La genesi

di Emidio Picariello

Oggi ho visto il momento in cui nasce. E’ stata una rivelazione.

Ero a Lucca, alla Stazione e avevo appena mangiato, in piedi, un po’ di frutta che mi ero portato in un sacchetto.

Quando sono salito sul treno per casa con me sono saliti una mamma e il suo bambino. Il bambino poteva avere forse 7 o 8 anni.

Ha insistito per salire al secondo piano di uno di questi nuovi treni a due piani. Ai bambini piacciono le cose insolite. Nel vagone si sentiva un certo odore di cibo che emanava dal pasto di alcune persone che, più furbe di me, si erano portate il pranzo, come usava fra gli operai nel dopoguerra.

La madre ha guardato queste persone, poi il bimbo e gli ha chiesto se volesse davvero rimanere in quel vagone. Il bimbo ha cercato la risposta giusta, quella che la madre si aspettava e l’ha trovata in un cenno di dissenso.

Ecco, se ne sono andati e io ho visto la genesi del razzismo. Gli sporchi negri puzzano con il loro cibo da negri tanto che è meglio non stare nello stesso vagone con loro.

Meno male, se non fosse successa questa cosa che mi ha stomacato, mi sarebbe venuta fame a sentire odore di cibo vero, con quel poco di frutta educata che mi ero portato.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

12 Commenti

  1. bho

    Ma non ho capito… se uno non vuole sentire la puzza del cibo degli altri sul treno è razzista? A me sembra buona educazione non mangiare sul treno… sarò strano io.

  2. giancarlo

    La puzza del cibo? si sei strano.

  3. ale

    Beh, in effetti scusa ma l’odore di certi cibi “classici” da treno (hamburger, pizza, patatine fritte magari col ketchup ecc.) non è il massimo e anch’io ho evitato di rimanere in certi vagoni per questo, anche se mi trovavo in Germania e si trattava di studenti “ariani” (per usare la terminologia razzista). Scusa, ma personalmente metto sullo stesso piano chi mangia cibo particolarmente “odoroso” in treno e chi assorda i suoi vicini parlando ad alta voce al cellulare: maleducati entrambi perché dimostrano di fregarsene di chi sta loro intorno. Se poi la mamma in questione ha agito come ha agito per via del colore della pelle dei passeggeri, è un altro paio di maniche: il razzismo degli italiani è ormai indiscutibile, ahimé.

  4. giancarlo

    Eh si, l’odore di pizza non si può proprio sopportare, ma chi credi di prendere in giro?

  5. bho

    Emidio,
    e’ una cosa che ti insegnano da bambino: nei luoghi pubblici non si mangia niente il cui odore possa arrivare alle narici degli altri, pizza, kebab, salmone, ostriche e champagne o quello che vuoi. Ci sono episodi di razzismo ormai a bizzeffe in Italia, ma questo che hai tirato fuori tu c’entra come i cavoli a merenda, per ritornare su temi olfattivi.
    Saluti

  6. ale

    Caro Giancarlo
    non è questione di sopportare o no l’odore della pizza (e quello del fritto o del ketchup?), ma di imporlo ad altri in un luogo chiuso come un treno. Non è nemmeno una questione di buona educazione, ma di rispetto degli altri, scusa.

  7. pensavo che fosse una bella cosa, ricominciare dall’odore, per volersi bene.
    apparte scherzi, ragazzi: non so quanto frequentate i treni, ma nei treni tutti fanno un po’ il loro comodo, soprattutto quelli che ci vivono: i pendolari e gli studenti. Se volete vi do la misura olfattiva esatta del grado di odore che si sentiva. Ma il punto non è questo e lo sapete.

  8. ale

    Caro Emidio,
    io non ho problemi con gli odori in sé. Accetto quello di sudore, quello di arrosto di certe persone anziane, le fiatate all’aglio o alla cipolla… altrimenti dovrei prendere la macchina invece del treno. Ma questo non giustifica il fatto di portarsi in treno patatine fritte, hamburgher col ketchup ecc.
    E poi, se il punto non è l’odore, ma il colore (della pelle), perché partire dall’odore e imbastirci un post?

  9. bho

    Emidio,

    ti stai scavando la fossa da solo.
    Fra poco farai l’elogio di quelli che scoraggiano in ufficio.

    Saluti

  10. bho

    Il refuso non era voluto…

  11. Antonio

    pienamente d’accordo con Emidio. E aggiungo: ognuno a casa propria.

  12. Geff Spicmen

    migrantume go home

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