Domani

di Marco Simoni

reborn_dueiMille sono nati per contribuire a tessere la rete delle persone che desiderano un centrosinsitra moderno, forte, europeo, di cui andare orgogliosi. La sconfitta di Veltroni che si è consumata oggi con delle dimissioni serie, motivate dal sostanziale fallimento del suo progetto, è dunque in parte anche una sconfitta nostra e delle ragioni che ci avevano spinto ad aderire al progetto del PD.

Oggi non si è chiuso, come dipingono alcuni in maniera truffaldina, un tentativo politico concepito male. Quel che ha fallito è stato il metodo della trattativa continua, che ha fatto mancare ciò che sarebbe servito: la sintesi, una politica chiara, una leadership collettiva in grado di trasmettere un senso di futuro, credibile e convincente, alternativo al presente della paura, delle ronde, della crisi. Abbiamo contestato questo metodo, e le conseguenze ovvie che si portava appresso, dal giorno dopo la sconfitta elettorale, quando tutto il potere è tornato saldamente nelle mani di una continua trattativa a porte chiuse tra i vecchi dirigenti del DS e della Margherita.

Nessuna sintesi nuova è stata compiuta, nessun nuovo partito, basato su regole condivise fino in fondo, si è tentato di affermare. Qualche giorno fa, un giovane osservatore del PD mi ha chiesto “ma visto che le primarie non funzionano, non sarebbe meglio tornare alla cooptazione?”. La risposta a questa obiezione è che, con rare eccezioni, la cooptazione non è mai cessata, la cooptazione basata sulla fedeltà personale, meccanismo che Veltroni non ha saputo o voluto interrompere, è rimasto l’unico criterio adoperato da questa generazione di dirigenti per contornarsi di assistenti, non da possibili successori. Parlare di tentativo fallito significherebbe riconoscere l’esistenza di un tentativo di costruire qualcosa di nuovo. Invece il PD ha mutuato i peggiori difetti dei DS e della Margherita: nominalmente democratico, ma di fatto oligarchico, con gruppi dirigenti paralizzati da veti reciproci e costretti a mettersi sempre d’accordo per il terrore – nel vuoto spinto di idee politiche – di veder smarrito il proprio ruolo.

E’ ormai da anni che i commentatori pubblici e la quasi totalità delle persone delle generazioni successive a quella di Veltroni, D’Alema e Rutelli sostengono l’importanza della sfida politica aperta, tra opzioni politiche diverse. Molto più comodo invece avere un capro espiatorio da sacrificare, ieri Prodi, oggi Veltroni, così che il “caminetto” possa trovare una soluzione temporanea che consenta la sopravvivenza ai più, in attesa del prossimo disastro elettorale.

