Come dovrebbe fare ogni buon democratico uscito con le ossa rotte da questo nefasto 2008 (politicamente si intende!) ho deciso di rallegrare le mie festività natalizie con una seduta di autocoscienza. Ovviamente finalizzata a capire e comprendere le ragioni del deflagrante successo di Silvio e la pessime performance di Walter.
Tutto questo per me ha significato leggere il dolorosissimo e interessantissimo rapporto Itanes sulle elezioni politiche 2008 “Il ritorno di Berlusconi”, ed. Il Mulino.
Il libro è ricchissimo e si articola in 14 contributi agili su altrettanti punti di vista dai quali guardare le elezioni dell’aprile 2008. Muovendo i passi dall’analisi complessiva di D’Alimonte, il libro analizza le ragioni del successo della destra e del corrispondente insuccesso della sinistra. Così, partendo dall’astensionismo e passando per la descrizione dei flussi di voto, del voto utile, della composizione territoriale del voto, del peso dei cattolici e dell’antipolitica “grillina”, nelle 216 pagine del libro si dipana il racconto della Waterloo veltroniana.
Ma partiamo dalle note conclusive perché penso che ogni democratico dovrebbe leggerle e impararle per futura memoria. Per ripeterle ad ogni amico di sinistra che ripete a pappagallo le ovvietà del cosiddetto senso comune e per impedire che la catena degli errori compiuti nel 2008 (e del tutto identica a quelli compiuti nel 2001 e nel 2006) si ripeta anche nel 2013 o quando sarà.
Cito testuale: “Il segno complessivo di queste elezioni non è stato quello di un radicale sommovimento delle tradizionali preferenze di voto. Né degli orientamenti ideologici, che rimangono complessivamente stabili rispetto a quelli del 2006. Piuttosto, siamo di fronte a elezioni caratterizzate da un’inedita smobilitazione di parti importanti dell’elettorato di sinistra e da una perdurante incapacità, da parte delle formazioni di centrosinistra, di sfondare nel campo avverso.”
Parole di pietra che piovono come macigni su Walter e che penso dovrebbero consigliargli una qualche revisione della strategia politica ed eventualmente suggerire all’intero gruppo dirigente del PD di ritirarsi a vita privata, o a una ricca vita pubblica fatta di innocui seminari, tavole rotonde e libri, ma lontana dalla direzione del partito.
Tuttavia il giudizio più duro sull’approccio strategico di Veltroni al voto 2008 sta nelle ultimissime considerazioni riportate nel rapporto e strettamente legate alla scelta di Walter di non saldare almeno idealmente il PD al governo uscente e alla tradizione prodian-ulivista.
“La decisione del PD di non condurre un’operazione verità sull’operato del governo Prodi, similmente a quanto fatto con successo da Berlusconi nel 2006, poggiava su una premessa fattuale errata, ovvero che il livello di popolarità di Prodi fosse abissalmente diverso da quello di Silvio nel 2006. Altrettanto dubbia si è rivelata la premessa che una campagna di successo potesse contare soprattutto sulla trasversalità del consenso a Veltroni, in assenza di proposte di politiche molto innovative oppure in continuità con quanto di meglio il governo uscente avesse prodotto. Poiché entrambe le premesse erano e ancora sono senso comune nel discorso pubblico, è legittimo chiedersi sino a che punto quest’ultimo riesca a rappresentare gli orientamenti dell’opinione di massa. Come che sia, i leader del centrosinistra tendono a prendere troppo sul serio il discorso pubblico per come viene costruito sui media.”
In sintesi quindi Walter ha condotto una campagna vuota di contenuti innovativi ma anche priva di una continuità forte con quella che a torto o a ragione è la tradizione di successo della sinistra italiana, ovvero l’ulivismo.
Siamo di fronte ad un doppio errore mortale. Soprattutto perché le conseguenze osservate “sperimentalmente” nelle elezioni sono state l’incapacità di allargare il consenso a nuovi elettori in uscita dall’ex-CDL (mancato sfondamento al centro/mancata innovazione) così come di ottenere il consenso della totalità degli elettori ex-Unione (astensionismo/rottura con Prodi).
