Qui non siamo dalle parti di quelli che fanno del “tanto peggio tanto meglio” uno stile di vita. Men che meno questa filosofia la si è applicata nel guardare la gestazione di questo partito. Anzi, grandi speranze si erano riposte nella sua nascita. Si pensava ad un partito europeo, riformista, laico, di sinistra – mica per forza si deve essere freschi e illuminanti, ci si può anche accontentare, ogni tanto.
Da queste parti si è fatto di tutto perché questo partito ciò diventasse. Ci si è candidati alle primarie, si è fatta la campagna elettorale del Veltroni del Lingotto – quasi come se fosse altro dal Veltroni che sta a D’Alema come Willy il Coyote a BipBip – si è sperato e lottato.
Adesso, dopo un anno e un po’, senza quasi nulla da rimproverarci, ci si guarda in dietro e fra le macerie non si scorge niente. Niente segreteria autorevole, niente rinnovamento generazionale, neppure per cooptazione, niente idee, niente governo ombra all’inglese. Il vuoto assoluto. E – sorpresa! – niente nuovo partito. Tutto questo ci mette tremendamente di buon umore.
Il buon umore nasce da quel “tanto peggio tanto meglio” a cui si accennava prima. Cerchiamo di spiegarci meglio: se il processo di rinnovamento fosse iniziato ma si fosse interrotto, se le nuove generazioni fossero risultate simili alle precedenti, in tutti questi casi poco si potrebbe fare oggi per aggiustare la situazione. Ma semplicemente il rinnovamento non è avvenuto e il partito de facto non si è formato: resta una sorta di stretta alleanza elettorale.
A questo punto la corda si è tirata abbastanza. Veltroni non può rimanere in carico ancora a lungo, e – fra l’altro – questo è il momento migliore per prepararsi a sostituirlo. Abbiamo molti mesi prima del congresso – convenzione, scusate, convenzione – e alcuni anni prima delle elezioni. Il dissenso è forte e sarebbe sufficiente – non è facile, non diciamo questo – fare accadere a livello nazionale ciò che è accaduto in moltissime sezioni locali del partito: addensare il dissenso trasformandolo in consenso intorno ad un candidato nuovo. No, scusate, attorno ad un’idea nuova con una faccia, possibilmente.
E’ arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e di cominciare a cercare – non un sostituto di Veltroni – ma il leader nuovo di un partito nuovo. Facciamo finta che in quest’anno la vecchia dirigenza abbia preparato il terreno al PD. Ora pensate di sentirvi dire: “cerchiamo l’Obama italiano”. Vedete, ogni nazione ha la sua storia, noi non dobbiamo cercare il nostro Obama, né il nuovo Berlinguer. Non abbiamo bisogno di copie, né di ritorni, abbiamo bisogno di originali, autorevoli, freschi, europei e credibili.
Vogliamo giocare a pensare in modo divergente? Dobbiamo mandare a casa i McCain democratici italiani. Ecco, se volete il paragone con gli States, questo ve lo concedo.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





stai delirando ?
hai idea di come è ridotta l’Italia ,e che in più c’è una crisi finanziaria e climatica globale ?
ti sembra il momento di fare problemi personalistici , invece di compattare con forte spirito di squadra tutte le menti e le energie disponibili al servizio del Paese ?
Il PD è appena nato e ti aspetti che a un anno dalla sua elezione , quasi plebiscitaria , e dopo la piazza del Circo Massimo , Veltroni sia defenestrato ?
piuttosto sarebbe ora, che certi loschi figuri , come la Finocchiaro, responsabile della sconfitta in Sicilia e ancora, nonostante lo scarsisssimo consenso popolare gli errori e l’età ,sostenuta dall’orribile proposito di proporsi come possibile candidata alla segreteria, ma anche LaTorre , e certi altri numerosi tristi politici di contorno vengano finalmente sostituiti
cambiamo il segretario come si cambiano le figurine ?
stai delirando ?
hai idea di come è ridotta l’Italia ,e che in più c’è una crisi finanziaria e climatica globale ?
ti sembra il momento di fare problemi personalistici , invece di compattare con forte spirito di squadra tutte le menti e le energie disponibili al servizio del Paese ?
Il PD è appena nato e ti aspetti che a un anno dalla sua elezione , quasi plebiscitaria , e dopo la piazza del Circo Massimo , Veltroni sia defenestrato ?
piuttosto sarebbe ora, che certi loschi figuri , come la Finocchiaro, responsabile della sconfitta in Sicilia e ancora, nonostante lo scarsisssimo consenso popolare gli errori e l’età ,sostenuta dall’orribile ambizione di proporsi come possibile candidata alla segreteria, ma anche LaTorre , e certi altri numerosi tristi politici di contorno vengano finalmente sostituiti
cambiamo il segretario come si cambiano le figurine ?