Che sia chiara una cosa tuttavia, e che possa giungere alle orecchie di chi ha dimostrato a lungo di non saper ascoltare. Non consideriamo la sconfitta di Veltroni una sconfitta personale o individuale. Nessuno di noi si tira fuori da responsabilità collettive, fossero anche le responsabilità di non aver saputo convincere un numero maggiore di elettori quando era il momento. Ma le responsabilità si misurano a gradi. Le dimissioni di oggi sono il penultimo capitolo di una generazione politica che ha avuto più di una possibilità, e ha ora l’occasione di conservare almeno l’onore. Una generazione di cui, accanto a Veltroni, sono protagonisti tutti coloro che hanno ricoperto cariche di sindaco, di ministro, di presidente di regione, di parlamentare. Una generazione che trovandosi a gestire il potere per la prima volta – forse inaspettatamente – a partire dagli 90: nelle città, nelle regioni e poi al governo nazionale, non è stata in grado di impedire l’affermarsi dell’egemonia politica e culturale del centrodestra, spendendo la gran parte delle proprie energie rivolta verso se stessa, mentre il resto del mondo andava avanti, e mentre una parte cospicua del suo elettorato chiedeva altro. Non se ne sono accorti, ma una nuova generazione sta già governando larga parte di quel che è il centrosinistra diffuso in Italia. Lo fa nella rete, nei giornali, nelle professioni, nelle università. I dirigenti in carica possono ora scegliere tra conservare l’onore, trovando le forme per farsi rapidamente da parte, o perderlo in una battaglia politica che – noi sì – abbiamo tutto il tempo di combattere e vincere.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Permettimi Marco qualche riflessione.
    Tu parti dal principio che non il progetto politico del PD è fallito, ma “il metodo della trattativa continua, che ha fatto mancare ciò che sarebbe servito, eccetera”. Mi viene subito da obiettare che il “metodo” non è indifferente né ai presupposti su cui è stato costruito il PD (una cosa per tutte, il rifiuto del confronto/scontro, fin dalle primarie, fra linee e progetti politici diversi) né ai pilastri su cui lo si è voluto fondare (penso, ad esempio, al Manifesto dei Valori).
    Sono d’accordo, invece, con le tue conclusioni: il fallimento di un intero ceto politico, non certo del solo Veltroni. E sono d’accordo con la volontà di condurre una battaglia politica per sostituirlo, anche se non credo che abbiate poi tutto questo tempo davanti. O per lo meno, se voi potete aspettare, data la giovane età , il paese, incamminato da dieci anni in un declino che sembra inarrestabile, avrebbe un po’ più fretta.
    Ma volevo portare oltre il mio ragionamento. Se una battaglia politica è indispensabile, non la si può fare prendendo per buoni i presupposti, sbagliati, su cui si è costruito il PD. Se di un partito riformista, laico, moderno, c’è bisogno (e dio sa quanto ce n’è bisogno), occorre ri-progettarlo, nei contenuti e soprattutto nelle forme, in modo che non possa riproporsi quel “metodo” cui tu imputi il fallimento del PD.
    Da molto tempo aspetto di potermi unire alla battaglia politica di una nuova classe dirigente che metta definitivamente in pensione quella fallimentare che ha governato il centrosinistra fino ad oggi. A suo tempo criticai le timidezze dei Mille, che rinunciarono ad “uccidere il padre” ponendosi in una posizione di fiducioso attendismo; di questa, sia pure piccolissima a fronte di altre, responsabilità, bisognerebbe farsi carico e da qui ripartire per tentare di mettere assieme e di dare una prospettiva alle tante intelligenze che popolano questo paese, oggi isolate e sconfortate.

  2. Mariavittoria Garlappi

    Ciao Marco, e Amici de iMille.

    La situazione che si è aperta nel PD mi spinge a rifarmi viva, da Torino, riprendendo il filo dai nostri scambi occorsi alla nascita de iMille. Allora l’assenza di “nuovo” (e di convincente!)del neonato partito, sia in termini di persone, che di metodi e contenuti gelarono il mio entusiasmo di neofita.

    Ora (…nei prossimi mesi…) si propone un’altra occasione per noi che ancora crediamo in una sinistra ispirata a solidi valori e proposte concrete. Come tanti in giro per l’ Italia, abbiamo professionalità, idee nuove e voglia di spingere verso quei cambiamenti essenziali in tutti i settori della nostra società.

    Il problema del PD, come bene ha espresso Curzio Maltese nel suo articolo di oggi, è anche che servono persone nuove.

    Assieme a chi è d’accordo con noi, si dovrebbe trovare un modo deciso (e visibile) per imporre la questione del ricambio generazionale all’attenzione di chi da troppo tempo ha ingessato il cuore e le energie della sinistra.

    Mi pare il momento propizio per chiedere spazi per persone nuove a chi nel PD è finalmente pronto a scommettere sul qualcosa di diverso e di serio – magari anche solo per disperazione, se non per piena convinzione !

  3. Andrea Ballabeni

    Analisi molto bella e lucida

    Bravo Marco

    Andrea

  4. Gianni

    La cooptazione e’ uno strumento che fa funzionare molto bene istituzioni estremamenti efficaci,come le aziende, le chiese, i giornali o gli eserciti. Funziona molto bene anche per definire le cariche interne di tutti i partiti politici del mondo, compresi di quelli che usano (per legge) le primarie per eleggere i loro candidati nelle istituzioni (ma non, ripeto, per le loro cariche interne: quello non lo fa nessuno, che io sappia).

