iMille si espandono, stringono legami, imparano dalla nuova America di Obama. Nelle prossime settimane e mesi accoglieremo tra di noi figure di spicco del panorama politico, accademico, e economico USA.
Lisa D. Cook ha servito nel Transition Team del Presidente Obama come World Bank Review Team Lead. Lisa e’ Assistant Professor nel Dipartimento di Economia di Michigan State University. Si e’ laureata all’Universita’ di Oxford (UK) in Economia, Filosofia e Scienza Politica e ha poi conseguito un Ph.D. in Economia all’Universita’ della California Berkeley. E’ stata visiting Assistant Professor ad Harvard (Kennedy School of Government), Consigliere per la Finanza e lo Sviluppo del Dipartimento del Tesoro USA sotto le amministrazioni Clinton e Bush e National Fellow alla Hoover Institution dell’Universita’ di Stanford. Ha anche collaborato con Salomon Brothers (ora Smith Barney/Citigroup), la Banca Mondiale a Washington, la Federal Reserve Bank di New York, e Brookings Institution. Con il collega economista e coautore Jeffrey Sachs è stata consigliere dei governi di Rwanda e Nigeria. In Rwanda, ha guidato il team di Harvard che ha aiutato a negoziare il primo programma di sviluppo del Fondo Monetario Internazionale dopo il genocidio. Lisa ha vissuto in Francia, Regno Unito, Senegal, e Russia e parla fluentemente il Francese, lo Spagnolo, il Russo e il Wolof. E’ autrice di numerosi articoli scientifici e libri su problemi di crescita economica, crisi finanziarie, economia dell’innovazione tecnologica, e problemi dei paesi in conflitto.
Cara Lisa, quali priorità vedi per Obama?
Il momento dell’economia è molto difficile. L’amministrazione fronteggia l’esigenza di stabilizzare il sistema finanziario e ripristinare il flusso di credito all’economia con l’esigenza di mantenere il deficit fiscale entro limiti accettabili. Non sarà impresa agevole contemperare questi due aspetti. La situazione delle famiglie americane è molto difficile, l’amministrazione deve sostenere i loro consumi e cercare di stabilizzare il mercato delle case. Al contempo vedo nel piano di stimolo anche delle importanti potenzialità. Molti fondi sono stati stanziati per investimenti nel sistema educativo, nella ricerca, nelle energie alternative e nella conservazione delle strade. Insomma, il piano di stimolo potrà avere effetti molto positivi in termini di rinnovamento strutturale dell’economia.
Gli Stati Uniti diventeranno più protezionisti?
Una volta tanto la storia economica è destinata a fornirci lezioni preziose. I principali consiglieri economici di Obama, Christina Romer in primis, sanno molto bene che il protezionismo non è la strada da percorrere. L’interdipendenza tra l’economia Americana e le economie degli altri paesi è così forte che non ci possiamo permettere di scivolare nel protezionismo. Non vedo un pericolo di questo tipo all’orizzonte.
Quale futuro vedi per i rapporti tra USA e Europa?
Le relazioni tra Stati Uniti ed Europa sono certamente destinate ad un significativo miglioramento nei prossimi quattro anni. La presenza di Joe Biden alla vicepresidenza e la scelta di Susan (Rice, ndr) come ambasciatore alle Nazioni Unite garantiranno dialogo ed apertura a tutte le latitudini. Più nello specifico dei rapporti con l’Europa, la nuova amministrazione ha dei legami culturali fortissimi con l’Europa. Siamo molto interessanti a ristabilire antichi legami e a forgiarne di nuovi dove prima non c’erano. E il principio non sarà la distinzione tra “vecchia” e “nuova” Europa ma investire in tutte le relazioni che possano essere produttive.
Se dovessi descrivere la nuova America di Obama con quattro aggettivi…
Optimistic, sobered, restored, anxious.
Pensi che vedremo gli effetti del piano di stimolo relativamente presto nei prossimi mesi?
Sì, per alcune attività. Numerosi progetti per le infrastrutture che erano in medias res o che erano stati cancellati o posposti sono stati rilanciati dal piano e probabilmente produrranno o preserveranno posti di lavoro abbastanza rapidamente. Se il mercato delle case comincia lentamente a stabilizzarsi con nuovi acquirenti che acquistano case pignorate (cosa che sta timidamente cominciando ad avvenire in posti come la California), questo può condurre alla creazione di posti di lavoro nella home-improvement industry (molte case sono state abbandonate o lasciate deteriorare in previsione dei pignoramenti). Inoltre, i nuovi acquirenti potrebbero cominciare a pagare tasse locali aiutando a sostenere i budget statali in forte sofferenza. Sono processi appena agli inizi, bisogna vedere se riusciranno a consolidarsi nei prossimi mesi.
Ti è piaciuto far parte del Transition Team di Obama?
Certamente. E’ stato un onore e un privilegio essere scelta per il Transition Team di Obama. I miei colleghi del team sono stati un gruppo formidabile che ha approcciato i problemi con grande preparazione e entusiamo. C’è moltissimo da fare sul piano economico e spero che il mio contributo sia stato utile.
Allora entri a far parte de iMille?
Certo! Con grande piacere. Sarà un piacere lavorare assieme.




















ottimo, visto che nessuno vi si fila in italia (come ammesso da Costa e Simoni) vi lanciate oltre oceano. Magari pensare ad arruolare qualcuno nei territori che portano le truppe cammellate in assemblea? Certo che la fighettaggine d’oltre oceano non conosce limiti …
pane e salame, sei piu’ scontato di un salame. e neanche ti firmi. quindi sei pure un codardo
Pane e salame,
siamo sempre alla solita storia, a noi, forse un vizio da nerd, ogni tanto piace parlare di contenuti con gente sveglia da cui possiamo imparare.
Il commento di “pane e salame” e’ triste anche se atteso. Comunque Lisa e’ una donna di spirito e leggendo il commento (capisce un po’ l’Italiano) si e’ messa a ridere. Anzi mi chiede se le mandi un po’ di salame gia’ che ci sei.