di Filippo De Agostini & Daniele Mazzini
Qualche mese fa c’era chi discuteva del (non) dilemma europeo del Partito Democratico Italiano: aderire al gruppo dei socialisti europei del PSE di cui facevano parte i DS od a quello dei liberali dell’ALDE con cui stava la Margherita. In realtà, proprio come diceva Cristiana Alicata a suo tempo, questa cosa è in realtà un non dilemma.
Nel corso degli ultimi 15 anni il PSE ed i popolari del PPE, nel tentativo di crescere uno piú dell’altro, hanno finito per perdere progressivamente la loro identità: il culmine di questa corsa è stato raggiunto con l’allargamento dell’Unione Europea del 2004. Anche se dire questo può dar fastidio, la verità è che un po’ come il rospo di Fedro, per cercare di essere sempre più grossi, i 2 partiti stanno finendo per scoppiare. Come?
Sclerotizzando quasi del tutto la loro vera natura, democristiana per gli uni, socialista per gli altri, ed europeista in entrambi i casi: per verificarlo basta andare a farsi un giro sul sito del Parlamento Europeo e dare uno sguardo alle forze politiche che li compongono; nei due partiti si possono così incontrare europeisti, antieuropeisti, riformisti, neocon, gaullisti, democristiani, socialisti, tutti riuniti in una sorta di fritto misto privo di una vera identità.
Pensiamo ad esempio al caso austriaco, dove i socialisti del SP쎖, nell’affanno di guadagnare voti, ultimamente hanno iniziato a seguire posizioni anti-europee pericolosamente simili a quelle della destra estrema, tanto che il ministro degli esteri in carica ha preferito rinunciare al suo incarico. O, ancora, pensiamo ai socialisti scandinavi, che, tradizionalmente gelosi del proprio modello sociale, hanno sempre tentennato quando sentivano parlare di integrazione politica. Senza poi parlare della perplessità espresse dagli europeisti circa l’appiattimento dello stesso PSE alla ri-candidatura alla Commissione Europea di José Manuel Durao Barroso, candidato conservatore del PPE.
Nell’Europa del 2008 la vera sfida del PD, ma anche di un PDL davvero europeista, non è certo scegliere se far parte del PSE o dei liberali dell’ALDE, come se si trattasse di un tragico scontro ideologico: la vera sfida europea a cui ci si trova di fronte è semmai quella di costituire un soggetto politico europeo che sia al tempo stesso europeista e riformista, un soggetto del quale in Europa si sente sempre di più la mancanza. Oltretutto gli euroscettici già si stanno muovendo in modo simile sotto l’impulso dei conservatori britannici, cercando di creare un blocco euroscettico fuori dal PPE. Le forze politiche europeiste e riformiste non devono perdere tempo e devono unirsi prima che sia troppo tardi.
Il Partito Democratico invece di perdersi attorno ad inutili dibattiti “PSE o ALDE” deve saper cogliere questa opportunità che gli si offre, e cercare di raccogliere intorno a se le varie anime europeiste e riformiste che, smarrite, vagano per l’Europa. Una simile forza politica, europeista e riformista, permetterebbe al PD di assumere una sorta di leadership europeista, e se noi italiani crediamo in un’Europa unita e solidale questa deve essere la direzione, quella di una forza che ha una visione di una Europa unita e coesa e che è capace di difenderla.
Concludiamo trascrivendo quello che, più di un anno fa Barbara Spinelli scriveva su La Stampa:
“Solo il giorno in cui i due partiti diranno che anche in Europa intendono reinventare partiti e coalizioni, secondo linee divisorie che non saranno più tra socialisti e liberali ma tra europeisti e non europeisti, il partito democratico apparirà, in Italia, una novità riformatrice non decisa dai vertici”
E’ il momento per rimediare al difetto di quell’europeismo da chiacchiera che l’Italia si porta appresso passando all’azione e conducendo un offensiva europeista. Quando? Ora.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Non mi pare che esistano al momento le condizioni, e sopratutto la necessità di creare un nuovo gruppo parlamentare. Se questo dovesse nascere sarebbe in effetti composto soltanto dal PD e da partiti piccolissimi di altri paesi.
