrebbe potuto fare il segretario dimissionario.
All’Assemblea Nazionale di sabato lavorerò in questa direzione e voterò contro ogni proposta che tenda a bloccare il cambiamento e a riconfermare una responsabilità in capo ad un gruppo dirigente che ha fallito, nel Partito e nel Paese. Come giustamente conclude Marco nel suo post: ”I dirigenti in carica possono ora scegliere tra conservare l’onore, trovando le forme per farsi rapidamente da parte, o perderlo in una battaglia politica che – noi sì – abbiamo tutto il tempo di combattere e vincere”.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

6 Commenti

  1. Gianni

    Mi chiedo quali siano gli “incarichi di significativa importanza nel partito e nella società” di Pippo Civati, Marta Meo o Marco Simoni. Anche quelli di Ivan Scalfarotto naturalmente. Secondo me quelli ricoperti da mio cugino sono significativamente piu’ importanti di tutti.
    (Si scherza, eh. Ma che squallore, questi che si svegliano ad ogni rifiorire di poltroncine libere. Che poi libere non sono nemmeno).

  2. Leo Perutz

    Oh Mamma mia! Proprio il Congresso del Midas Palace doveva evocare, Sig. Scalfarotto?

    (Al Midas, nel luglio 1976, il giovane e rampante Bettino Craxi, sfruttando una mossa avventata del Mancini, prende il potere, manda a casa il reparto geriatrico del PSI e crea il partito snello dei “giovanotti”: Signorile, Martelli, Cicchitto e via dicendo. L’onda lunga con “longa manu” che occupera’ sistematicamente e scientificamente il paese per 16 anni, riducendolo praticamente allo stato in cui lo vediamo oggi.)

  3. giuseppe

    Da Repubblica di oggi – intervista a D’Alema (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-26/dalema-giannini/dalema-giannini.html):

    D. Ora l’umore prevalente dei vostri elettori è il seguente: andatevene tutti a casa. Cosa risponde?
    R. “Rispondo che io me ne sono già andato da un pezzo. Vorrei che fosse chiaro a tutti un concetto definitivo: io non faccio parte di alcuna “struttura” dirigente del Pd, da quando il Pd è nato. Io non ho nessun incarico, nessuna poltrona da difendere. Dunque, se la richiesta è quella di uscire dagli organismi dirigenti del partito, rispondo “già fatto”. Se invece la richiesta è quella di tacere, allora no, mi dispiace, a questo diritto, che come cittadino e come iscritto a quel partito mi riconosce persino la Costituzione, non intendo rinunciare. Spero solo che ora si creino le condizioni per una migliore collaborazione, e si possa finalmente cominciare a lavorare insieme”.

    Che schifezza… si fosse almeno in un paese dove i politici si sottopongono al giudizio degli elettori (vedi legge elettorale senza preferenze).

    Sì alla nuova leva; senza scordare i buoni amministratori locali (Cacciari? Chiamparino? Emiliano? ecc.)

  4. argodiano

    alla assemblea di domani io auspico che la maggioranza dei componenti decida per fare la consultazione libera e aperta ai cittadini (primarie)per sostituire il segretario nazionale dimissionario.Non si adducano motivi di tempo e scadenza ravvicinate che non sarebbero accolte positivamente dagli elettori di centrosinistra.
    I questo caso però TUTTI i critici e gli illuminati del PD si presentino con la propria piattaforma per la forma partito e le linee del progetto generale e si sottopongano al giudizio del popolo delle primarie. Chi perde: o decide di essere LEALE con il vincitore o SE NE VADA in altre formazioni politiche a fare lo sfasciatore!

  5. infelice il riferimento al Midas.:)
    Tra i giovani che hai citato ce ne sono diversi che sono dirigenti solo perchè figli di questo paese vecchio e malato che cerca negli altri solo lo specchio di sè stesso e non gli interessa nè promuovere i migliori nè cercare le eccellenze. Citi i giovani in quanto tali ma non mi sembra che quelli che abbiamo in campo oggi siano i migliori. ALtrimenti chiediti perchè quelli con il proprio pensiero, il proprio background, il proprio lavoro non sono stati promossi da questa classe politica ma semplicemente tollerata e tenuta ai margini. Chiediti perchè non sei in parlamento per esempio ed altri sì. A te ti conosce tutta l’Italia altri solo gli entourage del capo di turno… Verosimilmente non accadrà nulla di quanto auspichi per domani, verosimilmente si troverà un accordo frettoloso per resistere qualche mese. Ebbene Chiedere al nuovo provvisorio leaders di non circondarsi dei propri collaboratori, o meglio, di non elevare al rango di dirigenti del partito i propri collaboratori personali. Sarebbe già un passo avanti e darebbe al nuovo segretario un occhio più lungo sulla realtà..

