Punto, punto e virgola e due punti

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Foto di Duchesssa

di Marco Simoni

Delusi, arrabbiati, anche reattivi. Ma non compare
“stupiti” nella lista degli aggettivi che descrivono lo
stato d’animo politico dei soci ideali della rete de
iMille.

Nati per offrire
un canale di accesso in più
alle
primarie che fecero nascere il PD,
iMille sono sempre stati scettici sulle reali possibilità
che un progetto politico così ambizioso nei suoi intenti,
potesse mantenere la sua promessa. I fatti degli ultimi mesi, con
una accelerazione a tratti drammatica, ha purtroppo fatto emergere
non solo la fondatezza dell’iniziale scetticismo, ma anche i
limiti dell’azione di chi, come noi, si era mosso ed
organizzato proprio per cercar di evitare il verificarsi delle
peggiori previsioni.

Come già avevamo notato "http://www.imille.org/2008/05/imille_nellitalia_di_berluscon.html">
all’indomani delle elezioni
, quando venne eletto il
Coordinamento del PD (dieci persone tutte dirigenti di lunghissimo
corso dei DS e Margherita) alla necessità di apertura e
rinnovamento, della quale ormai ogni dirigente riempie il proprio
bagaglio retorico, non fa mai seguito una azione conseguente.

La direzione nazionale di Dicembre, che doveva essere nelle
promesse di molti, occasione di un maggiore slancio politico, si
è risolta nella proclamazione di una unità di
facciata anche piuttosto fragile, dato che le ultime – a
tratti disperate – interviste di Walter Veltroni, continuano
a chiedere comportamenti più unitari. Nella medesima
direzione è stato bocciata una mozione senza che nessun dirigente spiegasse perché
si votasse contro. Ci piacerebbe sapere quali parti di quella
mozione meritassero un voto contro, ma è praticamente
impossibile nel PD ricevere risposte di merito sulle cose, espresse
in un italiano lineare, comprensibile a persone di medio livello
intellettuale.

Appare evidente che, nella incapacità di costruire e
rispettare un sistema coerente di regole nuove fondate sulla
sovranità degli elettori, il PD è diventato un
partito che somma nella sua gestione i peggiori difetti dei modelli
dei DS e della Margherita: democrazia formale senza controllo,
senza accountability sui risultati; decisioni in stanze chiuse
senza la capacità di scelte impopolari ma lungimiranti.
Davanti ai fatti politici di Napoli e Firenze; alla debolezza di
molte posizioni di merito, e al contrasto sistematico tra
l’interesse individuale e legittimo degli esponenti politici
e l’interesse di tutto il partito a crescere e rafforzarsi,
in questi giorni le paure di un fallimento del progetto politico a
seguito di una debacle alle elezioni europee diventano sempre
più concrete.

Purtroppo, davanti al pericolo, continuano a prevalere i vecchi
istinti. Non sembra aprirsi uno spazio di discussione sui programmi
elettorali e sui metodi di selezione delle candidature al
parlamento europeo. Al contrario, continuano le interviste oblique
sui quotidiani, e spuntano come funghi le veline con i nomi dei
candidati che probabilmente sono individuati in trattative dai
caratteri non trasparenti tra diverse anime. Sembra addirittura che
siano in corso trattative con il centrodestra per eliminare –
sostanzialmente – le preferenze dalla scheda elettorale in
spregio ad un recentissimo ordine del giorno votato in Direzione
Nazionale
.
Appare difficile cogliere, da parte dei massimi dirigenti del
partito e delle loro correnti, alcuna strategia diversa da quella
orientata alla mera sopravvivenza di gruppo, da perseguire ad ogni
costo collettivo.

Qualche giorno fa un commentatore del mio blog, davanti a mie
prese di posizione diverse da esponenti del PD, mi invitava a non
nascondermi dietro un dito dato che io ero un iscritto al PD. Ho
riflettuto su quella sostanziale accusa di ipocrisia e ho concluso
con il fatto di comprendere che io mi ero iscritto al PD per
ragioni esclusivamente legate al percorso del gruppo di persone che
ho conosciuto a Londra. Un gruppo che ha compiuto un percorso
collettivo largamente slegato – per contenuti, modi, pratica
quotidiana – dalle abitudini di molti dirigenti nazionali e
locali. Se non fosse stato per la mia volontà di continuare
quel percorso, che ora è in procinto di fare altri passi
organizzativi, difficilmente avrei preso la tessera.