Decidere la collocazione europea è in realtà molto più importante di quanto scritto sopra. Non scegliere, o peggio ancora collocarsi nel gruppo misto per l’incapacità di scegliere significa avere una scarsissima considerazione del Parlamento Europeo come istituzione. Nel PE, come del resto nelle istituzioni nazionali, il grosso del lavoro viene svolto nelle commissioni. Come ho scritto qui altre volte, l’attribuzione dei ruoli nelle commissioni avviene con metodo proporzionale sulla base dei gruppi parlamentari, poi sulla base della nazionalità dei parlamentari. Andando a creare un mini gruppo di “Europeisti amici del PD”, cosa al momento impossibile ma un domani chissà, i nostri eletti verrebbero comunque esclusi dai ruoli più importanti nelle istituzioni.
Questo significherebbe forse mostrarsi veramente europeisti?
Diciamoci la verità, l’Alde non è partito ma un’alleanza in cui la Margherita ha avuto un ruolo chiave per traghettare i propri deputati al di fuori del PPE. Difficilmente alcuni eletti del PD rinunceranno ad iscriversi a questo gruppo, ma sopratutto difficilmente la maggioranza degli eletti del PD rinuncerà ad iscriversi al PSE.
Oppure possiamo sperare di convincere gli altri che hanno torto e che solo noi in Italia abbiamo capito l’europeismo.
aggiungo un paio di cose che ripeto come mantra da un po di tempo.
1) lo statuto del PSE è aperto ai democratici progressisti. Non solo, il programma del PSE è cosi blando e “poco socialista” che ci si potrebbe riconoscere berlusconi. quindi, vertenze programmatiche non ce ne sono.
2) l’ALDE ha la più avanzata piattaforma sulle questioni LGBT in Europa. propone cose che sembrano eccessive a me, a volte. figuriamoci se un partito che non vuole stare nel PSE perchè “sono socialisti”, e che quindi vuole essere un “pò piu democristiano” (le virgolette sono d’obbligo, i termini sono impropri), può entrare nell’ALDE. ha ragione francesco, è stata una mossa strategica di rutelli. la verità è che il piano sarebbe creare il gruppo parlamentare del PDE, composto da Rutelli e Bayrou.
Francesco, i conservatori inglesi stanno facendo quella cosa li ma in senso opposto: creaare un gruppo antieuropeista fuori dal PPE e non hanno nessun problema riconoscere la loro leadership in tal senso. E poi non sarebbero da soli…
Un gruppo europeista non credo che sarebbe composto da solo quattro gatti… Comunque capisco le regole del parlmaneto le commissioni, ecc. ma rimanere in questa situazione (né quà né là) aiuta in qualcosa? A corto termine é vero quello che dice Francesco. Ma il prezzo a medio e lungo termine
rischiamo di pagarlo caro (non in termini di partito ma in termine di Europa).
Il PPE ed il PSE hanno dei seri problemi di coerenza interna , sopratutto dal punto di vista europeista (anche se devo riconoscere che é possibile che nel PPE con l’uscita dei conservatori britannici e di altri euroscettici acessi, le cose cambano non poco).
Per me Francesco l’assenza di una forza davvero europeista é un problema. E pure abbastanza grave (a lungo termine).
E scusa : si’ gli italiani non devono aver paura di affermare chiaro e forte il loro europeismo. Perché lo sono. E molto di piu’ di altri. E devono agire in tal senso.
A forza di non farlo e di tentennare guarda dove va l’Unione Europea, dove vogliono gli inglesi (l’affermazione potrà sembrare alquanto forte pero’ racchiude una certa verità)
Se non ti muovi, inutile poi lamentarsi di quello che fanno o non fanno gli altri (i francesi, tedeschi, ecc.)
Comunque se si vuole dormire, sogni d’oro. Pero’ allora non ci si illuda che l’Europa che si troverà al risveglio sarà uguale o migliore a quella di adesso, anzi.
PS.: L’ALDE accoglie il PDE di cui Margherita & co. fanno parte.