    Tramite lo strumento della cooptazione sono stati eletti tutti i rappresentanti dei Mille nella assemblea costituente (liste legate a Veltroni), e’ stato candidato Scalfarotto al parlamento, e’ stato mandato Luca Sofri in segreteria, sono stati associati a scrivere sull’ Unita’ gli stessi Simoni, Scalfarotto, Sofri e poi Veltri e Costa. Mi pare quindi uno strumento (efficacie, giusto, adeguato) sul quale esista un consenso piu’ diffuso e una pratica piu’ larga rispetto a quello che l’ analisi di Simoni sembra riferirsi.

    Lo strumento delle primarie per la elezione delle cariche del partito (oltre che per i candidati alle istituzioni) voleva essere un mezzo per aprirsi alle correnti politiche, culturali e ideali che, si pensava, attraversavano la societa’ ma non penetravano i muri dei circoli. Aprirsi a persone nuove non perche’ fossero nuove come persone, ma perche’ portavano idee nuove.
    Le persone sono arrivate, le idee no. Nella societa’ civile non c’e’ nulla, e le primarie hanno portato solo divisione, uno stato di campagna elettorale permanente, hanno favorito la deriva correntizia, hanno peggiorato la selezione della classe dirigente del partito. E’ vero che Renzi non lo conosceva nessuno, ma le sue idee si: sono quelle di Rutelli.

  5. gianni, diciamo che la cooptazione funziona quando poi c’è associata verifica dei risultati ottenuti. Nella politica italiana (ma non solo in quella, anzi la politica è specchio della società) alla cooptazione non segue un giudizio dei risultati, un avanzamento o un declassamento in base a questi.
    Così abbiamo Veltroni e D’Alema, cooptati a suo tempo dalle classi dirigenti dell’epoca del PCI, ancora in lizza dopo aver perso un numero oramai imprecisato di elezioni e soprattutto di battaglie politiche e culturali. Un centrosinistra che non ha solo perso le elezioni ma è in balia di un paese che è cambiato, in peggio. Ma di questo cambiamento chi è responsabile? L’orco cattivo? Il signor B? Certo il signor B e tutta la destra xenofoba (tradizionale vorrei dire) hanno spinto in questa direzione, e hanno vinto. Questo vuol dire che qualcuno ha perso. E quel qualcuno o sta al gioco della cooptazione, e quindi deve capire che si deve fare da parte, o sta al gioco democratico e quando perde si leva. Restaranno invece, perché non farlo sarebbe suicidarsi. Intanto però gli elettori non li obbliga nessuno a votarli e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi.

  6. Perche’ uno dei mille non si candida a guidare il partito? Che so, uno come Civati che ha una buona esperienza ed ha una faccia nuova.

  7. Gianni

    Riccardo, in politica i risultati e il merito coincidono con la conquista del potere, che in democrazia si esprime con la generazione di consenso finalizzato all’ esercizio del governo. E io rilevo che in quindici anni di berlusconismo, ben sette sono stati governati dalla sinistra che questa generazione di dirigenti ha portato al governo del paese per la prima volta dal dopoguerra.
    Io sono convinto che fosse questo lo scopo storico di questa generazione, e che questo scopo sia oramai esaurito e compiuto. E’ tempo quindi di una generazione nuova e di idee nuove, ma penso che i meccanismi di selezione convenzionali siano perfettamente adeguati allo scopo. Non mi unisco a chi usa toni tragici e apocalittici nell’ accusare questa dirigenza, perche’ mi pare che siano espressioni a volte inconsapevoli e a volte interessate, sopratutto quando sono utilizzate da coloro che criticano strumentalmente i meccanismi di cooptazione per la ragionevole ma insufficiente ragione che loro ne sono stati esclusi. E aggiungo che per quanto riguarda metodi alternativi come le primarie, il rapporto tra l’ acquisizione di nuove idee e la lacerazione del tessuto di condivisione del partito e’ molto minore di uno, sopratutto a causa del numeratore.