Penso che questa discrasia tra la pratica quotidiana di gran
parte del PD nazionale e locale e la promessa tenacemente
perseguita da tante forze mobilitate nei diversi territori, nei
circoli e nei gruppi di confine come iMille sia ciò che fa
andare ancora avanti la azione nostra, le cose che stiamo
organizzando, le discussioni che portiamo avanti.

Sabato scorso a Milano Ivan Scalfarotto e altri sei temerari
hanno convocato una assemblea per testimoniare questa discrasia,
per chiedere percorsi e discussioni trasparenti, e trecento persone
(Sabato pomeriggio, Milano, in queste condizioni politiche) hanno
risposto all’appello . Altre iniziative
ispirate da medesime motivazioni sono in cantiere. Emergono due
fatti chiari: chi promuove e partecipa a queste iniziative dimostra
un interesse individuale e collettivo al fatto che il PD sia
autorevole e forte, che si rispettino i gruppi dirigenti nazionali
e il segretario nazionale in primis, che considerazioni inclusive
siano le principali motrici delle decisioni politiche.
L’altro fatto chiaro è che chiedere a chi si comporti
senza responsabilità politica, nel chiaro disinteresse del
bene del partito, di cambiare comportamento è un
atteggiamento naif e ingenuo.

Per questa ragione la “carovana” partita a Milano
deve continuare, per continuare ad aggregare le persone che
desiderano un centrosinistra moderno, radicale nelle posizioni
politiche, ragionevole e ambizioso. Perché in momenti di
grande sbandamento è importante dare il senso di un futuro
possibile; è importante che la rete che abbiamo con fatica
tessuto continui ad irrobustirsi al di là e
indipendentemente dalle miserie politiche che troppo spesso
occupano i nostri giornali.

Incomincia un nuovo anno che vedrà appuntamenti
importanti, soprattutto le elezioni europee. Esse non racconteranno
solo della vittoria o sconfitta del progetto politico del PD, ma
daranno anche la misura della comprensione in capo a questo gruppo
dirigente, della loro base, dei loro elettori e militanti;
qualunque cosa accada saranno uno spartiacque importante, al quale
giungere attrezzati col desiderio sempre intatto di contribuire ad
un progetto politico ragionevole e coerente per invertire il verso
del declino italiano, con le nostre idee, con gli strumenti della
partecipazione, con gli strumenti della politica.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

15 Commenti

  1. Francesco Carnesecchi francesco c.

    si potrebbe firmare l’articolo?

  2. Francesco Carnesecchi francesco c.

    si potrebbe firmare l’articolo?

  3. Tutto molto ben detto, ma il punto nodale è che questo progetto politico è sbagliato ed è anche ormai già fallito. Le elezioni europee probabilmente segneranno una nuova, dura sconfitta elettorale che, auspicabilmente, porterà a una scissione del PD in almeno due tronconi. Una componente moderata e neo-centrista, con all’interno la maggioranza dei cattolici democratici e tutti i cattolici integralisti dell’opus dei, da un lato; dall’altro lato chi è stato comunista e chi oggi si sente socialdemocratico. In poche parole, chi oggi si riconosce nel PSE.

    Quando il PD sarà diventato, dopo questa scissione, un Partito Socialdemocratico, e il suo gruppo dirigente nazionale sarà stato azzerato, il progetto de iMille avrà un suo senso e una sua funzione, alla quale ci sentiremo di prendere parte anche coloro che, come me, si definiscono socialdemocratici o socialisti.

    Fino ad allora, l’azione de iMille è controproducente e anzi complice del tenere in piedi con lo sputo ciò che non si può tenere insieme nemmeno con la colla, per la evidente divergenza di valori, programmi e filosofie politiche.

    Almeno così la vedo io, caro Marco.

  4. In realtà è proprio se il PD diventerà un partito socialdemocratico che il progetto sarà fallito. Come partito socialdemocratico i DS andavano già benone, tornare lì sarebbe solo un regresso.
    (Beninteso io sarei più che felice che nel PD ci fossero anche i socialisti, con pari dignità e responsabilità.)

    Se non si crede nel PD come fusione tra forze socialdemocratiche, cattolico-democratiche e laico-democratiche, evidentemente si ha un altro progetto, che può essere – coerentemente – quello di Anellidifumo ma sicuramente non il mio.

    Il problema del PD non sono gli ex-Margherita, come non sono gli ex-Ds: il problema è il gruppo dirigente attuale (nazionale e locali, in buona misura) e i metodi della dirigenza: avendo preso l’unanimismo forzato dalla tradizione comunista e il correntismo dalla tradizione democristiana, non riesce a essere un partito veramente “democratico” e al tempo stesso a esprimere una linea.

    Per questo mi ritrovo sostanzialmente nel contenuto del post, che esprime una consapevolezza che mi pare sempre più condivisa.

