Meglio giardinieri

di Lucio Scarpa

Ho passato gli ultimi giorni a Cagliari per votare e per partecipare agli ultimi giorni di campagna elettorale; mi riporto a casa tanto entusiasmo gelato dal risultato elettorale.
Nel quartier generale di Soru a piazza del Carmine e nella sede dei “volontari per Soru” la speranza di bissare il risultato del 2004 era alta; proprio i volontari restano il miglior ricordo di queste giornate. Decine di giovani preparati e motivatissimi, convinti dell’azione di governo di Soru e delle prospettive di crescita che una sua rielezione avrebbe garantito all’isola; una convinzione ragionata, basata sulle azioni intraprese; su un programma molto accurato e con un disegno di sviluppo ben preciso con al centro istruzione e innovazione.

Si sa che l’entusiasmo distorce la visione, ma la convinzione di un buon risultato era altissima, come la certezza di avere la maggioranza a Cagliari città; e in effetti volantinando nelle strade centrali, o trovandosi a parlare con i conoscenti, le dichiarazioni di voto per Soru erano plebiscitarie.
Peccato che le mie conoscenze non siano un campione rappresentativo dell’elettorato; frequento chi, come me, vota con la testa e non con la pancia; chi si fa conquistare dai master and back, dagli investimenti in energie rinnovabili, dalla banda larga al 100% dei comuni… tutte ottime cose ma che non infiammano le masse.
Dall’altra parte il programma era inesistente, pochi punti scopiazzati qua e la, e una campagna condotta per slogan e attacchi all’avversario. Sembra poco, ma basta per avere dieci punti di vantaggio.
Il tutore di Cappellacci ha detto la cosa che gli elettori sardi volevano sentirsi dire cioè che sarebbe stato azzerato il lavoro di Soru. Anzi, l’ha ripetuta; sono quattro anni che giornali e TV locali (vedi alla voce: Zuncheddu) attaccano sistematicamente l’operato di Soru, e negli ultimi giorni il fuoco di fila è stato impressionante; come impressionanti sono l’ora e 29 minuti di TV nazionali avuti da Berlusconi, per parlare di Sardegna, contro il minuto e 56 secondi di Soru.
La differenza con il 2004 l’ho avvertita nei piccoli paesi, o nella prima periferia di Cagliari; lì il clima favorevole non c’era, si percepiva l’odio verso chi ha puntato su un progetto per il futuro ma non ha dato anche un tornaconto immediato a chi questo progetto doveva approvarlo.
E’ difficile parlare di protezione paesaggistica a chi vive costruendo villette e residence per i turisti; inutile dire che queste villette restano vuote 340 giorni all’anno e generano un indotto bassissimo, loro mangiano perchè tirano su i muri, fabbricano le finestre, vendono i sacchi di cemento, e di questo vogliono sentirsi parlare.
Ancora più difficile parlare a chi proprio non sa di cosa vivrà domani. Ottima cosa investire su 250 mila ore di insegnamento in più, ma un popolo che è abituato alla carenza di lavoro endemica preferisce sentirsi dire che ci saranno 5 mila euro l’anno per ogni disoccupato, e poco gli importa se non si sa quando e come arriveranno. Gli basta sperare di poterli avere.
In questo Soru, i suoi strateghi, noi volontari e i partiti che lo sostenevano hanno fallito clamorosamente. Non siamo stati in grado di capire di cosa hanno bisogno gli elettori sardi oggi, e non siamo stati capaci di farli sognare un domani migliore che li ricompensasse dei sacrifici odierni.
Perchè abbiamo fallito? Di sicuro c’è la madre di tutte le questioni, il radicamento col territorio, ma oltre a quello si vive troppo di improvvisazione; mancano organizzazione e “scientificità” nelle azioni politiche. Faccio due soli esempi, i sogndaggi e il volontariato, ma una vera analisi avrebbe molti punti da approfondire.
I sondaggi sono ancora trattati con sufficienza e, quasi, dileggio. Pare un difetto di Berlusconi quello di puntarci molto; in questa campagna abbiamo avuto pochissimi dati, e pure sballati.
Mi chiedo perchè i sondaggi del PD siano sempre sballati di parecchi punti, e soprattutto perchè si facciano rilevazioni solo sulle intenzioni di voto, e sotto scadenza elettorale. I dati dovrebbero servire a monte, per comprendere le esigenze dell’elettorato e poter studiare le soluzioni per soddisfarle; se gli elettori hanno bisogno di lavoro è controproducente dirgli che ho ridotto gli enti inutili, si lascia il campo libero a chi promette assunzioni per lavori straordinari .
Anche l’entusiasmo dei volontari non è sufficiente contro la campagna muscolare della destra. Lasciamo perdere i media, dove serviranno anni per ristabilire condizioni di pari opportunità. Abbiamo perso anche sul volantinaggio; Cagliari era piena di santini e volantini di candidati pro Cappellacci; poco importa se li distribuivano ragazzi molto poco convinti e informati; è risultato più utile avere un esercito di distributori pagati 5 euro l’ora (ovviamente cash…) e organizzati per diffondere ovunque, piuttosto che i bravissimi volontari concentrati su pochi punti nel centro città. Brutto a dirsi, ma io di materiale del PD ho ricevuto solo una lettera a casa e un paio di volantini distribuiti alla chiusura della campagna, il partito non c’era nella campagna elettorale e i candidati apparentemente non avevano mezzi.
Quanto ha investito il PD in queste elezioni? Direi molto, troppo, poco. Capiremo mai che per vincere le elezioni non basta fare una puntatina in zona negli ultimi giorni ma si deve lavorare in maniera sistematica e organizzata?