  8. Sergio

    “Pessimisti sul passato, ottimisti sul futuro” ? Si facciano avanti i giovani in gamba, a gomitate se necessario…

  9. Leo Perutz

    Trovo condivisibile gran parte dell´intervento del Prof. Simoni e in particolare quando afferma che non e´ stato il realta´ il governo o l´amministrazione della cosa pubblica, ne tantomeno una opposizione al dilagare del berlusconismo il vero obiettivo di una classe dirigente al potere quanto la sopravvivenza di se stessa in un circolo autoreferenziale perverso e autodistruttivo.
    Lo sono un po´meno quando attribuisce implicitamente un peso specifico consistente a quel “centro-sinistra diffuso” che in Italia vive nella “rete, nei giornali, nelle professioni e nelle Universita´” poiche´e´un numero tutto da verificare in termini statistici, politici e culturali.
    La coscienza di se, riferita al proprio ambito fenomenologico, limitato, non e´un indice affidabile ne per la costruzione e l´organizzazione del consenso ne nelle interpretazioni dei processi politici ai quali si vuole partecipare. Qualcuno qualche tempo fa aveva provato a sviluppare questo punto su le pagine di Repubblica e iMille, a partire dal Prof. Simoni, non l´aveva presa bene. Domani avremo, spero, il coraggio di riconoscere che il Veltronismo si areno´(finalmente) anche grazie forse ad operazioni algebriche-culturali simili a quelle promosse dal Prof. Simoni in finale di post, quando tento´ di accreditare una idea (vaga) e una visione prima di tutto attraverso testimonial di area e di cultura e solo successivamente attraverso la pratica.
    Leggo l´intervista di Soru a Repubblica e lo sconfitto di certi “pesi specifici” come queli evocati dal Simoni, fornisce una interessante interpretazione: ” Su Internet? No! Su internet abbiamo gia´vinto … dobbiamo aprire dappertutto sezioni di partito, e magari riaprire le case del popolo. Dobbiamo parlarci, con queste persone.”
    Saluti.

  10. paolo

    Enrico Letta: “Senza alleanza con Udc non andiamo lontano”

    It is the evening of the day, i want to se the children play.
    Smiling faces i can see but not for me i site and watch as tears goes by…..

  11. G.Adams

    Per quello che mi riguarda, quando il meccanismo della cooptazione riesce a selezionare e chiamare all’opera i competenti e capaci, ben venga.

    Alcune volte e’ andata bene, altre volte e’ andata male.

    Cosi’ come per le primarie, che a Firenze hanno portato un giovane mediocre a imporsi sugli altri, piu’ per demerito degli sconfitti che per meriti suoi personali.

    E’ chiaro che, cosi’ come stiamo, le cose non vanno affatto bene.

    Il PD non si e’ arenato sulla comunicazione della Proposta, ovvero cosa vogliamo fare da grandi, ma non e’ arrivato a proporre in modo efficace neanche la Denuncia delle azioni criminali che quella banda di mentecatti al governo sta infliggendo ogni giorno al Paese.

    Mi associo perfettamente alle dichiarazioni di Soru: la blogosfera e’ nostra. Poi penso al mondo della scuola, dell’universita’ e della ricerca, al mondo del lavoro, anche a quello dell’imprenditoria, che piu’ volte ha scandito a chiare lettere: non ci sentiamo rappresentati.
    Penso a quel mondo tendenzialmente di sinistra, ma che nel PD non riesce affatto a riconoscersi.
    Allo stesso modo, neanche la base del partito si sente piu’ rappresentata da questa dirigenza.

    Per sabato non so piu’ cosa augurarmi: fossero presenti tutti i “big”, ci vorrebbe un evento cosmico, un meteorite magari, l’aprirsi improvviso di una voragine nel terreno, oppure una singolarita’, a portarseli tutti via.
    Solo cosi’ potremmo avere qualche speranza non solo di migliorare il PD, ma magari, se ci si riesce, anche questo Paese.

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