Sull’energia, in breve

di Corrado Truffi

greenpeaceNon vorrei tornare a parlare del perché il nucleare non è la soluzione.

Piuttosto, vorrei sapere se questa del nucleare sarà l’ennesima occasione per far emergere opinioni discordi nel PD, oppure la volta buona per fare una campagna niente affatto ideologica ma prima di tutto informativa sulla politica energetica e ambientale. La confusione, l’approssimazione informativa, il fuoco mediatico che Mediaset si appresta sicuramente a lanciare in favore del nucleare, dovrebbero essere combattuti con una campagna non solo mediatica – figurarsi, con la nostra ridicola potenza nel ramo – ma fatta di assemblee, incontri, manifestazioni, insomma costruzione del consenso nei territori.

Una campagna che dica, in pillole:
– che il nucleare non ci libera dal petrolio, visto che serve per produrre energia elettrica, meno del 20% della nostra bolletta energetica;
– che il nucleare non ci libera della dipendenza, perché l’uranio si compra da fuori, come il petrolio, ed è destinato a finire, come il petrolio;
– che il nucleare costa troppo, quindi non abbassa il costo dell’energia;
– che si sprecano risorse che si potrebbero usare per eolico e fotovoltaico;
– che la gestione delle scorie nucleari è, purtroppo, niente affatto risolta;
– che sarebbe bello sognare un nucleare come energia di transizione verso un futuro rinnovabile, ma i tempi e i costi dimostrano che si tratta di una chimera;
– che una semplice politica di risparmio energetico potrebbe ottenere un maggior risultato sulla bolletta energetica, rispetto alla costruzione delle famose quattro centrali;
– che stiamo solo facendo un regalo ai francesi, che non sanno più a chi vendere la loro tecnologia obsoleta;
– che è giusto continuare la ricerca sul nucleare, e smetterla di smantellare l’ENEA, perché un nucleare sicuro ed utile forse potrà essere realizzato in futuro.

Per chi vuole più dettagli, link della mia personale antologia sul tema. Il link al post più vecchio riporta anche una piccola bibliografia in rete sul tema, ancora attuale:
Cambiare idea ma continuare a sbagliare
Io non ho paura del nucleare
Mi ritorni in menteiMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Kerub

    però resta sempre da spiegare come mai tanti paesi europei abbiano importanti produzioni di energia elettrica.

    perché hanno iniziato 50 anni fa e adesso non conviene, per motivi economici, rincorrerli con 50 anni di ritardo? Diciamolo chiaro.

    perché la tesi per cui le classi dirigenti di Francia Germania Inghilterra Svezia e compagni sia stata peggiore di quella Italiana nella scelta del nucleare non regge.

    non regge proprio.

  2. Alexiej

    Le classi dirigenti di Francia Germania Inghilterra Svezia e compagni sia stat peggiore di quella italiana nella scelta del nucleare regge, eccome se regge.
    Oggi noi ci troviamo nella felice condizione di non avere centrali nucleari (seppure qualche scoria non smaltita sì !!!) e l’opportunità di investire in fonti energetiche alternative e rinnovabili: eolico, fotovoltaico, solare e fare ricerca per il nucleare di quarta generazione.
    A quel 25% di produzione elettrica con nucleare, possiamo puntare in modo diverso: col risparmio energetico.
    Intanto mettendo fuori legge le lampadine a incandescenza, poi obbligando i produttori a fare elettrodomestici ed elettronici senza lo standby e carica batterie con interruttore di modo che si possano lasciare nella spina ma attivare all’occorrenza e cosivvia.
    Inoltre rendere obbligatorio il riscaldamento dell’acqua con pannelli solari e favorire i nuovi impianti di riscaldamento con acqua a bassa temperatura (30-40 gradi, piuttosto dell’attuale a 70-80). Impianti sotto pavimento e non già con radiatori in lega di alluminio.
    Prescrivere che le nuove costruzioni abbbiano isolanti termici esterni e con ogni parte a contatto con eventuali dispersioni, obbligo dei doppi vetri sempre in tutti gli edifici e cosivvia.
    Insomma con un po’ di razionalità si possono ottenere dei consistenti risparmi, cui i cittadini non si sottrarrebbero, felici di avere costi minori, personali e complessivi.
    Eppoi, ma perchè mai Germania e Svezia, nonchè Usa hanno deciso di dismettere le centrali nucleari alla loro scadenza temporale e non costrurne di nuove ???
    Non sanno dove e come smaltire le scorie di durata millenaria. Solo la Francia ha ancora qualche colonia in cui depositarle, alla faccia dei sudditi lontani!!!