Ribadisco, un filotto mortale anche per il più trasversale ed ecumenico dei leader quale è Walter Veltroni.
Infine l’analisi del voto suggerisce anche alcuni elementi positivi per il centrosinistra, sui quali sarebbe utile partire per costruire qualcosa di nuovo.
In parte essi sono eredità di ciò che resta della tradizione ulivista e in parte sono aspetti nuovi, cambiamenti piccoli ma significativi nell’opinione pubblica.
Innanzi tutto la coalizione PD-IDV raccoglie il consenso della maggioranza delle persone a maggiore scolarizzazione e soprattutto degli insegnanti, veicolo fondamentale per la costruzione dei pilastri di analisi della realtà per le nuove generazioni al pari delle famiglie. Questo aspetto unito al perdurante vantaggio nel voto delle persone maggiormente interessate alla politica e al voto femminile (escluse le casalinghe di Silvio) è una sopravvivenza del blocco sociale unionista che aveva contribuito in modo determinante ad entrambe le affermazioni elettorali di Prodi.
In sintesi il centrosinistra continua a raccogliere il consenso maggioritario della parte politicamente più informata e capace di decodificare la complessità della realtà contemporanea.
Inoltre da un punto di vista valoriale la base elettorale di PD-IDV mostra una dinamica molto interessante. Un moto verso una maggiore apertura e modernità rispetto alla base elettorale di PDL-Lega.
Sull’economia la lunga semina dei riformisti liberal, che hanno tentato di modernizzare l’approccio socialdemocratico dell’ulivismo classico, sembrerebbe aver dato i suoi frutti spingendo le sensibilità dell’elettorato verso una maggiore apertura all’ideologia del mercato (liberismo).
Per quanto riguarda i temi cosiddetti sociali (ad esempio immigrazione, aborto, coppie di fatto) è da notare un netto smottamento della sensibilità dell’intero elettorato verso posizioni più liberali, a destra come a sinistra. A fronte di questa maturazione complessiva dell’opinione pubblica è importante sottolineare come l’elettorato del centrosinistra faccia non solo da apripista ma anzi mostri una dinamica molto più marcata del centrodestra. Segno che lo scontro al calor bianco con il vaticano sui Dico pur essendo fallito ha aperto non poche brecce nelle convinzioni della larga parte dei cittadini italiani.
Insomma il PD sembra essere molto simile ad partito democratico americano pre-Obama.
Adesso serve un leader carismatico del calibro del senatore nero e soprattutto una nuova stagione di innovazione politico-programmatica.
Nuove idee per rilanciare e dare corpo politico all’unica intuizione buona di Walter: che la sinistra cosiddetta radicale fosse morta e sepolta.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Grazie Sergio, un bel contributo, ben scritto anche
“In sintesi il centrosinistra continua a raccogliere il consenso maggioritario della parte politicamente più informata e capace di decodificare la complessità della realtà contemporanea.”
Dato che la parte informata della popolazione è di gran lunga inferiore di numero a chi guarda un TG di sfuggita alla sera resta la domanda: credete di vincere lasciando all’avversario politico 5 reti televisive, di cui una in barba alla legge?
FORSE su questo si poteva fare campagna elettorale, FORSE la RAI avrebbe dovuto diventare un vero servizio pubblico, FORSE ci vuole coraggio in politica, non l’appoggio del clero.
Così FORSE non ci riderebbe dietro tutta l’Europa.
caro sergio,
su che pianeta vivi?
Dopo un difesa della tradizione prodian-ulivista concludi con l’elogiare l’unica intuizione(!) di Walter: “la sinistra cosiddetta radicale e’ morta e sepolta.”
Ma cosa e’ stato l’ulivismo se non l’idea di una coalizione dalla sinistra radicale al centro?
E come pensi di recuperare l’astensionismo di sinistra, altro modo per chiamare il tuo problema di “ottenere il consenso della totalità degli elettori ex-Unione”?
Tuttavia l’affermazione piu’ divertente e’ che in fondo dovremmo stare tranquilli, perche’ siamo maggioranza “soprattutto tra gli insegnanti, veicolo fondamentale per la costruzione dei pilastri di analisi della realtà per le nuove generazioni al pari delle famiglie.”