  5. marco

    Concordo sull’analisi e condivido lo spirito ma su un punto bisogna capirsi: “il rispetto del gruppo dirigente”. Credo che il rispetto bisogna meritarselo con l’esempio e con i comportamenti individiuali e collettivi. Purtroppo i fatti vanno in un’altra direzione…Eccco perchè oggi le cose vanno così male per il PD, ecco perche c’è questo malessere sempre più cerscente tra chi ha creduto in questo progetto. La carovana dei contemporanei è una prima risposta propositiva che deve però rafforzarsi e cerscere quntitativamente e qualitativamente diventando esssa stessa parte di una alternativa credibile e forte all’attuale gruppo dirigente nazionale.

  6. Avrei voluto fare la stessa precisazione di marco… quindi mi ci associo ben volentieri.

  7. Avrei voluto fare la stessa precisazione di marco… quindi mi ci associo ben volentieri.

  8. Avrei voluto fare la stessa precisazione di marco… quindi mi ci associo ben volentieri.

  9. Lucagras, il tuo commento è perfetto per spiegare con altre parole ciò che intendo anche io.

    Proprio perché la politica è soprattutto la condivisione di un progetto, di un certo tipo di filosofia, tu e io non possiamo stare nello stesso partito. Io sono un socialdemocratico e un laico e credo in alcune cose (l’intervento statale nell’economia; la concertazione economica con le parti sociali; la laicità dello Stato; il rispetto dell’art.3 della Costituzione con la cancellazione delle discriminazioni sui diritti civili elementari a tutte le minoranze, inculsa quella omosessuale; una legislazione libertaria sui temi etici; la fiducia nella ricerca scientifica; la scuola pubblica gratuita; la cancellazione del Concordato, eccetera) alle quali tu non credi.

    Non possiamo trovare un punto d’incontro su questi princìpi, perché sono appunto princìpi. Non possiamo finanziarare la scuola pubblica MA ANCHE quella cattolica, capisci? Non possiamo avere l’articolo 3 scritto com’è scritto, ma poi non riconoscere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di unirsi in matrimonio e di adottare figli. Semplicemente, abbiamo idee diverse agli stessi problemi, e le nostre idee non sono così vicine da consentirci di condividere lo stesso contenitore politico. Magari se ci conosciamo di persona ci possiamo pure stare simpaticissimi, ma ciò non toglie che politicamente siamo avversari: io ho le posizioni del PSE, tu no.

    Il motivo per cui io oggi non sono nel PD è appunto che il progetto del PD è quello di unire chi ha princìpi diversi e non conciliabili.

    Il motivo per cui, domani, quando ci sarà un nuovo Partito socialdemocratico, tu non vorrai aderirci, è che non ne condividerai i princìpi cardine.

  10. Lucagras, il tuo commento è perfetto per spiegare con altre parole ciò che intendo anche io.

    Proprio perché la politica è soprattutto la condivisione di un progetto, di un certo tipo di filosofia, tu e io non possiamo stare nello stesso partito. Io sono un socialdemocratico e un laico e credo in alcune cose (l’intervento statale nell’economia; la concertazione economica con le parti sociali; la laicità dello Stato; il rispetto dell’art.3 della Costituzione con la cancellazione delle discriminazioni sui diritti civili elementari a tutte le minoranze, inculsa quella omosessuale; una legislazione libertaria sui temi etici; la fiducia nella ricerca scientifica; la scuola pubblica gratuita; la cancellazione del Concordato, eccetera) alle quali tu non credi.

    Non possiamo trovare un punto d’incontro su questi princìpi, perché sono appunto princìpi. Non possiamo finanziarare la scuola pubblica MA ANCHE quella cattolica, capisci? Non possiamo avere l’articolo 3 scritto com’è scritto, ma poi non riconoscere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di unirsi in matrimonio e di adottare figli. Semplicemente, abbiamo idee diverse agli stessi problemi, e le nostre idee non sono così vicine da consentirci di condividere lo stesso contenitore politico. Magari se ci conosciamo di persona ci possiamo pure stare simpaticissimi, ma ciò non toglie che politicamente siamo avversari: io ho le posizioni del PSE, tu no.

    Il motivo per cui io oggi non sono nel PD è appunto che il progetto del PD è quello di unire chi ha princìpi diversi e non conciliabili.

    Il motivo per cui, domani, quando ci sarà un nuovo Partito socialdemocratico, tu non vorrai aderirci, è che non ne condividerai i princìpi cardine.