  3. Stefano

    Al solito ottimo post, Corrado, a dimostrazione che si possono portare argomenti sensati contro queste scelte senza cadere in posizioni specularmente ideologiche e tristemente approssimative (vedasi il videocommento di Roberto Rossi sull’unita` di ieri http://video.unita.it/?video=731 ).
    Solo un punto mi lascia perplesso. Siamo sicuri che i francesi non sappiano a chi vendere la propria tecnologia?
    La Cina prevede la costruzione di 200 reattori entro il 2020, le centrali europee a quella data saranno per la gran parte in decommisioning, quindi verranno presumibilmente rimpiazzate, anche perche` la strategia “20-20-20 entro il 2020″ comprende una quota di nucleare almeno pari all’attuale… insomma tutti parlano di “Nuclear Renaissance” e pare che uno dei problemi sul tavolo sia che gli impianti di produzione delle parti piu` importanti (il vessel, il contenitore dentro cui sta il nocciolo del reattore, prodotto solo in due stabilimenti al mondo, uno in Francia ed uno in Giappone) siano insufficienti per fronteggiare la domanda. Le stesse previsioni di crescita stanno alla base delle roadmap per la IV generazione e delle valutazioni che citi sulla disponibilita` di risorse (ragion per cui c’e` “fretta” nella messa in campo della III generazione, se si vuole la IV tra 2030 e 2040 http://www.gen-4.org/PDFs/GenIVRoadmap.pdf).
    Comunque su questi argomenti qualche punto discutibile si trova sempre, ma meno frequente e` l’argomentazione accurata e documentata come la tua.
    Un Saluto
    Stefano

  4. @Kerub: in parte ti ha risposto Alexiej. Tuttavia, non direi come fa lui che le nostre classi dirigenti siano state più lungimiranti. Credo che ci sia un po’ di casualità in ciò che è successo con il referedum e, comunque, come ho scritto a suo tempo, la decisione presa allora di rinunciare al nucleare è stata dettata più dal pregiudizio antiscientifico che da una scelta razionale. Una scelta razionale avrebbe comportato la sostituzione della fonte nucleare con strategie di risparmio e con l’investimento nelle fonti alternative, che già allora cominciavano ad avere un certo sviluppo altrove. Invece ci si è allegramente buttati sul petrolio e, al più, sul gas naturale…

    @Stefano: in effetti è probabile che tu abbia in parte ragione. Sono stato troppo tranchant. Tuttavia ho l’impressione che la violenza della crisi economica globale porterà ad una siginificativa revisione verso il basso di certi piani di investimento sul nucleare. Credo anche che l’effetto di trascinamento delle scelte di Obama farà la sua parte. In tale contesto, è del tutto logico che Sarkozy ed Edf cerchino di “diversificare il rischio” cercando nuovi clienti, probabilmente potenzialmente più di “bocca buona”.

    Aggiungerei che concordo con le osservazioni di Filippo Zuliani nel post precedente sul fatto che il contenuto reale dell’accordo è molto meno chiaro e reale di quanto dicano i media. In proposito, segnalo la disamina di Ugo Bardi sul blog di Aspo, dove chi è curioso può anche leggere il comunicato integrale di Enel e Edf: http://aspoitalia.blogspot.com/2009/02/italia-francia-e-il-nucleare.html

  5. Kerub

    ho paura che o scopriremo solo tra 50 anni se il nucleare è convenuto a Francia & company.
    vedremo.

  6. Stefano

    Ripropongo un interessante (e molto ben argomentato) dibattito in proposito che prosegue oltreoceano sul GNEP (Global Nuclear Energy Partnership). Vorrei che anche da noi si potesse discutere con altrettanta serieta` di questi temi…

    http://www.thebulletin.org/web-edition/roundtables/managing-the-global-growth-of-nuclear-energy

  7. Gianluca Baccarini

    Qualche mese fa ho avuto l’opportunitá di esprimere il mio punto di vista nell’intervento “Un futuro nucleare? Solo se pubblico”.

    Continuo a pensare che – al di lá delle discussioni di campanile – la problematica é globale. Il prezzo dell’energia é mondiale e cosí il cambio climatico. Lo sviluppo mondiale non si puó nutrire solo di risparmio energetico ed energie rinnovabili. E ripeto “solo”. Risparmio energetico ed energie rinnovabili sono fondamentali ma non sufficenti. Uno sviluppo del nucleare soprattutto in Cina ed India é necessario. Ed é auspicabile anche per l’Europa e l’Italia.

