
L’antefatto lo conosciamo. E’ la “guerra fra procure” come l’hanno chiamata i giornali, ovvero il conflitto che si è venuto a creare tra le procure di Salerno e Catanzaro, ultimo appuntamento del caso De Magistris. Per chi si è perso le puntate precedenti posso consigliare la lettura combinata del Passaparola di Marco Travaglio sulla questione, e dell’articolo di D’Avanzo di qualche giorno fa; l’uno dice quel che non dice l’altro e viceversa, cosicchè si può arrivare ad avere una chiara idea dei fatti leggendo entrambi.
Questo è certamente l’ultimo in senso cronologico dei problemi della Giustizia nostrana, che è, come da luogo comune, inefficiente, lunga, polverosa, eccetera. Tutto quello che sentiamo dire e che non è qui il caso di ripetere.
Dove c’è un problema serve una soluzione, e il governo ce la prospetta pronta. Separiamo le carriere dei togati: o fai il Pubblico Ministero, o fai il Giudice. O accusi, raccogli i dati e vai contro l’imputato, oppure valuti le prove e applichi la legge. O l’una o l’altra cosa.
Premetto che il fatto che il potere Esecutivo proponga di risolvere un problema che riguarda il potere Giudiziario elaborando un riassetto di tale potere solleva, in generale, dubbi di costituzionalità, nel senso che l’art. 108 stabilisce una riserva di legge (e quindi deve agire il Parlamento) per l’ordinamento giudiziario. In più l’articolo 104 stabilisce che la magistratura è indipendente da ogni potere.
Con questo il costituente non vuole ovviamente affermare che le cose non possano cambiare. E’ necessario leggere la Costituzione pensando anche alla storia di chi la ha scritta; i Costituenti volevano una magistratura indipendente dal potere politico, strutturata in modo che i cambiamenti all’ordinamento fossero un’eccezione, e non la regola : si presumeva che le cose potessero funzionare bene cosi come erano scritte. Chiunque mette mano all’ordinamento giudiziario lo deve fare sapendo che sta trattando Materia Costituzionale, e forse la piu importante di tutte; lo faccia quindi con l’intelligenza del caso.
Proprio riguardo a questo, seconda premessa, stavolta di ordine puramente personale : io, a questa destra, sulla giustizia non farei toccare niente per principio. Scusate, è un mio limite, ma penso che chi si fa le leggi per i singoli non sia adatto a pensare ad un riassetto generale della Giustizia ( una cosa aberrante, vietata anche dalle Dodici Tavole romane, tanto è eversiva. Privilegium, lo chiamavano loro ) .
Detto questo, si può valutare la proposta della separazione delle carriere con totale serenità. E’ uno dei modelli possibili, e se ne può parlare. In America funziona ad esempio ( ma li la società è molto diversa dalla nostra, e hanno un sistema di diritto diverso ), in Portogallo invece funziona meno bene.
Partendo dal presupposto che la riforma Mastella ha già innovato la materia, e in senso positivo : è stata accentuata la separazione delle funzioni, per cui se passi dall’inquirente al giudicante devi quantomeno cambiare distretto per evitare collusioni. Una delle piu note argomentazioni a favore della separazione delle carriere è infatti quella che dice che se il PM e il Giudice sono parte della stessa organizzazione, è molto piu facile che siano amici e che quindi il Giudice sarebbe piu propenso a giudicare qualcuno colpevole. Sarebbe meno imparziale, quindi.
Detto che questo, nel singolo caso, è pure possibile, questa ipotesi sottovaluta il fatto che il giudice, amicizia o non amicizia, si deve attenere alla legge alle prove che gli vengono presentate nel contraddittorio, dove un bravo avvocato difensore ha la possibilità di dimostrare le sue ragioni anche davanti a un PM e a un Giudice presunti amici. Il Giudice ha comunque deciso in modo sbagliato? Ci sono tre gradi di giudizio. Comunque il processo passa in giudicato per la colpevole collusione fra PM e Giudice? Ci vorrebbero tre giudici e tre pubblici ministeri sempre collusi, il che è, se non poco, almeno non molto probabile. E comunque la dottrina giuridica analizzerà e criticherà la sentenza del giudice. Il CSM potrebbe prendere provvedimenti disciplinari.
C’è una esauriente analisi con opinioni anche diverse dalle mie in tema su NoiseFromAmerika, a cui rimando.
La verità è che il sistema della Giustizia va fatto funzionare, qualsiasi esso sia. Nel momento in cui un creditore deve aspettare cinque-dieci anni per poter escutere un suo debitore insolvente, il principio cardine dello stato liberale è in seria crisi. Il principio per cui il mercato che regolamenta la società ha bisogno della protezione dello stato per la sua conservazione. Lo dico io, che sono liberale, ma non ” un ” liberale in senso politico, per evidenziare che i sedicenti liberali dovrebbero pensare al funzionamento della giustizia quale che sia, come prima delle loro preoccupazioni. I marxisti dicono che il sistema liberale è quel sistema che mette per iscritto che il piu bravo, ricco, capace vince e gli altri soccombono: in Italia non è piu possibile neanche questo, con il malfunzionamento della giustizia (e parlo della giustizia civile, vero cardine del sistema e, proprio per questo, sotterraneo e non alla ribalta delle folle).
Il problema è che far funzionare il nostro ordinamento attuale sarebbe una tragedia per i clientelismi, per il malaffare. Noi abbiamo tantissime leggi, forse troppe dice qualcuno. In generale il nostro sistema di Giustizia è un sistema “grosso”, e non “snello”. Questo non è per forza un male in se, anzi : però va fatto funzionare. Va reso veloce, e si può fare, con l’informatizzazione dei tribunali, con l’aumento degli organici. In generale con investimenti nella Giustizia, quindi con piu soldi, e non con il livore nei confronti dei Giudici e dei PM – poi certo, gli investimenti non vanno sprecati e chi sbaglia deve pagare disciplinarmente, devono funzionare bene la Corte dei Conti e il CSM, su questo non c’è nessun dubbio e anzi, è una garanzia.
“Separare le carriere” è la parola d’ordine? Benissimo, non è una prospettiva demoniaca. Si dimostri però :
a) perché il sistema attuale non funziona
b) se non convenga di più far funzionare il sistema attuale
c) che un sistema a carriere separate funziona meglio, in termini di durata di processi e di servizio al cittadino, a parità di spese.
Tutto il resto è propaganda e arma politica di basso rango.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Molto giusto.
Perchè il PD non si focalizza sull’efficienza e le risorse necessarie ad una giustizia che funzioni?
Sento solo Di Pietro dire che la vera riforma è investire di più in uomini e tecnologie.
Anche in questo caso il PD cade nella trappola,mi siedo a trattare non mi siedo,mi siedo ma no a modifiche costituzionali,che nessuno tocchi il PM …..
La verità,e lo si è visto già ieri sera,il Principale
non ha intenzione di trattare proprio nulla.E ci voleva poco a capirlo.
Solo la confusione e la mancanza di una strategia di opposizione coordinata con sapienza e attenzione, fanno perdere al PD la capacità di identificare i veri problemi e di parlarne con energia ai cittadini.
Ciao