Qui ci vuole il conflitto

di Gianluca Galletto
lettera pubblicata sul Riformista, il 2 dicembre 2008

conflitto.jpgLettera aperta al Il Riformista – Dec. 2nd 2008

Caro direttore,
Io sto con Irene Tinagli e comprendo le ragioni delle sue dimissioni dal direttivo del PD. Non sto però col fiorire di un tipo di genere letterario italiano sulle classi dirigenti future ed il merito, perché si tratta di prese di posizione depressive. La domanda è: la fuga di Irene Tinagli aiuta la ricerca di nuovo tipo di leadership nel Pd?
La risposta in Italia assume una sfumatura particolare dovuta ai nostri cattivi primati: il terzo debito pubblico al mondo, un mercato del lavoro inflessibile ed uno iper-flessibile in un sistema rigido, un sistema pensionistico che continua a rapinare futuro a “vittime sacrificali”, ultimo tra i principali paesi europei per la mobilità sociale. E una trentaquattrenne che ha talento da svendere se ne va. Ne arriveranno altri, speriamo. Perché con i cambiamenti epocali avvenuti tra internet e globalizzazione la classe dirigente che gestiva il paese nel paradigma precedente non può proporre soluzioni nel nuovo scenario. Cara Irene, un atto da “savonarola glocale” non sconvolge i piani eutanasistici della dirigenza del Pd. Qui ci vuole il conflitto! Aperto e trasparente. Fondato sulle Politiche, non sulla Politica.


Il conflitto è l’unico strumento di una nuova generazione post-partisan che guarda al bene del Paese. Potenzialmente non siamo svantaggiati. Secondo i criteri del tuo maestro Florida, la classe creativa italiana arriva a quattro milioni di persone, il 21 per cento degli occupati, ed è raddoppiata in un quindicennio. Ma per farlo fruttare, il talento bisogna coltivarlo. In un paese sfarinato, con gli interessi polverizzati in una sorta di lotta di tutti contro tutti, di orgia delle barriere all’entrata in ogni campo, è il “processo di valorizzazione” del talento che in Italia è al collasso, prigioniero di un neofeudalesimo in cui chi è dentro gode e chi è fuori annaspa per un atto di reclutamento. Il paese ha bisogno di un sano shock concorrenziale a 360º dove chi è “incumbent” in qualsiasi settore non possa fare il Signore, ma deve guadagnarsi la pagnotta
ogni giorno.

Prima idea allora: imporre un azzeramento dei vertici del partito in caso di sconfitta elettorale. Una semplice norma statutaria. Solo così potremmo liberarci di chi non ha capito il Paese ma ha convinto i sondaggisti. Seconda regola: separare la selezione degli staff dei partiti da quella dei candidati e degli eletti. È essenziale, l’ho toccato con mano in 12 anni di attività nel partito Democratico americano. Concorrenza fra candidati che vanno ad affrontare la boscaglia a colpi di macete, conquistando elettore per elettore. Come sa fare la Lega. Per Obama solo dal New York State abbiamo mandato nelle ultime tre settimane 20mila volontari sul campo e telefonato a 3 milioni di elettori negli stati chiave. La terza proposta è quindi primarie sempre, per ogni livello elettivo. Sempre. Regola fissa e indiscutibile. Il partito resta neutrale! Usino pure la cooptazione stantia per gli staff alla Bettini ma lascino stare la competizione vera, quella che possono fare i giovani dentro e attorno al PD. Dopo qualche stress iniziale con casi Bologna dove non sembrano esserci candidati rappresentativi, con l’apertura del mercato politico arriveranno pian piano candidati validi. Non basta, ma cominciamo da qualche parte.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

14 Commenti

  1. Sergio

    Sono d’accordo. Ritirarsi in disparte, che sia sul Monte Sacro o sull’Aventino, non paga. Una nuova leadership, se c’è, deve farsi avanti, lottare, ottenere consenso e (non da ultimo)finanziamenti per la “guerra”.

  2. Leo perutz

    Dove vive lei Dott.Galletto? Park Avenue?
    Ah, ho capito! Eh certo, da laggiu´ la Puglia e´assai lontana ma, a giudicare da quanto scrive, anche il resto dell´Italia non deve essere proprio a portata di mano.
    Vabbe`, io credo che le faranno sapere quando avranno bisogno di lei, magari quando, causa la disperazione, anche le fantasie impossibili acquisteranno una qualche plausibilita´. Lei continui ad allenarsi al conflitto pero´, mi raccomando e continui a produrre scenari conflittuali. Continui a leggere Dick, Vonnegut e e Bradbury e, mi raccomando, non perda di vista ne il Risiko e nemmeno questi democratici americani, che senza dubbio potranno tornare utili, un domani.

  3. Joost

    Leo,
    aspettiamo le tue illuminanti proposte in merito, come il ‘sognatore’ Galletto ha fatto.

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    velocemente sui 3 punti di Guru Galletto :)
    1) azzeramente dei vertici: assolutamente sfavorevole. La politica e’ un processo di responsabilita’ condivisa, non un’azienda dove il management e’ responsabile dei risultati. Questa norma oltretutto corre il fortissimo di rischio di esasperare gli individualismi che vuole placare. Se sono una seconda (o terza) linea, infatti, sara’ piu’ facile conquistare la leadership navigando contro ad fine di far fuori i vertici in caso di sconfitta.
    2) separare staff e candidati: non mi e’ chiaro. Irene Tinagli sarebbe stata una candidata o una dello staff?
    3) primarie sempre: sono daccordo per le primarie vere, ma le primarie sempre corrono il rischio di ingolfare il partito di primarie a tutti i giorni. Per intenderci, la composizione delle liste, parlamentari, amministrative, regionali, le facciamo con le primarie?