Se un leader deve aspettare di essere trovato, e che Emidio (o Gianni) vadano ad interrompere le sue seratine alla playstation per affidargli la guida di un partito o di un club di pesca, significa che non e’ un leader. Per definizione.
Io mi rendo conto del fatto che in momenti di incertezza e spaesamento possa venire istintivo invocare l’ uomo della provvidenza. Ma coloro che ambiscono a costruire un partito nuovo dovrebbero essere capaci anche di esprimere un pensiero nuovo, comportamenti nuovi.
Era infatti questo che ci si aspettava da chi si fosse avvicinato al PD, ed erano queste le ragioni per le quali si era pensato ad un partito aperto e partecipato: permearsi di pensieri e culture che attraversavano la societa’ e che non trovavano, nei partiti di prima, il modo di esprimersi.
Bene. Questi pensieri e culture non ci sono. Ovvero, ci sono ma non sono nuove: quello che leggiamo qui e altrove e’ una nuova release del caro, vecchio qualunquismo, sbrigativo, demagogico e superficiale. Non una analisi della societa’, nessun progetto di cambiamento: solo l’ attesa sotto al balcone che qualcuno si affacci e ci guidi.
La conclusione, e’ che non esiste una classe dirigente proponibile come alternativa a quella attuale. E non parlo della bufala sulla questione generazionale, che e’ l’ argomento preferito di chi non ha nulla da dire: parlo proprio di qualita’ individuali e di culture politiche nuove che non non riescono a imporsi, e non a causa dei cavilli e dei complotti delle forze del male, ma per l’ ottima ragione che non esistono.
Se esistessero, infatti, non si sarebbero certo fatte scappare le opportunita’ di espressione e di emersione che ha fornito loro Veltroni, facendo del PD il partito piu’ scalabile e disputabile del mondo conosciuto e giocando su questa scommessa il proprio progetto politico. Perdendo.
Post in prima persona plurale, “armiamoci e partite”. Caro Emidio, chi secondo lei e’ l’Obama italiano che anche lei pare anelare?
@emanuela:non rispondo a chi comincia una frase con “stai delirando?”. Peccato, c’erano degli spunti interessanti nel tuo commento.
@gianni: io mi ricordo esattamente il meccanismo che è scattato allorché componendo le liste per il parlamento ci si potesse far entrare qualche scalpitante futuro leader. A quelli che più o meno hanno esplicitamente chiesto di far parte di questo gioco è stato semplicemente risposto: no. I leader li fa anche la televisione. Se il partito manda solo Bersani, tutti diranno “ah Bersani…” e sarà naturale farlo diventare segretario. Non c’è qualunquismo, qui, c’è la presa di coscienza che il nuovo vorrebbe emergere ma non ce la fa perché chi ha il potere lo usa prevalentemente per conservare il potere. La classe dirigente alternativa c’è e scalpita solo che la attuale vuole rimanere classe dirigente.
@antonio: con simpatia: cosa devo fare perché non si parli di Obama? Obama non esiste, noi siamo in Italia. Ho scritto un post per dire esattamente che è sbagliato cercare l’Obama italiano. Se vi faccio tre nomi di potenziali candidati alla segreteria che hanno le carte e la volontà, non sono per forza giovani, ma sono in gamba, potrebbero fare qualcosa di nuovo, lei li vota al congresso?
Io sono armato e partito. Non sono il leader di cui questo Paese ha bisogno, ma nella mia città, pur non avendo storia politica alle spalle sono in prima linea.
Caro Emidio, mi ha fatto molto piacere leggere un post del tenore del tuo. Soprattutto se penso che, in giro per il web, ne ho letto altri con lo stesso senso.
Pare che stia prendendo piede la consapevolezza che questo partito, con le forme in cui è stato messo in piedi, non possa né creare un progetto politico credibile, né mettere in campo persone credibili. Per “credibili” non intendo “brave” o “competenti”, o “oneste” (di queste ce ne sono tante), intendo “non compromesse” con scelte ed errori del passato (solo per spot: è passato ieri a Blog un D’Alema datato 1999 che sparava a zero sull’Ulivo e sull’ipotesi di PD… solo per dire che lui, come tutta una classe dirigente, ha attraversato tutte le stagioni, ha detto tutto e il contrario di tutto).
Magari potrei dire che questa presa di coscienza è un po’ tardiva, poiché avrebbe dovuto essere chiaro, fin dalle primarie a liste bloccate, dalla pluralità di liste collegate allo stesso candidato, da assemblee elefantiache ed immobili, da statuti e manifesti redatti da un manipolo dei soliti noti e ratificati da un’assemblea espropriata di poteri… ma non ha senso, ora, rivangare, è più interessante stare a vedere cosa produrrà questa nuova consapevolezza.E se il suo precipitato sarà l’emersione di una classe dirigente “innocente” e portatrice di una nuova cultura politica.