    Come cercai di spiegare, la natura dell’industria nucleare é tale che non puó reggersi senza garanzie pubbliche. Credo quindi che, piuttosto che lasciare lo sviluppo delle centrali a societá prívate, gli Stati – o piuttosto l’Unione Europea nel suo insieme – dovrebbero farsi carico delle nuove centrali nucleari. Imprese quotate quali EDF ed Enel (che sono in parte pubbliche, ma che non esitano – giustamente – a perseguire logiche puramente prívate, vedi Enel su Endesa) potrebbero fare progetti nucleari solo a condizione di ricevere vantaggi di natura diversa da parte dei governi, in particolare sui costi di smantellamento (secondo il famoso principio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite!). Credo quindi che la creazione di un Ente Europeo per l’Energia Nucleare sarebbe una soluzione piú appropriata.

  8. Stefano

    “Credo quindi che la creazione di un Ente Europeo per l’Energia Nucleare sarebbe una soluzione piú appropriata”.
    Esiste gia` ed e` la parte della Direzione Generale per i Trasporti e l’Energia (DG TREN)che ha sede in Lussemburgo cui tutti i piani e le strategie dei Paesi Membri vengono gia` ora sottoposti e che gia` oggi (ad esempio) finanzia piu` o meno direttamente lo smantellamento dei reattori nei paesi ex-Est (smantellamento spesso negoziato in fase di accesso alla UE, proprio per ragioni di sicurezza). In fondo il quadro legale dell’industria nucleare europea e` ancora il trattato Euratom del 1957 (http://eur-lex.europa.eu/en/treaties/dat/11957K/tif/TRAITES_1957_EURATOM_1_EN_0001.tif)che e` ancora uno dei trattati fondativi dell’Unione Europea. Su questi temi si puo` trovare molto sul sito della Commissione (http://ec.europa.eu/energy/nuclear/euratom/euratom_en.htm), inclusa la documentazione riguardante il ruolo del nucleare nel “Second Strategic Energy Review”, del Novembre 2008.

  9. Leo Perutz

    Baccarini ha risposto indirettamente al quesito “storico” posto da Kerub sulla apparente lungimiranza con la quale alcuni paesi europei si impegnarono consistemente nel nucleare qualche decina di anni fa:
    il nucleare e’ sostenibile solo se pubblico!
    E’ stato infatti solo grazie al ruolo assunto dallo stato nella gestione e nella pianficazione che Francia, Germania e Inghilterra hanno potuto avviarsi con decisione lungo il percorso nucleare. Uno stato che non solo sosteneva alcuni dei pesanti costi “morti” relativi ad un impianto nucleare, quali ad esempio la sicurezza e l’addestramento del personale della sicurezza, il trasporto e lo stoccaggio delle scorie, la gestione dei siti ma in qualche maniera entrava con alcuni piani strategici-militari in diversi progetti nucleari ( si veda ad esempio la Francia).
    Nel momento in cui il nucleare diviene un fatto esclusivamente privato la profittabilita’ di una centrale nell’arco del suo servizio diviene assai discutibile.
    Ecco cosa e’ cambiato in Europa negli ultimi 20 anni: la privatizzazione della produzione di energia elettrica e della sua distribuizione!

  10. Segnalo questo bel post sul tema della scelta nucleare in Italia. Di Mirco Rossi, divulgatore veneto sui temi dell’energia http://www.artoong.net/2009/02/26/la-prospettiva-nucleare-in-italia/553/opinatamente
    Paolo

  11. In effetti, mi sembra che le argomentazioni di Gianluca siano molto interessanti (includendo le osservazioni di Leo). In sostanza ci dicono che l’accordo Berlusconi – Sarkozy (che poi è un blando protocollo di intenti fra Enel ed EDF) non ha le “gambe” per arrivare molto lontano. Ancora prima delle considerazioni sulle scorie, sull’uranio, ecc., è questa mancanza di strategia, questa piccineria basata sull’idea di far credere che basti l’investimento privato, a rendere questa soluzione nucleare italiana decisamente asfittica e da combattere.

    Segnalo anche un dibattito “parallelo” che si è sviluppato a seguito di un post di Francesco, nel quale si dibatte in dettaglio delle valutazioni pro e contro:http://www.francescocosta.net/2009/02/25/i-motivi-giusti/#comment-3906

  12. Omino Giallo

    Direi che sono d’accordo.

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