Il PD e l’arte di parlar chiaro

di Marco Simoni

Se il PD non pare in grado di imparare dai propri errori, potrebbe forse essere in grado di imparare dai propri successi, o da quelli che si trovano nella storia recente del centrosinistra. L’assemblea costituente di sabato ha offerto ancora una volta una rappresentazione di unanimismo, tutti i dirigenti nazionali sono stati compatti attorno alla soluzione individuata – il nome di Franceschini – senza che fosse aperto davvero un dibattito di merito.

Eppure differenze politiche esistono eccome, sia nel corpo del partito che tra i suoi leader. Queste differenze tuttavia, continuano ad esser oggetto di discussioni sui giornali, di interpretazioni dietrologiche, senza che esser possano avere una chiara ricaduta politica, come dovrebbero. Il dibattito e le divisioni evidentemente terrorizzano. È tutto sommato inutile speculare sulle origini di questa paura. È forse utile, invece, suggerire al nuovo segretario, che in queste ore starà riflettendo su come meglio interpretare il suo ruolo, di ricordare come iniziò la stagione migliore del centrosinistra, oltre dieci anni fa, quella dell’Ulivo, una stagione che portò a vittorie elettorali ed importanti riforme per il Paese.

La nascita dell’Ulivo fu preceduta da asperrime discussioni, in seno sia al PDS sia al PPI. Dibattiti laceranti, non certo all’acqua di rose, in ogni angolo d’Italia. Un partito diviso come una mela e settimane di polemiche sui giornali precedettero l’elezione a maggioranza di Massimo D’Alema contro Walter Veltroni. La direzione del PPI votò addirittura l’adesione all’Ulivo con un solo voto di scarto, causando la scissione a destra di Buttiglione e di gran parte delle sue truppe. Lungi dall’indebolire il percorso del centrosinistra, quelle divisioni furono salutari perché chiarirono le linee politiche dei due partiti, conferirono un forte mandato alle due leadership – molto più forte di quello che si ottiene con un finto unanimismo.

È naturale che la prima preoccupazione di leader eletti a maggioranza diventi quella di includere pezzi che gli erano inizialmente ostili, lavorare per l’unità e per rendere la direzione politica ancora più solida. Allo stesso tempo una vittoria a maggioranza consente di prendere scelte più nette, che diventano anche più leggibili dagli elettori. Franceschini dunque non abbia paura delle divisioni, persegua la linea politica che ha tratteggiato nel suo intervento all’assemblea costituente cercando di renderla più marcata possibile, e favorendo dunque l’emergere di linee alternative.
La recente storia del centrosinistra mostra che dal dibattito aspro nascono le vittorie elettorali, dal finto unanimismo le sue sconfitte.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. argodiano

    Si, quello di Marco, mi sembra un buon viatico.
    Ed aggiungo: le elaborazioni di un partito riformista NUOVO devono essere approfondite, sottili, intelligenti; ma il MESSAGGIO per gli elettori DEVE necessariamente essere SEMPLICE e DIRETTO. Anche questa azione di declinazione elettoralistica del progetto, per un partito a “vocazione maggioritaria” deve essere curata con la massima attenzione e capacità creativa.

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