Tu dici: “E’ arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e di cominciare a cercare – non un sostituto di Veltroni – ma il leader nuovo di un partito nuovo”. Giusto, ma un partito nuovo non si può fare che sulle ceneri del vecchio, che risulta – mi pare che tu sia d’accordo con questa valutazione – irriformabile. Perché questo avvenga, occorre che le giovani leve siano in grado di dare battaglia e di far cadere teste. Metaforicamente, certo… ma sempre teste sono. Ne avrete il coraggio?
Caro Emidio, mi ha fatto molto piacere leggere un post del tenore del tuo. Soprattutto se penso che, in giro per il web, ne ho letto altri con lo stesso senso.
Pare che stia prendendo piede la consapevolezza che questo partito, con le forme in cui è stato messo in piedi, non possa né creare un progetto politico credibile, né mettere in campo persone credibili. Per “credibili” non intendo “brave” o “competenti”, o “oneste” (di queste ce ne sono tante), intendo “non compromesse” con scelte ed errori del passato (solo per spot: è passato ieri a Blog un D’Alema datato 1999 che sparava a zero sull’Ulivo e sull’ipotesi di PD… solo per dire che lui, come tutta una classe dirigente, ha attraversato tutte le stagioni, ha detto tutto e il contrario di tutto).
Magari potrei dire che questa presa di coscienza è un po’ tardiva, poiché avrebbe dovuto essere chiaro, fin dalle primarie a liste bloccate, dalla pluralità di liste collegate allo stesso candidato, da assemblee elefantiache ed immobili, da statuti e manifesti redatti da un manipolo dei soliti noti e ratificati da un’assemblea espropriata di poteri… ma non ha senso, ora, rivangare, è più interessante stare a vedere cosa produrrà questa nuova consapevolezza.E se il suo precipitato sarà l’emersione di una classe dirigente “innocente” e portatrice di una nuova cultura politica.
Tu dici: “E’ arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e di cominciare a cercare – non un sostituto di Veltroni – ma il leader nuovo di un partito nuovo”. Giusto, ma un partito nuovo non si può fare che sulle ceneri del vecchio, che risulta – mi pare che tu sia d’accordo con questa valutazione – irriformabile. Perché questo avvenga, occorre che le giovani leve siano in grado di dare battaglia e di far cadere teste. Metaforicamente, certo… ma sempre teste sono. Ne avrete il coraggio?
Sì, i tempi sono maturi, noi siamo pronti, ognuno dove può. Adesso se ne parla molto e ci facciamo coraggio l’un con l’altro. Vediamo se saremo migliori dei nostri predecessori. Io lo spero.
una precisazione: il vecchio non è “irriformabile” nel senso che non intendo fondare un partito completamente nuovo. E’ il PD la mia casa, ed è quella che voglio ristrutturare.
Emidio, un futuro leader non chiede, e non si fa mandare (in televisione). Obama non ha “chiesto” ai piu’ potenti clan politici del mondo (Clinton e Kennedy: al confronto d’Alema e’ una violetta) di essere candidato presidente. Tu dici “leader”, ma pensi “impiegato”. Al massimo “funzionario”.
La “societa’ civile” italiana e’ fatta, politicamente, di impiegati. Al massimo di funzionari. Rappresentano all’ incirca il loro condominio, e quando “chiedono” di avere un posticino per farsi eleggere in parlamento (come se si potesse fare politica solo in parlamento, tra l’ altro)dovebbero reputarsi fortunati di non essere assordati dalle risate (anche se io sono del parere che uno stipendio non lo si dovrebbe negare a nessuno).
Il partito nuovo, lo ripeto, si basava sull’ assunto che la fuori ci fossero tante idee e persone che volessero rappresntarle. Non era vero, e’ un assunto sbagliato. La’ fuori ci sono solo scalpitanti impiegati, totalmente impreparati alla professione della politica e che portano come unica idea quella di raddrizzarsi la carriera.
Cosa ti aspetti che ti risponda, Gianni. Qui stiamo parlando di fatti non di opinioni. Ti dici che la nuova classe dirigente non c’è, io che c’è. Il tempo darà ragione a me o a te.
Be’, insomma, a me pare di averlo argomentato invece. Alle primarie c’erano cinque candidati, c’era posto anche per 50. La stessa cosa per i regionali. Basta raccogliere piu’ o meno le stesse firme che servono per la petizione per un passaggio pedonale. Sinceramente non riesco a capire come si potrebbe rendere un partito piu’ scalabile e le sue cariche piu’ disputabili di cosi’.