  5. Leo perutz

    La mia proposta illuminante?
    Una sola e forse nemmeno tanto sognatrice. Che Galletto, Scalfa, Sofri e compagni abbiano ad esempio la capacita´di comprendere che e´ora di trarre le conseguenze di questo conflitto tanto minacciato. Escano dal PD con arme e bagagli e fondino, su internet o dove altro gli pare, quel partito “laico, internazionale, etc. etc. ” di cui tanto parlano. Allora si che alle pensate del Dott. Galletto si potrebbe dare anche corso di sperimentazione e la cosa mi troverebbe anche sinceramente interessato. Ma fin quando le sperimentazioni le vogliono fare a spese di papa´e mamma in un partito tradizionale che alla propria tradizione (e non a quella ammeriggana) e alla propria “gente” fa riferimento, un giorno si e l´altro pure, allora, tra le altre cose, saranno vere le cose che annota Zuliani.

  6. sergio

    Avevamo tanto sentito annunciare la volontà di far nascere un “partito nuovo” (aggettivo che segua il sostantivo!)…Evidentemente sarà “tradizionalmente nuovo”.

  7. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    vabbe’, ma discutiamo delle proposte (concrete) di Guru Galletto o vi limitate a darverle sode tra di noi?

  8. Chiedo scusa, tutto questo discutere di argomenti interni al PD è senz’altro molto interessante per chi vive nel partito, ma ci sarebbe il problema che si tratta di un partito politico che dovrebbe di tanto in tanto prendere delle posizioni politiche, cosa che invece non fa.

    Allora mi domando: nessun esponente – né piccolo né grande – ma nemmeno nessun blogger (!!!) del glorioso PD ha ancora detto mezza parola sul fatto che il PD non ha firmato il manifesto del PSE che include la difesa dei diritti civili per le persone LGBT. Il manifesto include questi due punti qui:

    26. Noi siamo impegnati ad assicurare che la legislazione Ue rispetti i diritti dei cittadini così come sono proclamati nella Convenzione europea sui diritti umani e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Noi rafforzeremo la legislazione anti-discriminazione per assicurare un trattamento uguale sulla base di genere, razza, disabilità, età, orientamento sessuale e religione o credo.
    27. Noi proponiamo di assicurare uguali trattamenti per tutti i cittadini Ue, senza discriminazione, quando si spostano attraverso l’Unione, andando verso il riconoscimento in tutti i paesi dell’Ue dei matrimoni, unioni civili e diritti di parentela riconosciuti in uno degli Stati Membri.

    Potrei sapere come la pensate voi de iMille?

  9. Non si tratta solo di “conflitto”, cioè la messa in discussione di un gruppo dirigente che ha solo praticato la “continuità” con i vecchi partiti, ma anche di portare avanti un progetto di partito laico che si basa sul riconoscimento e la difesa dei diritti. Fa bene Anellidifumo a ricordare i contenuti del Manifesto del PSE circa la difesa dei diritti civili. Purtroppo però, fin dal discorso del Lingotto, il tema della laicità e della difesa dei diritti era affrontato in modo equivoco. Si spiegano così le “non scelte” o, adirittura, gli errori come sul caso Eluana. Certo sarebbe inrteressante sapere se i Mille intendono seguire l’impostazione del conflitto suggerito da Gianluca Galetto e se dentro il conflitto ci sta l’obiettivo di costruire un partito laico che lotta per i diritti.
    Al momento rimane quanto emerso dal convegno di luglio dove i Mille invece di “uccidere il padre” scelsero di “essere a disposizione”.

  10. Enzo, grazie per la risposta. E tuttavia, forse sarò io che mi aspetto troppo, ma trovo davvero grave che nessun piddino abbia deciso di commentare quella mancata firma al manifesto del PSE. In particolare se poi chi non commenta quella mancata firma va cianciando di voler difendere i diritti civili in Italia, da dentro al PD.

  11. claudio

    Quoto Leo perutz.
    A quando questo nuovo partito veramente moderno, laico e riformista che tanto mi aveva fatto sperare la candidatura di Scalpha a quelle lontane primaire…
    A me il terreno sembra maturo, il PD bollito e se non si fa nulla in questo senso si lascia come sola valvola di sfogo e via libera a Grillo e alle sue liste!

  12. claudio

    Quoto Leo perutz.
    A quando questo nuovo partito veramente moderno, laico e riformista che tanto mi aveva fatto sperare la candidatura di Scalpha a quelle lontane primaire…
    A me il terreno sembra maturo, il PD bollito e se non si fa nulla in questo senso si lascia come sola valvola di sfogo e via libera a Grillo e alle sue liste!

  13. giuseppe

    Sulla democrazia interna del PD segnalo una lettera di Arturo Parisi pubblicata ieri su “La Stampa”:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5339&ID_sezione=&sezione=

    un cosa poi; chi lo spiega agli amici indecisi che Rutelli, D’Alema, Veltroni, Bindi, Fioroni, Sereni, Minniti, Latorre ecc. sono la nuova classe dirigente per sollevare l’Italia del 2008?

  14. giuseppe

    Sulla democrazia interna del PD segnalo una lettera di Arturo Parisi pubblicata ieri su “La Stampa”:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5339&ID_sezione=&sezione=

    un cosa poi; chi lo spiega agli amici indecisi che Rutelli, D’Alema, Veltroni, Bindi, Fioroni, Sereni, Minniti, Latorre ecc. sono la nuova classe dirigente per sollevare l’Italia del 2008?

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