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. giuseppe

    Da Repubblica di oggi – intervista a D’Alema (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-26/dalema-giannini/dalema-giannini.html):

    D. Ora l’umore prevalente dei vostri elettori è il seguente: andatevene tutti a casa. Cosa risponde?
    R. “Rispondo che io me ne sono già andato da un pezzo. Vorrei che fosse chiaro a tutti un concetto definitivo: io non faccio parte di alcuna “struttura” dirigente del Pd, da quando il Pd è nato. Io non ho nessun incarico, nessuna poltrona da difendere. Dunque, se la richiesta è quella di uscire dagli organismi dirigenti del partito, rispondo “già fatto”. Se invece la richiesta è quella di tacere, allora no, mi dispiace, a questo diritto, che come cittadino e come iscritto a quel partito mi riconosce persino la Costituzione, non intendo rinunciare. Spero solo che ora si creino le condizioni per una migliore collaborazione, e si possa finalmente cominciare a lavorare insieme”.

    Che schifezza… si fosse almeno in un paese dove i politici si sottopongono al giudizio degli elettori (vedi legge elettorale senza preferenze).

    Sì alla nuova leva; senza scordare i buoni amministratori locali (Cacciari? Chiamparino? Emiliano? ecc.)

  2. lawfox

    Non sono sardo e non conosco le vicende da vicino. So solo che proprio oggi parlavo con un collega sardo, ma emigrato qua al Nord Est che mi diceva che Soru di fatto aveva bloccato tutta l’edilizia. Lui stesso non poteva sistemare la casa dei suoi che un rudere perchè in base alla nuova normativa gli hanno bocciato tre progetti. Senza parlare della tassa sulla seconda casa, poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. Ripeto non conosco le vicende sarde da vicino, ma questo collega mi diceva che era da un po’ che gli elettori aspettavano al varco il buon Soru per suonargliele. A ciò si aggiunga un partito che ormai è allo sfascio….
    Il figlio del commercialista ha fatto il suo dovere: stare zitto (come Galan durante l’ultima campagna elettorale in Veneto per la Presidenza della Regione). Il resto vien da sè.
    A D’Alema dico solo: continua così, vedremo se alla fine ti stuferai di parlare a te stesso ed ai tuoi pochi sostenitori.
    Un caro saluto alle Urne, chissà quando mi rivedranno…

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