  11. Anellidifumo,
    grazie per questo dialogo. Io stesso ho detto che la tua posizione è coerente. E’ coerente che io sia nel PD e tu abbia scelto di starne fuori.

    Sei sicuro che non si tratti in buona parte di una questione quantitativa e, quindi, di una questione di scelte – strategiche, certo, ma comunque scelte, che ognuno fa responsabilmente ma senza nulla di politicamente fatalistico?

    Nello stesso elenco che fai delle cose che dovrebbero dividerci ci sono molte cose su cui probabilmente la vediamo allo stesso modo (l’intervento statale nell’economia; la concertazione economica con le parti sociali; la fiducia nella ricerca scientifica; la scuola pubblica gratuita); altre su cui probabilmente partiamo da approcci differenti ma non escluderei a priori di arrivare a un approdo comune (la laicità dello Stato; il rispetto dell’art.3 della Costituzione con la cancellazione delle discriminazioni sui diritti civili elementari a tutte le minoranze, inculsa quella omosessuale); e altre – tutt’altro che trascurabili, ma decisamente una minoranza nel tuo stesso elenco! – su cui siamo diametralmente opposti (una legislazione libertaria sui temi etici; la cancellazione del Concordato).

    Penso che la vera alternativa di fronte a cui siamo posti entrambi sia: coltivare le nostre passioni solitarie in un piccolo partito identitario (cristiano-sociale il mio, radical-socialista il tuo, diciamo) o andare verso una formazione più ampia, al costo inevitabile di accogliere, sopportare, confrontarci – entrambi – con punti di vista diversi, anche sensibilmente, dai nostri?
    Perché se le differenze non saranno sui cosiddetti temi etici (espressione che, per inciso, non sopporto), inevitabilmente saranno su quelli economici, sulla politica estera e su tante altre cose.
    Tu probabilmente preferiresti un partito sul tipo di quello socialista spagnolo; io penso al buon vecchio Ulivo… sono entrambe posizioni del tutto legittime, ma presuppongono tutte e due (oltre che un certo quoziente di utopia, nell’attuale situazione) di dover esercitare una buona dose di pazienza e di capacità di confronto.

    Il vero errore del PD è che questo confronto sostanzialmente non sta avvenendo. Ognuno si tiene le sue idee, al massimo ci si distingue tra chi “responsabimente” tiene nascoste quelle più divisive e “spudoratamente” le esprime più o meno in libertà. Così ci teniamo insieme liberali brunettiani e statalisti d’antan, sindacalisti ortodossi e imprenditorialisti spinti, ambientalisti radicali e cementisti andanti, amanti di Olmert e sostenitori di Hamas, laicisti sfegatati e teodem piuttosto intolleranti: tenerli insieme è un successo, ma tenerli insieme così, senza tendere con forza a un punto di sintesi reale, nuoce gravemente alla salute.
    Ma il ripiegamento identitario in una compagnia di amici in cui la si pensa allo stesso modo (più o meno, perché la scissione dell’atomo è sempre in agguato…) non è la soluzione, per nessuno.

  12. Luca, sarà, ma un partito politico dovrebbe vedere i suoi membri per lo più uniti su una serie di temi generali. Nel PD oggi non è così e non si capisce come potrebbe diventarlo nel tempo. Ci farebbe davvero male avere anche in Italia, come in tutta Europa, un partito socialista tipo PSOE (mio), un partito democristiano al centro (tuo), una destra leghista e una destra nazionalista?

  13. A me farebbe male, sì. Non sono centrista. “Centrosinistra” è l’unica parola che riesce veramente a definirmi. Poi io penso che sarebbe peggio anche per l’Italia, ma qui ovviamente manca del tutto la controprova.

  14. Luca, avresti allora la possibilità di scegliere se essere nella corrente di destra del PSOE oppure nella corrente di sinistra del partito democristiano. Alla fine, io penso che sceglieresti quest’ultima cosa, magari lavorando per fare un accordo di coalizione con il PSOE, cercando di prevalere su chi, nel tuo partito, guardasse a destra.

    Sulla controprova: veramente in Italia abbiamo avuto per 50 anni questo genere di schema, con l’aggiunta di un forte partito comunista alla sinistra del partito socialista. Opinione mia: si stava meglio durante la I repubblica, quando al massimo governava Andreotti, anziché oggi, che al governo abbiamo la destra piduista, neofascista e leghista.

    Ti dico una cosa che sai: se sommi tutti i voti progressisti dal 1950 a oggi, avrai sempre un numero magico e maledetto: 34%. Anche oggi, se prendi l’ultimo sondaggio, hai il PD al 25%, IDV al 9%. Si tratta allora di capire che il corpo elettorale in Italia è per due terzi di centro-destra. Meglio far governare un grosso partito di centro, che la destra da sola, non trovi? Magari prima o poi il partito di centro decide di fare un’alleanza di centro-sinistra con il partito socialdemocratico, come fu nel 1962. A me quello schema va bene, dovendomi accontentare.

