La trappola del prestito impossibile

Di Marco Simoni, da L’Unità di oggi.

La Commissione Europea prevede un 2009 in discesa e un 2010 sostanzialmente stabile. Questi numeri scontano tuttavia un margine di errore particolarmente ampio, riflettendo una parola che ricorre spesso nel rapporto pubblicato ieri: incertezza, vera cifra di un contesto economico mondiale dalle oscillazioni vertiginose.

Solo sei mesi fa, ricordiamolo, l’inflazione pareva essere il problema principale, con i prezzi di petrolio e materie prime che volavano. Al contrario oggi è la deflazione che spaventa: una diminuzione dei prezzi che si accompagni alla recessione. La Banca Centrale Europea, seguendo simili manovre della FED e della Banca d’Inghilterra, ha portato il costo del denaro ai minimi storici. Si continua ad iniettare liquidità nel sistema, nella speranza che le banche riaprano i canali del credito. Tuttavia, si registra finora una certa lentezza nella loro reazione alla riduzione dei tassi da parte delle autorità. In altre parole, famiglie e aziende non beneficiano di tali riduzioni al cento per cento. Similmente, le gigantesche manovre di aiuto predisposte dal Tesoro americano non si sono tradotte in una ripresa dei prestiti. Le banche sono diventate molto prudenti: meglio tardi che mai se non fosse che questa prudenza appare eccessiva a molte imprese piccole e medie che per operare hanno bisogno di liquidità. Il meccanismo, anche qui, è semplice. Piccole e medie aziende manufatturiere, o di servizi, pagano le forniture grazie allo scoperto garantito dalla propria banca, che onorano una volta ricevuti i pagamenti. Senza prestiti, dunque, aziende in piena salute e con una loro domanda a cui far fronte, semplicemente non possono operare e potrebbero essere costrette a chiudere. A differenza di quanto accadeva negli Stati Uniti, dove un indebitamento eccessivo e irragionevole delle famiglie ha innescato la spirale della crisi finanziaria, il credito di cui hanno bisogno le aziende non ha caratteristiche dannose per il sistema. Al contrario, lavorare sulla base delle prospettive di futuri ricavi è una condizione fondamentale per lo sviluppo di un’economia, e per distribuire il rischio di impresa. Questi meccanismi legati alla carenza di credito sono alla base delle previsioni negative per il 2009. Tuttavia, il successo degli interventi pubblici di stimolo alla domanda, così come la leggerissima ripresa prevista per il 2010, dipendono dal riattivarsi del mercato del credito. L’attivismo delle banche centrali, tuttavia, sembra non esser sufficiente. Sarebbe opportuno e urgente che, usando la leva fiscale e strumenti regolatori, i governi inducano con decisione le banche a riaprire i loro canali.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. “Sarebbe opportuno e urgente che, usando la leva fiscale e strumenti regolatori, i governi inducano con decisione le banche a riaprire i loro canali”.

    Puoi spiegare meglio questa frase? A quali governi ti riferisci?

  2. Vuoi dire che siccome tutte le piu’ grandi banche del mondo stanno per fallire e non prestano ne’ a se stesse, ne’ alle imprese ne’ alle famiglie, allora si dovrebbero aumentare le tasse alle banche perche’ si mettano a prestare?

    Se questa e’ la ricetta che proponi, ti avverto che a me una simile ricetta sembra come bastonare un malato di infarto in fin di vita in un letto d’ospedale.

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