Gli insegnanti sono da sempre in maggioranza elettori di (centro) sinistra! Eppure, generazioni di alunni formati da questi straordinari maestri hanno aspettato di raggiungere i 18 anni, per poi votare a destra! Come te lo spieghi?!
L’incapacita’ di uscire dal recinto pubblico impiego (insegnanti inclusi) e pensionati e’ il tragico limite del PD…
una delle analisi più sterili della sconfitta del 2008 che sia mai capitato di leggere. una analisi che taglia via dai potenziali elettori del PD tutto il lavoro autonomo, le partite IVA, gli artigiani, i commercianti, i giovani. a leggere queste righe parrebbe che il pd debba avviare una campagna per inseguire gli insegnanti perchè educhino le nuove generazioni alle virtù dell’ulivismo, così che – quando saranno diventati maggiorenni, in tempo per le elezioni del 2018 – dopo avere passato una decina d’anni a sentirsi raccontare le vite parallle di sandra zampa e arturo parisi piuttosto che votare PD si iscriveranno al partito indipendentista delle isole faer oer.
Comunque gli indipendentisti delle Faer Oer un’idea, almeno, ce l’hanno.
Analisi giusta. Circa.
Dire che la sinistra radicale sia morta e’ superficiale.
La sinistra radicale e’ stata massacrata (a partire dalle definizione scomoda di “radicale”) ed imputata di ogni male, peraltro con il contributo incompetente della sua stessa classe dirigente.
Poi pero’ se si vanno a vedere le istanze vere (non far saltare il Billionaire) e concrete che portava avanti, si scopre che raccolgono il consenso di buona parte degli elettori del Partito Democratico.
Questo, ad ascoltarli, ovviamente…
Analisi giusta. Circa.
Dire che la sinistra radicale sia morta e’ superficiale.
La sinistra radicale e’ stata massacrata (a partire dalle definizione scomoda di “radicale”) ed imputata di ogni male, peraltro con il contributo incompetente della sua stessa classe dirigente.
Poi pero’ se si vanno a vedere le istanze vere (non far saltare il Billionaire) e concrete che portava avanti, si scopre che raccolgono il consenso di buona parte degli elettori del Partito Democratico.
Questo, ad ascoltarli, ovviamente…
Analisi giusta. Circa.
Dire che la sinistra radicale sia morta e’ superficiale.
La sinistra radicale e’ stata massacrata (a partire dalle definizione scomoda di “radicale”) ed imputata di ogni male, peraltro con il contributo incompetente della sua stessa classe dirigente.
Poi pero’ se si vanno a vedere le istanze vere (non far saltare il Billionaire) e concrete che portava avanti, si scopre che raccolgono il consenso di buona parte degli elettori del Partito Democratico.
Questo, ad ascoltarli, ovviamente…
Ogni commento è ovviamente un interessante spunto. Tuttavia sollecito i critici a leggersi il libro recensito prima di sparare ad alzo zero.
Saluti.
Ogni commento è ovviamente un interessante spunto. Tuttavia sollecito i critici a leggersi il libro recensito prima di sparare ad alzo zero.
Saluti.
Il mio obiettivo polemico, se non si fosse capito, era il commento di tanner, non l’articolo di Sergio, che condivido cordialmente.
Scusate per il commento ripetuto, si era impallato il browser.
Ad ogni modo, le analisi del rapporto del Mulino sono molto interessanti, e la nostra classe dirigente dovrebbe cominciare a basare le proprie argomentazioni su questo tipo di ricerche, anziche’ sulle opinioni “a prescindere” degli editoralisti del corriere, o di quei giornali che vendono dieci copie, ma viene loro riconosciuto un peso che manco il New York Times…
Scusate per il commento ripetuto, si era impallato il browser.
Ad ogni modo, le analisi del rapporto del Mulino sono molto interessanti, e la nostra classe dirigente dovrebbe cominciare a basare le proprie argomentazioni su questo tipo di ricerche, anziche’ sulle opinioni “a prescindere” degli editoralisti del corriere, o di quei giornali che vendono dieci copie, ma viene loro riconosciuto un peso che manco il New York Times…