  15. Max

    I partiti e, non sorprendentemente, i loro programmi sono strettamente collegati alla tipologia del sistema elettorale. In assenza di un sistema maggioritario, magari uninominale, che premi l’aggregazione, spinte centrifughe identitarie prevarranno come sta accedendo. Quello e’ l’unico problema critico del PD. In un sistema maggioritario, i rappresentanti piu’ estremi di destra e di sinistra sarebbero selezionati “against” in senso darwiniano, mentre posizioni giocoforza piu’ moderate prevarrebbero. e.g. Le Binetti ed gli altri intolleranti religiosi nonche’ gli ideologhi fermi ad ideologie del 19mo secolo, ossessionati con il socialismo ed il PSE, sparirebbero, ed i loro sostenitori sarebbero lasciati con l’alternativa di non votare o votare il meno peggio o fondare partiti identitari di “fringe”.

    Queste che leggo sono battaglie di retrovia. chi se ne frega dei socialdemocratici, dei socialisti o dei democristiani? Pensiamo forse di costruire qualcosa continuando ad agitare spettri come il socialismo o il cattolicesimo sociale? Quanti si possono onestamente definire “socialista” o “socialdemocratico” oggi in Italia? Queste sono parole che oggi sono vuote, che non forniscono nessun strumento pragmatico interpretativo o d’azione economica, parole nostalgiche della nostra infanzia politica. Neanche quei due miliardi di Cinesi sono piu’ socialisti e parlare di un partito cristiano in una democrazia matura, non-teocratica, non ha senso, perche’ l’identita’ religiosa non puo’ essere appannaggio di una parte politica sulle altre.

    Nel partito democratico americano, che era un modello nelle intenzioni di alcuni, convivono da socialisti trotskisti a evangelici social-conservative-but-economics-progressive per passare attraverso un mix di liberali sociali, keynesiani e neoconservativi economici (ma socialmente libertari). Cio’ che li unisce sono 4-5 punti programmatici di fondo ed un sistema elettorale che li forza a presentare il candidato piu’ eleggibile, circoscrizione per circoscrizione. Il risultato e’ un partito dove esiste un prevalente approccio tipo “demand-side economics”, neokeynesiano (Clinton fece eccezione), tendenzialmente, ma non necessariamente, antitrade, piu’ internazionalista e diplomatico, piu’ attento al pragmatismo scientifico, con una maggior attenzione alle organizzazioni sindacali, alle reti del welfare, con un approccio piu’ laico sui temi sociali (dove esiste una maggioranza trasversale), dove i politici cattolici (34% dei cattolici amricani vota democratico) insaccano le loro pive e praticano la loro la religione nelle domeniche e nelle loro scelte personali, mentre rappresentato il loro collegio (tutto, inclusi gay e lesbiche ed atei!) durante la settimana non cercando di riflettere a livello politico la loro coscienza ma gli interesse degli elettori che gli pagano lo stipendio.

    e chi vuol fare della religione una bandiera di assolutismo fa il repubblicano, a loro volta un mix complesso di posizioni socioeconomiche diverse.

    Finche’, causa il sistema elettorale attuale, nel PD le Binetti e gli altri estremisti di varia tendenza che alimentano le tensioni centrifughe sono scelti in base ad equilibri di potere e di vertice degli ex DS vs ex Margherita le lotte identitarie prevarranno e l’amalgama non si formera’. Finche’ il volersi chiamare socialista o l’ostinarsi a mettere la propria religione davanti a tutto il resto prevarranno si rimarra’ nello stato infantile in cui si trova ora il PD.

    Ovviamente il PDL non ha nessun interesse nel volere ora un sistema maggioritario men che meno uninominale perche’ rischierebbe di ricompattare il PD a scapito delle loro contraddizioni interne (un mix di nazionalismo, socialismo-alla-Craxy, localismo indipendentista e confuso liberalismo di facciata misto a cristianesimo destroide).

    Quindi, we are screwed. L’unica battaglia da sostenere per me e’ quella per riformare il sistema elettorale. partendo dai referendum, di cui nessuno parla piu’…

    [PS Anellidifumo: rimpiangere il mafioso condannato Andreotti a scapito del mafioso Berlusconi mi sembra un gioco a somma zero; penso ci si stia dimenticando troppo in fretta della cappa asfissiante di quegli anni passati]

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