  6. Ettore

    Il riferimento al Midas non è affatto improprio …

    Credo sia indispensabile avere la consapevolezza delle scelte che domani indicheranno quale via seguire tra quelle possibili nello spirito dello Statuto come indicato da Salvatore Vassallo che è stato presidente della commissione che lo ha redatto: o sciogliere l’assemblea e indire nuove elezioni aperte a tutti i sostenitori per l’elezione di un nuovo segretario nazionale e di una rinnovata assemblea nazionale o scegliere un segretario sino alla scadenza del mandato affidato a Walter Veltroni.

    Unica riflessione aggiuntiva che propongo è questa: non sta scritto da nessuna parte che un segretario eletto dall’assemblea ai sensi dell’articolo 3 dello Statuto, debba esserlo in qualità di temporaneo reggente – ruolo non previsto dallo Statuto ma che la realtà mediatica ha trasformato in reale possibilità . Infatti dell’ipotesi di un segretario nazionale tutt’altro che transitorio eletto domani, nessuno parla.

    Il nuovo segretario se sarà eletto sarà l’uomo che guiderà il partito alle prossime elezioni europee e amministrative e sulla base dei risultati che otterrà e allo stile con cui guiderà il partito potrà con qualche probabilità essere confermato nel ruolo a cui voi lo chiamerete sabato attraverso una elezione diretta aperta a tutti i sostenitori contestuale a quella per una rinnovata assemblea nazionale secondo i passaggi già previsti nello Statuto entro la prima metà di Ottobre.

    Se si scioglie l’Assemblea domani, il processo prevede invece che si avvi un articolato processo di selezione della nuova leadership (due fasi, una aperta agli iscritti, una ai cittadini elettori). Le candidature a segretario nazionale saranno filtrate dalla convenzione nazionale sulla base di un confronto programmatico (aperto alla partecipazione dei soli iscritti). Queste candidature dovranno essere sottoscritte da almeno il dieci per cento dei componenti dell’Assemblea nazionale uscente o da un numero di iscritti compreso tra millecinquecento e duemila, distribuiti in non meno di cinque regioni. Il processo è materialmente inaccessibile a qualunque outsider in tempi così brevi – più brevi di quelli che condussero alle elezione della costituente di Ottobre 2007 e senza l’entusiasmo dal basso che allora circondava la nascita di un partito democratico. Se così sarà il segretario sarà ancora scelto dall’attuale direzione, dalle sue emanazioni a livello locale, quasi certamente tra uno dei membri dell’attuale direzione, e con una tanto teatrale quanto finta resa dei conti giocata tutta a Roma, la solita spartizione dei ruoli, qualche uscita e come vuole tradizione pochissima democrazia.

    Davvero non rimane che scegliere domani un nuovo segretario. Ma che sia il nostro segretario, non il loro segretario. I momenti di crisi sono le sole opportunità per il cambiamento. Qualcuno si farà avanti, dirà quello che sentiamo, sentiremo di poterci fidare: io suggerisco di sceglierlo.

    Purchè non sia espressione dell’attuale dirigenza, ma anzi in aperto contrasto con essa. Se così sarà il popolo delle primarie di cui i delegati all’assembla nazionale sono rappresentanti, si riprendono democraticamente il proprio partito. L’attuale assemblea nazionale è ormai l’unico organo democraticamente eletto di un partito democratico. Anche a rischio di spaccare irrimediabilmente un partito già dilaniato e il rischio auspicato di perdere pezzi di inutile nomenklatura, domani proviamo a riprenderci il nostro partito.

    Credo che chi ha votato partito democratico non aspetti altro che questo. Una volto nuovo, una speranza nuova. La corrispondenza tra il sogno di un partito democratico e il fatto di un partito dove contano davvero i cittadini elettori. La corrispondenza tra lo slogan di un partito a vocazione maggioritaria e il fatto di un partito mai costretto a inseguire gli altri su posizioni particolaristiche distanti dal sentire comune. La corrispondenza tra la dichiarata convergenza delle culture cattolica e riformista e il fatto di un punto di vista di sintesi sul valore della vita nel rispetto della libertà individuale. E tante altre cose: niente di inacessibile, tutto alla portata di uomini di buon senso con i piedi su questa terra.

    Una guida nuova può guidare il partito sino alla scadenza del mandato affidato a Walter Veltroni.Può affrontare ribaltando le aspettative più disfattiste le previsioni di debacle – altrimenti inevitabili- ai decisivi passaggi elettorali delle elezioni europee e delle elezioni amministrative. Può avviare il percorso verso la convenzione nazionale per definire senza incertezze le posizioni di questo partito sul piano dei valori e della cultura politica profondamente compromesse dal lavoro al ribasso che ha caratterizzato la prima fase di questa nuova esperienza. Questo conta, prima ancora che le proposte programmatiche per fronteggiare la crisi dell’economia e della sicurezza. Il modo di fare politica, quello che veramente ci deve distinguere, e non ci ha distinto, dai nostri avversari.

    Qualcuno si farà avanti, dirà quello che sentiamo, sentiremo di poterci fidare: scegliamolo. Riprendiamoci il nostro partito. Si, si può. Facciamo domani.

    Ettore

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