Sostanzialmente il problema è un partito nato senza chiarire i principi su cui si fondava. E’ il peccato originale del PD e fino a quando non verrà risolto di problemi tipo quello evidenziato dal post ce ne saranno a centinaia.
Sostanzialmente il problema è un partito nato senza chiarire i principi su cui si fondava. E’ il peccato originale del PD e fino a quando non verrà risolto di problemi tipo quello evidenziato dal post ce ne saranno a centinaia.
A proposito dello smarrimento degli amci isocialisti francesi in materia europea:
“Le elezioni europee saranno il primo test della nuova direzione socialista, nata dalle polemiche e dalle rivalità personali. [...] Il compito di Martine Aubry non è facile, perché l’insieme di correnti che l’hanno apppoggiata per la conquista della segretaria sono divise sull’Europa. Alla direzione, difatti [...] partecipano oggi anche i seguaci di Laurent Fabius, che contro il voto interno dei militanti socialisti nel 2005 aveva difeso il no. Anche la sinistra del partito era schierata per il no. Ne risulta una direzione per ora schizofrenica sul fronte europeo. Aubry non ha ancora avuto il tempo di definire una linea chiara.”
“Il semestre di presidenza francese, che si conclude a fine anno, ha messo la sinistra nell’angolo: l’attivismo di Sarkozy, che ha cavalcato le due grosse crisi – la Georgia e il crack finanziario – ha lasciato la sinistra abbastanza afona. Nei fatti, l’opposizione non ha mai davvero criticato la gestione di Sarkozy. [...]Tanto da far sospettare che la sinistra condivida l’idea di fondo di Sarkozy, che ha utilizzato i sei mesi di presidenza francese per far avanzare l’idea tradizionale di un’Europa delle nazioni, a detrimento di ogni progetto se non federale (ormai morto e sepolto) almeno comunitario. Come se la sinistra nel suo insieme fosse prigioniera del modello nazionalista fordista, di cui non ha trovato una via di superamento.”
Continuo con questi estratti di articoli (il manifesto)circa lo sbandamento dei socialisti francesi nelle materie europee:
“Nel Ps anche il riferimento all’Europa sembra sfumare, tanto più che nella direzione ormai convivono le correnti che nel 2005 avevano invitato a votare no al referendum sul Trattato europeo con le correnti più europeiste. Niente di promettente su questo fronte?”
“Non vedo nessuna speranza su questo fronte. Dopo il risultato del referendum, il Ps aveva deciso di non parlarne più. Bisogna dire che nella direzione attuale i pro-Ue sono stati coraggiosi, perché hanno mantenuto fermo il sostegno al trattato di Lisbona e il documento del partito è piuttosto favorevole all’Europa. Ma al tempo stesso la sinistra francese – come la destra del resto – non si interessa davvero a cosa succede in Europa. Non esiste un piano di rilancio politico europeo, quindi la sinistra si rinchiude sempre dietro la vecchia idea protezionista. Manca un vero progetto di Europa sociale. Nella testa della gente, del resto, tutto è nazionale. ”
conclusione il nodo della questione (che purtroppo non viene sottolineato) é questo: cio’ che dovrebbe contare a bruxelles ed a strasbrugo, e cio’ che sarebbe importante far sapere agli altri colleghi europei, dovrebbe essere la posizione in materia europeista.
E’ su questa base che deve definirsi la posizione del partito e non in inutili drammi circa l’apparentamento con PSE o ALDE. D’altra parte la vera dientitá coune del PD, é prorpio questa: un europeismo acceso. Le visioni degasperiane e berlinguriane si incontrarono su questo punto gia´da tempo. E’ li l’anima del PD! Non esiste divisione al riguardo!
gli italiani lo considerano un dato di fatto, ma non é un dato di fatto essere europeisti oggi, nel 2008. la situazione é difficile: ed é per questo che dobbiamo attrezzarci costruendo un gruppo europeista attorno a noi. ne va nel’interesse del paese.
la soluzione provvisoria potrebbe essere costituire un PDE (partito democratico europeo), apparentato con il PSE, ma autonomo.
gli europeisti siamo noi. bisogna prenderne atto ed agire di conseguenza.