Pare che vari politici e giornalisti Italiani stiano scoprendo
la Legge di Engel, circa 150 anni dopo la sua formulazione.
Cioè che quando il reddito delle famiglie cala la spesa per
consumi in cibo cala meno che proporzionalmente (ovvero la quota di
reddito spesa in cibo aumenta; ovvero, in termini, più
tecnici l’elasticità della spesa in cibo rispetto al reddito
è minore di uno). La Legge di Engel si studia alla terza o
quarta lezione di Economia 1, ma è da un po’ di giorni che
assistiamo impotenti a dibattiti e servizi televisivi con giornalisti
e politici (e alcuni esponenti di associazioni consumatori) che
cantano vittoria perché la spesa per consumi di cibo a Natale
"ha tenuto bene" e, quindi, "l’Italia starebbe
schivando la crisi". Con tanto di intervista al mercato con
casalinga con panettone in mano.
Per i curiosi, una semplice definizione non tecnica della Legge
di Engel da Wikipedia
Per i molto curiosi, una disamina tecnica delle Curve di
Engel in "The
New Palgrave Dictionary of Economics"
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





cioè, non serve un economista a dire che se dimezzo lo stipendio non dimezzo la pasta che mangio ma taglio altri consumi.
Dicesi priorità.
cioè, non serve un economista a dire che se dimezzo lo stipendio non dimezzo la pasta che mangio ma taglio altri consumi.
Dicesi priorità.
Ahime’, ma la legge di Engel distingue anche tra consumi in cibo quotidiano e voluttuari cenoni pantagruelici di fine anno? In tale ottica, infatti, i secondi sono classificabili come spesa generica.
anonimo: per l’appunto, peccato che il tuo buon senso e la legge di Engel non vengano invitati nei dibattiti televisivi (comunque, per rendere giustizia a Engel, c’e’ tutta una interessante letteratura empirica, se ti interessa leggi le referenze. voglio dire, “la pasta la mangio sempre” e’ la cosa minima)
Antonio: difatti le statistiche mostrano che i consumi di cibi di lusso sono caduti molto piu’ significativamente
Raoul, deciditi. Nel post leggo che la spesa per consumi di cibo a Natale “ha tenuto bene”
Per “cibo a Natale” si intende il cibo normalmente assimilato o i consumi voluttuari dei cenoni?
Antonio, la volponaggine televisiva sta un po’ anche qui, mischiare un po’ tutto e sostenere che in fondo fondo i consumi di cibo sono calati relativamente poco (o cresciuti non molto di meno che in altri Natali). Mettendo assieme il consumo di abbacchio e tortellini del discount, beni poco voluttuari che reagiscono relativamente poco al reddito, e beni alimentari piu’ voluttuari. E poi sostenere che in fondo gli Italiani hanno fiducia “dato che continuano a mangiarsi pantagruelici cenoni con tavole bene imbandite “. Per poi trarre anche conclusioni sulla fiducia nelle politiche economiche etc.
oh visto che ci siete perché non traducete su Wikipedia la legge di Engel dall’english all’italiano? Fareste gran un servizio. Lo dico a voi, perché essendo economisti & co. dareste una traduzione piu’ appropriata della mia…
Detto in altre parole, se si ipotizza tenedere a zero la funzione Reddito, è attendibile che in un intorno del valore zero la quota per spese alimentari tenda al 100%…