Veltroni si è dimesso, il PD e’ in crisi come progetto politico e come partito. Le ragioni per lo sconforto non mancano, si è perso anche dove si è governato ragionevolmente bene come nel caso di Soru, i vecchi volponi del centrosinistra continuano a trovare il modo per essere indispensabili, sono ancora loro i king makers.
Eppure, se ricambio doveva esserci, se si doveva ‘uccidere il padre’, questo era prima o poi inevitabile. Magari forse si tratta più di ‘suicidio del padre’, ma per creare una finestra di opportunità per un vero ricambio della classe dirigente e delle sue pratiche politiche, cosa altrettanto importante, doveva avvenire un crollo.
Idealmente, sarebbe potuto avvenire in modo indolore, ma in Italia, nella sua storia recente, questo genere di transizioni non sembrano essere possibili: ci vuole il crollo per avere la scossa.
Credo sia venuto il momento della resa dei conti, del dire a viso aperto quello che prima si mormorava o si alludeva in modo garbato. L’attuale classe dirigente del PD deve essere criticata ed anche aspramente. La responsabilità di questo tracollo è loro come lo è quella di precedenti tracolli – di cui però non sembrano aver pagato alcuna conseguenza.
Il progetto di Veltroni, seppur non privo di ambiguità e vaghezza, è fallito perchè si è scontrato con una classe dirigente che ha il solo scopo di perpetuarsi e per questo si alimenta di personalismi, congiure di palazzo e finto supporto verso il leader di turno.
Concentrarsi su solo questioni come ‘il partito leggero’ e il ‘partito pesante’ è rischioso. Il partito pesante non vuol dire un partito migliore per definizione e ricordiamoci che vi sono molte zone d’Italia (come nel Sud) in cui tutti i partiti sono pesanti ed invadenti ma lo sono in termini negativi. Molti dimenticano le ragioni per cui si iniziato a parlare di partito liquido, per via degli scandali sulle tessere e le geometrie di potere definite su tali basi, come quello della Margherita nel congresso precedente alla fusione con i DS.
L’identificare le responsabilità politiche degli ultimi anni e ricordarle a chi di dovere rappresenta soltanto il primo passo. Il secondo, indispensabile, è quello di intervenire nella vita del partito. Iscrivendosi, candidandosi, dando il nostro supporto a chi cerca di promuovere delle pratiche nuove e maggiormente democratiche nel PD. Ad esempio pretendere che il codice etico del PD non rimanga solo sulla carta, fare chiarezza con i teodem, fare un congresso, avere primare vere e sempre, insistere il confronto costante tra i dirigenti e le rappresentanza locali.
E ripeto, è l’ora del confronto, anche aspro se necessario perche’ ora e’ necessaria la chiarezza.
La scomparsa del PD, anche se potrebbe soddisfare i noti impulsi masochisti di tanti simpatizzanti del centrosinistra, non sarebbe un bene per il paese.
Dove altri vedono crisi, noi dobbiamo vedere un’opportunità.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Codivido o sootoscrivo, aggiungerei al “primarie vere primarie sempre”, “dimissioni vere dimissioni sempre” (ovviamente quando si esce sconfitti da una battaglia politica o elettorale). Veltroni con questo gesto ha fatto qulcosa di innovativo e riformista, almeno in un pasese come l’Italia di “inamovibili”, creando tra l’altro un precedente.
Grande è la confusione!!!
Forse potreste apporffitare di questo momento drammatico per elaborare qualche ragionamento politico.
Precarietà, Ambiente, Diritti civili, Equilibri internazionali…
Cosa proponete?
Dite qualcosa di sinistra se lo siete ancora…e volete i voti…
Giuseppe A. Veltri “…. in Italia, nella sua storia recente, questo genere di transizioni non sembrano essere possibili: ci vuole il crollo per avere la scossa.
Credo sia venuto il momento della resa dei conti, del dire a viso aperto quello che prima si mormorava o si alludeva in modo garbato. L’attuale classe dirigente del PD deve essere criticata ed anche aspramente. La responsabilità di questo tracollo è loro come lo è quella di precedenti tracolli – di cui però non sembrano aver pagato alcuna conseguenza.
Il progetto di Veltroni, seppur non privo di ambiguità e vaghezza, è fallito perché si è scontrato con una classe dirigente che ha il solo scopo di perpetuarsi e per questo si alimenta di personalismi, congiure di palazzo e finto supporto verso il leader di turno.”
Io vorrei aggiungere questo:
Duemila anni fa qualcuno così scriveva: “Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova.
Allora dice: Ritornerò alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato la trova vuota, spazzata e adorna.
Allora va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora; e la nuova condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa».
E’ un linguaggio simbolico che parla facile facile al popolo: chi occupa posizioni di potere (lo spirito), non rinuncia mai, anzi farà di tutto per rimpossessarsi del potere se occasionalmente perso.
Diversi personaggi hanno fatto del partito uno strumento di scalata per posizioni di vantaggiosa rendita per sé e per i propri clientes, seminando qualunquismo ( che differenza c’è tra voi e i cortigiani di Berlusconi, si sente spesso dire!)
Ecco perché condivido l’indicazione: “ indispensabile è intervenire nella vita del partito. Iscrivendosi, candidandosi, dando il nostro supporto a chi cerca di promuovere delle pratiche nuove e maggiormente democratiche nel PD. Ad esempio pretendere che il codice etico del PD non rimanga solo sulla carta, fare chiarezza con i teodem, fare un congresso, avere primare vere e sempre, insistere il confronto costante tra i dirigenti e le rappresentanza locali.”
Aggiungerei: promuovere reti di informazione sulle devianze nel partito rispetto alla sua carta costituzionale (STATUTO – CODICE ETICO – MANIFESTO DEI VALORI), promuovere la contendibilità di ogni carica, promuovere la temporalità di ogni carica, promuovere la conoscenza di come sono utilizzati i fondi del partito e la loro utilizzazione anche in funzione della formazione politica dei giovani,…
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