Degli argomenti a confutazione potrebbero essere una serie di nomi di leader che non trovano spazio nel nostro partito per esempio. Persone che godono su un consenso vasto che non ha uno sbocco politico. Movimenti di opinione o esponenti sociali significativi che da noi non hanno voce, e cosi’ via. Ma non posso mettermi a fare anche il tuo lavoro.
Ma i giovani leoni del PD come affrontano il problema del seguito, a parte scrivere i post o dando notizia delle assemblee altrui (Roma, primarie)? Non lo dico per provocare. Lo dico perche’ non mi e’ chiaro e vorrei capire. Picariello, mi sa spiegare?
il problema è che il consenso non ci si crea senza visibilità mediatica. Il partito non da visibilità mediatica a nessuno che non sia un vecchio trombone e a nessuno affida cariche di responsabilità. C’è un modo per crearsi vasto consenso senza appoggiarsi alla vecchia classe dirigente. Si chiama creare un partito. Se il PD vuole fare qualcosa di utile deve rinnovarsi. E’ il PD che deve rinnovarsi. E’ quella classe dirigente che deve formare nuove leve. La responsabilità è di quella classe dirigente perché hanno la possibilità che altri, se pur con le idee non hanno.
scusate ragazzi ma mi sa che a meno di miracoli il Pd è clinicamente morto… domandarsi chi possa essere il leader salvifico mi sembra utopico a dir poco.
Berlusconi per tutti e per tutto fino a… (invasione americana, svizzera o aliena o più probabilmente collasso della nazione)
Le battaglie importanti le abbiamo già perse anni fa… punto
Caro Emidio, vorrei capire una cosa. Tu dici nel post di apertura: “Dobbiamo mandare a casa i McCain democratici italiani”. Mi pareva volesse significare : “Dobbiamo mandare a casa i D’Alema” (povero D’Alema, si cita sempre lui!). Subito qui sopra dici: “E’ quella classe dirigente che deve formare nuove leve. La responsabilità è di quella classe dirigente perché hanno la possibilità che altri, se pur con le idee non hanno.” A me sembrano frasi contraddittorie.
Se l’intenzione è di aspettare che la classe dirigente attuale “formi” le nuove leve e poi, graziosamente faccia loro spazio, riconoscendo che hanno “idee migliori”, allora possiamo chiudere qui: nella sua ruvidezza ha ragione Gianni. Personalmente non mi interessa affatto mettermi al seguito di una battaglia perché siano cooptati 100 giovani invece di 10.
Dove Gianni ha torto è in questa frase: “Alle primarie c’erano cinque candidati, c’era posto anche per 50.”. Vero, ma avrebbe vinto sempre lo stesso, perché le regole delle “primarie de noantri” non prevedono che scorra il sangue, ma che ci si metta d’accordo preventivamente.
Per fare un “partito nuovo” occorre sottoporre a critica serata le logiche con cui questo è stato costruito circa un anno fa, non solo lamentarsi che quelle logiche non fanno emergere i giovani. Questo significa dare battaglia a tutto campo, mettendo in discussione contenuti, forme, metodi e persone. E, nello stesso tempo, costruire un’alternativa credibile, di contenuti, di forme, di metodi e di persone.
Lo so che è un’impresa improba, però per questa varrebbe la pena mettersi in gioco.
Ma forse, ha ancora una volta, tristemente, ragione Gianni: la società italiana è talmente sfibrata da non essere in grado di produrre niente più di quello che già c’è.
@ gianni
caro Gianni, sono convinto che le energie nuove esistono eccome.
Hai idea di quante persone non si avvicinano nemmeno al PD a causa della sua classe dirigente?
Oppure quanti ritengono Veltroni, D’Alema, Tonini, Bassolino, Iervolino, Soro, Rutelli e compagnia semplicemente inadeguati (eufemismo) a guidare l’Italia?
Rassegnatevi: D’Alema e Veltroni preferiscono far morire il neonato PD piuttosto che andare in pensione.
E dunque, l’unica soluzione è uscire dalle stanze chiuse del PD, dove si soffoca, e andare a parlare con la gente che persino nel nostro Paese non si è ancora rincoglionita guardando la tv.
I blog sono utili, il contatto umano lo è di più. Il contatto con persone organiche ai partiti, come l’Emanuela Grossi di cui sopra, invece, è inutile.
Costoro, che io conosco benissimo perché ne ho vari in famiglia, pensano solo in termini di obbedienza al capo: Veltroni rispetto al resto della società, ma il loro vero capo (chiunque esso sia) all’interno del partito.
Obbediscono ma non pensano, dunque non si possono convincere, neanche con un compromesso. Discutere con loro è come farlo con un integralista cattolico: fai prima a discutere con un muro, baby, la fede è Fede (anche nel senso di Emilio).